Il prescelto (2006)

Edward Malus (Malus…Malus…diocristo) è un poliziotto col senso di colpa per aver visto morire di fronte ai suoi occhi una madre e la sua bambina, sfracellate irrimediabilmente da un tir di 20 tonnellate.
L’occasione di redenzione sembra arrivare quando una sua ex, oramai residente da anni su un’isoletta privata molto misteriosa, gli scrive chiedendo aiuto per la sua figlia misteriosamente scomparsa.

Quello che Malus troverà saranno molte api e poca compassione.

Il prescelto (2006)

Giuro una cosa:
che iddio morisse di peste in questo preciso istante se non è vero che io mi sono visto questa merda di film solo per la famosissima scena finale con Nicholas Cage che urla “Not the bees!” mentre gli calano, a lui che è allergico, una valanga di api dentro una gabbietta stretta attorno alla faccia dopo avergli spezzato le gambe.

E invece dopo un’ora e mezza, quando il nostro Nicholas viene preso dai pazzi abitanti del villaggio pagano per compiere l’empio rituale, ecco che scopro con orrendo dispiacere come la scena, fonte di infiniti meme, sia stata stata misteriosamente tagliata.

Mannaggia cristo.

VOTO:
2 api

Il prescelto (2006) voto

Titolo originale: The Wicker Man
Regia: Neil LaBute
Anno: 2006
Durata: 102 minuti

Sole negli occhi (2001)

Il trentenne Marco è (probabilmente) un omosessuale represso completamente bloccato in un misero infantilismo da quando in giovine età fu beccato dal padre mentre a casa faceva della non meglio identificata roba zozza.
Arrivato a Rimini per dissuadere il genitore dalla vendita di una casa, Marco finisce per accoltellarlo malamente in un premeditato impeto di voglia di indipendenza.
I restanti 3 quarti del film seguono il percorso emotivamente liberatorio e praticamente involutivo del patricida il quale, cercando di eludere le indagini, fa in realtà tutto pur di farsi beccare.

Sole negli occhi (2001)

Interessantissimo dramma familiare di un individuo ironicamente solo come un cane che si distacca fortemente dalla solita melma italica per giungere su sponde molto più intellettuali e forestiere.

Il film parte in maniera furente e già dal primo minuto si capisce la portata dell’opera; tutta la sequenza iniziale poi è un assoluto capolavoro teatrale entro il quale Gifuni prende il volo grazie ad una recitazione contenutissima e precisa secondo la quale anche un’intonazione o un lieve sorriso possono e devono sorreggere la trama.
Qui infatti si lavora molto per sottrazione e tutto, dalle interpretazioni alla messa in scena, dalla scenografia alla fotografia, è centellinato in maniera tale che ad emergere non siano i virtuosismi del regista egocentrico alla Sorrentino il quale ho scoperto recentemente non paga gli straordinari al suo assistente alla regia pezzo di merda spilorcio figlio di un cane, ma bensì la storia di un pericolosissimo timido spilungone mai cresciuto.

VOTO:
4 Sorrentino ladro

Sole negli occhi (2001) voto

Titolo inglese: Empty Eyes
Regia: Andrea Porporati
Anno: 2001
Durata: 90 minuti

Gli intoccabili (1987)

Nel 1930 a Chicago se volevi farti un goccio dovevi attaccarti al cazzo perché in USA c’era il proibizionismo.
In questo sobrio clima di terrore psicologico, la mafia italo-americana ebbe buon gioco e la banda del celebre Al Capone prese presto un ruolo dominante all’interno dell’organigramma a delinquere che gestiva il commercio illegale delle sbronze: tra una bomba qui e una raffica di mitra là, Alfonsetto lo stronzetto fece così tanti soldi da fondare un piccolo impero imprenditoriale di cui, tramite le scatole cinesi finanziarie tanto care a Berlusconi, non pagava un centesimo di tasse.

Ed è grazie a questo reato minore che la banda degli intoccabili, un valoroso gruppo di statali dal passato variegato al cui capo v’era l’agente del Tesoro Eliot Ness, riuscì a mettere in gattabuia per parecchi anni Al Capone, detto Scarface, detto Cotechino, detto Vigo di Carpazia.

Gli intoccabili (1987)

Celebre film in costume (di Armani) che ha fatto sognare più di un cervo.

