Ave, Cesare! (2016)

Storia parecchio ingarbugliata di un produttore hollywoodiano dell’epoca d’oro degli studios che non riesce a rinunciare alla sua folle vita piena zeppa di personaggi eccentrici, sessualmente cataclismatici e irrimediabilmente diversi dalle loro controparti filmiche per farsi quindi assumere alla Lockheed e ritrovarsi circondato da personaggi meschini, politicamente cataclismatici e irrimediabilmente diversi dalle loro maschere pubbliche di perbenismo sociale.

Nel mezzo c’è un famoso attore che viene rapito da un gruppo di studio comunista composto da parecchi sceneggiatori cinematografici mentre sta girando un film su un legionario romano folgorato dalla figura del Cristo, film nel quale sono state inserite pillole subliminali da sceneggiatori sovversivi per convertire il popolo americano alla causa rivoluzionaria contro lo stato borghese.

Ave, Cesare! (2016)

Come al solito la fragranza narrativa scorre forte nelle vene dei fratelli Coen come pure la dovizia tecnica e la recitazione sopra le righe che contraddistinguono un po’ tutta la loro cinematografia più comica.

D’altra parte si respira in più punti la superficialità di un’opera che strizza l’occhio ad argomenti anche interessanti tipo i possibili protagonisti del maccartismo che si muovevano nei retroscena del carrozzone filmico americano dell’epoca mentre una sfatta umanità di fatti ripuliti alla bell’e meglio si muoveva nell’interiora dello stato borghese.

VOTO:
3 Pravda e mezzo

Ave, Cesare! (2016) voto

Titolo originale: Hail, Caesar!
Regia: Ethan Coen, Joel Coen
Anno: 2016
Durata: 106 minuti
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War Machine (2017)

Ascesa e caduta del fittizio generale Glen McMahon, un militare bono de core che viene messo a capo delle operazioni in Afghanistan nonostante (o forse proprio per) un grave ritardo intellettivo che lo porta a parlare e agire secondo il cuore da infante che suo malgrado ha.

Dopo un roboante giro di carrozza per lui e il suo affiatato team di militari stronzi sbronzi, Glen verrà metaforicamente scaraventato fuori dalla finestra per far spazio al prossimo capro da sgozzare in cima alla torre sacrificale facendo scorrere litri e litri del suo sangue da leccare forsennatamente gradino per gradino senza rendersi conto dell’orgiastica masnada di simpatici pervertiti che si masturbano a bordo campo.

War Machine (2017)

Filmetto programmatico nel suo intento derisorio dell’apparato politico-militare americano che, nonostante i buoni intenti, rompe il cazzo dopo neanche una mezz’oretta.

La recitazione di Brad Pitt è oltre il limite del ridicolo come pure quella degli altri, eccezion fatta per Lakeith Stanfield che avevo apprezzato già in Get Out.

Se ne può fare a meno, davvero.

VOTO:
3 meno

War Machine (2017) voto

Titolo originale: War Machine
Regia: David Michôd
Anno: 2017
Durata: 122 minuti

Society – The Horror (1989)

Billy è ricco e vive a Beverly Hills, ma questo non gli impedisce di provare un continuo disagio interiore che lo porta a sentirsi diverso da quelli che lo circondano: padre, madre, sorella, amici e compagni di scuola sembrano come appartenere a un qualcosa di sinistro da cui Billy sente il bisogno di difendersi.

Diviso tra il sospetto d’essere matto e quello che i matti siano tutti gli altri, il giovine abbiente scivolerà rapidamente nello scarico di un lurido lavandino nel quale c’hanno vomitato, cacato e pisciato in parecchi.

Society - The Horror (1989)

Insospettabile tripudio politico per questo film di serie B (z?) pululante situazioni e recitazioni un po’ paradossali e però perfettamente in linea con lo spirito libero e scardinatore dei freni societari che pervade tutta la pellicola.

Gli effetti speciali sono molto anni ’80 e molto godibili e sicuramente rivestono un ruolo primario nella scalata verso l’invettiva vetta rappresentata da un finale assolutamente imprevedibile e di cui non rivelerò una virgola per non rovinarvi la meravigliosa sorpresa; il resto della baracca fatica un pochino, ma glielo si perdona vista la geniale trovata narrativa.

Consigliato a tutti quelli che amano in egual misura il gore e la politica; sconsigliato agli stupidi.

