Starship Troopers (1997)

Nel 23esimo secolo la Terra è unita sotto un unico regime para-fascista che glorifica il sacrificio personale verso la Patria, specialmente quello fisico, e detesta i pappamolle pacifisti.

John Rico, Dizzy Flores, Carmen Ibanez e Carl Jenkins sono 4 giovani appena diplomati che decidono di arruolarsi nell’Esercito della Federazione; chi per fare carriera, chi perché appassionata di navi spaziali falliche e chi per seguire l’amore che chiaramente gli darà in culo al primo giro dell’angolo.
Questi giovani figli della patria troveranno pane per i loro denti nella guerra interplanetaria contro Klendathu, un corpo celeste all’altro capo della nostra galassia popolato da una specie aliena di aracnidi che non vedono di buon occhio l’invasione del loro pianeta per mano dei nazi-fascisti della Terra.

Starship Troopers (1997)

Magnifica satira del militarismo e dell’imperialismo americano tutta giocata sull’eccesso e sul ribaltamento di significato.

Difatti solo un imbecille potrebbe prendere sul serio la spregiudicata propaganda fascista che trasuda da ogni costume da gerarca, ogni dialogo sulla decadenza morale della democrazia e ogni inquadratura d’ogni perfetto metro di città sulla quale camminano bellissime persone sorridenti in un pauroso clima di pace romana mondiale.

Alla sua uscita fu un bel flop al quale contribuì molto probabilmente la stupidità di chi andò a vederlo e lo considerò nella migliore delle ipotesi uno strano film d’azione con personaggi e intrecci da serial televisivo per adolescenti quando invece la genialità dell’opera risiedeva proprio in questo suo sfacciato e orrendo travestimento da storia d’amore nello spazio.

Consigliato a chiunque abbia un briciolo di cervello e un assoluto must per i fan delle affabili distopie alla RoboCop.

VOTO:
5 briciole

Starship Troopers (1997) voto

Titolo completo: StarShip Troopers – Fanteria dello spazio
Regia: Paul Verhoeven
Anno: 1997
Durata: 129 minuti

Zohan – Tutte le donne vengono al pettine (2008)

Cosa puoi fare nella vita dopo che per anni e anni hai sbracato di mazzate il popolo palestinese umiliando il diritto internazionale protetto dall’ombrello militare americano?

Semplice: il parrucchiere in America.
Avrai così l’occasione di fare i capelli lisci alle signore anziane prima di strapazzartele nel retrobottega facendo però al contempo molta attenzione alla possibile comparsata del tuo acerrimo nemico, il terrorista Fatoush “Phantom” Hakbarah.

Zohan - Tutte le donne vengono al pettine (2008)

Sviolinata sionista da far rizzare i capelli in testa per la carica di stereotipi che porta avanti tronfio e fiero come un maiale col cappello di paglia la domenica e imperdonabile affastellamento di situazioni a volte assurde fino all’inverosimile, molte altre semplicemente stupide.

Per concludere, un paio di riflessioni:
1 – Per una volta, il titolo italiano non toglie nulla a quello inglese.
2 – Se mai nella vita verrete decapitati, questo è probabilmente il film che vi verrà in mente mentre la vostra testa starà cadendo nel cestino di vimini.

VOTO:
2 cestini di vimini

Zohan - Tutte le donne vengono al pettine (2008) voto

Titolo originale: You Don’t Mess with the Zohan
Regia: Dennis Dugan
Anno: 2008
Durata: 113 minuti

Il prestanome (1976)

Durante i favolosi anni ’50 americani c’era un clima politico abbastanza spiacevole per cui chiunque lavorasse nel mondo dell’intrattenimento e fosse anche lontanamente in odore di comunismo/socialismo/progressismo/femminismo/anti-capitalismo eccetera eccetera veniva prima messo su una lista nera e poi messo alla porta da tutte le produzioni.

Il protagonista di questo film, Howard Prince, è un furbacchione newyorkese che lavora un po’ come cassiere di un ristorante e un po’ come allibratore clandestino durante i favolosi anni ’50 di cui sopra; un giorno viene avvicinato da Alfred Miller, un suo vecchio amico d’infanzia ora sceneggiatore televisivo bollato come anti-americano e messo prima sulla lista nera e quindi alla porta, il quale gli propone uno scambio equo e solidale: Howard presenterà le sue sceneggiature facendole passare come proprie così d’aggirare il divieto e lui in cambio gli darà il 10% del ricavo monetario.

