Le streghe son tornate (2013)

Vi ricordate quando si mangiavano i prigionieri di guerra per prendere loro l’anima?
E quando c’erano due categorie di persone, i cittadini e gli schiavi?
Ma invece vogliamo parlare di quando i bianchi erano considerati una razza superiore alle altre?
E come non ricordare poi quando le donne non potevano votare?
Che bell’epoca, che tempi d’oro, che memorie di gioventù italiche: i bimbi col moschetto, le donne sempre gravide, gli amici con le camicie nere, i treni in orario, le porte aperte, le eiaculazioni precoci.

Poi venne quel maledetto ’68 con tutte quelle pazze idee tipo uguaglianza, identità di genere, solidarietà, indipendenza, diritti sul lavoro… che spreco di forze e intelletto, che affronto alle nostre tradizioni millenarie e millenaristiche.
Ma queste donne in piazza che bruciavano i reggiseni si rendevano conto che il reggiseno serve a reggere le loro puppe pendule?
E poi quei cartelli scritti male, con quegli slogan cattivi che non capivo, tipo “Tremate tremate, le streghe son tornate”.
E dove sarebbero ‘ste streghe? Ditemelo che andiamo io e gli amici con le camicie nere e gliene suoniamo due o tre.
E invece no, io lo so che è per mettere paura alla gente; siete dei terroristi. E noi i terroristi li mettiamo in galera se sono di sinistra, se invece sono di destra li prendiamo e gli facciamo fare le stragi per conto nostro così dopo possiamo accusare questo o quel gruppo sovversivo e fargli un culo così.
Perché a noi il mondo ci piace ingiusto, e voi zitti.

Le streghe son tornate (2013)
una color correction di merda

Filmetto del cazzo spagnolo che la critica si è pure permessa di osannare, questo Las brujas de Zugarramurdi prende spunto da fatti reali e cioè dall’antica tradizione pagana dei paesi baschi e la perseveranza dell’inquisizione spagnola di rompere il cazzo mettendo al rogo queste supposte streghe quando in realtà altro non erano se non un retaggio di un matriarcato ULTRA-millenario (alla faccia del cristianesimo) che faceva molta paura alla Chiesa Cattolica perché… voglio dire… avete mai visto un Papa donna?

La trama in due parole:
3 stronzi e 1 ragazzino devono attraversare ‘sto paesino di Zugarramurdi per raggiungere il confine francese così da sfuggire alla polizia spagnola che li vuole per una rapina ad un “compro oro” in piazza centrale a Madrid.
E però a Zugarramurdi ci sono ancora le streghe, e no, non parlo delle femministe, ma proprio delle streghe vere, quelle con i capelli scompigliati, i pentoloni, i rospi, i tarocchi e le scope in culo, e queste fattucchiere vogliono il bambino perché boh, neanche si capisce bene, ma tipo che lo vogliono offrire alla dea madre che è uno sporco colosso obeso alto 20 metri e che mannaggia la pentecoste c’avevo le mani nei capelli quando l’ho visto.
E poi giù di cliché sessisti con le femmine isteriche perché l’uomo non si decide ad amarle e che però si calmano se lui alza le mani perché lo sanno tutti che le donne sotto sotto vogliono essere menate, ‘ste stronze.

Ma io ti maledico Álex de la Iglesia, ma io ti mando le SS a casa per stanarti dalla soffitta in cui ti sei rifugiato, io ti trascino in piazza centrale a Madrid e ti impicco a testa in giù e poi ti brucio dopo averti spennellato col finocchio fresco così quando il puzzo di grasso e verdura si spanderà per la città tutti sapranno che è stato bruciato un frocio della cultura.

Stronzo.