VOTO:
3 vette e mezzo

Society - The Horror (1989) voto

Titolo originale: Society
Regia: Brian Yuzna
Anno: 1989
Durata: 99 minuti

Niente di nuovo sul fronte occidentale (1979)

E’ la prima guerra mondiale, la Prussia combatte la Francia e se senti un FIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII

hai solo 3 secondi prima che una bomba di dilani le budella e faccia di te l’ennesima casualità di un evento talmente assurdo e disumano che io dico BOH.

Niente di nuovo sul fronte occidentale (1979)

Lunghissimo film televisivo tratto dall’omonimo libro anti-militarista e pernicioso calcio in bocca per chiunque si metta di buona lena a vedere cotanta roba ammucchiata una sopra l’altra senza un chiaro senso fino a che questa montagna di cianfrusaglie non può che rovinare sui malcapitati che cercavano di metterci ordine.

La cosa che più rimane impressa e che da sola vale forse la scarpinata visiva è la scena con le francesine che mangiano golose del pessimo formaggio tenuto dentro dei germanici stivali puzzolenti.

VOTO:
2 montagne e mezza

Niente di nuovo sul fronte occidentale (1979) voto

Titolo originale: All Quiet on the Western Front
Regia: Delbert Mann
Anno: 1979
Durata: 150 minuti

Lo chiameremo Andrea (1972)

Due maestri elementari sono prossimamente circondati da ragazzini e ragazzine mentre un cementificio piazzato furbescamente a 200 metri dalla scuola circonda tutti quanti (leggermente meno prossimamente e molto più subdolamente) con orrende e malsane polveri sottili.

Dopo ripetuti e fallimentari tentativi di riproduzione anfigonica, Paolo e Maria vanno a fare accertamenti da un professorone svizzero scoprendo quello che la Chiesa Cattolica va dicendo da sempre, e cioè che quando c’è un problema è sempre colpa della donna, serpe.

Lo chiameremo Andrea (1972)

Interessante commedia dai risvolti semi-politici e semi-sociali che, seppur mantenendosi su livelli ampiamente superficiali di critica, riesce in più di un’occasione a strappare un sorriso amaro come da migliore tradizione di commedia all’italiana.

L’inespressività ribollente di Nino Manfredi è uno dei punti forte del film come d’altra parte la sua rassegnazione intellettuale di fronte alla silenziosa valanga degli eventi socio-politici dell’epoca; se a questo affianchiamo la tenace semi-ottusità di una Mariangela Melato in piena fase ovulatoria, ecco allora che anche due vecchi come De Sica e Zavattini portano a casa una pellicola non indispensabile, ma pregevole.

VOTO:
3 ovuli e mezzo

Lo chiameremo Andrea (1972) voto

Titolo inglese: We’ll Call Him Andrew
Regia: Vittorio De Sica
Anno: 1972
Durata: 104 minuti

Scappa – Get Out (2017)

Chris Washington è un fotografo nero coi controcazzi fidanzato con Rose Armitage, una ragazza prugnetta secca bianca che vuole introdurlo alla sua famiglia di prugne secche bianche che abitano in una grande casa coloniale immersa nel verde americano serviti e riveriti come sono da una cuoca e un giardiniere neri manco fosse Via col vento.

Chris parte quindi alla volta dell’incontro di culture con il fardello della consapevolezza d’essere assieme ad una ragazza che gioca alla coppia mista e i suoi tentennanti timori si riveleranno presto essere fondati quando tutte le sue paure verranno non solo confermate, ma moltiplicate in un caleidoscopico florilegio di situazioni politicamente (s)corrette.

Scappa - Get Out (2017)

Straordinaria commedia nera, sia nei toni che per il punto di vista assunto e cioè quello della minoranza più ingombrante degli Stati Uniti; una massa di donne e uomini che, liberatisi dalle catene degli oppressori dopo secoli di ingiustizie, si ritrovano ora imbrigliati dentro un sistematico déjà vu cognitivo che prima li vedeva come carne da macello e ora come carne d’aperitivo liberale.

Chiaramente reminiscente di classiconi come The Stepford Wives e sempre in bilico tra commedia e critica sociale, questa piccola grande perla cinematografica ha giustamente sbancato i botteghini con una semplicità e allo stesso tempo una profondità di contenuti da far invidia ai migliori commentatori politici i quali ancora fanno distinzione tra una frustata sulla schiena e una carezza paternalista.

