Una matta, matta, matta corsa in Russia (1974)

Una babushka vecchiaccia russa emigrata in Italia sta per tirare le cuoia in un ospedale sovraffollato da gente disumana e in punto di morte confessa alla nipote di un fantastico tesoro che seppellì a Leningrado sotto un leone prima della grande e gloriosa rivoluzione russa.

A sentire questa notizia da leccarsi i baffi c’è anche un variegato gruppetto di persone che pensano bene di partire immediatamente, destinazione Unione Sovietica, per andare a diventare ricchi alle spalle della vecchiaccia, della nipote e del popolo sovietico.

Una matta, matta, matta corsa in Russia (1974)

Divertente commedia italo-sovietica chiaramente ispirata a It’s a Mad, Mad, Mad, Mad World, con la piccola ma fondamentale differenza che la morale della storia non è prevaricare gli altri per diventare ricchi, ma condividere gran parte dei beni con gli altri.
Una lezione che i fottuti liberal-capitalisti non riescono a mandar giù, neanche gli stessimo facendo ingurgitare merda di toro.

E allora propongo una cosa; semplice, nitida, giusta: prenderli per i capelli, trascinarli in piazza riempiendoli di calci e sputi, appenderli come salami e fare ingoiare loro vera merda di bovino a suon di pugni in gola.

E kapum karikapum, vedi poi come si ammorbidiranno all’idea che nessuno è un’isola.
I fottuti.

VOTO:
3 tori e mezzo

Una matta, matta, matta corsa in Russia (1974) voto

Titolo originale: Невероятные приключения итальянцев в России
Regia: Francesco Prosperi, Eldar Ryazanov
Durata: 1 ora e 44 minuti
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A 007, dalla Russia con amore (1963)

James Bond deve recuperare una macchina per la decifrazioni di messaggi denigratori nei confronti Sergio Mattarella e per fare questo lercio lavoro viene mandato a fare incetta di fregna nella benemerita Turchia.

Girando a zonzo, assistendo a lotte gitane e fottendo più donne possibile, l’agente 007 con licenza di stuprare alla fine soverchia la coperchia di una vecchia alta un metro e 58 nell’albergo veneziano dove immediatamente poi conficca il suo paletto d’argento nella vagina di una spia russa.

A 007, dalla Russia con amore (1963)

Secondo capitolo, considerato da molti tra i migliori dell’intera serie.

Ovviamente non lo è: non solo per l’infinita rabbia che provoca nell’individuo libero dalle costrizioni borghesi la visione del viaggio dell’agente di un impero colonialista e sciovinista, ma soprattutto per la carica a pallettoni di puro e rigoglioso maschilismo da secolo scorso.

Perché quello che se ne trae guardando questo film è che le donne sono buone per una e una cosa sola, fottere, e per raggiungere tale scopo inondano di attenzioni e sorrisini e pedalini poveri cristi maschi intenti a portare avanti lavoro ed intelletto.
Ma loro no, vogliono il cazzo, lo vogliono come non mai e le loro bocche, per quanto piccole, sono sufficientemente grandi per il micropene scozzese di James Bond.

Un film da bruciare in piazza.

VOTO:
2 pedalini

A 007, dalla Russia con amore (1963) voto

Titolo originale: From Russia with Love
Regia: Terence Young
Durata: 1 ora e 55 minuti
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Agente 007 – Licenza di uccidere (1962)

L’Inghilterra non riesce a farsi i cazzi suoi dopo essere stata declassata da potenza coloniale imperialista a cacatina di mosca nell’oceano del nord e impiega importanti risorse pubbliche per finanziare stronzate come i servizi segreti MI6 al cui interno navigano gloriosi pezzi di merda come James Bond, un torso idrocefalo con il cazzo piccolo come un canguro neonato e duro come una noce giamaicana.

A contrapporsi a tale figuro di merda abbiamo un cinese di Berlino chiamato bonariamente Dottor No, per quel suo irresistibile fascino ascellare da puttana belga, che sembra avere le carte in regola per regalare un radioattivo futuro nucleare alle potenze imperialiste.

Purtroppo l’agente 007, il James Bond de noantri, la pensa diversamente.

Agente 007 - Licenza di uccidere (1962)

Immacolata concezione?
NO!

