Bone Tomahawk (2015)

Alla fine del 19esimo secolo gli Stati Uniti d’America erano ancora un paese in fieri colmo di mistero e timore; un paese molto difficile da vivere e per questo popolato per buona parte dai due estremi dell’essere umano: i poveri determinati cristi che tentavano, contro ogni pronostico, di costruire qualcosa dai sassi e la polvere a disposizione e chi invece no.

Qui, a differenza dei classici film manichei coi buoni e i cattivi, vengono tralasciati gli uomini qualunque a ruoli marginali e macchiettistici (come il pianista del saloon) e sono invece narrate vicende che mettono in contrapposizione persone prese solo dal gruppo dei poveri determinati cristi: briganti nomadi che vanno avanti sgozzando viandanti appisolati sotto il Sole rovente della steppa centro americana, baffuti sceriffi ligi al dovere che cenano con una misera zuppa bollita sopra la stufa dell’ufficio, cowboy dall’egocentrismo romantico che rischiano la vita per pure formalità, infermiere stracolme di un femminismo applicato e non professato da immaginari scranni, miserabili vecchi vedovi che in mancanza di una pensione di cittadinanza sono costretti a lavorare e rischiare la pelle per due soldi e primordiali clan di bestiali nativi americani pronti a tutto pur di sopravvivere tra sterpaglia e canyons.

Ognuno di questi personaggi si ritroverà sullo stesso immaginario sentiero e dovrà adattare andamento e postura per continuare la propria camminata nella valle della morte che chiamiamo vita.

Bone Tomahawk (2015)

Meraviglioso western che riesce a mischiare orrore, dramma e commedia in un cocktail dal forte sapore artistico senza però risultare stucchevole.

Questa piccola e appassionante storia del rapimento di una donzella da parte di un gruppo di misteriosi trogloditi e dell’immediato tentativo di salvataggio da parte di quattro uomini della frontiera americana assume le connotazioni dell’epica grazie ad estenuanti trottate per le sterminate praterie americane, splendidamente sottolineate dalle classiche panoramiche in cinemascope (qui giustificatissimo, non come in Perfetti sconosciuti) e da una colonna musicale che spazia dallo sperimentalismo alla The Shining fino alla simpatica canzone sui titoli di coda.

Tra interpretazioni ai massimi livelli e una tensione narrativa spessa come l’Appennino Abruzzese, la cosa migliore del film risulta essere però l’encomiabile perseveranza nel dipingere personaggi realistici e pieni di difetti, come tutti noi, che si trovano loro malgrado alle prese con avvenimenti più grandi di loro e, di riffa e di raffa, navigando tra oscure acque rigate di sangue, tentano l’impossibile facendolo apparire semplicemente come logico.

In tre parole: capolavoro parzialmente incompreso.

VOTO:
5 bone tomahawk

Bone Tomahawk (2015) voto

Titolo giapponese: Tomahawk: Gunmen vs. Cannibal Tribe
Regia: S. Craig Zahler
Anno: 2015
Durata: 132 minuti

A Quiet Place (2018)

Una simpatica famigliola di americani vive nel silenzio più assoluto in una sperduta fattoria facendo rare quanto ponderate scappatelle in città per rifornimenti.

Tutto sembrerebbe supporre una semplice scelta salutista, di ritorno alla natura, se non fosse per il piccolo dettaglio che la famiglia in questione vive in un mondo post-apocalittico distrutto, probabilmente in maniera irreversibile, da un misterioso drappello di mostri alieni iper-sensibili ai rumori.
Difatti, se questi mostri ti sentono parlare sottovoce o se ti cade un libro a terra, ecco che si dirigono a tutta birra verso la fonte sonora e ti sfrugugnano di mazzate riducendoti velocemente in brandelli.

E quindi:
se una creatura è iper-sensibile ai suoni, quale sarà il suo punto debole?
Come sarà possible farla fuori?

La famiglia di decerebrati ci arriverà dopo 473 giorni di ponderata riflessione.

A Quiet Place - Un posto tranquillo (2018)

Film molto anticipato da molti e molto odiato da me.