VOTO:
5 fruste

Scappa - Get Out (2017) voto

Titolo originale: Get Out
Regia: Jordan Peele
Anno: 2017
Durata: 104 minuti

Essi vivono (1988)

John Nada è un poveraccio disoccupato che arriva a Los Angeles con lo zaino in spalla e le pive nel sacco.
Accertata l’impossibilità di trovare un lavoro onesto presso i Job Centers e assunto quindi in nero presso un cantiere edile per 2 lire pagate a 7 giorni, John viene invitato a dormire presso una piccola comunità di diseredati senzatetto come lui, un nutrito drappello di umanità sbronza di televisione generalista e sfruttamento istituzionalizzato che sopravvive ai margini dei grattacieli dove vivono i potenti della Terra.
Nonostante tutto questo però, John Nada crede ancora nel sogno americano e che, messe in atto le dovute giuste motivazioni, verrà il momento di rivalsa anche lui, povero cristo in croce.

A fargli cambiare idea ci penserà un manipolo di ribelli scienziati i quali hanno fortuitamente trovato il mistero di pulcinella dietro le disuguaglianze sociali: gli alieni controllano la Terra camuffandosi in mezzo a noi grazie a delle onde radio-televisive che inducono gli umani in una sorta di trance consumista attraverso la quale riescono a soggiogare il mondo intero alimentando una guerra tra poveri alla fine della quale gli unici vincitori risultano loro.

Riuscirà il manovale Nada a tirare la tendina della doccia dietro la quale i burattinai capitalisti si lavano beatamente il culo con le lacrime di interi popoli e provocare quindi l’insurrezione armata di quest’ultimi?

Essi vivono (1988)

Splendido film anni ’80 che riesce a fondere mirabilmente leggerezza narrativa e critica sociale facendo lievitare un piacevole pastrocchio cinematografico dentro il quale trovano armoniosamente posto distopie anni ’50 e scazzottate da wrestling americano nei vicoletti zozzi delle metropoli dove i perdenti di questo maledetto gioco del cane-mangia-cane vanno a bucarsi in mezzo alle dita dei piedi prima di morire nel loro stesso vomito.

La semplicità con cui Carpenter evidenzia l’ipocrisia e l’ingiustizia di un mondo diviso e fortemente piramidale come il nostro trova felice complicità nella linearità narrativa di una storia, certamente dicotomica nella contrapposizione bene-male, ma infinitamente matura in un finale aperto che lascia lo spettatore decidere cosa fare del proprio futuro.

VOTO:
4 Ted Turner e mezzo

Essi vivono (1988) voto

Titolo originale: They Live
Regia: John Carpenter
Anno: 1988
Durata: 94 minuti

Una vita difficile (1961)

C’è la seconda guerra mondiale e i popoli italici si dividono tra chi parteggia per i fasci e chi fa il partigiano.

Silvio Magnozzi, partigiano romano un po’ sbruffone alla macchia in quel di Como, trova rifugio per svariati mesi in un vecchio mulino assieme alla giovane figlia dei padroni fino a che, avvistati alcuni suoi compagni di lotta armata, abbandona la sverginata in piena notte lasciandosi dietro un mare di promesse di vita assieme.

Finita la guerra, Silvio diventa giornalista di un quotidiano comunista ma presto cominciano a farsi vivi i sentori di una risacca perbenista e arrivista, meschina ed egoista, miope e sopraffattrice che non risparmierà nessuno: dai porci capitalisti ai voltagabbana di sinistra, dai polverosi monarchici ai cittadini comuni senza arte né parte, i popoli italici saranno nuovamente e miseramente uniti dalla loro incontenibile voglia di conformismo nella vana ricerca di riempire il loro atavico vuoto d’amore e voglia d’amare che pure tanto ha prodotto nel campo artistico.

Una vita difficile (1961)

La questione fondamentale che pone questo capolavoro assoluto della commedia all’italiana è tanto semplice quanto apparentamente irrisolvibile se affrontato con quell’impunita volontà di avere la botte piena e la moglie ubriaca: si può vivere felici in questa società di mediocri mantenendo fede ai propri ideali?

