L’urlo dell’odio (1997)

Charles Morse, un attempato milionario americano dalla memoria ferrea e dal polso di ghiaccio, si ritrova sperduto in Alaska dopo un incidente aereo assieme a Robert Green, avido e arrivista fotografo della moglie fotomodella, e il povero assistente nero del fotografo arrivista e avido.
I tre dovranno imbarcarsi in una camminata tra foreste deserte e pennacchi innevati alla disperata ricerca di un segno di vita che possa condurli alla cara e amata civiltà.

A mettere i bastoni fra le ruote ci si metterà un orso kodiak mangia-uomini e un sospetto tradimento della moglie fotomodella con il fotografo avido e arrivista, a cui staranno fischiando le orecchie per quante volte l’ho citato… se non fosse morto.

ops, spoiler.

L'urlo dell'odio (1997)

Dallo stesso regista di quel preservativo sgonfio chiamato Die Another Day, arriva l’ennesimo film del prolifico filone uomo VS natura.

Girato con grazia e molto stile tanto da far rimpiangere (in questi tempi di calci e sputi) la vecchia Hollywood coi sigari,  il film (nonostante il terribile titolo italiano) gira facile e si lascia amare per quello che è: una buona storia, già sentita e molto telefonata, con delle ottime panoramiche dell’Alaska e la presenza del celeberrimo Bart the Bear, l’eccezionale orso kodiak che interpreta il mangia-uomini e al quale il film è giustamente dedicato.

VOTO:
3 mangia-uomini e mezzo

L'urlo dell'odio (1997) voto

Titolo originale: The Edge
Regia: Lee Tamahori
Anno: 1997
Durata: 117 minuti

In viaggio con una rock star (2010)

La rockstar Aldous Snow è in evidente stato d’abbandono psico-fisico dopo il rilascio del suo tremendo album African Child, la cosa peggiore per l’Africa dopo l’Apartheid, e la rottura con la sua fidanzata storica e conseguente affido del figlio alla madre.

A rilanciare la sua dormiente carriera potrebbe essere un concerto-anniversario al Greek Theatre di Los Angeles, un’occasione più unica che rara per riallacciare i rapporti con i suoi fans e riscoprire la gioia di vivere…
l’unico problema è la sua micidiale tendenza auto-distruttiva che metterà più d’un bastone fra le ruote del povero galoppino della Pinnacle Records Aaron Green il quale è stato investito del difficile compito di trasbordare il derelitto umano da Londra, dove risiede con la madre, a Los Angeles, dove si svolgerà il concerto.

In viaggio con una rock star (2010)

Film abbastanza divertente che merita più fama di quella che gli è stata riservata.

La ben rodata formula narrativa del road movie con coppia che scoppia compie il suo dovere come un bravo soldatino mandato al massacro, la regia e la fotografia sono quasi invisibili (cosa drammatica per un film d’autore, cosa normale per un film del signor nessuno) e le musiche sono indubbiamente orecchiabili e molto spesso spassose.

Se non fosse per un’ingiustificata tendenza allo stereotipo macchiettistico (tra l’altro molto più sgradevole della bonaria eccessività di African Child), dalle etnie alle mode passando per i modi di fare di questa o quella particolare sezione demografica, uno potrebbe anche premiarlo a pieni voti.

Ma è proprio questo continuo fare due pesi e due misure, tipico di chi non si rende conto di chi e cosa lo circonda perché troppo inconsapevolmente concentrato su sé stesso e sulla sua presunta superiorità intellettuale, che va poi a minare un’opera altrimenti eccelsa sotto molti punti di vista; perché a me fa molto più schifo vedere il solito nero che parla come un negro e che si veste come un domatore da circo piuttosto che una rockstar che canta assieme a degli africani vestiti da africani.

VOTO:
3 macchie

In viaggio con una rock star (2010) voto

Titolo originale: Get Him to the Greek
Regia: Nicholas Stoller
Anno: 2010
Durata: 109 minuti

Benvenuti a Zombieland (2009)

4 individui molto diversi, sia per carattere che per estrazione socio-culturale, si ritrovano legati emotivamente a seguito dell’apocalisse zombie.
Prima di giungere a questo splendido idillio, li seguiremo per un paio di giorni mentre ne fanno di tutti i colori fottendosi l’un l’altro e sbranandosi su un’isola deserta perché il regista non crede nelle persone.
Io credo nelle persone. Però non credo nella maggioranza delle persone.
Mi sa che mi troverò sempre d’accordo e a mio agio con una minoranza.

