Warm Bodies (2013)

Dopo l’ennesima apocalisse zombie, R si ritrova solo, confuso e con una fame incredibile… R è uno zombie ed è il nostro protagonista.
Julie invece è la figlia di un colonnello dell’esercito la cui unica missione è resistere all’invasione dietro un muro alto 10 piani, con armi e tanta violenza.
R e Julie (che coincidenza di nomi) si incontrano, ed è amore a prima vista; a prima vista per lui, non certo per lei.
Col tempo, tanta premura e parecchio sangue freddo, Julie si convince della bontà di questo zombie dai sentimenti umani e vuole presentarlo al padre.
E ovviamente le cose non sono così semplici.

Warm Bodies (2013)

C’era una volta un libro che parlava di due stronzetti minorenni con tanta voglia di scoparsi a vicenda contro il volere delle loro famiglie.
I loro nomi? Romeo e Giulietta.
Con un pizzico di fortuna, molta audacia e un farmacista deficiente, i due trovarono la loro unione nella morte.

Warm bodies è tutto questo, solo che è al rovescio: dalla morte si torna alla vita.

Il fenomeno zombie è ormai giunto al suo apice; gli studios ora stanno cercando di mischiare le carte accoppiando qualunque genere allo zombie movie: abbiamo avuto quindi Comedy-Zombie, SciFi-zombie, War-Zombie e, con questo Warm Bodies, anche Commedie-Amor-Adolescenziali-Zombie.

Il barile è stato grattato a fondo, ci ha regalato tante gioie e ne siamo tutti felici; ora però è tempo d’inventarsi nuove cose.

Titolo originale: Warm Bodies
Regia: Jonathan Levine
Anno: 2013
Durata: 98 minuti

Hellraiser (1987)

Il coltello passa lento sulla pelle liscia e lucente sotto la luce intensa della lampadina appesa morta al soffitto. Il sangue goccia giù copioso, dai vestiti, dalle cosce, dai capelli sporchi e marci.
Uno ad uno, gli uncini ancorati alla carne, affondati dentro come ad un’esca viva, si tendono sotto il carico del corpo morto a cui sono sposati in comunione di dolore e piacere.
Le tavole di legno sotto i piedi bevono il misto di sangue e merda che ormai appesta la stanza.
Su tutto regna un odore di foglie acide, sputi e grasso di maiale.

Ecco, se vi siete eccitati leggendo queste righe, siete pronti per l’Infermo di Hellraiser.

Hellraiser (1987)

Frank, un masochista insoddisfatto dalle solite scopate mascherate con marocchine e thailandesi, pensa bene di comprare un cubo magico capace di spalancare le porte dell’inferno, putroppo non ha fatto i conti con i Cenobiti, esseri demoniaci che ti strappano la carne a forza e ti riducono l’anima a pezzi appena le porte dell’inferno masochista si aprono.
Per il resto del film Frank, essere perverso e crudele come Berlusconi, cerca di riacquistare la sua fisicità succhiando i fluidi vitali da ignare vittime.

La cosa fenomenale di questo film è indubbiamente la fortissima carica di sadomasochismo che fa da traino alla storia e da scintilla di avvio; difatti qui tutto gira intorno alla passione/repulsione per il dolore fisico, per l’estremo e per il sesso grottesco.
Se vi piace l’orrore e i mostri sanguinari alla Lovecraft e siete curiosi di vedere come si può rappresentare in maniera filmica il quartiere a luci rosse di Amburgo, acchiappatevi questo film.

Altrimenti, andate all’inferno.

Titolo originale: Hellraiser
Regia: Clive Barker
Anno: 1987
Durata: 94 minuti

Sinister (2012)

Uno scrittore di romanzi basati su fatti di sangue realmente accaduti è in crisi creativa da 10 anni; per cercare nuova linfa vitale, decide bene di andare a vivere nella casa in cui una intera famiglia è stata uccisa in maniera orribile (vedi foto sopra) e cominciare ad indagare sulla scomparsa della di loro piccola figlia, possibile unica superstite al massacro.

La stessa sera in cui arrivano nella nuova casa, Ethan Hawke trova in soffitta un baule contenente filmini super8 amatoriali ed un proiettore; queste pellicole si scopre contengono immagini dell’omicidio in questione, come anche di altri quattro omicidi avvenuti nei passati 30 anni.
Lo scrittore, in cerca di fama, fiuta al volo l’affarone e non dice un cazzo alla polizia e alla famiglia perché vuole trovare da solo il bandolo della matassa e scriverci sopra il libro della vita sua.
Ovviamente è un coglione che non ha capito bene con chi ha a che fare: è nientepopodimenoche Bughuul, demone pagano che mangia i bambini e spaventa a morte la gente con la sua faccia da chitarrista metal finlandese.
E quando Bughuul viene evocato, sono cazzi amari.

