Prisoners (2013)

Due bambine vengono rapite senza lasciare traccia e le rispettive famiglie entrano in un vortice depressivo dal quale solo il padre di una delle due se ne tira fuori riversando tutta la rabbia e la frustrazione, accumulate da anni di teste chinate ai rettiliani che governano il mondo e dai quali ci si può e deve difendere con una cantina piena di viveri in caso di guerra atomica, verso un povero ritardato originariamente sospettato ma poi rilasciato dalla polizia per mancanza di prove.

Ma al padre rabbioso anti-rettiliano frega cazzi e quindi lo rapisce e lo pista di botte e lo tortura attuando un perfetto ribaltamento di ruoli che alla fin fine sta poi alla base dell’intero film.

Nel frammentre s’intrecciano le vicende di talmente tanti personaggi che non vi sentirete soli per i prossimi 3 mesi.

Prisoners (2013)

Non male, non male affatto questa pellicola che, sfruttando la solita manfrina delle figliolette vergini rapite dall’uomo nero, se ne libera abbastanza agilmente con una regia contenuta (forse pure troppo) e delle ottime interpretazioni, da Hugh Jackman pronto per Guantanamo a Jake Gyllenhaal col tic oculare e il capello più impomatato degli ultimi decenni.

Peccato per i (più o meno) inconsapevoli soliti affondi misogini con le donne emotivamente fragili e rancorose perché si sentono tradite dai loro mariti i quali dovevano farle sentire al sicuro manco fosse un romanzo irlandese del 19° secolo.
D’altra parte la gramigna è tosta da estirpare, anche e soprattutto dai cuori di chi si crede un progressista.

VOTO:
4 “progressisti” con la gramigna nel cuore

Prisoners (2013) voto

Titolo originale: Prisoners
Regia: Dennis Villeneave
Anno: 2013
Durata: 153 minuti

Black Friday (2004)

Nel 1993 a Mumbai (allora ancora chiamata Bombay) ci furono violenti attacchi terroristici (perpetrati da alcuni mussulmani) che devastarono in ordine sparso la Borsa nazionale, un importante mercato, la sede di un partito fascista-xenofobo-fondamentalista-hindu et vari ed eventuali.
Un totale di 293 persone morirono e quasi 1400 furono i feriti in quello che è comunemente ricordato come il peggior drama della storia bombaiana.

Black Friday (2004)

Materiale per fare un film quindi ce n’era da vendere, ma Anurag Kashayap, la cosiddetta stella nascente (o nata) del nuovo cinema indiano ne ha tirato fuori un pippone incredibile, una cosa noiosa e verbosa lunga 3 ore che cerca di analizzare tutti i dettagli dell’operazione finendo inevitabilmente per impelagarsi in un mare di non necessarie informazioni.

I personaggi sono almeno una trentita ed il signor Kashayap non è Altman; il risultato quindi è una generale confusione nella quale nessuno dei personaggi viene analizzato in profondità e contestualizzato propriamente.
Un’operazione encomiabile per lo sforzo, ma povera dal punto di vista del coinvolgimento emotivo/intellettuale con lo spettatore medio che spesso si trova a sbuffare tra una scena completamente virata in blu (senza alcun motivo) e quella di un interrogatorio totalmente in rosso, perché rosso è il colore del sangue…
grazie Anurag per questo simbolismo spiccio e dozzinale!

L’unica cosa buona del film è che si mette bene in luce quanto questi attacchi terroristici fossero in realtà la reazione alla demolizione (totalmente ingiustificata) di una moschea indiana di 400 anni per mano di stupidi fondamentalisti hindu nel 1992, l’anno prima della tragedia in questione.
Purtroppo però gli intenti non possono salvare l’opera e questo film sull’odio e la violenza (si cita la frase di Gandhi “occhio per occhio rende il mondo cieco”) è decisamente uno dei meno ispirati che io abbia mai visto.

PS: per favore Bollywood, potresti sfornare un, dico uno, film buono? Uno buono da vincere un festival? Non dico 4 festival, o 3 e nemmeno 2, uno. Grazie.