Il capitolo d’esordio per l’agente segreto più famoso del mondo non è un granché e risulta invecchiato certamente male ma meno peggio di come uno potrebbe pensare.

Fa sonnecchiare bonariamente fino alla fine dei suoi minuti senza tirare giù il colonnato di San Pietro, ma il pezzo forte è sicuramente Sean Connery che, nonostante il vizietto di prendere a schiaffoni in bocca le donne, da questo film in poi è diventato un sex symbol planetario tale da fargli guadagnare sorbetti al limone in tutti i bar delle Bahamas dove decise di ritirarsi a miglior vita giocando a golf, nuotando nel mar dei Caraibi e bofonchiando rutti apologetici nei confronti del membro maschile.

Film mediocre insomma, ma che ha generato una sfilza di seguiti come la fica di una coniglia ebbra.

VOTO:
2 ebbre e mezza

Agente 007 - Licenza di uccidere (1962) voto

Titolo originale: Dr. No
Regia: Terence Young
Durata: 1 ora e 50 minutibv
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Sesso e fuga con l’ostaggio (1994)

Un ragazzo innocente viene condannato a 25 anni per rapina a mano armata, ma lui non ci sta e decide di fuggire rubando una macchina e prendendo in ostaggio la prima stronza che passa a tiro di schioppo.

Sfortuna per lui la prima stronza che passa a tiro di schioppo è la figlia unica di uno degli uomini più ricchi d’America e, siccome la polizia è il cane da guardia della borghesia capitalista, si scatena immediatamente una frenetica caccia all’uomo per le affollate autostrade californiane, con tutto il circo mediatico che ti puoi immaginare.

La meta di questo fuggi-fuggi è il celeberrimo Messico dove, secondo la vulgata ‘mericana, basta passare il confine e diventi invisibile agli occhi della legge e nessuno ti può toccare e ti apri un baretto sulla spiaggia con le donnine e i quattrini e la droga del Cartello che ti suda dalla fronte.

Sesso e fuga con l'ostaggio (1994)

Eccezionale film d’inseguimenti che, nonostante prenda tutto e tutti da questo genere tanto abusato, riesce a ribaltarlo con il suo fine sarcasmo contro i fagocitanti mass media e la cagna polizia e grazie ad una brillante verve spensierata che ovviamente viene sottolineata in più punti con una dimensione quasi fiabesca del racconto visivo.

Sconosciuto, ma molto valido.

VOTO:
3 e mezzi

Sesso e fuga con l'ostaggio (1994) voto

Titolo originale: The Chase
Regia: Adam Rifkin
Durata: 1 ora e 29 minuti
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Nirvana (1997)

Futuro distopico, sempre buio e molto fumo.
Jimi sta ultimando un videogioco per la Okosama Starr e ricavarci quindi molti soldini quando un virus infetta il programma ed inaspettatamente dona una coscienza al protagonista.

Jimi prima non capisce un cazzo, strafatto di coca liquida come una lontra belga, e poi si lascia convincere ad intraprendere un viaggio per le malfamate periferie cittadine per andare a cancellare il master del gioco al database centrale della Okosama prima che questo venga copiato e distribuito in milioni di case e moltiplicare quindi all’infinito le pene di una creatura senza libero arbitrio.

Nirvana (1997)

Interessantissimo ultimo grande esperimento fantascientifico italiano prima dell’abbandono definitivo del genere e pellicola tanto simpatica quanto non banale, malgrado le evidenti e peraltro non nascoste ispirazioni al cyberpunk (Blade Runner).

Cast in bolla, buoni effetti speciali e scenografie tutte giocate sul decadimento industriale, abbastanza facile da raggiungere nelle innumerevoli fabbriche abbandonate per colpa dei rapaci imprenditori italiani che hanno preferito esportare il lavoro dove costa di meno per potersi così permettere una mignotta o un tiro di coca liquida in più.

Fottuti bastardi sventrati in bocca dai nostri papagni proletari, godete il vostro fottuto vino finché potete perché presto verremo a trascinarvi per i fottuti capelli nelle nostre fottute piazze e v’impiccheremo con i fottuti capestri intrecciati con i fottuti capelli delle vostre fottute figlie.

State in campana, stronzi.

PS: la cosa che mi preme più ricordare riguardo questo film è quando scoprii che esiste una porno-parodia del film, intitolata ovviamente Nirvanal.