Sinister (2012)

Ethan Hawke, dopo essere stato colto in flagrante dalla ex-moglie Uma Thurman col cazzo nella loro baby sitter, ha passato brutti momenti: un periodo durante il quale è dimagrito molto, ha lavorato in meno pellicole ed è caduto in fase semi-depressiva.
Per risollevarsi da ciò, ha infine sposato nel 2008 la baby sitter di cui sopra e si è rimesso a fare film, alcuni con una tinta molto dark.
Tipo questo.

Sinister non è un capolavoro, ma fa paura. Addirittura pare sia stato vietato a chi soffre di patologie cardiache (per evitare infarti e conseguenti cause legali).
La tensione c’è ed è costruita bene, gli attori stanno in bolla e anche i bambini non risultano dita nei culi (come in genere accade).
Se volete mangiarvi le unghie mentre guardate un film a luci spente da soli a casa, prendetevi questo Sinister, altrimenti accendete la luce, invitate un paio di amici e sparatevi il solito film con Adam Sandler.

VOTO:
4 cazzi amari

Sinister (2012) Voto

Titolo originale: Sinister
Regia: Scott Derrikson
Anno: 2012
Durata: 110 minuti

Fog (1980)

La tranquilla e americanissima cittadina californiana di Antonio Bay si appresta a celebrare i suoi primi 100 anni; sfortunatamente però una misteriosa nebbia entro cui si celano fantasmi assetati di sangue arriva in città a guastare le feste.

La ragione di tale carneficina è, come al solito, la brama di soldi; nel caso particolare, quella dei padri fondatori di Antonio Bay che hanno fatto morire una colonia di lebbrosi per rubare loro dell’oro.

Fog (1980)
dammi quello che è di Cesare!

Si continua con la, oggi ahimè defunta, critica al consumismo e all’egoismo.

Un’interessante critica di un regista interessante, uno dei pochi che è riuscito a fare cinema per le masse con un messaggio dentro sempre attuale.
Da molti considerato un film minore nella filmografia di Carpenter e indubbiamente sbilanciato in alcuni punti, Fog rimane comunque un’ottimo esempio di come si possa fare buon cinema con due spicci, una macchina per la nebbia artificiale e qualche luce messa bene.

VOTO:
3 due spicci e mezzo

Fog (1980) voto

Titolo originale: The Fog
Regia: John Carpenter
Anno: 1980
Durata: 89 minuti

La notte del giudizio (2013)

Questo film a basso costo (3 milioni di dollari, un’inezia in Hollywood) ci presenta un futuro prossimo distopico nel quale gli Stati Uniti d’America hanno adottato un nuovo e più cruento metodo di controllo sociale: “La Purga”.

Ogni anno, ad un prefissato giorno, per 12 ore, dalle 7 di sera alle 7 di mattina, ogni crimine è permesso, anche e soprattutto l’omicidio.
Gli Americani quindi escono di casa e vanno a caccia grossa; armati di pistole, fucili, spade, coltelli, macheti e chi più ne ha più ne metta, fanno piazza pulita di neri, poveri e rompicazzi.
La notte da incubo ha l’effetto psicologico di calmare la popolazione e far abbassare il livello di criminalità praticamente a zero, oltre che far togliere di mezzo i neri, i poveri e i rompicazzi.

Questa notte però una famiglia benestante di sani individui bianchi e patrioti si ritrova sotto assedio per aver dato rifugi ad un “porco negro senzatetto”; loro faranno di tutto pur di salvarsi dalla furia controllata di un gruppo di giovani perbene il cui unico scopo è ripulire la nazione dalla feccia umana, ma sarà abbastanza?

La notte del giudizio (2013)
ma Ethan Hawke è feccia?

Se aveste la possibilità di sfondare la faccia a qualcuno, se aveste la possibilità di prendere questa persona e staccargli le unghie con le tenaglie, se poteste prendere un coltello da cucina e tagliare la gola a chiunque vi stia sul cazzo, lo fareste?

Questo è un po’ l’interrogativo posto da questo interessante film un po’ politico e un po’ caciara.
Attenzione però, lo dico chiaro e tondo: questo film è bello, proprio bello. E’ un chiaro metaforone della società americana, bella pulita ricca e bianca che sotto sotto nutre rancori e violenze abominevoli che aspettano solo di essere lasciati andare.
Ovviamente la cosa non deve essere andata giù a molti ed infatti è stato strapazzato dalla critica: è stato definito prevedibile, immotivatamente violento e povero di idee.

