Haunted (2018 – xxx)

Che bello quando ti riunisci intimamente davanti le telecamere di Netflix con amici e parenti per raccontare loro le tue più perverse fantasie erotico-masochistiche che comprendono coprofagia, tovaglioli di carta, satanassi gay, Gianni Morandi, nonne fantasma, lapidi trafugate, pazienti dementi demoniache, stanze delle torture, gatti maledetti, padri abusivi, parcheggi abusivi, applausi abusivi, villette abusive, abusivi sessuali abusivi.

Tanta voglia di ricominciare, abusivamente.

Haunted (2018 - xxx)

Serie spaventosa, non per il contenuto che francamente fa ridere i polli, quanto per la vomitevole spavalderia con la quale ti tirano in faccia palate di merda su palate di merda fino a che non ce la fai più e gli tiri giù una bestemmia a capo chino nel silenzio della notte.

<<Porco dio!>> si sente gelido squarciare il cielo e subito la schiena ti s’inzuppa d’urina di cane.
Piangi fratello stronzo, piangi e fotti come non ci fosse un domani.
Fotti e rifotti il culo rotto che ti ritrovi figlio di puttana perché non verrà nessuno a salvarti dall’ira funesta di quel porcaccioddio che ti ha reso stroppio al cervello.

Piangi.

PS: l’unico episodio degno di nota è il terzo della seconda stagione che ovviamente non tratta il paranormale, ma gli rema addirittura conto con la sua storia di abusi dentro una setta cristiana fissata con la liberazione di giovani gay dal demone della frociaggine.

VOTO:
2 cani culi rotti

Haunted (2018 - xxx) voto

Titolo spagnolo: Al borde de la realidad
Anni: 2018, 2019, 2021
Durata: 3 stagioni da 6 episodi da 30 minuti circa

Quarantena 2 (2011)

L’orrore di volare a 15mila metri di quota e ritrovarsi con un ciccione obeso maledetto zombie stronzo che tenta di mangiarti il naso azzannandoti come un cazzo di tossico in stato di allucinazione perversa mentre la passeggera 3 file avanti sta sbocchinando voracemente il suo fidanzato come se non ci fosse nessuno attorno a giudicarli moralmente scorretti.

Questo è più o meno Quarantine 2: Terminal; più ovviamente la parte all’aeroporto, da cui il sottotitolo.

Zombie? Spiegazione?
Non me ne frega un cazzo.

Quarantena 2 (2011)

Filmetto a basso costo abbastanza divertente e senza troppe pretese, a parte l’assurdo finale aperto ad un terzo capitolo in Las Vegas mai realizzato.

Se siete alla ricerca di pepite d’oro, questa pellicola non fa per voi; se invece avete a cuore le dinamiche spazio-temporali che governano invisibilmente l’agire comune, ecco che ‘sta minchiatella potrebbe tornarvi utile come un sorso di limone in mezzo alla foresta nera mentre state vagando senza metà da quando, due giorni prima, vi siete allontanati da quel rave di musica tecno-peruviana molto in voga tra le maschere greche di Taormina.

VOTO:
2 maschere greche e mezza

Quarantena 2 (2011) voto

Titolo originale: Quarantine 2: Terminal
Regia: John Pogue
Anno: 2011
Durata: 86 minuti
Compralo: https://amzn.to/3iAgLBr

A Classic Horror Story (2021)

4 teste di cazzo degne della morte più cruenta e un rispettabile dottore finito in miseria per colpa d’uno sceneggiatore così politicamente corretto da meritare l’invito al raduno annuale delle fiche di legno sul lago di Como, si ritrovano assieme per il viaggio della vita morte in quel di Calabria perché vogliono risparmiare 10 euro sul prezzo di un treno intercity; una scelta giudia che costerà loro lingua, occhi e orecchie.

A Classic Horror Story (2021)

Come il titolo suggerisce, l’intenzione non era certo quella di creare qualcosa d’originale, ma semplicemente far venire nelle mutande quei malcapitati che si fossero avventurati nella visione per poi dar loro una forte mazzata sui coglioni mentre il sipario si apriva sulle facce stupefatte delle loro madri cagne.
Alla faccia degli scemotti che perseverano nel mantenere l’emozione della prima parte anche dopo il completo stravolgimento narrativo.

Quindi parliamoci chiaro: la pellicola non è niente di scandalosamente eccezionale, ma fa bene il suo lavoro, facendoti prima accanire di bestemmie contro le scelte idiote dei protagonisti per poi farti accanire di sorrisi come non ci fosse un Domani (giornale liberal-liberista sciacqua palle che cola bava e merda da tutti i pori).
Non bellissimo, ma godibilissimo; non Minofrio, Mismizzu e Misgarro, ma Osso, Mastrosso e Carcagnosso.