VOTO:
4 Nirvanal

Nirvana (1997) voto

Titolo: ニルヴァーナ
Regia: Gabriele Salvatores
Durata: 1 ora e 53 minuti
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Toy Story 4 (2019)

I giocattoli prendono vita un’ultima volta (si spera) per la gioia dei piccini e dei ritardati.

E nella sua quarta putrida incarnazione, Woody cazzo di legno, Buzz sperma laser e tutti gli amici del Fantabosco della mia fantasia vivono con la bimba Bonnie, una ragazzina che comincia a lasciare da parte lo sceriffo dal cazzo di legno preferendo la pupazza roscia.

E allora Woody si attacca come una cozza alla sua ultima ragione di vita cioè preservare l’esistenza del giocattolo-forchetta creato da Bonnie all’asilo e per fare ciò metterà in pericolo tutto e tutti; perché lui è un egoista di merda e farebbe ottima coppia con quel poveraccio ignorante di Marattin.

Sì, proprio quell’imbecille che da anni fa il liberale campando però coi soldi pubblici e che nel 2022 si è coperto di ridicolo condividendo un grafico che voleva mettere in correlazione i voti del m5s ed i percettori del reddito di cittadinanza rilanciando l’infondata accusa di voto di scambio; una roba già di per sé da querela, se non fosse che i parlamentari hanno il culo parato dall’immunità.

Un grafico che però riporta dati assoluti e che quindi potrebbe dimostrare ogni tipo di correlazione, tipo mangiatori di penne al sugo e votanti grillini.
Una roba talmente grave, per uno che dovrebbe essere l’esperto economico di quel micragnoso partito chiamato Italia Viva, che dovrebbe correre a nascondere con la testa sotto la sabbia per i prossimi 30 anni.
E invece eccolo lì a dibattere tronfio e fiero della sua calvizie incipiente mentre non è altro che uno scroccone statalista incapace di trovarsi un lavoro nel suo amato mercato libero e che quindi non la pianta di succhiare avidamente i nostri soldi pubblici come fosse una puttana tailandese da 4 soldi.

VOTO:
2 scrocconi statalisti finto-liberali succhia palle pubbliche

Toy Story 4 (2019) voto

Titolo giapponese: トイ・ストーリー4
Regia: Josh Cooley
Durata: 1 ora e 40 minuti
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eXistenZ (1999)

Futuro distopico con anfibi radioattivi mutaforma e videogiochi organici iniettati direttamente dentro la spina dorsale tramite un bel buco di culo.

Questo è il simpatico scenario dentro cui si muovono Allegra Geller, geniale e stronza game designer dell’ultimo gioco chiamato eXistenZ (X maiuscolo Z maiuscolo), e Ted Pikul, neo assunto del reparto marketing della Antenna Research e fRocIo inconsapevole (R maiuscola e I maiuscola); due eccentrici protagonisti che dovranno farsi largo a suon di calci negli stinchi in quello che sembra un campo minato colmo di potenziali assassini pronti a farli fuori in nome della contro-religione del Realismo, acerrima nemica della realtà virtuale che disconnette l’uomo dal suo mondo e dalla sua vera essenza.

eXistenZ (1999)

Eccezionale film poco conosciuto che non solo anticipa di un decennio Inception nel suo gioco di realtà a scatole cinesi, ma si fregia del ben più meritato premio di aderenza, in tempi non sospetti, al mondo videoludico al quale fa chiaramente riferimento e omaggio.

E quindi abbiamo situazioni paradossali passate per normali, personaggi stereotipati con dialoghi pilotati entro binari prestabiliti, scenari tanto generici (tipo il “Ristorante cinese”) quanto eccentrici (“dentro la foresta”) e crescendi narrativi giocati sull’assurdo quasi comico.

Se a questo aggiungiamo tutto il sottotesto (che poi sottotesto non è) del marciume fatto di carne, sangue e fluidi corporei tipico di Cronenberg, con buchi, infezioni, saliva e dita ficcate in pertugi, ecco che allora abbiamo tra le mani una chicca.

E che chicca!