Lo stile De Palma è chiaro e plateale: le sue celebri carrellati, i piani sequenza e le costruzioni sceniche ad incastro prendono spesso il sopravvento e forse ci si ritrova a desiderare un modo di fare cinema meno vistoso, meno teatrale, meno pomposo, meno celebrativo, meno autocompiacente, meno sfarzoso, meno programmato, meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno meno.

VOTO:
4 pagliacci

Gli intoccabili (1987) voto

Titolo originale: The Untouchables
Regia: Brian De Palma
Anno: 1987
Durata: 119 minuti

Animali Notturni (2016)

Abbiamo visto il film dei borghesi grandi grandi con problemi piccoli piccoli.

Si parla di:
Single Man, Registi Stilisti, Jake Gyllenhaal, Amy Adams, Arrival, Prime impressioni, Michael Shannon, La trama, Cose positive, Aaron Taylor-Johnson, il Doppio ruolo del fantasmatico protagonista maschile, il Sensibile personaggio del romanzo senza palle, gli Animali Notturni, il Popolo lavoratore che non va al cinema, Tiziano Ferro, Tom Ford, l’Omosessualità, Musiche, Minimalismo, Sentimento, il Folgorante inizio, San Sebastiano bovino, Provocare a tutti i costi come in Cremaster, Quando un film fallisce, Votazioni e Borghesia.

Titolo originale: Nocturnal Animals
Regia: Tom Ford
Anno: 2016
Durata: 116 minuti

I soliti sospetti (1995)

Storia di una pericolosa banda di criminali, reclutati per un lavoro sporco da un fantomatico mandante turco rispondente al nome di Kayser Soze, raccontata dall’unico superstite di questo assalto armato ad una nave carica di cocaina argentina: uno zoppo truffaldino che sembra abbia visto questo mitico e spaventoso mega criminale turco e che per questo viene torchiato dal prepotente poliziotto di turno al solo fine di estorcergli una dritta che sia una sulla vera identità del mitico e spaventoso turco mega criminale di cui sopra.

I soliti sospetti (1995)
sopra

Leggendario film poliziesco con famosissimo twist finale che, per quelli che hanno vissuto su Marte fino ad ora, non rivelerò per pura pietà.

Quello che invece posso dire è quell’episodio molto divertente avvenuto durante le riprese del film che vide il pederasta Bryan Singer entrare nella roulotte dell’attore Kevin Spacey trovandovi il suo ragazzo (ragazzino) dell’epoca succhiare avidamente il cazzo al bravo Kevin, famoso ricchione in the closet hollywoodiano.
La reazione fu (comprensibilmente) tanto violenta e burrascosa da far rischiare di chiudere baracca e burattini alla produzione, ma fortunatamente alla fine Bryan inghiottì il rospo della storia del suo ragazzo che inghiottì il cazzo di Kevin Spacey che al mercato mio padre comprò e noi oggi possiamo apprezzare questo bel film con famosissimo twist finale.

VOTO:
4 rospi e mezzo

I soliti sospetti (1995) voto

Titolo originale: The Usual Suspects
Regia: Bryan Singer
Anno: 1995
Durata: 106 minuti

Alex l’ariete (2000)

Alex è un carabiniere testa di cuoio testa di cazzo che, per salvare un neonato finito in mezzo ad una sparatoria con dei trafficanti di mitragliatrici nascoste dentro delle bare, si fa sospendere dal Gruppo di Intervento Speciale e finisce a prestare servizio per circa 5 ore in un paesino montanaro in cui riesce a fare il provolone con una fica da via Monte Napoleone subito dopo aver consumato il suo primo pasto in paese, un risotto di cui si fa menzione ben 3 volte ma che non appare mai.

Scoccata la sesta ora viene convocato d’urgenza per una missione speciale e molto segreta: accompagnare una ragazza col disturbo borderline, di cui non si fa mai menzione ma che traspare per tutta la durata del film (e della vita privata di Michelle Hunziker), fino a Roma per rispondere ad una (falsa) accusa di omicidio.

Tra i due nascerà subito un’impossibile storia d’amore e odio che può essere spiegata unicamente con un forte desiderio di complementarità: lei insegnerà a lui la misteriosa arte della conversazione mentre lui mostrerà a lei come si può mantenere la stessa espressione (imbecille) anche per parecchi minuti di fila.

Alex l'ariete (2000)

L’abominevole storia odi et amo tra un tortellino bolognese di 90 chili e una coltellata svizzera in bocca prende qui le sembianze di uno dei più bei film della storia del cinema.