Titolo originale: Black Friday
Regia: Anurag Kashyap
Anno: 2004
Durata: 143 minuti

Basta che funzioni (2009)

Un vecchio ebreo ipocondriaco newyorkese si ritrova tra le mani una gnocchetta poco più che maggiorenne miracolosamente portata al tenero ascolto delle sue lamentele di merda e riesce a farsela scappare per aver prestato meno della minima dose di empatia verso il genere umano.

Basta che funzioni (2009)
la futura moglie di Woody Allen sul set del film

Claustrofobica e verbosa, come richiede la paternità registica, tragedia sull’insensatezza dell’esistenza umana imbalsamata con le mostruose fattezza di commedia amorosa con inaspettato lieto fine.

Nonostante qualcuno potrebbe lamentare l’effetto saturazione filmica, questo 127esimo film di Woody Allen gioca molto bene le sue carte, che a prima vista risulterebbero particolamente influenzate dal percorso personale del regista più ipocondriaco del mondo quando eppure Woody giura e spergiura che il film l’ha scritto 30 anni fa pensando come attore protagonista Zero Mostel, ma la pasta è meglio ripassata.

Non sequitur.

VOTO:
3 non sequitur e mezzo

Basta che funzioni (2009) voto

Titolo originale: Whatever Works
Regia: Woody Allen
Anno: 2009
Durata: 93 minuti
Compralo: http://amzn.to/2Cdc0GD

La messa è finita (1985)

Don Giulio è un prete romano profondamente solo che cerca in tutti i modi di amare il prossimo suo come fosse se stesso.

Tornato nella sua città natale dopo un periodo di sacerdozio su una piccola isola del mediterraneo, tenta invano di riallacciare una relazione emozionale con i suoi vecchi amici e la sua famiglia disgregata; uno sforzo immane e mal riposto che lo porterà a dubitare della sua vocazione e a lasciarsi sopraffare da un insostenibile senso di sconfitta personale e rabbia repressa.

La messa è finita (1985)

Straordinario film della prima maturità di Moretti che fu giustamente premiato con l’Orso d’argento al Festival di Berlino e nel quale è impossibile per lo spettatore non perdersi nel mare di tristezza sopra il quale navigano le solitarie esistenze dei personaggi ritratti.

Non a caso infatti il film si apre con il tuffo di Don Giulio e la sua nuotata per raggiungere l’isola vicina, chiara metafora della coraggiosa ma insensata impresa del parroco di attraversare indenne l’inverno del nostro scontento e approdare quindi alle sponde del cuore dei suoi fratelli e sorelle; un’impresa resa ancora più assurda dalla non tanto velata motivazione egoistica di Giulio di aggiustare i suoi meccanismi emotivi interni concentrandosi sulle girandole esistenziali di chi lo circonda.

Costruito come al solito per il regista di Monteverde secondo uno schema a scatole chiuse e ravvicinate, la storia procede per scene solo apparentemente scollegate e teatrali quando in realtà tutte queste pesanti pennellate narrative servono a comporre un quadro spezzato in tanti tasselli esattamente come i discordanti pensieri di Don Giulio, divisi tra una grande voglia d’amare e la sopita consapevolezza dell’impossibilità del gesto.

Molte le scene dolciamare dentro le quali si muovono personaggi che fanno breccia nel cuore dello spettatore: dall’amico Saverio caduto in profonda depressione dopo essere stato lasciato dalla sua donna e che non vuole più uscire di casa e interessarsi al mondo perché una vita senza l’amore ha perso ogni significato fino al compagno di lotte politiche giovanili Andrea (interpretato da un inaspettato e bravissimo Vincenzo Salemme) che, ora accusato di terrorismo rosso, accusa lui gli altri d’essere l’unico del gruppo di amici ad aver messo in pratica i tanti discorsi su come cambiare le cose e dare dignità a chi soffre.

Uno dei film più belli di Moretti e una splendida opera sulla dolorosa ricerca della felicità, nei posti sbagliati.