VOTO:
4 chicca

eXistenZ (1999) voto

Titolo giapponese: イグジステンズ – igujisutenzu
Regia: David Cronenberg
Durata: 1 ora e 37 minuti
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Mission: Impossible – Dead Reckoning – Parte uno (2023)

Storia di un uomo che non vuole invecchiare e che per questo finisce dentro una setta messianica costruita attorno alla controversa figura di un marinaio non apertamente omosessuale ma sicuramente alcolizzato e storia anche di come questo anziano attore americano tenti in tutti i modi di svelare il mistero attorno a 2 chiavi maledette e un sottomarino russo cattivo cattivone sul fondo dell’oceano.

Per fare ciò si avvarrà della presenza di molteplici donne sotto i 40 pensando che la media aritmetica delle loro età possa in qualche maniera aiutare il suo cazzo a risorgere dalle ceneri luride nel quale giace moscio e stronzo.

Mission: Impossible - Dead Reckoning - Parte uno (2023)
risorgi!

Vi è piaciuto Top Gun Maverick?
Vi è piaciuto The Mummy?
E allora correte a sborare sui teleschermi per questo nuovo capitolo della serie Missione Impossibile diretto dallo stesso regista!

Molta noooia vi verrà data in pasto e voi giù a ridere dell’ennesima presa del culo nei vostri confronti, molte recitazioni abbozzate vi verranno mostrate e voi zitti come i chierichetti inculati zitti porca madonna ZITTI!

Dovete tacere ho detto!

E non aspettatevi molto meglio dalla seconda parte.

VOTO:
2 chirichetti zitti!

Mission: Impossible - Dead Reckoning - Parte uno (2023) voto

Titolo giapponese: ミッション:インポッシブル/デッドレコニング PART ONE
Regia: Christopher McQuarrie
Durata: 2 ore e 43 minuti
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La serie Resident Evil (2002-2017)

Ed eccola qui, la serie zombie ispirata al famoso videogioco Capcom che tanti e tanti anni fa uscì per la Playstation e che io ancora non ho finito dio bono.

Alla sua uscita penso che nessuno ci avrebbe scommesso 10 lire visto l’andamento deludente dei film tratti dai videogiochi, eppure questa volta è andata bene e Paul W. S. Anderson non solo è riuscito a portare a casa risultato monetario dopo risultato monetario, ma si è pure imbertato quella fica di Milla Jovovich.

Resident Evil (2002)

Resident Evil (2002)

Sotto Racoon city c’è un enorme laboratorio della Umbrella corporation, multinazionale senza scrupoli che lavora nella ricerca militare e medica, che va completamente fuori controllo per la fuga non accidentale del T-virus, un agente curativo-potenziante con il piccolo effetto collaterale di trasformarti in zombie.

Un drappello di sfigati con la mimetica accompagnati dalla fica di turno dovranno calarsi dentro e disattivare il super computer che governa l’impianto per un motivo che in realtà non viene mai spiegato bene e che rappresenta il primo di una serie infinita di buchi di sceneggiatura.

Resident Evil: Apocalypse (2004)

Resident Evil: Apocalypse (2004)

L’Umbrella Corporation non ha ancora capito che cazzo sia successo nel laboratorio segreto quando riesce pure a far uscire il virus contaminando Racoon City.

A quel punto, come se fossimo in un sogno bagnato liberale e non esistessero entità governative, questa compagnia privata chiude la città con un muro e guardie armate mentre pensa come sistemare il problemino da loro causato e la soluzione è: liberare la creatura Nemesis, per aggiungere casino a casotto.

Resident Evil Extinction (2008)

Resident Evil Extinction (2008)

A causa del T-virus, la Terra è diventata una landa desolata come in Ken il guerriero, anche se non si capisce bene il perché.

Gruppi armati rivoluzionari si aggirano per i deserti americani in cerca di acqua e benzina nonostante sia chiaro a tutti l’insensatezza della cosa e l’unica via di salvezza paia essere la fuga in Alaska che, al pari della fuga alle Canarie di tanti nostri connazionali, rappresenta l’Eldorado di chi cerca sorbetti tailandesi.

Corvi zombie e cloni della bella Alice saranno il piatto forte di questa merda.

Resident Evil: Afterlife (2010)

Resident Evil: Afterlife (2010)

Alice e il suo esercito di cloni irrompe nel quartiere generale giapponese della Umbrella e ammazza tutto e tutti a suon di calci in bocca rotanti, ma Albert Wesker controlla ordigno fine di mondo e kabum ciao ciao cloni non ci sono soldi per tenervi in scena fino alla fine del film.