Non che sia un abominio, assolutamente; il problema risiede però in quel suo sfacciato desiderio di sedere tra i film dei grandi, i film fighetti che mascherano una tematica profonda dentro un film di genere.
Qui invece appare chiaro che siamo agli antipodi e cioè un banale film di genere che si maschera da filmetto profondo per fotterti le banconote riposte profondamente dentro le tasche.

Il problema fondamentale della pellicola, al di là di alcune sviolinate vomitevoli tra cui la turbolenta e piena d’incomprensioni relazione padre-figlia (sorda), vero e proprio fulcro della storia, oppure l’incredibile gravidanza annuale della madre che io non so che sperma ritardato abbia il padre (ne ho vedute tante da raccontar giammai una gravidanza di 384 giorni), a rovinare veramente l’opera è soprattutto la serie di regole secondo le quali il film decide di giocare e che poi infrange come nulla fosse quando la spendibilità di una scena verso il pubblico generalista lo richiede.

Roba che ad esempio i personaggi ripetono mille volte (col linguaggio dei segni) quanto sia importante mantenere un religioso silenzio per non finire sterminati nel battito d’ali d’un colibrì e dopo 10 minuti li vedi sgambettare nei campi di mais facendo un casino della Madonna perché c’è una scena di tensione e allora chi se ne frega delle regole.

VOTO
2 mais e mezzo

A Quiet Place - Un posto tranquillo (2018) voto

Titolo esteso: A Quiet Place – Un posto tranquillo
Regia: John Krasinski
Anno: 2018
Durata: 90 minuti

Cimitero vivente (1989)

Louis Creed fa il dottore coi soldini e la casetta bella a due piani e sta bene con la famiglia moglie figlia e figlioletto e il gatto pure sta bene.

Tutti stanno bene ma vivono a 10 metri da una strada che ci passano camion e tir a velocità mortacci loro notte e giorno giorno e notte che uno dice Verrà il giorno che succede il fattaccio.
Infatti succede il fatto che prima mettono sotto il gatto e però il vicino di casa gli suggerisce Perché non lo seppelliamo la cimitero degli animali domestici anzi no al cimitero dietro, quello degli indiani che poi torna in vita però attenzione che la magia e il mistero e insomma ci siamo capiti?

Che il gatto poi torna in vita ma puzza come Marco Pannella e soffia e graffia quindi attenzione.

Poi muore il figlioletto messo a terra da un tir che lo stende bim bim come un birillo al bowling e al funerale Louis ci prende anche un cazzotto dal suocero.
Idea: seppelliamo il bambino al cimitero indiano magari torna in vita.

Lui torna in vita ma la magia e il mistero e il male che c’è lì fanno un casino che il bambino è una belva di Satana e allora Louis lo fa secco con una siringa nel collo.
E poi cerca di portare in vita anche la moglie che mi ero scordato di dire che era morta anche lei perché il bambino l’aveva impiccata.

Alla moglie manca una scarpa.

Com’è il film?

Basta dire che la mia recensione è scritta meglio.

VOTO:
2 scarpe

Cimitero vivente (1989) voto

Titolo originale: Pet Sematary
Regia: Mary Lambert
Anno: 1989
Durata: 103 minuti

Scream (1996)

La provincia americana, quella delle cittadine modello con la fontana e il giardinetto e le casette signorili a due piani fatte di legno e conformismo, è lo scenario entro cui si dipana la storia di un serial killer vestito di un drappo nero e una buffa maschera bianca da 5$ che si diverte ad ammazzare brutalmente giovani liceali bianchi così da spaventare il tipico pubblico WASP che (s)popolava i multiplex durante gli anni ’90.

In questo turbine di sangue e mistero, la polizia brancola miagola nel buio mentre gli indizi cominciano stranamente a puntare verso Neill Prescott, vedovo della defunta Maureen (la quale è stata stuprata e uccisa esattamente un anno prima) e padre di Sidney (una delle possibili future vittime del serial killer con la maschera buffa da 5$).

Tra qualche genuina risata e molto sangue finto si giungerà ad un’emozionante risoluzione  finale.