Il gioco funziona per un po’, arricchendo entrambe le parti, fino a che la commissione per le attività anti-americane comincia a gettare un occhio anche su Howard Prince, da sempre completamente avulso dalla scena politica, rivelando quindi a chiare note il clima da caccia alla strega che si respirava durante i favolosi anni ’50 americani di cui sopra, sopra.

Il prestanome (1976)

Piacevole commedia molto Yiddish, col povero ma scaltro protagonista alle prese col Golia sistemico, dai risvolti morali parecchio drammatici che elevano l’opera un paio di gradini sopra quelli dove sembra sedersi.

La figura più coinvolgente rimane chiaramente quella di Hecky Brown, interpretato da un isterico Zero Mostel (lui stesso vittima del maccartismo, assieme al regista e allo sceneggiatore di questo film) il quale riesce a mettere in scena il rassegnato sbigottimento di un’intera classe di lavoratori durante i favolosi anni ’50 americani di cui sopra, sopra, sopra.

VOTO
4 bigotti

http://www.unfilmunarecensione.com/wp-content/uploads/2018/03/Il-prestanome-1976-voto.jpg

Titolo originale: The Front
Regia: Martin Ritt
Anno: 1976
Durata: 95 minuti

Un giorno senza messicani (2004)

Che succederebbe in California se improvvisamente sparissero tutti i messicani che, regolarmente o irregolarmente, sono venuti a spazzolare i cessi degli americani prima di servire loro un bel taco caldo?

Boh… ma a noi, diciamo la verità, ce ne frega un cazzo?

Un giorno senza messicani (2004)

In questo finto documentario/cacata/spot promozionale del governo messicano che francamente si può evitare come uno eviterebbe un calcio sui coglioni, si ricostruisce (tramite l’abbondante uso di attori cani bastardi e una fotografia da far sembrare bravi i DOP italiani) le fantastiche vicende di un giorno durante il quale tutti i messicani scompaiono misteriosamente dal suolo californiano mentre una nebbia rosa circonda lo stato americano col più alto tasso di Harvey Weinstein.

Se non fosse per la retorica spinta a forza come un foie gras, se non fosse per le miserevoli ricostruzioni stile Ultimo Minuto, si potrebbe puntare un accusatorio dito sull’ironico quanto patetico razzismo della pellicola stessa che decide di far sparire solo i messicani “puri”, cioè quelli con entrambi i genitori messicani, lasciando in pace quelli nati da coppie miste… roba che manco Joseph Goebbels dio cristo.

Un film dimmerda insomma che non mi sento di salvare neanche per quel briciolo d’intento socio-politico che si risolve dopo 5 minuti nella dentiera di un messicano lasciata in un bicchiere al bagno.

VOTO:
2 messicani

Un giorno senza messicani (2004) voto

Titolo originale: A Day Without a Mexican
Regia: Sergio Arau
Anno: 2004
Durata: 100 minuti
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A-Team (2010)

4 soldati fuori dagli schemi (leggasi: teste di cazzo) fanno comunella per sconfiggere il male chiamandosi Squadra Alpha così da sottolineare la loro insoluta voglia d’essere i maschi number 1 del quartiere.

Il film concentra le forze narrative su uno dei loro casi precedenti alla serie tv (ebbene sì: è un prequel) ovvero quello che li ha fatti radiare con disonore e sbattere in galera.
Ma loro sono troppo forti e se ne strafottono delle regole, in carcere c’hanno la jacuzzi e se gli dai 6 mesi sono imbattibili.
A una certa poi ho abbassato un po’ il volume e ho dormicchiato, poi mi sono svegliato e stavano precipitando dal cielo dentro un carro armato con dei paracadute sparando verso terra per rallentare la velocità di caduta…

Jessica Biel è bona, ma è sempre più manichino.
Liam Neeson se la batte sempre più con Samuel L. Jackson per il titolo di Mignotta d’Hollywood.

A-Team (2010)

Trasposizione cinematografica di un imbarazzante serial anni ’80 di cui quindi non se ne sentiva la minima mancanza.