A questo punto si passa alla classica location a basso costo e buon effetto scenografico, la prigione assediata da zombie, e nessuno si deve permettere di rompere il cazzo ad Alice altrimenti lei parte di calcio in bocca rotante e ciao ciao incisivi superiori.

Girato in 3d, ma nessuno se n’è accorto perché vale sempre la regola secondo cui: un film 3d ha senso solo se viene terzo nella serie e si chiama “titolo + 3d”.

Resident Evil: Retribution (2012)

Resident Evil: Retribution (2012)

Qui siamo su vette di follia allucinogena alte con Alice che vagheggia dentro una struttura enorme e sepolta nell’estremo nord della Russia dove la Umbrella mette in scena lo spandersi del T-virus in differenti ambienti (urbano, campagnolo, metropolitano) per convincere le varie super potenze mondiali a pagare belle mancette per accaparrarsi l’arma batteriologica del terzo millennio.

Ci sono anche molti cloni che vengono sacrificati per questa giusta causa, ma proprio a manella che uno dice dai basta non è possibile sopportare questo bagno di sangue ma Mattarella sta lì che beve direttamente dalle vene di docili minorenni che hanno un piede dall’altra parte, sfoggiando lui un durello di proporzioni miserrime.
Un durello che però non viene disdegnato da quel deficiente di Lollobrigida che lo succhia avidamente mentre tenta invano di masturbarsi con un moncherino di soldato vietnamita.
Buona idea.

Finale alla Truffaut con i personaggi che si domandano il senso della vita mentre fumano sigarette arrotolate alla Casa Bianca.

Resident Evil: The Final Chapter (2016)

Resident Evil: The Final Chapter (2016)

La resa dei conti finale tra Alice, sosia di se stessa, e la Umbrella Corporation, multinazionale senza scrupoli che in una società di stampo socialista non potrebbe mai esistere e invece eccoci qui a dover fare i conti con l’apocalisse zombie.

Grazie Calenda!

Durante le riprese di questo film la controfigura di Milla si è fracassata con la motocicletta contro la gru dell’operatore spaccandosi la faccia e finendo con braccio amputato e colonna vertebrale contorta mentre un altro lavoratore si è irrevocabilmente assottigliato come una sogliola sotto il peso di una macchina Hammer.
Ovviamente la produzione non aveva assicurazione per questo tipo d’incidenti, visto che tutta la serie è girata in paesi del secondo mondo dove le tutele per i lavoratori sono spesso inesistenti.

Grazie Calenda!

VOTO:
2 Truffaut e mezzo

La serie Resident Evil (2002-2017) voto

Titolo giapponese: バイオハザード:ザ・ファイナル
Regia: Paul W.S. Anderson
Durata: 1 ora e 47 minuti
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Fast X (2023)

La banda di figli di puttana più veloce del pianeta viene mandata in missione a Roma per stanare i preti pedofili dalle intercapedini delle avvolgibili di San Pietro, ma in reltà è tutto un trucco orchestrato dal criminale queer Dante Reyes che, presa una botta in testa 10 anni prima per colpa di Dominic Toretto, si ritrova frocio perso per i costumi gai che piacciono tanto alle elite liberali.

Siccome però a Dominic Toretto e alla sua banda di scalmanati testosteronici i froci stanno sui coglioni, Dante avrà filo da torcere coi sui denti da bocchinaro prima di poter cantare vittoria in cima alla cappella di San Pietro.

Fast X (2023)

Capitolo finale riassuntivo di una saga che mamma mia che presa a bene se te la vedi sotto effetto di stupefacenti assieme ai tuoi compagni di cella, tra una scalmanata corsa alle docce e 10 minuti ad accoltellare nel cortiletto quel maledetto topo spifferaio.

Salti, zompi, esplosioni a non finire sono gli ingredienti unici di questa torta multistrato senza alcuna consistenza interna; un puro spettacolo visivo fine a sé stesso che se te lo dicevano prima di vederlo avresti forse optato per una bella tirata di sciacquone in bocca.
E non aspettatevi una catarsi, anche perché il film non finisce qui ed è suddiviso in multipli capitoli, ma aspettatevi invece un bel pugno in faccia da parte mia e con i complimenti della casa.

w il papa re!