VOTO:
1 stronzo

Le streghe son tornate (2013) voto

Titolo originale: Las brujas de Zugarramurdi
Regia: Álex de la Iglesia
Anno: 2013
Durata: 110 minuti

Il sorriso del capo (2011)

dio, patria, famiglia, vincere, combattere, morire, boia chi molla, duce duce dacci la luce, fuoco, fuoco purificatore, fuoco eterno, fiamme pure, in alto i cuori, faccette nere, se avanzo seguitemi, padre, madre, figli della lupa, autarchia, spezzare le reni alla grecia, perfida albione, scoparsi claretta petacci sulla scrivania di quercia a palazzo venezia, dichiarare guerra al mondo, scoreggiare in bocca a churchill, sbofonchiare il tedesco, perdere i capelli, nasone, ciccione di merda, fascio, fasci littori, fascismo, fasci combattenti, la marcia su roma, l’impero, i negri, le colonie estive, le colonie africane, le bombe sui cammelli, morire in russia, ebrei, ida dalser in manicomio, bastonato a testa in giù, crocche e papagni sul naso rotto in culo del capo del fascismo ignorante e privo di umorismo.

Coddio cane.

Marco Bechis, artista poliedrico nato in Chile da padre italiano nel lontano 1957, si fece notare nel mondo cinematografico nel 1999 con il suo capolavoro Garage Olimpo, un film sulle camere della tortura utilizzate dalla polizia segreta fascista argentina per estorcere informazioni dai famosi desaparecidos, cioè quei cittadini che sparivano dal giorno alla notte perché accusati di socialismo.

Sulla scia politica che lo ha sempre contraddistinto dal resto dei registi italiani buoni a chiacchiere ma fregne di merda coi fatti, nel 2011 Marco ci ha tirato fuori quest’opera strana, fatta esclusivamente di immagini d’epoca fascista dell’Istituto Luce e sporadiche dichiarazioni fuori campo di suo padre Riccardo.
Tramite le parole di lui e le immagini di repertorio, ci viene mostrata un’Italia totalmente soggiogata dalla propaganda di regime, un elemento essenziale per ogni dittatura; è ormai infatti di dominio pubblico l’enorme mole di studi e dati scientifici sulla diretta connessione tra comando e infantilismo e forse giusto un verme sotto i sassi di Matera può ignorare ciò che segue.

Per controllare una persona e fargli fare quello che si vuole, bisogna prima ridurre la sua personalità, schiacciarla con la propria e far sì che si instauri un rapporto da padre padrone: né troppo crudele ma neanche troppo tenero; l’ignoranza del soggetto passivo è virtù e la progressiva totale devozione il logico risultato.
Una volta imparata la tecnica poi la si può semplicemente riprodurre su larga scala e prendere il potere di un’intera nazione.

E Il sorriso del capo parla di questo: di come il Fascismo abbia preso il potere usando il bastone e la carota, con la demagogia e il totale oscuramento dei mezzi di informazione, crescendo intere generazioni di ragazzi totalmente devoti al regime e senza un briciolo di personalità o capacità decisionale propria.

L’opera in sé è un po’ disomogenea e non eccessivamente accattivante, ma rimane un interessante esperimento andato in onda a notte fonda su un canale secondario della RAI.
Quindi, come al solito, complimenti ai fascio-capitalisti nella televisione pubblica.

VOTO:
3 Berlusconi

Il sorriso del capo (2011) voto

Titolo originale: Il sorriso del capo
Regia: Marco Bechis
Anno: 2011
Durata: 75 minuti

The Interview (2014)

Seth Rogen e James Franco sono due comici americani (il primo canadese, il secondo statunitense) che da ormai 6 anni hanno stretto un sodalizio artistico piuttosto fruttuoso; apprezzati in Pineapple Express e This is the end, James e Seth formano una coppia comica ben assortita: il primo nella parte del semplicione positivo e il secondo nella parte del cupo cinico realista.
Leggenda vuole che alla fine degli anni 2000 i due amici se ne uscirono con un’idea per un film: l’uccisione di un dittatore da parte di un giornalista straniero…e quale miglior dittatore se non quello nord coreano?