Ovviamente sto scherzando: l’unica cosa salvabile in un quest’orribile sceneggiato da Rete Oro è l’irresistibile comicità involontaria che sgorga copiosa da ogni mostruosa inquadratura, ogni urlo di Michelle, ogni frase smozzicata di Alberto, ogni buco di sceneggiatura grande come la fossa delle Marianne.

Bisogna però ammettere che la Hunziker fa quello che può con una storia da Bim bum bam mentre Tomba fa quello che può con un cervello da ritardato.

VOTO:
2 razziatrici di tombe e mezza

Alex l'ariete (2000) voto

Titolo originale: Alex l’ariete
Regia: Damiano Damiani
Anno: 2000
Durata: 122 minuti

Danko (1988)

Il capitano sovietico Ivan Danko deve recuperare un pericolosissimo criminale georgiano rifugiatosi in USA; per fare ciò verrà affiancato da Art Ridzik, un poliziotto di Chicago dai modi spicci e dalle tendenze omofobiche.

Ma come cazzo è possibile?
Eppure Walter Hill ci aveva regalato bella roba tipo The Warriors o Southern Comfort; invece questo strofinaccio per vetri cinematografico spinto a calci in bocca e battutine penose non è altro che merda.
Sorretto da una logica manichea e violenta nonostante abbia la pretesa di professare l’unione dei popoli contro la volontà dei politicanti, Red Heat s’infrange presto sul muro dell’analisi politica: a prima vista infatti i due poliziotti sembrano superare in parte i loro pregiudizi e gli iniziali fraintendimenti per abbracciare un più universale umanesimo, ma ciò è palesemente falso.
Difatti è grazie al cazzo che Danko e Ridzik alla fine vanno d’accordo, sono entrambi della stessa pasta: essi rappresentano infatti il braccio armato di uno stato fascista; il primo fascio-socialista, il secondo fascio-capitalista.
Giusto un povero scemo, un bugiardo cronico o un furbo negazionista potrebbe affermare altrimenti.

A condire il tutto poi abbiamo prima un bel velo di omofobia vecchia scuola, qui palesata dall’insistenza con cui Art chiede a Ivan se ha mai avuto una ragazza, e poi una bella intesa transoceanica su come risolvere il problema della droga: fare come in Cina e cioè prendere tutti i trafficanti e soprattutto tutti i dipendenti da droga e fucilarli in piazza, senza processo, evitando così le lungaggini dei politicanti che si mettono sempre in mezzo a questa giustizia sommaria da fieri ignoranti.

Ma andate affanculo.

VOTO:
2 fieri ignoranti

Danko (1988) voto

Titolo originale: Red Heat
Regia: Walter Hill
Anno: 1988
Durata: 104 minuti

The Wicker Man (1973)

Il sergente di polizia Neil Howie riceve una lettera anonima nella quale si invoca il suo aiuto per la scomparsa di una ragazzina a Summerisle, una piccola isola al largo della Scozia nord occidentale.
Mosso da un profondo senso del dovere ed un’altrettanto stupida fede nel Cristo salvatore, Howie va ad indagare la scomparsa della giovine, ma quello che trova sono solo pagani picchiatelli, vergini ben disposte e parecchie allusioni al cazzo come simbolo di venerazione.

Insomma, un po’ come a casa di Berlusconi.

The Wicker Man (1973)

Stupefacente cazzotto in testa sotto forma di opera filmica per questo film cult inglese molto particolare e molto bello.
La piccola ma opprimente storia misteriosa che si dipana per 3 giorni come un’annunciata valanga fino a giungere ad un vero e proprio capolavoro nel famoso finale può essere forse considerata l’anello mancante tra orrore e pura poesia.
Se a questo si aggiunge Christopher Lee vestito da damigella danzante, allora non ci sono più scusanti per non vedere questo capolavoro.