Scream (1996)

Celeberrimo film dell’orrore anni ’90 che ha contribuito notevolmente al revamp di un genere che era da qualche tempo chiuso nel cassetto dei produttori hollywoodiani e grazie al quale, dopo il successo clamoroso di questa pellicola a basso costo, si è deciso di dare il via libera ad una lunga sequela di cazzatelle (tipo So cosa hai fatto l’estate scorsa) con le quali sono stato costretto a convivere durante i difficili anni liceali.

Nonostante non sia un capolavoro (e non ambisca ad esserlo), Scary Movie, come era titolato fino a pochi mesi prima della distribuzione, è entrato di prepotenza nell’immaginario horror mondiale col suo mix riuscito di ironia e spaventi e a tutt’oggi funziona molto bene per un pubblico che vi si approcci senza spoilers e pregiudizi di sorta.

Lo sceneggiatore Kevin Williamson, che poi è lo stesso che ha creato Dawson’s Creek, non fa segreto della sua grande passione per il genere horror infilando un po’ ovunque citazioni e vere e proprie discussioni sui capisaldi del filone slasher come Halloween e Friday the 13th e questo suo approccio meta-cinematografico piazza Scream molti gradini sopra ad altri validi film con gli adolescenti denudati e squartati.

VOTO:
4 adolescenti desnudi

Scream (1996) voto

Titolo esteso pietoso: Scream – chi urla muore
Regia: Wes Craven
Anno: 1996
Durata: 111 minuti

La vendetta di Halloween (2007)

La notte di Halloween si è molto trasformata nel corso dei decenni: da festa per omaggiare i morti ed esorcizzare la morte è pian piano diventata un fenomeno consumistico nel quale è finito per gravitare un po’ di tutto, dal gore al sexy passando per il freak.

In questo breve film episodico, oltre ai temi sovraccitati, s’intrecciano 5 storie dell’orrore che prendono vita (si fa per dire) proprio durante la notte di Halloween: una giovane coppia di disillusi con lui che ama scopare e lei che non ama nulla tornano a casa dopo la parata cittadina, un padre di famiglia con qualche segreto di troppo incontra un giovane obeso con la passione dei dolciumi, un gruppo di ragazze alla ricerca di carne fresca fanno festa attorno ad un falò, 4 ragazzini in vena di tetre esplorazioni esplorano un vecchio bus precipitato in fondo a una cava e un bisbetico anziano deve fare i salati conti con i fantasmi del passato.

La vendetta di Halloween (2007)

Prima di scrivere e dirigere quel piccolo cult natalizio che è Krampus, il signor Dougherty aveva già tentato di fare lo stesso con la festa più americana che ci sia (ovvero Halloween) e, dando retta a pubblico e critica dei mini-festival, sembrava che la cosa gli fosse riuscita.

Ed è proprio per questo hype che si è venuto a creare attorno a questa pellicola low budget che io mi sono deciso ad una sua attenta visione e posso tranquillamente deliberare con ragionata sicurezza che Trick ‘r Treat, nonostante sia girato e scritto competentemente ed affondi felicemente il pedale del truculento in più di un’occasione, alla fine non è niente di che.

Voi guardatelo, non guardatelo… me ne frega cazzi.

VOTO:
3 falò

La vendetta di Halloween (2007) voto

Titolo originale: Trick ‘r Treat
Regia: Michael Dougherty
Anno: 2007
Durata: 82 minuti

Psyco (1960)

Marion Crane fa la segretaria di uno studio immobiliare di Phoenix e la sua vita non sembra riservarle grandi sorprese: una chiacchiera con la collega d’ufficio, qualche lurida avance dai facoltosi clienti dello studio e delle puntuali scopatine veloci durante la pausa pranzo con il fidanzato divorziato il quale ha una delle cose più belle della storia, una ferramenta.

Tutto bene insomma, se non fosse che la sua vita è una merda visto che è l’equivalente della servitù della gleba rapportata al 1959 e allora Marion dice <sai che c’è? fanculo tutti, mi frego 40 mila cucuzze dello studio e scappo via>.