Tralasciando le ovvie critiche sulla mancanza di spessore, sulle caratterizzazioni macchiettistiche e sulla velocità supersonica del montaggio che lascia più di una volta abbastanza frastornati, quello che più mi ha fatto incazzare è stato l’arco emotivo del personaggio del nero B.A. Baracus il quale, sposata la non violenza durante il periodo di prigionia, viene convinto ad uccidere nuovamente da Liam Neeson che gli cita una frase di Gandhi sull’apatia che maschera l’impotenza.
Ovviamente, da bravo maschio alpha, quando viene anche lontanamente insinuato che lui possa essere impotente, Bosco Baracus torna sui suoi passi e spezza il collo di uno dei cattivi con una mossa di wrestling…

…proprio come avrebbe fatto Gandhi.

VOTO:
2 Gandhi

A-Team (2010) voto

Titolo originale: The A-Team
Regia: Joe Carnahan
Anno: 2010
Durata: 117 minuti

Niente di nuovo sul fronte occidentale (1979)

E’ la prima guerra mondiale, la Prussia combatte la Francia e se senti un FIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII

hai solo 3 secondi prima che una bomba di dilani le budella e faccia di te l’ennesima casualità di un evento talmente assurdo e disumano che io dico BOH.

Niente di nuovo sul fronte occidentale (1979)

Lunghissimo film televisivo tratto dall’omonimo libro anti-militarista e pernicioso calcio in bocca per chiunque si metta di buona lena a vedere cotanta roba ammucchiata una sopra l’altra senza un chiaro senso fino a che questa montagna di cianfrusaglie non può che rovinare sui malcapitati che cercavano di metterci ordine.

La cosa che più rimane impressa e che da sola vale forse la scarpinata visiva è la scena con le francesine che mangiano golose del pessimo formaggio tenuto dentro dei germanici stivali puzzolenti.

VOTO:
2 montagne e mezza

Niente di nuovo sul fronte occidentale (1979) voto

Titolo originale: All Quiet on the Western Front
Regia: Delbert Mann
Anno: 1979
Durata: 150 minuti

Transformers: L’ultimo cavaliere (2017) – Trailer Reaction

Reagiamo al trailer del quinto film della serie di cartoni animati cult anni ’80; questa volta coi nazisti medievali.

Si parla di:
Secchezza vaginale, Medioevo, Nazismo, Padre Clio, maniglie dell’Amore, Merda e Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta…

Titolo originale: Transformers: The Last Knight
Regia: Michael Bay
Anno: 2017
Durata: ?

Fuga da Los Angeles (1996)

Snake è tornato e questo volta deve recuperare un aggeggino di merda grande come un walkie talkie che permette lo spegnimento di ogni apparecchio elettronico del mondo.
Siccome la figlia del fondamentalista cattolico presidente degli Stati Uniti ha portato questo freschetto di merda nella città di Los Angeles che, come New York del primo capitolo, è ora una prigione a cielo aperto e lo ha dato ad un pazzo con manie dittatoriali tristemente somigliante al comandante Che Guevara vestito di rosa è ora compito di Plissken infiltrarsi tra le linee nemiche, riacchiappare lo spegni-roba e riportare le chiappe indietro per l’ora di cena.

Fuga da Los Angeles (1996)

Roboante e chiassoso remake più che sequel del bel Escape from New York che 15 anni prima aveva lanciato la carriera di Carpenter verso il grande pubblico.
Questa volta invece il pubblico non ha gradito e ha risputato in faccia al mittente un prodotto certamente tralasciabile per molti versi e purtroppo non sufficientemente divertente per gli intenti satirici che chiaramente si era proposto, ma che comunque riesce a rigirare il classico impianto da blockbuster per tramutarlo in un carrozzone fantasioso su cui girano una Pam Grier col vocione da travestito e Peter Fonda surfista pazzo.

Non è un’opera eccelsa, ma ‘sti cazzi non ce li metti?

