Pupazzi senza gloria (2018)

In una Los Angeles situata in un universo alternativo nel quale umani e pupazzi convivono (non) pacificamente stanno avvenendo strani omicidi.

Uno ad uno, tutti gli attori componenti il cast di un famoso vecchio show televisivo, The Happytime Gang, vengono fatti fuori proprio nel momento in cui un gruzzolo di 10 milioni di dollari di diritti televisivi sta per essere equamente diviso tra gli attori ancora in vita.
L’investigatore privato Phil Phillips, radiato dal corpo di polizia con l’accusa di aver mancato di perforare con un proiettile la testa di un rapinatore armato solo perché era un pupazzo come lui, è convinto che questi reati siano collegati da un unico semplice motivo: uno dei membri del cast sta aumentando la ghiotta fetta del dividendo restringendo il numero del divisore grazie all’uso di fucili a pompa, bombe e mannaie.

Districandosi in un mare di violenza e volgarità, Phillips e la sua ex partner al commissariato, il detective Connie Edwards, faranno finalmente luce dentro il cotonato intestino buio dell’infanzia perduta.

Pupazzi senza gloria (2018)

Eccezionale revival del genere pupazzi che non poteva non prendere l’impervia strada della satira adulta e dissacrante, visti anche i tempi contemporanei fatti di pervasiva consapevolezza popolare e (benvenuta) caduta dei simulacri classici quali religione, politica rappresentativa ed istituzioni statali che per troppo tempo hanno coccolato gli orfani di padri putativi autoritari di freudiana memoria.

Ovviamente questo miscuglio calcolato a tavolino secondo tutti i crismi del genere poliziesco (oggettivamente ben riuscito) che fa del grottesco e della fase anale freudiana il suo vessillo ha scontentato un po’ tutti: sia quella parte di pubblico più stupida che non riesce a ridere dei propri difetti morali  e sia quelli più svegli e progressisti i quali però ancora non riescono a lasciarsi andare ad una sonora scorreggia tonante in ufficio per rallegrare i colleghi depressi per paura d’apparire vivi e che quindi hanno bollato il film come eccessivo ed in cerca d’attenzione.
Beh, vi sbagliate cari intellettuali da solottino; quella è vostra madre.

Se invece, come me, fate parte della crema sfavillante dell’umanità contro la quale la massa di mediocri ripudia di specchiarsi con grandissima vergogna e furiosissimo sdegno per ammorbare e infine distruggere i miei fratelli, allora troverete pane per i vostri denti.

OVVIAMENTE il film va visto in originale e non nella pietosa quanto scandalosa versione doppiata da Maccio Capatonda che snatura il senso dell’opera facendola passare da buona satira a triste macchietta, nella speranza di depotenziarne la natura destabilizzante.

VOTO:
4 Anna Pannocchia

Pupazzi senza gloria (2018) voto

Titolo originale: The Happytime Murders
Regia: Brian Henson
Anno: 2018
Durata: 91 minuti

I Muppet (2011)

Un ricco e spietato capitalista vuole estrarre il petrolio che si trova sotto i Muppet Studios; per fare ciò, dovrà radere al suolo un luogo simbolo dell’infanzia di molti americani.

Nel solco della tradizione alla Blues Brothers, i Muppets potranno impedire questo delitto culturale solo se riusciranno a racimolare 10 milioni di cucuzze entro la mezzanotte di pinco pallino data.

Numeri comici a seguire.

I Muppet (2011)

Un film per ragazzi che non annoia gli adulti grazie al suo humour semplice (ma non per questo stupido) travestito da simpatica commedia rivitalizzatrice di un fenomeno mediatico da qualche anno andato in letargo, ovvero quello dei pupazzi televisivi comandati con una mano su per il culo, il cui più esimio esponente in terra italica è senza dubbio Fabio Fazio.

VOTO
4 spietati capitalisti

I Muppet (2011) voto

Titolo originale: The Muppets
Regia: James Bobin
Anno: 2011
Durata: 103 minuti
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La mia vita da Zucchina (2016)

Icare è un bambino solo soletto che passa tutto il giorno a scarabocchiare sui muri di casa mentre la madre s’imbottisce di alcolici per dimenticare l’abbandono del tetto coniugale del marito.
Un bel giorno Icare, per sfuggire alle sfuriate della terribile genitrice, le chiude la botola della soffitta in testa facendola quindi precipitare a terra e provocandole una leggerissima frattura del collo.

Questo simpatico episodio apre le porte dell’orfanotrofio per Icare (che vuole farsi chiamare Courgette) e la prospettiva di una vita miserevole sulle spalle dei contribuenti francesi i quali si sa hanno una particolare repulsione per i giovani homo sapiens, maledettissime piccole scimmie antropomorfe buone solo a far legna per i rigidi inverni della ragione mentre io mi crogiolo nell’ipotermia sottocutanea della possessione demoniaca frantumata sulle gengive dei testimoni dello scempio scenico scemunito scisso scelleratamente in mille bolle di champagne.

La mia vita da Zucchina (2016)

Bella prova per il cinema d’animazione in stop motion (o passo uno che dir si voglia); meno bella prova per una sceneggiatura certamente carina ma un po’ semplicistica per un pubblico sopra i 10 anni.