The Interview (2014)
baby, you are on fire

The Interview parla proprio di questo: il tentato assassinio di Kim Jong-un da parte di un giornalista gossipparo della tv americana con annesse peripezie acrobatiche e sacrifici eroici.
Il film è salito alla ribalta delle cronache per il cyber attacco di un gruppo anonimo di hackers ai database della Sony, che controlla la Columbia Pictures, casa distributrice di questo film; l’attacco ha sottratto parecchio materiale confidenziale alla Sony e quattro film ancora inediti.
Molti hanno detto che l’attacco è stato portato avanti dalla Corea del nord in risposta al contenuto satirico dell’opera in questione, e il governo americano ha abbracciato totalmente questa ipotesi.
La Corea dal canto suo ha negato l’attacco, ma ha confermato la sua profonda incazzatura verso una pellicola che a suo dire è assolutamente oltraggiosa verso un capo di stato straniero.
In realtà i coreani hanno ragione: Kim Jong-un ci fa una figura barbina, ma chi come me è per la libertà di parola non può che esserne contento.
Il vero conflitto qui però è ovviamente un altro: il continuo attacco mediatico degli USA verso la dittatura nord coreana.
Per inquadrare meglio la questione però, facciamo un passo indietro:

Alla fine della seconda guerra mondiale, i giapponesi furono cacciati a calci in culo dalla penisola coreana che avevano colonizzato nel 1910; presto il territorio fu diviso in due, con il nord controllato dall’Unione Sovietica e il sud dagli Stati Uniti.
La guerra civile coreana del 1950 è stata il primo conflitto della guerra fredda, che era una situazione di stallo politico delle due principali potenze economiche uscite vittoriose dal secondo conflitto mondiale; la guerra fredda fu l’inaugurazione di un nuovo modo di condurre i rapporti diplomatici tra USA e URSS: far combattere altre popolazioni al loro posto, lasciando quindi a queste il fardello della perdita di vite umane.
Dal 1953, anno della fine della guerra di Corea, le due nazioni gemelle sono rimaste su piani ostili, talmente ostili che il confine nord-sud è il più militarizzato dell’intero pianeta.
Da allora la Corea del nord è stata governata da una dinastia di dittatori nazional-socialisti, cioè fascisti (il comunismo non c’entra un cazzo ovviamente), e non passa giorno senza che gli USA commentino sulla durezza del regime di Pyongyang, sull’atrocità delle esecuzioni capitali, sulla repressione della libertà di parola e via dicendo.
Se da un lato non c’è alcun dubbio che la Corea del nord sia una dittatura fascista (ricordiamo che ogni riferimento al comunismo è stato cancellato dalla costituzione nel 2009) e che vivere in quel paese sia indubbiamente una sfiga colossale, dall’altro non si può non sottolineare come il resto del mondo non sia in alcuna posizione superiore per poter giudicare: la pena di morte esiste in molte nazioni, tra cui gli USA, ed è risaputo che le minoranze etniche e gli strati sociali più poveri sono statisticamente più condannati degli altri; il tasso di povertà nelle nazioni cosiddette ricche è molto alto, comparabilmente più alto della Corea del nord, che dal canto suo ha un’aspettativa di vita alta (69 anni) per un paese nelle sue condizioni economiche e un’alfabetizzazione praticamente totale della popolazione.

No, il punto qui è il solito: c’è una nazione arrogante e presuntuosa, per via della sua superiorità militare ed economica, che si sente in diritto di giudicare il resto del mondo secondo il proprio metro di giudizio.
Ovviamente chi ha letto anche solo una volta un qualsiasi manuale di antropologia sa che da almeno 100 anni gli studiosi di culture e civiltà non si azzardano più a puntare i loro ditini saccenti come si amava fare nella “bella” epoca coloniale inglese, quando sua maestà la regina andava in giro a civilizzare i negri con moschetti e cavalleria.
Le civiltà vanno lasciate evolvere secondo il loro ritmo e le loro esigenze interne e non si può arrivare con i bombardieri e i carri armati per imporre uno stile di vita totalmente avulso alla loro tradizione.
Oggi certo i modi sono cambiati: le guerre non si fanno più direttamente, ma si usano altre nazioni con governi fantoccio per spingere le proprie agende politiche all’estero; altre volte invece si usano i film come The Interview, che è chiaramente un film propaganda a favore degli Stati Uniti, con tutto il suo carico di satira verso un capo di governo straniero rappresentato come un frocio represso infantile e bugiardo.