La realtà è che ‘la verità ti fa male lo so’ e non c’è film in tempi recenti che abbia centrato meglio uno dei nodi gordiani della cultura americana: professare la pace nel mondo e l’armonia dello stile di vita americano, facendolo con le bombe, le sedie elettriche e la guerra ai poveri, cose di cui gli USA sembrano non potere fare a meno da un bel po’ di tempo a questa parte.

VOTO:
4 purghe

La notte del giudizio (2013) voto

Titolo originale: The purge
Regia: James DeMonaco
Anno: 2013
Durata: 85 minuti

Mimic (1997)

Quand’è l’ultima volta che avete visto morire un bambino in un film?
E due bambini?
E due bambini morti ammazzati?
E due bambini morti ammazzati violentemente?
Io appena mezz’ora fa, guardando Mimic, pellicola del 1997 di Guillermo del Toro successiva al bel Cronos del 1993.

Qui il budget è salito, da 2 milioni di dollari a 30, grazie alla Miramax.
Purtroppo però gli studios e l’America hanno inevitabilmente tolto molto di quel sapore artigianale di cui respirava bene Cronos: alcune sviolinate si potevano evitare e la classica storia d’amore, incastonata in una gincana colma di pericoli, è un mix trito e ritrito.
Fortunatamente ci sono dei guizzi da regista intelligente, come il succitato bambinicidio plurimo e un certo bel gusto per il corporeo e il viscidume, simile a Cronenberg, senza però tentarne la poetica, ma rimanendo molto più a terra, vicino al sangue e alla merda di cui siamo fatti.

Un film decente, non eccezionale, ma sempre meglio di molto vomito hollywoodiano ad alto budget che gira sulle nostre capocce.

Titolo originale: Mimic
Regia: Guillermo del Toro
Anno: 1997
Durata: 105 minuti

Cronos (1993)

Guillermo del Toro ha cominciato così, con un film totalmente fuori dagli schemi.
La storia non è niente di scandalosamente nuovo: un antico artefatto del mille e seicento dona eterna giovinezza a chi ne fa uso; l’oggetto cade per caso in mano ad un vecchio antiquario che non perde tempo nello sfruttarne i magici poteri.
Il problema è che il magico dono viene con un piccolo effetto collaterale: ti trasforma in un mostro assetato di sangue…immortale…che brucia alla luce del sole…sì, bravi, un vampiro.

Cronos (1993)
vampiro sottoproletario mentre pulisce i pavimenti del patronato

Cronos è un film godibile, divertente e sicuramente un buon debutto per il giovane Guillermo; certamente una pellicola non priva di difetti, ma pur sempre una novità nel panorama vampir-orrorifico.
Spaventa i più piccini e fa sorridere i più grandi.
Un film per famiglie insomma…e che cazzo volete di più?

Titolo: Cronos
Regia: Guillermo del Toro
Anno: 1993
Durata: 94 minuti

Tenebre (1982)

Avete presente quei film americani nei quali un misterioso assassino fa fuori giovani vittime dopo aver letto tutti i romanzi di uno scrittore dell’orrore, scrittore al quale la polizia si rivolge nella speranza di risolvere il caso?
Ecco, Dario Argento l’ha fatto nel 1982.

Tenebre è un ottimo thriller argentiano con tutti i vari elementi che da sempre contraddistinguono la filmografia del regista pazzo di Roma: un protagonista che si ritrova nel mezzo di una sequenza orribile di omicidi e che, volente o nolente, è chiamato a risolverne il mistero; donne dallo spessore emotivo/psicologico alquanto cartaceo squartate, fatte a pezzi da mani guantate di nero (da sempre Argento presta le sue di mani nelle sequenze di omicidi); trame incongruenti con salti pindarici, ma sempre interessanti e spesso sorprendenti; movimenti di macchina fluidi ed estetizzanti e soggettive dal sapore Hitchcockiano; e alcune inquadrature molto artistiche e dal sapore pittorico.

Tenebre (1982)

Tenebre è anche e soprattutto un film che sputa in faccia alla critica benpensante, uno degli ultimi esempi di cinema autoriale che manda un messaggio oltre che pensare al botteghino: lo scrittore del film viene accusato da una giovane critica di maschilismo e violenza verso le donne perché nei suoi libri le vittime sono sempre femmine silenti in un mondo machista e rozzo; una critica che Argento avrà ricevuto spesso durante la sua carriera ed alla quale Dario ha dedicato 110 minuti di budella femminili su pareti candide come marmo michelangelesco.

Titolo: Tenebre
Regia: Dario Argento
Anno: 1982
Durata: 110 minuti

Dagon – La mutazione del male (2001)

Tratto da due racconti di H. P. Lovecraft (‘Dagon’ e ‘The Shadow Over Innsmouth’) ecco un altro filmetto di serie B molto godibile dal duo Gordon-Yuzna.