Questa tenera storia d’amore ritrovato quando meno te l’aspetti gioverà sicuramente a tutti gli orfani del mondo che parlano francese e si trovano in località dotate d’impianti elettrici a cui attaccare gli schermi dai quali suggere cotanta paziente abilità manuale; per il restante 99% dell’umanità forse è meglio l’accesso all’acqua potabile.

VOTO:
3 nasoni e mezzo

La mia vita da Zucchina (2016) voto

Titolo originale: Ma vie de Courgette
Regia: Claude Barras
Anno: 2016
Durata: 66 minuti

Gremlins 2 – La nuova stirpe (1990)

E’ passato qualche anno dagli strani avvenimenti di Kingstone Falls, una tranquilla cittadina americana improvvisamente devastata dalla furia cieca di un’orda di Gremlins fermati per bucio di culo grazie alla luce del Sole, unico vero nemico per una stirpe maligna/malevola come questa.

Ora i giovani protagonisti del primo capitolo si sono trasferiti a New York e cercano, assieme ad altri milioni di sottoproletari, l’occasione di una vita per sfondare ed entrare quindi in quel famoso 1% di cui si parla tanto in televisione.
Sfortunatamente però l’1% riservato loro è quello dei poveri sfigati che vengono colpiti dallo stesso cataclisma 2 volte nell’arco della loro vita; un vero e proprio evento fortuito che ha invece tutta l’aria d’essere l’evento meno fortuito della vita di una persona.

Ma bando alle ciance: alzate il sipario su questo scempio.

Gremlins 2 - La nuova stirpe (1990)

Divertente sequel/parodia di un indimenticabile horror per ragazzi perfetto sotto molteplici punti di vista, questo spin-off spurio invece punta moltissimo sulla moltiplicazione degli effetti speciali e sull’estremizzazione della vena comico/satirica ben presente anche nel primo capitolo.
Purtroppo, essendo molto attaccata ai tempi in cui è ambientata e con un’abbuffata quindi di (anti)capitalismo, diete e televisione via cavo, la storia qui perde una certa dose di vapore se trasportata/trapiantata ai giorni nostri senza una dovuta acclimatazione.
Resta comunque un prodotto valido, soprattutto per il reparto merchandising, e sicuramente un’opera lodevole per la grande dose di coraggio presa dal regista Joe Dante nello spingere i limiti della macchina hollywoodiana un tantino più in là.

Quello che a noi interessa però è altro:
Howie Mandel, un brillante commediante, presentatore e doppiatore (qui ricordato per aver prestato la voce a Gizmo in entrambe le pellicole) soffre di un grave disturbo ossessivo compulsivo unito ad una germofobia particolarmente acuta.
Tutto questo gli rende la vita molto difficile e nonostante ciò però non si riesce fare a meno di ridere a crepapelle del suo inferno quotidiano se lo si immagina con la piccola faccetta paffutella di Gizmo.

VOTO:
3 handicappati e mezzo

Gremlins 2 - La nuova stirpe (1990) voto

Titolo originale: Gremlins 2: The New Batch
Regia: Joe Dante
Anno: 1990
Durata: 106 minuti

Dark Crystal (1982)

Sul pianeta Thra sono passati mille anni da quando il grande e misterioso Dark Crystal è stato spezzato e i maligni Skeksis temono la profezia secondo la quale, alla congiunzione dei tre soli, un Gelfling riporterà il pezzo mancante e riparerà il cristallo ponendo fine al loro impero.
Alla morte del suo maestro della razza Mystics, Jen (l’ultimo dei Gelfling) viene a conoscenza del suo eroico destino e s’imbarca quindi in un viaggio che lo porterà al castello degli Skeksis e alla consapevolezza d’essere diventato adulto.

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e questo è come si disegna una fica, mio caro Jen

Straordinario film per ragazzi dal cuore coraggioso, questo The Dark Crystal è stato uno sforzo produttivo senza precedenti: decine di pupazzi e animatronics su set fantastici e ricchi di dettagli hanno dato vita ad un mondo magico popolato da creature incredibili e fiabesche.
Prima d’allora non s’era mai visto qualcosa del genere sul grande schermo: Jim Henson (autore, finanziatore e regista del progetto) era conosciuto per il suo lavoro in serie televisive come Sesame Street e The Muppet Show, roba eccellente ma per un pubblico pre-adolescenziale; qui invece dominano i toni cupi e un generale senso di alienazione che troverà compimento nel successivo e migliore Labyrinth.
Purtroppo a far da contraltare all’eccellente e rivoluzionario reparto tecnico c’è una storia molto convoluta e poco avvincente: si tratta della solita parabola del bambino che, alla morte del padre, diventa adulto e la conseguente fine giochi fanciulleschi; mischiato a questo però abbiamo una caterva di cianfrusaglia New Age (il film si basa molto sui testi mistici di una spiritualista americana, The Seth Material) che rendono il film abbastanza datato (oltre che insensato).
Un peccato, perché visivamente The Dark Crystal è una cosa fantastica (anche per gli standard moderni) e con qualche accorgimento poteva essere veramente un capolavoro; invece risulta appesantito da un ritmo eccessivamente lento, un montaggio molto elementare e un messaggio sì potivivo ma molto confuso e contraddittorio (un po’ come la religione).

VOTO:
3 David Bowie travestiti da re degli Elfi

Titolo originale: The Dark Crystal
Regia: Jim Henson & Frank Oz
Anno: 1982
Durata: 93 minuti