Ma come volete che la prendano in Corea? Che vi mandino baci e abbracci?!
Ma è ovvio che la reazione sia di sdegno e incazzatura suprema.
Poi certo, ‘sti gran cazzi: il film lo si fa uscire uguale e non si ascoltano quelli che minacciano ripercussioni verso i cinema che proiettano la pellicola.

L’unica cosa però che mi piacerebbe venisse adottata è la coerenza: la prossima volta che il Vaticano si permette di incazzarsi e usare i mezzi di comunicazione di massa per tuonare verso questa o quell’altra opera artistica per il rispetto che si deve verso Gesù e la Madonna maremma maiala, la risposta unanime del cosiddetto mondo civile dovrebbe essere:
Ma vaffanculo!

PS: The Interview è un buon film e fa ridere; certo, non è la miglior commedia che abbia mai visto, ma è sicuramente meglio di 40 anni vergine che molti invece dicono essere migliore.
La gente non ci capisce proprio un cazzo…

VOTO:
4 vergini

The Interview (2014) voto

Titolo originale: The Interview
Regia: Evan Goldberg, Seth Rogen
Anno: 2014
Durata: 112 minuti

Armageddon – Giudizio finale (1998)

La Terra è sotto minaccia aliena: un asteroide delle dimensioni del Texas sta per impattare con il nostro pianeta e l’unico modo per salvare l’umanità è mandare un gruppo di trivellatori petroliferi (capitanati da un Bruce Willis con le meches) nello spazio, fare un buco nella crosta dell’asteroide, piazzarci una bomba atomica e farla detonare.

Armageddon (1998)
questa è la faccia che Bruce ha fatto quando gli hanno proposto il ruolo

Successone della fine anni ’90, Armageddon (una delle perle di pura merda “amerigana”) è figlia dell’acclamato regista Michael Bay e del produttore re dei blockbuster spegni-cervello Jerry Bruckheimer, lo stesso di Pirati dei Caraibi.
Che dire…questo film è un ricettacolo di stereotipi (neri grossi e illiterati, russi violenti ed egocentrici) ed è portatore sano di una generale propaganda pro-trivellazioni anti-ambientalista.
Se uno lo guarda con un certo occhio critico, questa è una delle pellicole più reazionarie degli ultimi 30 anni: un gruppo di americani rudi ma in fondo buoni mettono in riga i lenti e macchinosi scienziati della NASA a colpi di chiavi inglesi in testa (manco fossero Bud Spencer e Terence Hill) e accenti marcatamente sudisti, il tutto sulle note di una delle band più sovrastimate di sempre, gli Aerosmith.

In aggiunta alla propaganda reazionaria poi, c’è tutto il sottotesto sessuale col padre-orco Bruce Willis che non vuole dare la sua giovanine figlia fica bianca al gran trivellatore Ben Affleck, temuto tra l’altro per la sua indole irruenta; un chiaro caso di “Kronos che si taglierebbe il cazzo pur di non cedere lo scettro di maschio alfa al nuovo venuto”.
Siccome però siamo alle prese con un prodotto hollywoodiano, alla fine Bruce imparerà a mettere da parte la sua libido, accetterà le doti trivellatorie di Ben e si farà esplodere il cazzo detonando la bomba atomica salvando così la Terra.

Come descrivere questo film?
Vediamo…
forse così: Armageddon è una montagna di merda, come la mafia.

VOTO:
2 montagne di merda

Armageddon-(1998)-Voto

Titolo originale: Armageddon
Regia: Michael Bay
Anno: 1998
Durata: 151 minuti

Guida perversa all’ideologia (2012)

Slavoj Žižek è un accademico, un filosofo e uno psicanalista sloveno salito alla ribalta delle cronache negli ultimi 15 anni: da intrepido studioso e teorico comunista è rapidamente diventato una rock star intellettuale, protagonista di numerosi video, documentari e film.