Silvio è un comunista idealista che non riesce, anche forse per una mente un po’ fanciullesca, a piegare la propria coscienza per farla passare attraverso le force caudine di una repubblica, quale quella italiana, fondata sull’ecumenismo politico secondo il quale i duri e i puri sono considerati degli stronzi più dai cosiddetti “amici” che da quelli seduti dall’altra parte.

L’eterna lotta intestina di un uomo che si vede continuamente superato da chi decide di mettersi al servizio del potente di turno, poco importa di quale schieramento politico, perché l’individualismo e il libero pensiero viene schifato dagli animali gregari come l’essere umano, è molto sconfortante per chi, tipo il sottoscritto, si rispecchia molto nella figura del povero Magnozzi il quale, con tutti gli errori e le stupidaggini compiute, resta a mio modesto avviso uno degli esempi massimi della bellezza degli umani, gli unici animali che possono morire per un’idea.

VOTO:
5 esseri umani

Una vita difficile (1961) voto

Titolo inglese: A Difficult Life
Regia: Dino Risi
Anno: 1961
Durata: 118 minuti

Il resto di niente (2004)

Vita morte e miracoli della nobildonna Eleonora Pimentel Fonseca sullo sfondo di una Napoli spazzata da un’onda rivoluzionaria giacobina e una risacca sopraggiunta dopo pochi mesi di Repubblica Napoletana che ha portato all’impiccaggione, senza mutande, della stessa.

Perché va bene essere illuministe e pensare al bene comune, ma la dignità nobiliare non te la levi mica con due chiacchere al caffé letterario.

Il resto di niente (2004)

Film in costume dal piacevolissimo gusto moderno e pervaso da una contemporaneità artistica al limite dello sperimentalismo di cui ora purtroppo ricordo solo, per una forte intossicazione alcolica, il terribile accento della brava protagonista mentre cercava di parlare napoletano.

VOTO:
4 alcolizzati

Il resto di niente (2004) voto

Titolo originale: Il resto di niente
Regia: Antonietta de Lillo
Anno: 2004
Durata: 103 minuti

Passione sinistra (2013)

Nina è una stronza che dice di votare a sinistra ma ha le idee molto confuse, talmente confuse che alla prima occasione si fa scopare addannatamente dal primo fascio-capitalista che le concede qualche rabbiosa attenzione; d’altra parte si sa, le donne sono focose troie bugiarde che muoiono dalla voglia d’essere sbattute sul cofano della macchina dopo una sfuriata semi-politica…

…o forse mi sono un attimo confuso con quello che pensa la feccia dell’umanità, buona solo per foraggiare roghi in piazza centrale al dolce profumo di zenzero mentre tutti danziamo vorticosamente attorno ai pali infuocati su cui sono stati inchiodati a martellate questi sessisti meschini classisti auto proclamati intellettuali dei miei coglioni i quali non sono mai stati precari un solo giorno delle loro miserrime vite.

Ve odio.

Passione sinistra (2013)
inquadratura maschilista? sì

Chiara Gamberale, autrice del romanzo omonimo da cui è stato tratto questo film da calci in bocca con la rincorsa, la conosco da quando, assieme al compianto Luciano Rispoli, conduceva con la sua voca da oca strozzata un programma chiamata Parola Mia.
Ecco, questa pellicola è l’ennesimo chiodo sulla bara della mia dignità entro cui continuo a seppellire passioni giovanili come la suddetta oca o sbagliatissimi cavalli su cui ho puntato come Marco Travaglio il quale fa qui una brevissima comparsata degna delle migliori apparizione mariane.

Questa recensione quindi, invece d’essere un fiume in piena di bestemmie come si meriterebbe il regista Marco Ponti, vuole e deve essere testimonianza di come anche i migliori (tipo me) possono sbagliare.

Chiedo venia.

VOTO:
2 Travaglio

Passione sinistra (2013) voto

Titolo originale: Passione Sinistra
Regia: Marco Ponti
Anno: 2013
Durata: 90 minuti

Fuga da Los Angeles (1996)

Snake è tornato e questo volta deve recuperare un aggeggino di merda grande come un walkie talkie che permette lo spegnimento di ogni apparecchio elettronico del mondo.
Siccome la figlia del fondamentalista cattolico presidente degli Stati Uniti ha portato questo freschetto di merda nella città di Los Angeles che, come New York del primo capitolo, è ora una prigione a cielo aperto e lo ha dato ad un pazzo con manie dittatoriali tristemente somigliante al comandante Che Guevara vestito di rosa è ora compito di Plissken infiltrarsi tra le linee nemiche, riacchiappare lo spegni-roba e riportare le chiappe indietro per l’ora di cena.