Zombieland (2009)

Simpaticissima commedia che, non prendendosi troppo sul serio, fa una delle poche mosse vincenti quando si ha a che fare con un genere caldo e allo stesso tempo freddo come quello degli zombie e cioè: rispettare poche semplici regole mentre si cerca di far ridere il pubblico di una storia assurda come la fine del mondo, feticcio spaventapasseri alquanto poco probabile che tiene a bada e dormiente la popolazione su temi più importanti e più pragmatici tipo la diarrea o l’alfabetizzazione di massa.

Le interpretazioni sono simpatiche, la durata è breve al punto giusto e non si può che gioire della breve apparizione di Bill Murray nei panni di se stesso mentre recita una scena di Ghostbusters.

VOTO:
4 Bill Murray

Zombieland (2009) voto

Titolo originale: Zombieland
Regia: Ruben Fleischer
Anno: 2009
Durata: 88 minuti
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Joe contro il vulcano (1990)

Joe Banks è un impiegato ipocondriaco sottoposto a quotidiane sevizie psicologiche da parte del suo capo alla fabbrica di sonde rettali.

Un bel giorno gli viene diagnosticata una fantomatica “nuvola nel cervello” che lo porterà a morte certa in 6 mesi; Joe lascia quindi il lavoro e viene contemporaneamente abbordato da un miliardario, padrone di un’industria di superconduttori, in grave necessità di un particolare minerale presente su una sperduta isoletta dell’Oceano Pacifico abitata da una stramba popolazione pazza di bibite gassate e in completa adorazione del minaccioso vulcano al centro dell’isola.
Il magnate propone quindi al malato terminale un “equo” scambio: vivere qualche giorno da re (con grande disponibilità economica) e morire poi da eroe tuffandosi nel vulcano dell’isoletta placando così le ire del dio locale… permettendo quindi a lui di acquisire il prezioso minerale dai superstiziosi ciccioni locali.

Inaspettatamente e contro ogni pronostico, Joe accetta.

Joe contro il vulcano (1990)

Gradevole quanto stramba commedia sui generis con protagonisti due facce da schiaffi come Tom Hanks e Meg Ryan (molto brava nell’interpretare 3 ruoli differenti, anche se altamente caricaturali).

Sicuramente con uno splendido inizio distopico (reminiscente di Metropolis) e un prosieguo piuttosto favolesco molto adatto all’andamento quasi onirico della vicenda, Joe Versus the Volcano ha parecchi buchi e molte pecche, ma per lo meno si prende dei rischi affrontando l’ardua impresa di portare sullo schermo una storia abbastanza inusuale e certamente disomogenea, e per spirito e per stile, risultando comunque gradevole ad una visione pomeridiana.

VOTO:
3 rischi e mezzo

Joe contro il vulcano (1990) voto

Titolo originale: Joe Versus the Volcano
Regia: John Patrick Shanley
Anno: 1990
Durata: 102 minuti
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Caro diario (1993)

Trittico di vicissitudini Morettiane in forma diaristica che rappresenta probabilmente la summa e l’apice della filmografia “prima maniera” del regista romano, ovvero quella più autobiografica e comico-infantile.

Il primo episodio vede Nanni andare in giro per una Roma deserta d’agosto (un ricordo oramai lontano in questi tempi di 24/7) compiacendo i suoi due grandi feticismi: le scarpe e le case.
Il secondo, l’eterno girovagare di due anime in pena tra le isole Eolie, è una rivisitazione in chiave sociologica dell’Odissea, intesa anche e soprattutto come ricerca di se stessi.
Ed infine il terzo è la rievocazione stile Blu Notte dell’agognata ricerca dell’origine di un misterioso prurito che ha afflitto realmente Moretti qualche tempo prima.