VOTO:
4 dio Sole e mezzo

The Wicker Man (1973) voto

Titolo originale: The Wicker Man
Regia: Robin Hardy
Anno: 1973
Durata: 88 min | 99 min (extended) | 94 min (final cut)

Zootropolis (2016)

Nella città di Zootopia che non si sa bene il motivo è stata tradotta con Zootropolis perché a quanto pare secondo i distributori nostrani è più famoso il film di Fritz Lang del 1927 che il libro di Tommaso Moro, vive una moltitudine di animali antropomorfi i quali sembrano aver raggiunto un livello evolutivo pari al nostro; la cosa interessante però è che, nonostante la coesistenza di diverse razze e soprattutto di diverse diete, la pace regna (più o meno) sovrana.
Judy Hopps, ambiziosa prima coniglia poliziotto della megalopoli, vessata da tutto e tutti per la sua modesta fisicità ed un pregiudizio duro a morire secondo cui le dimensioni contano quando si deve ripristinare l’ordine, vuole risolvere il mistero dei 14 cittadini scomparsi, coincidentalmente tutti animali predatori.
Grazie alla sua perseveranza idiota e all’aiuto di una volpe che si dà da fare con traffici più o meno illegali tra le pieghe della legge, Judy scoprirà una mega cospirazione atta a smuovere lo status quo in favore di una particolare classe di cittadini.

Zootropolis (2016)

Divertente commedia Disney dai risvolti spaventevoli, Zootopia parla della discriminazione razziale e dell’uso di stupefacenti con il solito piglio semplice ed efficace dei cartoni animati.
Razzismo? Stupefacenti?
Sì perché, come si evince chiaramente dal susseguirsi degli eventi narrati, questo mondo antropomorfo è solo apparentemente pacifico e omnmicomprensivo; in realtà gli animali predatori, per via del loro passato un po’ selvaggio, sono considerati cittadini di second’ordine ai quali è perfino permesso negare l’ingresso nei ristoranti (vi ricorda qualcosa?).
Questo 10% della popolazione (i neri americani sono circa il 12%) è a volte visto con diffidenza e il fatto che i 14 predatori di cui sopra vengano in seguito ritrovati tramutati in pericolose bestie feroci e assassine fa scoppiare velocemente la bolla perbenista entro la quale Zootopia aveva prosperato fino a quel momento.
Ma attenzione: il parallelo predatori-neri americani non finisce qui: si scopre presto infatti che questi feroci animali impazziti siano stati in realtà drogati con un estratto di una pianta chiamata Nighthowler seguendo un diabolico piano di una parte deviata del governo cittadino così da montare un caso contro una minoranza di cittadini e compattare meglio la società cosiddetta civile.

E che c’entra?
Beh, si dà il caso che negli anni ’80 il governo americano, attraverso la CIA, abbia addestrato e finanziato con fiumi di denaro una serie di gruppi ribelli di destra nicaraguensi i quali si opponevano al governo sandinista democraticamente eletto che precedentemente aveva cacciato a calci in culo le compagnie private americane dal loro territorio le quali volevano costruire un canale artificiale per unire i due oceani sul modello del canale di Panama (sempre fatto e gestito dagli americani) e trarne poi grande profitto.
Siccome i Contras, questo il nome in codice dei ribelli di destra di cui sopra, si autofinanziavano anche con la vendita all’ingrosso di cocaina, successe che il governo americano, cercando di tenersi buoni i camerati ribelli, chiuse un occhio sull’esportazione del prodotto su suolo americano (qualcuno dice pure che abbia attivamente aiutato).
E chi è che è stato più duramente colpito dall’afflusso enorme di cocaina e dei suoi derivati tipo il crack?
Ovviamente le classi più povere e marginalizzate dei grandi centri urbani.
E da chi era (ed è) composta la classe più povera e più vessata d’America?
Ma dai neri ovviamente!
Ecco quindi che intere comunità afro-americane sono state spazzate via dall’arrivo di droghe spacca cervello che hanno distrutto molto del lavoro di auto-determinazione e rivincita culturale iniziato da neri come Martin Luther King il quale fu assassinato nel 1968, secondo molti, grazie ad complotto dei servizi segreti americani.

Insomma, un film per famiglie.

VOTO:
4 Martin

Zootropolis (2016) voto

Titolo originale: Zootopia
Regia: Byron Howard, Rich Moore e Jared Bush
Anno: 2016
Durata: 108 minuti

58 minuti per morire (1990)

Dopo aver salvato capra e cavoli al grattacielo Nakatomi facendo scoppiare bombe e teste di cazzo senza soluzione di continuità, John McClane si è riappacificato con sua moglie cattolica mafiosa tanto da far visita natalizia ai di lei genitori.

A rompere le uova nel paniere familiare arriva però Franco Nero in versione dittatore sud americano anti-comunista ex alleato della CIA ora in modalità arresto internazionale il quale sta per atterrare all’aeroporto di Washington DC proprio mentre il nostro prode poliziotto fascista sta aspettando la moglie cattolica mafiosa per andare a far visita di cortesia ai di lei genitori.