VOTO:
4 Orso d’argento e mezzo

La messa è finita (1985) voto

Titolo originale: The Mass is ended
Regia: Nanni Moretti
Anno: 1985
Durata: 94 minuti

Il prescelto (2006)

Edward Malus (Malus…Malus…diocristo) è un poliziotto col senso di colpa per aver visto morire di fronte ai suoi occhi una madre e la sua bambina, sfracellate irrimediabilmente da un tir di 20 tonnellate.
L’occasione di redenzione sembra arrivare quando una sua ex, oramai residente da anni su un’isoletta privata molto misteriosa, gli scrive chiedendo aiuto per la sua figlia misteriosamente scomparsa.

Quello che Malus troverà saranno molte api e poca compassione.

Il prescelto (2006)

Giuro una cosa:
che iddio morisse di peste in questo preciso istante se non è vero che io mi sono visto questa merda di film solo per la famosissima scena finale con Nicholas Cage che urla “Not the bees!” mentre gli calano, a lui che è allergico, una valanga di api dentro una gabbietta stretta attorno alla faccia dopo avergli spezzato le gambe.

E invece dopo un’ora e mezza, quando il nostro Nicholas viene preso dai pazzi abitanti del villaggio pagano per compiere l’empio rituale, ecco che scopro con orrendo dispiacere come la scena, fonte di infiniti meme, sia stata stata misteriosamente tagliata.

Mannaggia cristo.

VOTO:
2 api

Il prescelto (2006) voto

Titolo originale: The Wicker Man
Regia: Neil LaBute
Anno: 2006
Durata: 102 minuti

The Witch (2015)

Nell’America del diciassettesimo secolo la vita è veramente misera: fame, sete, fatica, pioggia e un incessante freddo del cazzo fanno da amabili compari ai drappelli di umanità sperduta che si attaccano forte al seno della Madonna e ai capezzoli del Cristo per non andare in depressione e fare violentemente a pezzi chiunque si pari davanti questo scempio.

A complicare le cose per uno di questi drappelli, una famiglia puritana tutta casa e chiesa, ci si mette una strega dei boschi assetata di sangue di virgulti cristiani che farà fuori uno ad uno tutti questi zozzi colonialisti del cazzo a suon di malefici molto truculenti e vagamente sessuali.

The Witch (2015)

Film davvero notevole nel comparto tecnico e sicuramente uno dei migliori esempi di buona commistione tra cinema semi-sperimentale e intrattenimento alto.

Kubrickianamente reminiscente in diversi momenti di certe misteriose e sacre atmosfere che hanno reso immortali film come 2001 (i cori) o The Shining (la donna nel bagno), la pellicola sprizza una tale triste rassegnazione di fronte all’ineluttabilità della morte che francamente alla fine si comincia a parteggiare per il demonio.

Sicuramente uno dei migliori film visti recentemente e audace mossa per un giovane regista che, vista l’evidente dote artistica, verrà presto ingaggiato dalla Disney per dirigere il prossimo The Avengers.

VOTO:
4 Disney e mezzo

The Witch (2015) voto

Titolo completo: The VVitch: A New-England Folktale
Regia: Robert Eggers
Anno: 2015
Durata: 92 minuti

Autopsy (2016)

Il cadavere di una ragazza viene trovato semisepolto nello scantinato di una casa dentro la quale è avvenuta una carneficina inaudita fatta di gente massacrata male col sangue sui muri e compagnia bella.
Siccome il corpo di questa giovine non presenta segni identificativi né apparenti cause di morte, lo sceriffo locale decide di portare la ragazza al medico locale per chiarire cosa sia successo prima che la stampa vada a nozze con la misteriosa faccenda e cominci a fare domande su domande.
Sfiga vuole che la famiglia Tilden, padre e figlio che si occuperanno dell’esame medico sul corpo miracolosamente intatto della ragazza, scopre ben presto quanto la dipartita della giovine sia più misteriosa e cruenta di quanto sembri a primo acchitto e come i due si siano ficcati loro malgrado in una scia di sofferenza e punizione diabolica lunga svariati secoli.