PS: ma chi mastrocazzo è Matilda Anna Ingrid Lutz?

VOTO:
3 scemotti e mezzo

A Classic Horror Story (2021) voto

Titolo italiano: Una classica storia dell’orrore
Regia: Roberto De Feo e Paolo Strippoli
Anno: 2021
Durata: 95 minuti

Censor (2021)

Enid è un’occhialuta signorina che lavora come censore per la commissione filmica statale britannica; la sua giornata tipo comprende taccuino, matita, vhs zozzona splatterona, pausa tè con i colleghi e rimorsi agghiaccianti per la misteriosa scomparsa di sua sorella tanti e tanti anni addietro.

Una vita di merda insomma, ma una vita da soldatino liberal-liberista… e però, a forza di guardare gente sparata, trapanata, mani mozzate e super femministe con cappelli deliranti, Enid comincia a sviluppare un leggero distaccamento dalla realtà che la condurrà via via verso un suggestivo finale onirico che lascerà il pubblico con l’amaro dubbio se Margaret Thatcher fosse una semplice troia o una troia imparruccata.

Censor (2021)
vi scoverò i nemici per voi così distanti

Sorprendente pellicola, nonostante il passo lento ed estenuante verso il figurativo patibolo finale, che gioca tutte le sue cartucce nel solco della flebile linea di demarcazione tra realtà e fantasia facendo quindi riecheggiare nella mente dello spettatore, anche per l’ambientazione anni ’80, sprazzi di Lynch e Cronenberg.

Questo è il classico film dove la simmetria, distorta e inquietante, la fa da padrone: le due sorelle, una scomparsa nella foresta e una perduta nei meandri della mente; lo stile del film, così simile e allo stesso tempo così diverso dai “video nasties” di cui parla e a cui fa l’occhiolino; gli orribili anni ’80, costellati di rivendicazioni sindacali e sociali schiacciate come mosche da un liberismo putrido tanto caro al soldatino Carlo Calenda, che accoglie come una vecchia puttana laida il fertile sperma rozzo e sozzo della storia in questione; fino all’enigma degli enigmi, sono i film che ci rendono violenti o la violenza era già dentro di noi ancor prima dell’orribile visione di Carlo Calenda?

Il film ha il grande pregio di non schierarsi mai apertamente, né politicamente e né narrativamente, lasciando quindi spazio all’immaginazione e alla volontà dello spettatore.
Non è un capolavoro, ma ci arriva vicino perché non cerca di strafare mantenendo corti i tempi (neanche un’ora e mezza) e non andando dritto al punto.

VOTO:
4 vecchie puttane laide

Censor (2021) voto

Titolo turco: Sansür
Regia: Prano Bailey-Bond
Anno: 2021
Durata: 84 minuti

Profondo rosso (1975)

La sensitiva tedesca Helga Ulmann entra in contatto telepatico con una mente perversa, una mente assassina e delirante che le instilla talmente tanta paura da farla sbrodolare come una cagnetta in calore.

Questa mente perversa, per timore di veder rivelata la sua vera identità, darà via ad una serie di omicidi, cominciando proprio dalla cagnetta di cui sopra, talmente efferati e strampalati che potranno essere fermati solo da un uomo, uno splendido esemplare maschile della razza umana dotato di un cazzo talmente grande che ci potresti gettare un nocciolo d’oliva nel buco che andrebbe giù dritto fino ai coglioni.

Profondo rosso (1975)

Un bel classico dal regista romano dell’orrore splatterone costellato di numerose inquadrature mozzafiato e scene degne di memoria.

La cosa più interessante è indubbiamente la leggiadria e l’estrema mobilità della machina da presa che aleggia dietro i personaggi come uno spirito assassino pronto a scattare per poi andare a rifugiarsi nelle più assurde posizioni possibili.
Peccato invece che la realizzazione e la tensione vadano un po’ declinando mano a mano che il film procede verso la rivelazione finale.

Resta comunque bello, ma se avesse mantenuto l’altezza artistica della prima mezz’ora, in particolare quel senso di spaesata e tragica teatralità durante la conversazione tra Marc e Carlo, allora ci sarebbe voluta una pertica per tirarlo giù.

VOTO:
4 pertiche

Profondo rosso (1975) voto

Titolo inglese: Deep Red
Regia: Dario Argento
Anno: 1975
Durata: 127 minuti
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Bubba Ho-Tep – Il re è qui (2002)

Siamo nel 2002 ed Elvis Presley non è morto.

Stufo della fama e della fregna perenni, il re del rock aveva deciso tempo addietro di scambiare l’identità con un suo sosia per godersi la tranquillità di una vita sudicia a bordo di un camper in giro per le cittadine dell’America più rozza.
Sfortunatamente però una brutta caduta dal palco lo aveva allettato e da lì in poi era stata una triste discesa libera fino all’entrata in una casa di riposo in Texas.