58 minuti per morire (1990)

Seguito meno riuscito del celebre primo Die Hard, delizioso film vagamente fascistoide ma comuque dotato di un buon sarcasmo e una sequela di ottime scene d’azione che certe cacate di oggi se le sognano col binocolo, qui purtroppo siamo più dalle parti dell’effetto speciale spropositato e dei morti che cadono numerosi come popocorn sul pavimento del cinema.

Bella la trafittura oculare con la stalattite di ghiaccio (una chiara frecciatina al delitto di Cogne dal quale la Franzoni ne è uscita indenne nonostante tutti sapessero fosse stata lei a uccidere il figlio proprio con un pugnale di ghiaccio), bella la danza nuda di cui sopra e della quale non si sentiva la minima mancanza e molto belli Robert Patrick e John Leguizamo giovini giovini che io non m’ero mai accorto recitassero per tipo 7 secondi tra le file dei cattivi.

VOTO:
3 assassine

58 minuti per morire (1990) voto

Titolo originale: Die Hard 2 Die Harder
Regia: Renny Harlin
Anno: 1990
Durata: 124 minuti

Trappola di cristallo (1988)

Una banda ben organizzata di ladri europei vuole derubare la cassaforte del grattacielo Nakatomi mentre al 30esimo piano stanno avvenendo i festeggiamenti per la zozza vigilia di Natale.
E però questi manigoldi non hanno fatto i conti con John McClane, poliziotto newyorkese in trasferta a Los Angeles per far visita a moglie e figli, il quale non vede l’ora di esprimere la sua vena nichilista mentre scalzo si diverte a sparacchiare mitraglie pensando di far del bene all’umanità quando in realtà è solo un cane sciolto al soldo del sistema.

Trappola di cristallo (1988)

Straordinario film d’azione tipicamente americano, preciso come un orologio svizzero e pieno di quell’umorismo yuppie che piaceva tanto ai cocainomani anni ’80, Die Hard era e rimane godibilissimo e divertente.

Se non fosse per l’amichevole poliziotto nero che confessa di aver sparato ad un tredicenne disarmato senza farsi neanche un giorno di galera manco fosse George Zimmerman con Trayvon Martin, uno potrebbe pure parteggiare per i cosiddetti buoni.
Se però aggiungiamo che a capeggiare il manipoli di anglo-italo-tedeschi c’è il compianto Alan Rickman a cavallo dell’Inno alla Gioia, celebre brano di Beethoven e inno dell’Unione Europea dal sapore vagamente nazista, allora Bruce Willis se ne può pure andare a fanculo con il suo amore per il quinto emendamento e il suo supporto a George Bush.

Mortacci sua.

VOTO:
4 Bush cocainomani

Trappola di cristallo (1988) voto

Titolo originale: Die Hard
Regia: John McTiernan
Anno: 1988
Durata: 131 minuti

RoboCop (2014)

Alex Murphy viene esploso, danni, paralitico, trasformato in robot da corporazione malefica mangiasoldi, sbim bum bam.
Moglie e figlio traumatizzati, amore negato, dottore lo voglio nero, eh no codice rosso non puoi sparare, voglio morire, è veloce e resistente, 60 secondi per arrestare un assassino violentatore, sta indagando il suo omicidio, fabbrica di droga, stritum tan, poliziotti corrotti, senato vota sì ai robot, presidente OCP contento, presidente morto.

RoboCop-(2014)
Samuel L. Jackson motherfucker

Rifacimento (o come lo chiamano adesso remake/reboot) del meraviglioso classico anni ’80, questa cacata mandata giù di traverso non ci voleva proprio.
Consapevole delle qualità che hanno reso l’originale un capolavoro, il reboot se ne frega al cazzo al 70% e lascia solo qualche briciola ai poveri nostalgici come me che hanno a cuore il cervello invece dell’erezione che molto probabilmente regna sovrana tra chi si diverte a vedere ‘ste minchiatelle pompate a bomba co’ le pistolettate a raffica e la noia che te se porta via.
Il problema è che non fa schifo, anzi c’è anche qualche battutina simpatica e un lieve accenno di satira sociale, ma il tutto è diluito in un mare di banalità generalista.
Insomma, non se sentiva assolutamente il bisogno.

VOTO:
2 nostalgici e mezzo

RoboCop-(2014)-voto

Titolo originale: RoboCop
Regia: José Padilha
Anno: 2014
Durata: 117 minuti