Caro diario (1993)

Grande ricordo adolescenziale e grande risultato assicurato anche all’ennesima visione di un film che, costato probabilmente molto poco, è riuscito a portare a casa il premio come miglior regia al Festival di Cannes.
Mica cazzi.

Strutturato in 3 episodi a loro volta organizzati in stanze composte di una o due scene, Caro diario riesce bene ad esprimere una miriade di emozioni, spesso anche contrastanti, mediante l’uso sapiente di dialogo (parco) e un montaggio asciutto (e per questo esilarante).
Non mancano i momenti forti e carichi di poetica; principe tra tutti ovviamente il lungo piano sequenza ad omaggiare Pier Paolo Pasolini che probabilmente rimane il punto più alto mai raggiunto da Nanni: uno srotolarsi di note per le desolate vie di una periferia romana piegata accanto al mare che sembra non essere cambiata molto nei 20 anni trascorsi tra realizzazione del film e l’assassinio del regista delle borgate.

VOTO:
5 Pasolini in vacanza con la Callas

Caro diario (1993) voto

Titolo inglese: Dear Diary
Regia: Nanni Moretti
Anno: 1993
Durata: 100 minuti
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Detour (1945) [Full Movie]

Chance events trap hitch-hiker Al Roberts in a tightening net of film noir trouble.

Director: Edgar G. Ulmer
Writers: Martin Goldsmith (screenplay), Martin Goldsmith (original story)
Stars: Tom Neal, Ann Savage, Claudia Drake

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This movie is in public domain.

Titolo italiano: Deviazione per l’inferno
Regia: Edgar G. Ulmer
Anno: 1945
Durata: 68 minuti

Monolith (2016)

Una giovine ex cantante pop, ora ridotta a giovine madre con annesso figlio rompicazzi e marito fedifrago, s’imbarga in un viaggio della speranza a bordo d’una macchina ipertecnologica chiamata per l’appunto Monolith con l’intenzione di pizzicare il consorte con le mani nella marmellata, dove per mani si intende il cazzo e per marmellata la vagiaina, come dicono gli inglesi.

Ovviamente la cosa finisce male, con lei chiusa fuori dalla macchina mentre il bambino si cuoce dentro sotto il sole del deserto californiano.
Come tirarlo fuori?
Un ramo, le mani, un sasso, una chiave inglese, un fuoco, un crepaccio, un decreto legge?

Monolith (2016)

Interessante esperimento a basso costo, ma a buon regime intellettivo, prodotto dalla Sergio Bonelli editore (quella di Tex e Dylan Dog) e tratto dall’omonimo fumetto nonché serie TV che sembra avvalorare il vecchio adagio “donne al volante, pericolo costante”.

Con la sua ora e venti di durata e una protagonista in buona forma è veramente impossibile andar male e aggiungo: se oggi fosse il 1999 e io fossi uno sbarbatello liceale in cerca di un filmetto per passare la serata a casa di amici tra una partita ad Age of Empires II e Worms Armageddon, ecco, questa sarebbe la vhs perfetta, tipo quel film con Kurt Russel con la moglie chiusa nel baule di un’auto nel deserto che noleggiai nel 1997 in cerca di un filmetto per passare la serata a casa di amici tra una partita ad Age of Empires II e Worms Armageddon.

VOTO:
3 worm e mezzo

Monolith (2016) voto

Titolo inglese: Trapped Child
Regia: Ivan Silvestrini
Anno: 2016
Durata: 83 minuti

Logan (2017)

E’ il 2029 e Wolverine è invecchiato male, ma proprio male: l’adamantio presente nel suo corpo lo sta lentamente avvelenando, il suo processo rigenerativo è molto rallentato e, come se non bastasse, Logan si barcamena con un lavoro a dir poco inaspettato, l’autista Uber.

Deciso a farla finita, non prima però d’aver messo sotto terra il paraplegico e ora anche rimbambito professor Xavier, il nostro beneamato vedrà i suoi piani nichilisti venire meno quando scoprirà l’esistenza di una giovane mutante con i suoi stessi poteri.

Logan (2017)

Interessante virata drammatica per il genere supereroi che dalla sua può vantare un ristretto e sincronizzato cast di grandi professionisti immersi come biscotti freschi dentro un latte narrativo caldo che non sbrodola mai.