Durante il tragitto nel deserto che dovrebbe condurla non si sa bene dove, Marion si ferma nel Bates Motel, un alberghetto fatiscente un po’ in rovina dopo che l’autostrada è stata spostata più lontano, e fa la conoscenza di Norman Bates, il mite e misterioso proprietario del motel più famoso della storia del cinema , il quale la invita per una cena a base di sandwich e latte.

Chi vivrà, vedrà.

Psyco (1960)

Fiumi d’inchiostro, di roba e di spade sono stati versati per questo film e cercherò quindi di non dilungarmi troppo sugli aspetti già dibattuti in abbondanza da gente più brava ed esperta di me.

Considerato da molti come il film più emozionante di Hitchcock, Psycho è sicuramente il più venduto, con un incasso di ben 50 milioni di dollari a fronte d’un investimento di poco meno d’uno.
L’incredibile successo che ha traghettato indenne questa pellicola a basso costo, girata in bianco e nero più per risparmiare che per evocare gotiche atmosfere, attraverso 5 decenni lo si deve un po’ alla storia che mista bene temi molto cari al pubblico medio casa e chiesa quali furto, morte, incesto, masturbazione e schizofrenia e  po’ alle puppe missilistiche della protagonista.

Le interpretazioni sono molto buone e risultano essere un po’ un punto di passaggio tra una recitazione classica da parte degli attori più stagionati ed una molto più sottile e naturale (nonostante l’evidente teatralità del tutto) da parte di quelli più giovini, tra i quali ovviamente spicca Anthony Perkins, spilungone allampanato che nella vita poteva fare solo due cose: il candelabro o Norman Bates.

Un film bello insomma, un film che va visto un po’ da tutti e che quindi non voglio rovinare lasciando più indizi di quanti non ne abbia già lasciati.
La cosa invece che risulta più interessante da dire è che la vedova del suddetto Anthony Perkins, un uomo che fino a 39 anni ebbe solo relazioni sessuali con uomini, è morta quando il suo aereo si è andato a schiantare sulla torre nord del World Trade Center l’undici settembre 2001.

Com’è piccolo il mondo.

VOTO:
4 Mohamed Atta

Psyco (1960) voto

Titolo originale: Psycho
Regia: Alfred Hitchcock
Anno: 1960
Durata: 109 minuti

Unico indizio la luna piena (1985)

Marty Coslaw è un ragazzino paraplegico che non si dà per vinto.
Nonostante la gente e i familiari lo chiamino stroppio, lui se ne fotte al cazzo e non si lascia né buttare giù e né compatire perché ha una cazzorrella a motore che manco un SH con la marmitta modificata.

E infatti Marty sfreccia per le stradine del paesello pacioso dove conduce la sua vita di paziente della mutua a carico dei contribuenti, ma non sospetta che di lì a poco si troverà faccia a faccia con l’anima de li mejo mortacci sua qui impersonificati da un misterioso mostro che se non fosse per il titolo italiano uno rimarrebbe anche col dubbio per una mezz’oretta buona.

Unico indizio la luna piena (1985)

La storia di un giovane handicappato alle prese con una misteriosa avventura sanguinosa è cosa nuova e buona, non se ne scappa.

Purtroppo, nonostante l’incipit interessante, gli unici veri due motivi per vedere questo film rimangono il protagonista Corey Haim (che era l’amico di Corey Feldman, entrambi finiti tra le mani dei pedofili hollywoodiani in tenera età) e la sequenza con la sorella di Marty che gira per la città alla ricerca di una persona con un occhio di meno dopo che lo stroppio ha piantato un fuoco d’artificio nella cavità oculare del mostro; una breve serie d’inquadrature inquisitorie e allo stesso tempo vulnerabili agli sguardi dei tremendi concittadini che viene accompagnata da una musichetta niente male.

VOTO:
3 Corey Feldman

Unico indizio la luna piena (1985) voto

Titolo originale: Silver Bullet
Regia: Daniel Attias
Anno: 1985
Durata: 95 minuti

Creep 2 (2017)

Alla fine del primo episodio di questa che si appresta ad essere una delle trilogie più gustose della storia del cinema, avevamo lasciato il serial killer Josef alle prese con l’ennesima vittima da spolpare dopo aver fatto fuori con un’accetta il povero videomaker Aaron.