VOTO:
2 pugni e mezzo

Fast X (2023) voto

Titolo: Fast & Furious 10
Regia: Louis Leterrier
Durata: 141 minuti
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Scappo dalla città – La vita, l’amore e le vacche (1991)

Mitch ha due amici di merda che lo scorrazzano da un capo all’altro del mondo in cerca di quella botta d’adrenalina che li faccia sentire meno coglioni nell’aver abbracciato mani e piedi il sistema liberal-capitalista.

Perché loro non odiano il lunedì, ma il capitalismo, e apparentemente l’unica maniera di porvi rimedio non è prendere per i capelli i padroni e portarli in piazza tra due ali di gente urlante i peggiori epiteti, ma invece val bene una vacanza di 2 settimane a fare i cowboy e guidare una mandria di vacche dal Nuovo Messico al Colorado.

Ovviamente le cose non andranno lisce, ma è giusto così perché è il conflitto che fa crescere i personaggi nelle storie.
Non è giusto invece quando il conflitto implica prendere per i capelli i padroni e portarli in piazza tra due ali di gente urlante i peggiori epiteti; in quel caso devi stare zitto e berti tutto il piscio che ti tirano in faccia.

Scappo dalla città - La vita, l'amore e le vacche (1991)

Famosa commedia primi anni ’90 che oggi fa un po’ rabbrividire per l’ingenuo maschilismo e il velato razzismo che traspare, nonostante le intenzioni fossero proprio l’opposto: tipo che ci sono due cowboy neri, ma parlano 2 volte e non hanno alcuna funzione se non sparire a metà film per volontà loro, e tipo che uno dei due amici si scopa la commessa ventenne del negozio che gestisce, ma solo perché la moglie è cattiva e non gliela dà.

Capito donne?
Siete voi il problema.

Da sottolineare l’apparizione cosmica per Volodymyr Palahniuk, conosciuto ai più come Jack Palance, attore famoso per pellicole western che grazie a questo film vinse un meritato e tradivo oscar come attore non protagonista.

VOTO:
2 Volodymyr e mezzo

Scappo dalla città - La vita, l'amore e le vacche (1991) voto.jpg

Titolo originale: City Slickers
Regia: Ron Underwood
Durata: 1 ora e 53 minuti
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L’estate di Kikujiro (1999)

Masao è un ragazzino che vive con la nonna perché il padre non risulta reperibile e la madre lavora in un’altra città per mantenere il figlio.

All’inizio dell’estate, tra noia e solitudine, Masao scopre per caso una foto della genitrice e decide quindi di andare a trovarla, accompagnato da Kikujiro, il marito poco di buono di una vicina di casa, che lo porterà al centro scommesse, ad ubriacarsi e a tutta una serie di robe che il telefono azzurro levati.

E però, nonostante la profonda differenza caratteriale (o forse la differente fase di crescita) tra i due protagonisti, l’uno irascibile e violento e l’altro silenzioso e triste, il duo troverà una quadra, e nel loro rapporto e nei confronti del mondo ostile che difficilmente accetta i tipi che escono fuori dai canoni convenzionali.

L'estate di Kikujiro (1999) voto

Pellicola molto dura nei temi ma spensierata nei modi che rappresenta quasi un’eccezione nella filmografia di Takeshi Kitano, in genere molto più cupo e pessimista, anche se sempre incline al tema dell’assurdo.

Sviluppato nel più classico dei modi, ovvero il road movie episodico, Kikujiro no natsu è indubbiamente accattivante per il cuor leggero con cui affronta l’abbandono, la crudeltà, l’incomunicabilità, il tradimento e tante altre belle cose, ma proprio per questo, per questa digeribilità ad un pubblico meno avezzo all’asciuttezza giapponese, forse si colloca un pelo sotto altre opere dello stesso Kitano.

Ad ogni modo è sicuramente molto bello, non c’è dubbio; va solo preso per il verso giusto da chi si aspetta un film criminale.

VOTO:
3 piovre e mezza

L'estate di Kikujiro (1999) voto

Titolo originale: 菊次郎の夏 – Kikujirô no natsu
Regia: Takeshi Kitano
Durata: 2 ore e 2 minuti
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