A rimescolare le carte ecco però arrivare una mummia egizia succhia anime dal culo che obbligherà il molleggiato americano a fare comunella con un nero che si crede Kennedy per riportare la pace a Villa Noctis.

Bubba Ho-Tep - Il re è qui (2002)

Sgangherata e tenera commedia dell’orrore che tenta d’immaginare una diversa narrazione partendo dal tormentone”Elvis non è morto”.

Purtroppo tende un po’ a sfilacciarsi come quel supplì di mozzarella e merda che ti hanno fatto mangiare per il tuo 16esimo compleanno, povera bestia.

Bruce Campbell tiene la baracca sulle spalle… ma le palle, ma le palle, ma le palle quelle no.

VOTO:
2 baracche e mezza

Bubba Ho-Tep - Il re è qui (2002) voto

Titolo giapponese: Presley vs miira otoko
Regia: Don Cosciarelli
Anno: 2002
Durata: 92 minuti
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Fuori di testa (1987)

Scendono gli alieni nella tranquilla cittadina australiana di Kaihoro (vagamente traducibile come “Fastfood”) e gli abitanti scompaiono misteriosamente.

Per capire cosa stia succedendo, viene mandata una sgangherata squadra speciale composta da tizi con i baffi fini fini e i capelli lunghi dietro i quali, non sapendo gestire la più semplice delle conversazioni per inadeguatezza intellettiva, smitragliano questo e quello ingigantendo così metaforicamente i loro cazzi.

Fuori di testa (1987)

Pietoso esordio al lungometraggio per colui il quale da giovane sembrava Jerry Calà e tortura medievale per il mio culo mentre, sofferente come un tossico di Chicago, ho ingurgitato ettolitri di sangue con gli occhi di chi vuole che tutto finisca presto.

Ho dormito un pochino per sfuggire, ma sono stato risvegliato dai 457 milioni 234 mila 982 proiettili sparati lungo gli ultimi 75 dei 91 minuti di film.

Carini, ingeniosi e molto splatter gli effetti speciali; da ricovero tutto il resto.

VOTO:
2 baffi fini e capelli lunghi dietro

Fuori di testa (1987) voto

Titolo originale: Bad Taste
Regia: Peter Jackson
Anno: 1987
Durata: 91 minuti
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I delitti del gatto nero (1990)

Tre storie dell’orrore tenue raccolte assieme da una quarta avente per protagonisti una seducente strega ed un bambino da cuocere al forno inzeppato di biscotti su per il culo come un tacchino.

Nella prima c’è un Buscemi stronzetto che userà a suo vantaggio una mummia egiziana con l’alitosi; la seconda mette in contrapposizione un gatto nero assassino ed il malcapitato killer assoldato per farlo fuori; mentre la terza (e più riuscita) gira i passi su una tragica storia d’amore tra un’artista con l’artrite reumatoide ed una bella e misteriosa fica.

I delitti del gatto nero (1990)

Piacevole film antologico che, calcando le orme di Creepshow, non riesce però a trarne la stessa forza narratrice.

Il secondo episodio è certamente il più fiacco, con un inutile twist a sottotesto; il primo è memorabile per gli attori in gioco (Steve Buscemi, Christian Slater e Julianne Moore); il terzo fa finalmente giustizia alla visione del film; mentre il quarto (che fa da collante) è spiritoso, ma nulla di più.

Buono, ma non bellissimo.

VOTO:
3 collant

I delitti del gatto nero (1990) voto

Titolo originale: Tales from the Darkside: The Movie
Regia: John Harrison
Anno: 1990
Durata: 93 minuti
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Harbinger Down (2015)

C’è una nave ricerca che solca il mare di Bering con dei tizi molto strani il cui unico scopo nella vita è sapere tutto sui fantastici beluga.

I beluga possiedono il MELONE, un organo particolarmente malleabile e bulboso che permette loro di cambiare la forma della testa soffiando aria nei SENI paranasali.

Che porci.

Harbinger Down (2015)

Film famoso solo per essere nato dal violento quanto inopportuno rimpiazzamento degli effetti speciali originali con becera grafica computerizzata nel remake The Thing.

Questo scempio del demonio, lungi dall’essere un’opera cinematografica, può invece essere usato per incartare il fetido pesce marcio che ti sei tirato fuori dal buco del culo mannaggia la madonna che merda di film.

Hai capito!?!
La merda!!!

VOTO:
1 melone

Harbinger Down (2015) voto

Titolo esteso: Harbinger Down: Terrore tra i ghiacci
Regia: Alec Gillis
Anno: 2015
Durata: 82 minuti
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Stolen Identity (2018)

Asami Inaba è una giovane impiegata giapponese che finisce nelle grinfie di un maniaco con numerosi tic nervosi e che si dà il caso sia anche un esperto d’informatica e furti di dati elettronici.