VOTO:
2 tavole da surf e mezza

Fuga da Los Angeles (1996) voto

Titolo originale: Escape from L.A.
Regia: John Carpenter
Anno: 1996
Durata: 101 minuti

Il GGG – Il grande gigante gentile (2016)

Sophie è un’orfana londinese che soffre d’insonnia.
Durante una delle sue scampagnate per le grandi sale del tetro edificio in cui è rinchiusa da una macchina statale monarchica senza cuore né ingegno, la giovine scorge tra le tenebre della strada antistante un enorme figuro alto 8 metri che, facendo l’amore anale con un gatto di circa 35 centimentri, sta eroicamente confermando il soprannome datogli di BFG (Big Fucking Giant).

Sorpresa e impaurita dalla bestiale apparizione mariana, l’orfana si rifugia sotto le sottili coperte stracciate che il ridicolo stato monarchico anglosassone le fornisce durante le fredde notti invernali; ma questo non basta a proteggerla da un rapimento coatto e la successiva permanenza nel regno dei giganti dove la piccola Sophie imparerà ad allargare moltissimo le natiche per accomodare le gargantuesche voglie del Grande Gigante Gentile il quale sembra essersi innamorato del tepore anale degli umani rispetto a quello dei felini di cui andava precedentemente ghiotto.

Il GGG - Il grande gigante gentile (2016)

Film realizzato bene ma assolutamente da evitare per certe discutibili scelte politico-sociali che insozzano un’opera che ha un suo sincero apprezzamento per l’amore deviato, tanto caro all’autore Roald Dahl.

Si dà il caso infatti che i giganti cattivi delle lande nordiche abbiano capelli rossi e vestano con gonne, un chiaro riferimento alle popolazioni scozzesi tanto invise alla spocchiosa borghesia del sud dell’isola, pubblico destinatario di questo tipo di libri per bambini; e (come se non bastasse) a salvare capra e cavoli in questa torbida vicenda fatta di gatti, giganti scozzesi e amori di culo viene chiamata nientedimeno che la regina Elisabetta 2 la quale manda una squadra di elicotteri a trasferire forzatamente gli enormi predoni su uno scoglio infame nel mezzo del mare nordico, tipo come faceva Mussolini coi froci e i comunisti.

Fatti non fummo per viver come bruti, ma per seguire gatti e tepore.

VOTO:
2 tepori dietro

Il GGG - Il grande gigante gentile (2016) voto

Titolo originale: The BFG
Regia: Steven Spielberg
Anno: 2016
Durata: 117 minuti

Saving Christmas (2014)

Ahhh, il Natale:
famiglia, doni, cenoni, alberi, giocattoli, candele, pennacchi, lucine, coriandoli, consumismo, televisione, breakdance…

Che sarebbe la festa del signore gesù cristo morto risorto senza pennacchi e breakdance?
Come possiamo immaginare un Natale più sobrio e svestito di tutto il ciarpame capitalista e pagano di cui si è andato via via impregnandosi come la Madonna feconda vergine minorenne sposa bambina?
Come osano le persone che hanno studiato storia e antropologia venire ad insegnarci che Gesù non è nato a dicembre, che l’albero è un simbolo pagano dedicato ad Odino o che spendere dollarazzi su dollarazzi per comprare merda di plastica ai nostri figli viziati pesti è un oltraggio ai poveri e al vero significato della natività?

Insomma, come è possibile che tutto quello che ho letto in un libro di leggende scritto 2000 anni fa da ignoranti tribù patriarcali di beduini pecorai e spazzini ha meno valore di un impianto scientifico controllato e verificato da una comunità internazionale di liberi pensatori e accademici?

Ma stiamo scherzando?
Come glielo giustifico adesso al piccolo Timmy che ha dovuto ingoiare sperma, feci e urina di prete in cambio della salvezza dell’anima?

Saving Christmas (2014)
sgradevole

Semplicemente sgradevole assistere a quest’oretta di bugie confezionate per un pubblico chiaramente medio basso, dal palato artistico grossolano e con un intelletto che chiamare fino sarebbe d’insulto al sale che manca nelle loro zucche vuote di merda sfasciata in bocca alle loro lerce faccie cretine di mentecatti boccaloni pericolosamente in bilico tra una vita mediocre e un assalto alla clinica dove praticano l’aborto.