Fuga da Los Angeles (1996)

Roboante e chiassoso remake più che sequel del bel Escape from New York che 15 anni prima aveva lanciato la carriera di Carpenter verso il grande pubblico.
Questa volta invece il pubblico non ha gradito e ha risputato in faccia al mittente un prodotto certamente tralasciabile per molti versi e purtroppo non sufficientemente divertente per gli intenti satirici che chiaramente si era proposto, ma che comunque riesce a rigirare il classico impianto da blockbuster per tramutarlo in un carrozzone fantasioso su cui girano una Pam Grier col vocione da travestito e Peter Fonda surfista pazzo.

Non è un’opera eccelsa, ma ‘sti cazzi non ce li metti?

VOTO:
2 tavole da surf e mezza

Fuga da Los Angeles (1996) voto

Titolo originale: Escape from L.A.
Regia: John Carpenter
Anno: 1996
Durata: 101 minuti

Black Mirror: 1° stagione (2011)

Questa è una serie televisiva di un certo spessore e lo si capisce fin dal primo episodio: una principessa appartenente alla casa reale inglese viene rapita da un misterioso figuro e verrà uccisa se il primo ministro non si presenterà in diretta televisiva entro poche ore per scopare un maiale di 100 chili davanti a tutto il mondo “civilizzato”.
Gli altri due micro-film che compongono la prima stagione si concentrano su altri aspetti possibilmente angoscianti del futuro prossimo di cui già ora possiamo vedere le prime avvisaglie.

Uno mette in scena una realtà entro la quale ha preso piede un sistema fortemente piramidale interamente basato sull’intrattenimento fine a se stesso al solo scopo di sfruttare orde di corpi umani per il loro potere cinetico in sella a delle bici collegate ad una griglia centralizzata che sembra dare potenza, in un classico circolo vizioso artificiale messo in piedi da un’elite governativa, alla stessa giostra del divertimento il cui scopo sarebbe quello di alleviare la pena di una vita attaccati alla macina.

L’ultimo invece ruota attorno all’incapacità d’azione quando si vive la propria esistenza in una perenne rievocazione del passato oramai fuggito: nella fattispecie, un fragile marito sospetta di una relazione extraconiugale della di lui sposa con un presuntuoso fighetto pieno di sé con il quale lei ha avuto una breve storia anni prima.
Tutto questo è aiutato ed alimentato da un endemico sistema di registrazione delle memorie personali che non lascia scampo né all’immaginazione, né alle libertà individuali dei privati cittadini, privati ovviamente delle loro libertà individuali.

Black Mirror: 1° stagione (2011)

Stupefacente serie televisiva britannica (e come poteva essere altrimenti considerando che il Regno Unito è già bello che avviato verso un’involuzione aristocratica sotto la quale i sudditi di sua maestà stanno via via perendo come solitari spermatozoi lasciati al freddo su di un bianco pavimento di un cesso pubblico) che cerca di immaginare una realtà alternativa prossima futura dominata, per un verso o per l’altro, da una tecnologia per così dire moderna.

Se da un lato è sicuramente da bollare come luddista e francamente infantile il solito cantilenante memento mori verso la povera bistrattata tecnologia che, zitta zitta, ha rischiarato le terribili notti delle nostre grotte preistoriche tramite l’uso di pietre focaie e pagliericcio, ci ha vestito di caldi indumenti per farci passare i freddi inverni di una glaciazione globale, ci ha donato penne con cui scrivere poemi e formule matematiche e carta sulla quale tramandare ai posteri tutto questa nostra immensa conoscenza che altrimenti sarebbe andata persa come succede a TUTTI gli altri animali di questo misero scoglio alla deriva nell’universo, se quindi da un lato c’è da mettersi le mani nei capelli, dall’altro però possiamo facilmente spezzare una lancia in favore di una piccola raccolta di ottimi film brevi come non se ne vedeva da tempo sui nostri poveri schermi neri.

VOTO:
4 monoliti e mezzo

Black Mirror: 1° stagione (2011) voto

Titolo originale: Black Mirror
Creatore: Charlie Brooker
Stagione: prima
Anno: 2011
Durata: 3 episodi da 1 ora