Qui il Nostro si lascia andare per due ore parlando animatamente di ideologia, delle sue motivazioni, di come individuarla, stanarla e di come interpretarla sotto una prospettiva marxista, tutto questo attraverso la visione e l’analisi di spezzoni presi da 25 film diversi: da Lo squalo a Zabriskie point, da Sentieri selvaggi ad Essi vivono.

Žižek è un personaggio affascinante che riesce a trascinare anche un pubblico non avvezzo a discorsi quali quelli da lui trattati e con questo film, quasi un ammasso omogeneo di idee sparse, si riesce bene ad apprezzare la logica non-lineare di uno dei più famosi filosofi viventi.

Titolo originale: The Pervert’s Guide to Ideology
Regia: Sophie Fiennes
Anno: 2012
Durata: 136 minuti

The Avengers (2012)

The Avengers è uno dei più destrorzi pezzi di propaganda americana dai tempi di Berretti verdi e trovo incredibile che nessuno sottolinei a dovere la cosa.

Analizziamo i personaggi, idioti pezzi di cemento buttati a caso sul set da un regista pagato per dire azione e stop a comando.
Bravo cane, eccoti l’osso.

Capitan America: visto il nome, non ci sarebbe neanche bisogno di spiegare; ad ogni modo questo manichino dal ciuffo biondo è il governo americano. Eroico, nobile, con scarso senso dell’umorismo ma ligio al dovere, passa tutto il tempo a salvare civili mentre il mondo è invaso dagli alieni; li salva dagli autobus a pezzi, dagli uffici sventrati, dalle strade infestate da orde di alieni in una New York molto simile a quella della mattina dell’undici settembre 2001.

Thor è un dio scandinavo e rappresenta la religione costituita; potente ma ebete in un mondo moderno dominato da scienza e capitalismo, sembra sempre un passo indietro nei processi logici rispetto ai suoi compagni di merende e ostenta una totalmente ingiustificata arroganza verso tutto e tutti.

Black Widow (vedova nera) è la solita figura femminile sensuale e sessista piazzata in quota rosa dallo studio di produzione; ha le tettone e un bel culo e le sue armi segrete sono la seduzione e la persuasione, tipici attributi femminili… per un maschilista.

Iron man è “er mejo”: impaccato di soldi da far schifo, Tony Stark è un genio (e non esita a mostrarlo), è sufficiente con le persone perché se lo può permettere (è impaccato di soldi da far schifo) e sembra non gliene freghi un emerito cazzo del mondo.
Insomma, è il Capitalismo personificato e ovviamente è proprio lui a salvare il mondo col suo gesto eroico senza senso (ma come fa a cadere verso la Terra se nello spazio non c’è gravità !?!).

Ops, dimenticavo The Hulk!
Sì, lo scienziato folle, utile solo se tenuto sotto stretto controllo, altrimenti si ribella, impazzisce e miete vittime con aborti, contraccettivi, eutanasie e quella pazza idea che non ci siano Dei (badate bene che Hulk è l’unico in grado di rompere il culo a Loki, un dio).

The Avengers (2012)
Feuerbach afferma che non è Dio che crea l’uomo, ma l’uomo che crea l’idea di Dio! Porco dio!

Vedete, io non ce l’ho tanto con il ragazzetto che va a vedere il film con gli amici il sabato pomeriggio; capisco perfettamente la loro voglia di basso intrattenimento a velocità raddoppiata.
No, io ce l’ho con quegli stronzi hipster del cazzo che ne hanno parlato bene, che si sono divertiti mentre il governo americano gli spingeva merda fascio-capitalista giu per la gola, e loro a goderne, coprofaghi dei miei stivali.

Ce l’ho con te, John Gholson, che su Rotten Tomatoes hai avuto l’audacia di scrivere: “è come se i fumetti Marvel fossero stati iniettati direttamente nelle tue vene. Ti fa semplicemente cadere la mascella”.
Bene caro John, io spero che presto o tardi sia il tuo microscopico cazzo a cadere, nella bocca del tuo amato Iron man.

VOTO:
2 microscopici cazzi e mezzo

The Avengers (2012) Voto

Titolo originale: The Avengers
Regia: Joss Wehdon
Anno: 2012
Durata: 143 minuti
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