Ma lo sapevate voi che l’albero di Natale è il simbolo dell’albero della conoscenza da cui Eva donna ladra e serpe bugiarda per sempre dannata colse la famosa mela da donare al povero Adamo candido inetto e che poi è andato trasfigurandosi nella croce di Gesù morto stecchito per i peccati della femmina serpe di cui prima al quale venne inchiodato per simboleggiare il ritorno della mela all’albero sacro che oggi noi adorniamo con palle rosse come mele?
No ovviamente, perché è una cazzata.

E lo sapevi tu che Babbo Natale era un vescovo che prese a botte un altro teologo cristiano durante il consiglio di Nicea perché costui pensava che Gesù fosse un po’ meno dio di Dio negando quindi l’equiparazione PadreFiglioSpiritossanto?
No ovviamente, perché col cazzo che ti raccontano le cose vere e perciò quanto la chiesa cristiana è stata violenta, stupida e prevaricatrice nei 2000 anni di terrore in cui ha regnato.

Vedere un film fondamentalista cristiano semi-indipendente come questo è interessante solo per un mero motivo sociologico-culturale e cioè: è istruttivo vedere di che lercia pasta è fatto un cristiano bigotto medio che giustifica la violenza verso altre correnti religiose in nome del suo invisibile dio immaginario.

Se invece avete già fatto il pienone di tristezza ed escrementi e volete semplicemente vedere un bel film che vi spiega quale piaga cancrenosa sia stata (e sia) la chiesa cattolica, vi consiglio The Magdalene Sisters.

VOTO:
1 piaga

Saving Christmas (2014) voto

Titolo alternativo: Kirk Cameron’s Saving Christmas
Regia: Darren Doane
Anno: 2014
Durata: 80 minuti

Snowden (2016)

Edward Snowden, dopo aver lavorato come genio informatico in diverse compagnie e agenzie governative tipo la CIA e la NSA, ed aver maturato un sano e crescente odio per l’elite al potere che soggioga i cittadini ignari/ignorati/ignoranti, per evitare lo sforacchiamento del suo cranio a causa di una raffica di segreti proiettili governativi tipo quelli della CIA o della NSA ha reso pubblica, rivelandola alla stampa, un’incredibile macchinazione governativa americana volta a spiare mezzo mondo, tra cui 35 leader mondiali tipo la cancelliera tedesca Merkel, la “culona”, secondo il nostro caro Berlusconi.

Una volta che l’inglese Guardian pubblicò il 5 giugno 2013 la prima di una lunga serie di documenti passati da Snowden in cui questa macchinazione fatta di spie, agenti governativi senza morale e un presidente negro servo degli schiavisti bianchi che andava cacciato a calci in culo già dopo il primo deludente mandato veniva chiaramente a galla, il nostro eroe si trovò con l’incombente compito di trovare una nuova patria che potesse dargli asilo politico.

Alla fine ha vinto la Russia di Vladimiro Lussurioso Putin e ormai sono 3 anni che Snowden risiede a Mosca con la sua ragazza donnuomo danzatrice di pole dance.

Snowden (2016)

Film biografico di denuncia in puro stile Oliver Stone e cioè televisivo.
Come infatti Stone dava il meglio di sé in quella presa per il culo della generazione televisiva in gran parte girata come fosse uno sceneggiato televisivo che era Natural Born Killers, anche qui Oliviero non riesce a fare a meno di usare colori pastosi, trucco, parrucco e una sensazione da studio televisivo tedesco che fanno un po’ soffrire la natura pragmatico-documentaristica che invece il film desirerebbe e meriterebbe.

Resta comunque un buon prodotto, per lo meno per tutta quella fetta di popolazione un po’ troppo distratta dai gattini su YouTube o le foto nostalgia anni ’80 su Facebook per accorgersi quanto il loro piccolo misero mondo fatto di casa-lavoro-iPhone sia soltanto un contentino schiacciato in bocca alla maggioranza silenziosa dall’elite che governa veramente il mondo.

Attenti ai rettiliani !
Ci controllano la testa con le onde radio !!
Copritevi con la carta stagnola !!!
Elvis è vivo !!!!
Fiorello è un fascista !!!!!
Tua madre pure !!!!!!

VOTO:
3 Elvis e mezzo

Snowden (2016) voto

Titolo originale: Snowden
Regia: Oliver Stone
Anno: 2016
Durata: 134 minuti