All’inizio di questo secondo episodio ritroviamo un Josef che sembra aver perso la gioia di vivere: i delitti che prima compiva con gran diletto ora non gli danno più quella pace interiore ed è quindi alla disperata ricerca di una nuova ragione d’essere visto che sdraiarsi con le sue vittime per catturare le loro peculiarità caratteriali sembra aver perso quel fascino che prima lo attraeva come un insetto di fronte alla luce di un lampione.

Riuscirà la giovane videomaker Sara, alla disperata ricerca di un soggetto strambo da riprendere per la sua stramba serie YouTube sugli annunci online strambi, ad infondere nuova linfa sotto la pellaccia di questo vecchio lupo che sta per compiere i fatidici 40 anni?

Creep 2 (2017)

Meraviglioso film dell’orrore che, riprendendo molto stile e trama del predecessore, ne amplia e sovrasta i limiti sorprendendo lo spettatore con un’ironia intrinseca ed estrinseca alla narrazione senza però cadere mai nel facile tranello della negazione del proprio passato.
No, qui gli autori (con un Mark Duplass che torna a vestire gli splendidi panni del folle assassino dall’animo candido) prendono tutto quello che avevano espresso molto bene nel primo film e lo migliorano sotto ogni possibile aspetto.

Un vero must… che però va visto dopo il primo per apprezzarne appieno i rimandi, lo sviluppo e l’autoironia.

VOTO:
5 lampioni

Creep 2 (2017) voto

Titolo originale: Creep 2
Regia: Patrick Brice
Anno: 2017
Durata: 78 minuti

Ammazzavampiri (1985)

Charlie Brewster sta quasi per ciulare con la sua fidanzata liceale quando la sua attenzione si rivolge verso il giardino del vicino di casa dove scorge due persone portare con disinvoltura una bara in cantina.

Da lì comincia la sua personale battaglia contro tutto e tutti per dimostrare che il suo vicino è un vampiro succhia sangue; cosa che non smuove di una virgola la madre single in cerca di cazzi, il poliziotto investigatore che appare per meno di 5 minuti, la fidanzata frigida scassa minchia e l’amico col tono acuto di voce giusto per rompere un bicchiere a distanza.

L’unico aiuto possibile gli arriverà dal suo idolo: un vecchio attore di film dell’orrore in ampio declino che sbarca il lunario presentando in seconda serata vecchie pellicole dello spavento sulla tv locale.

Ammazzavampiri (1985)

Film dell’orrore grottesco e simpaticissimo che però non risparmia alcune scene parecchio adulte e difficili da comprendere per un pubblico troppo giovane: una è l’atroce morte di Evil, l’amico di Charlie che se ne va tra infiniti e mutevoli dolori mentre implora aiuto al suo carnefice, e l’altra è l’erotica danza di seduzione tra il vampiro piacione e la fidanzata frigida scassa minchia che, inquadratura dopo inquadratura, si ritrova con le mani di lui tra le cosce.

VOTO:
4 cosce

Ammazzavampiri (1985) voto

Titolo originale: Fright Night
Regia: Tom Holland
Anno: 1985
Durata: 106 minuti

Dellamorte Dellamore (1994)

Nella ridente cittadina di Buffalora i morti stanno tornando in vita ed è compito di Francesco Dellamorte, svogliato guardiano del cimitero locale, assieme al suo fidato e ritardato compare Gnaghi, sparare loro in testa e porre così fine all’invasione.

Purtroppo Francesco stesso non se la passa tanto bene visto che sta attraversando una piccola quanto importante fase della sua vita, ovvero il passaggio all’età adulta (leggermente in ritardo sulla tabella di marcia biologica) e ad una maggiore consapevolezza del proprio io che, tra prorompenti ossessioni femminee, figure materne che muoiono, impotenze vere o presunte e solitudini più vere che presunte, lo stanno facendo uscire di capoccia mentre lui vorrebbe solo uscire dalla piccola realtà artefatta della piccola cittadina nella quale la sua esistenza sta svanendo in concomitanza con la triste realizzazione che tutti dobbiamo morire.