Passo dopo passo, password dopo password, la sua vita viene ristretta dentro un imbuto dal quale sarà difficilissimo uscire senza l’aiuto della prode Polizia; grandioso braccio armato dello Stato che, come un cane fedele, sbava felice ai piedi del suo padrone battendo forte la coda a terra per far sentire la sua inutile presenza.

Stolen Identity (2018)

Basato su un libro (al che mi chiedo se sono troppo giovane o troppo vecchio se mi pare strano un libro cartaceo su una cosa digitale come il furto d’identità elettronica), questo film di suspense è tutto giocato sui cliché del genere thriller (compreso l’eterno Psyco) e quindi non riesce mai ad ingranare la quarta dello stimolo chiamato sorpresa.
Dalla sua però c’è sia un piacevole risvolto nel comunicare quanto il furto d’identità non sia nato con l’informatica che anche una buona costruzione tecnica, specialmente per quanto riguarda i dettagli di come ti fottono le foto zozze.
Ed è quindi benvenuto, visto che repetita iuvant.

Infine: tutti quanti sappiamo che i nostri dati sono a “rischio maniaco” ogni volta che li usiamo su un cellulare o su un computer, ma quanti invece pensano mai al fatto che giganti del web come Facebook o Google fanno la stessa cosa?

VOTO:
3 giganti

Stolen Identity (2018) voto

Titolo originale: スマホを落としただけなのに – Sumaho o otoshita dake na no ni
Regia: Hideo Nakata
Anno: 2018
Durata: 116 minuti

Snakes on a Plane (2006)

Eddie Kim è un coreano maledetto che tira calci come un ragazzino rapito dal peggior pedofilo di Caracas.

Siccome nell’ambito della vicenda che vado a raccontarvi c’è un surfista che l’ha visto bastonare a morte un ciccione pacioccone appeso come un caciocavallo ad una ferrovia del ponte sul fiume Kwai, Eddie Kim elabora un piano folle e diabolico per riportare sotto il suo controllo l’ordine delle cose: ficcare centinaia di serpenti velenosi dentro l’aeroplano su cui è imbarcato il surfista testimone oculare e il suo agente segreto protettore pelatone nero col pallino per i filmerda e sperare in un grosso patatrac.

Snakes on a Plane (2006)

La mignotta di Hollywood Samuel Leroy Jackson non si spaventa dei filmerda e anzi rilancia con dichiarazioni del tipo “Meglio Snakes on a plane che la guerra in Iraq o una serata online con un pedofilo”.
E come dargli torto?

Tenendo conto dell’assurdità della storia e la vena (molto) leggermente istrionica del tutto, non me la sento di bocciarlo in toto; allo stesso tempo come cazzo faccio a dargli un buon voto?

Boh, fate vobis.

VOTO:
2 vene

Snakes on a Plane (2006) voto

Titolo messicano: Serpientes a bordo
Regia: David R. Ellis
Anno: 2006
Durata: 105 minuti
Compralo: https://amzn.to/3tAusUn

L’ultima profezia (1995)

L’arcangelo Gabriele si è rotto il cazzo dell’amore di Dio dio per gli esseri umani e si è messo in testa di rovesciare l’ordine costituito nel vano tentativo di riconquistare l’amore divino a suon di papagni in bocca agli angeli che ancora sostengono quel figlio ‘e ‘ntrocchia di Dio dio.

A sbarrargli la strada abbiamo un detective con un generoso parrucchino che ha perso la fede (il detective ha perso la fede, non il parrucchino), una bambina che viene ingravidata oralmente da un angelo (sì, hai letto bene) e un gruppo di sciamani indiani che non c’entrano un cazzo con la trama tutta giocata (male) sul cattolicesimo ma che fanno sempre molto colore.

L'ultima profezia (1995)

Madonna ladruncola di briciole di pane.
Che pietà, per pietà.

Ma come cazzo si fa a partorire un filmaccio così?
Il regista appare chiaramente confuso tra un tono duro, orrorifico, apocalittico ed un altro completamente opposto, composto di smorfiette e siparietti tra il comico e il patetico che starebbero bene in bocca al budello di tu’ ma’; la storia può far breccia unicamente nei cuori dei pavidi e Matteo Renzi è il peggior politico mai partorito da un democrazia.

Che poi guarda: il film parte pure benino, con quell’abbondante gusto splatter dei primi 30 minuti, e però poi va a perdersi proprio quando dovrebbe decollare, ovvero con l’entrata in scena di Christopher Walken.
Pietà.

VOTO:
2 smorfie (puorchiddio)

L'ultima profezia (1995) voto

Titolo originale: The Prophecy
Regia: Gregory Widen
Anno: 1995
Durata: 98 minuti
Compralo: https://amzn.to/3qNuKF8