Se non fosse per alcune scelte assolutamente inutili e francamente ridicole come gli artigli difensivi della piccola Wolverine femmina o il suddetto Uber job, il film sarebbe un quasi capolavoro.

PS: clicca qui per il Trailer Reaction.

VOTO:
4 artigli

Logan (2017) voto

Titolo originale: Logan
Regia: James Mangold
Anno: 2017
Durata: 137 minuti

Il domani non muore mai (1997)

L’agente segreto meno segreto che esista sulla faccia della Terra (James Bond) deve stoppare l’escalation militare tra la Cina e il Regno Unito, un’escalation pilotata ad arte da Elliot Carver, un barone dei media con un piccolo grande sogno, quello di acquisire i diritti esclusivi di trasmissione su suolo cinese per i prossimi 100 anni.

Ad aiutare Bond ci sono i soliti stravaganti gadget: macchine accessoriate, orologi con sorpresa, pistoline, cellulari con scarica elettrica e le femmine.

Il domani non muore mai (1997)
armi e femmine

Diciottesima pellicola con protagonista 007… e francamente se ne poteva fare a meno.

Nonostante alla regia ci sia un maestro assoluto quale Roger Spottiswoode (che tutti ricorderanno come il genio dietro quella pietra miliare del cinema mondiale che è Turner e il casinaro), il film arranca un po’ tra una scena d’azione e l’altra e, considerando quanto questo tipo di pellicole giochino molto sulle situazioni di tensione, viene da chiedersi perché non abbiano deciso di fare un unico grande montaggio zeppo d’inseguimenti d’ogni genere sopra le capocce urlanti d’ogni razza umana.

Per inquadrare al volo il clamoroso fraintendimento che è questo film, basterebbe spiegare come il titolo sia frutto di un errore di stampa di un fax della MGM: il film doveva infatti chiamarsi Tomorrow Never Lies.

VOTO:
3 stampatori e mezzo

Il domani non muore mai (1997) voto

Titolo originale: Tomorrow Never Dies
Regia: Roger Spottiswoode
Anno: 1997
Durata: 119 minuti

The Congress (2013)

Abbiamo visto il film con Robin Wright psichedelica pim pum pam.

Si parla di:
Cancelli automatici, Prime impressioni, droghe allucinatorie, Trama, personaggi di Plastica in Rogue One, Harvey Keitel narratore, Paura, Critica alla società contemporanea, la Ricerca della Felicità, fabbriche in Bangladesh, cambio d’Operatore, Sean Penn pezzo di merda, il Mezzo è il Messaggio, Petti bonghi, Musiche, Pubblico di riferimento, corse Verso l’ovulo, Votazioni e Ari Folman Ari Oh.

Titolo originale: The Congress
Regia: Ari Folman
Anno: 2013
Durata: 122 minuti
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Oceania (2016)

La giovane polinesiana Moana prova un’irresistibile attrazione verso padre oceano entro il quale si vuole ficcare e fondere in un idillio orgiastico di bollicine spumeggianti dalle quali emerse in tempi remoti la vita sulla terra grazie alla forza generatrice di Te Fiti, montagna vulcanica rigogliosamente smeralda che, privata del suo cuore pulsante dal semi-dio Maui, si è ora tramutata in potenza distruttrice la quale troverà pace solo quando le verrà restituito il prezioso scomparso.

Compito di Moana sarà riportare la suddetta pace nel petto della potente dea della vita coadiuvata, in quest’avventura on the road, da un pollo deficiente e il semi-dio Maui di cui prima.

Oceania (2016)

Film progressista americano che, nella foga di fare copiose pugnette a questo o a quella nella vana speranza di accaparrarsi un pubblico allo stesso tempo sia generalista che attento alle tematiche delle minoranze, finisce per perdere di vista il nodo centrale di ogni opera cinematografica e cioè: non annoiare.

Sì, nonostante i buoni intenti femministi ed un impianto narrativo che non fa una piega, mi sono un po’ rotto le palle.

VOTO:
3 palle

Oceania (2016) voto

Titolo originale: Moana
Regia: Ron Clements e Don Hall
Anno: 2016
Durata: 107 minuti