Dellamorte Dellamore (1994)

Bellissima e molto sottovalutata commedia dell’orrore all’italiana che da un lato intrattiene i fan del genere con una splendida veste scenografica, una buona dose di macabro veicolata con dei graziosi effetti speciali artigianali e una scandalosa sfacciataggine poco politically correct (tipo quando Francesco impallina in piena testa piccoli boy scouts e fracagna la faccia ad una suora occhialuta… roba che ce la sogniamo in questi tempi di perbenismo fasullo) e dall’altro riesce a porre più di un interrogativo alla soluzione della narrazione.

Qual è la realtà?
Perché esistiamo?
Chi è veramente Francesco?
Sono domande che un pubblico più avveduto dovrebbe porsi, ma capisco che la maggior parte sarà troppo impegnata con le pere di Anna Falchi.

VOTO:
4 pere

Dellamorte Dellamore (1994) voto

Titolo inglese: Cemetery Man
Regia: Michele Soavi
Anno: 1994
Durata: 105 minuti

Creep (2014)

Craigslist è una sorta di Porta Portese americano; un sito graficamente molto casareccio sul quale si possono trovare gli annunci più disparati: da quello che vende una bicicletta a quello che cerca lavoro come pasticciere.

In questo breve ma intenso film, Aaron (interpretato dal regista e sceneggiatore) risponde ad un annuncio per un cameraman al quale si chiede massima riservatezza per un lavoro di un giorno pagato 1000 euro.
Un boccone molto ghiotto per essere rifiutato a fronte dei ragionevoli dubbi che un annuncio del genere dovrebbe generare nel cittadino medio.
Ad aspettarlo dall’altra parte c’è Josef (Mark Duplass, produttore e co-sceneggiatore), un eccentrico e stranissimo uomo che dichiara di voler lasciare delle testimonianze video a suo figlio prima di morire a causa del cancro nel cervello che gli è stato diagnosticato pochi mesi prima.

Ovviamente le cose andranno di male in peggio lungo un rocambolesco e a tratti divertente percorso interattivo tra un uomo troppo buono per restare vivo e un altro troppo perverso per morire.

Creep (2014)

Buon film a bassissimo costo che s’inserisce per certi versi nel prolifico filone del Found Footage al quale però dà un paio di botte d’aggiustamento per avere quei classici twists a cui il pubblico si è oramai troppo abituato.

In poche parole: consigliato.

Quello che invece non consiglio è impelagarsi nel suddetto Craigslist, divenuto oramai meta prediletta per i matti dell’internet.
E per meglio capire l’essenza di questo sito e dei suoi annunci, ne trascrivo qui uno preso dalla versione romana, dal titolo che è tutto un programma:

jerk off with another straight guy

I’m a friendly, good-looking, straight but curious 29-year-old Dutch guy. I am on holiday in Rome till April 10.
I think it would be really cool to meet up with another relaxed straight/curious dude, have a beer, talk about all kinds of stuff, see a movie, be buddies.
If we both feel like it, we could hang out naked, show off our erections and jerk off together.

I think it would be a great way to bond with another dude.
I’d enjoy the camaraderie of comparing our cocks, being naked together, watching hot porn and telling each other how good we are feeling.

VOTO:
4 olandesi volanti

Creep (2014) voto

Titolo di lavorazione: Peachfuzz
Regia: Patrick Brice
Anno: 2014
Durata: 77 minuti

Doc of the Dead (2014)

Vi siete mai chiesti da dove deriva la parola zombie?
Come quando e perché nasce il fenomeno?
Chi sono i padri fondatori del genere e che opinione hanno della sua (d)evoluzione da prodotto di nicchia a prodotto di sistema?

Questo e (poco) altro vi aspetta in questo piccolo documentario che, attraverso numerose interviste a tantissimi personaggi che hanno animato questa particolare scena horror nel corso dei decenni, cerca di riassumere (sia ad un pubblico profano che ad uno più avvezzo al genere) vita morte e miracoli del personaggio horror cinematografico più recente.

VOTO:
3 fenomeni e mezzo

Doc of the Dead (2014) voto

Titolo russo: Зомби в массовой культуре
Regia: Alexandre O. Philippe
Anno: 2014
Durata: 81 minuti