Una barca con quattro deficienti a bordo si arena su uno scoglio durante una tempesta, due di loro vanno col gommone alla ricerca di aiuto e approdano ad una cittadina popolata da gente losca e viscida.
Terribili accadimenti seguono l’incipit e non voglio svelarvi nulla perché alla fine il film merita.

Prodotto grazie agli spagnoli della “Filmax” (quelli di REC, per intenderci) tramite la sottosocietà “Fantastic Factory”, e girato in Galizia con manovalanza del luogo e numerosi attori spagnoli (tra cui Raquel Meroño, già apprezzata in Beneath still waters), Dagon è un concentrato di cazzate, risate e paura, ma non come nei moderni filoni alla Scary movie dove la risata è funzionale al sistema, no: qui la risata se la fa l’ombra demoniaca che ti senti alle spalle mentre guardi il film al buio.

Un film molto Lovecraftiano (e non è facile portare sullo schermo lo scrittore americano dell’incubo) che, nonostante i pochi mezzi a disposizione, strappa qualche spavento negli inseguimenti per le stradine della deliziosa (e inquietante) cittadina spagnola.
Insomma, se siete amanti di Yuzna-Gordon e avete letto con piacere Lovecraft, non lasciatevi sfuggire questa chicca a basso costo.

VOTO:
3 Cthulhu e mezzo

Dagon - La mutazione del male (2001) voto

Titolo originale: Dagon
Regia: Stuart Gordon
Anno: 2001
Durata: 98 minuti

Il pozzo e il pendolo (1961)

Un classico dell’orrore firmato Roger Corman.
Vincent Price interpreta Nicholas Medina, un nobile spagnolo la cui moglie è morta recentemente in circostanze misteriose; il di lei fratello arriva al castello per indagare sulla faccenda e troverà molti più misteri di quanti pensava di trovare.

Il pozzo e il pendolo, tratto dall’omonimo racconto di Edgar Allan Poe, è una chicca del passato diretta dal re dei B-movie.
Questa è una delle sue opere più riuscite (forse la più) e nonostante l’esiguo numero di locations, praticamente poche stanze del castello e qualche esterno sulla spiaggia, qui si respira del grandioso.
Sarà Vincent Price, sarà la storia, sarà l’artificiosità teatrale degli attori che ben si addice ad un racconto ottocentesco, sarà l’anima de li mortacci vostra, Il pozzo e il pendolo rimane un ottimo film a distanza di più di 50 anni.

VOTO:
4 ultimi uomini sulla Terra

Il pozzo e il pendolo (1961) voto

Titolo originale: The Pit and the Pendulum
Regia: Roger Corman
Anno: 1961
Durata: 80 minuti

Re-Animator (1985)

Dalla premiata ditta Yuzna-Gordon, il miglior horror splatter degli anni ’80 nonché la miglior parodia nera di Frankenstein.
Basato su un racconto di Lovecraft, la storia ha subito profonde modifiche da parte dei due sovraccitati fenomeni, modifiche gradite che infatti hanno reso questo film un prodotto godibilissimo per il suo humour nero e la frotta di sangue che scorre a bestia sui protagonisti, sui tavoli, sulle pareti, sugli specchi, su tutto.

Re-Animator (1985)

Gli effetti speciali sono caserecci, ma efficacissimi e l’apparente seriosità dei personaggi poi contrasta volutamente con la follia della storia.
Tutto questo (e di più, tipo il cunnilingus zombie) ha consacrato Re-Animator come vero e proprio film cult.
Un must quindi per i fan di Yuzna e Gordon, ed un ottimo film per il resto dell’umanità.

Titolo originale: Re-Animator
Regia: Stuart Gordon
Anno: 1985
Durata: 86 minuti
Compralohttp://amzn.to/2hscL5Z

Magic (1978)

Un film (sconosciuto ai più) con un giovane Anthony Hopkins che recita, ventriloqua e scopa.

Alla morte del padre, Corky, un mago timido e represso, sostituisce la figura paterna con un pupazzo, Farts, al quale dà la voce e la personalità che lui vorrebbe ma che non è capace di abbracciare nella vita reale.
In una spirale di follia, il matto in questione ammazza, occulta, si spaventa, spaventa e si ficca sempre più in un vicolo cieco.

L’interpretazione di Sir Anthony è eccezionale considerando che, oltre a recitare il suo personaggio, fa altrettanto con il pupazzo, dandogli voce e movimenti.
La cosa meglio riuscita infatti è proprio Farts, il bastardo di legno con la bocca sudicia e l’umorismo nero che si muove solo quando il padrone lo indossa, ma che lascia comunque il dubbio sulla sua vitalità fino al finalone con annessa sorpresa.

Titolo originale: Magic
Regia: Richard Attenborough
Anno: 1978
Durata: 107 minuti
Compralohttp://amzn.to/2htrBJH