Autopsy (2016)

Filmetto di spaventi che dalla sua ha certamente un’atmosfera particolare e delle buone interpretazioni, specialmente la giovane e immobile attrice-modella, ma che purtroppo finisce presto in vacca sozza e sfranta sui muri torti delle maledette periferie venete per via della solita, ripetitiva e francamente spregevole tendenza americana a tirare fuori dalle loro luride maniche le povere streghe.

E considerando il regista norvegese, io dico boh.

VOTO:
3 streghe

Autopsy (2016) voto

Titolo originale: The Autopsy of Jane Doe
Regia: André Øvredal
Anno: 2016
Durata: 86 minuti

Indiana Jones e il tempio maledetto (1984)

Abbiamo visto il film con Harrison Ford innamorato del marmo.

Si parla di:
Aspettative, Prime impressioni, Schindler’s List, Short Round, cerchie pedofile di Hollywood, Tubercolosi, Colletti intellettuali, una Cosa Brutta, la Scena iniziale, Schindler’s List, la Droga che ti fotte, il Voodoo che ti fotte, Carrellini delle miniere, Indiana Jones assassino, la Scena che fa volare, cuori Strappati, Sceneggiatura, Cene razziste, Feticismo del Marmo, Tom Selleck, Colonna sonora, Fauna in Indiana Jones, Monsoni, giostrai Stupratori di culture, You Go to Pankot, Santo Graal, cloni d’Indiana Jones, Spielberg e la religione, Propaganda e Manzoni sovversivo, Pubblico di riferimento e NoN, Schindler’s List, Indiana Jones = Harrison Ford, Film Cupo, il Fine giustifica i Mezzi, linee Temporali incasinate, Votazioni, Shiva Lingam = Cazzo di Shiva.

Titolo originale: Indiana Jones and the Temple of Doom
Regia: Steven Spielberg
Anno: 1984
Durata: 118 minuti

Vampires (1998)

Un agguerritissimo drappello di giustiziatori di vampiri sponsorizzati e finanziati dal Vaticano stanno facendo una delle loro spedizioni punitive fasciste nel New Mexico quando vengono decimati da un potente Vampiro Capo il quale si rivela poi essere l’origine del tutto e cioè un prete che nel medioevo fu sottoposto ad un esorcismo che lo rese (quasi) immortale.
Ora Valek, questo il nome del maledetto ex ecclesiastico, cerca una croce sacra che servirà a completare il rito che lo renderà immune ai raggi solari e gli permetterà quindi di camminare magnificamente tra i vivi come la grande diva che cova dentro.

Di mezzo però ci si mettono James Woods, Daniel Baldwin, un giovane prete ex calciatore e una non meglio identificata prostituta vampira in fieri i quali cercheranno di stoppare i piani diabolici Valekiani per smascherare così l’ipocrisia della macchina infernale chiamata Vaticano.

Vampires (1998)

Straordinario film vampiresco che, nonostante abbia incassato bene al botteghino e possa considerarsi l’unico vero successo commerciale anni ’90 del caro Carpenter, rimane ancora sconosciuto ai più probabilmente per la sua natura ambivalente ferma al crocevia di un genere spesso bistrattato come l’horror, un umorismo nero quasi nichilista e una sana critica alla Chiesa Cattolica che non fa(rebbe) mai male.

Percorrendo una storia certamente semplice, e per l’andamento lineare e per la tematica tutto sommato popolare, l’intreccio rimane però divertente, non scontanto e soprattutto lungi dallo scadere nel manicheo.
Da questa melma fatta di sangue e merda infatti nessuno ne esce lindo e pinto: dal prete che si fa le birrette in una stanza piena di mignotte desnude sotto gli occhi dello sceriffo locale, al sistema ecclesiastico che pensa soltanto a coprire malamente tutti gli innumerevoli errori in cui cade, passando per una pietosa serie di anti-eroi dal cuor nero.
A tratti sembra, più che altro, di assistere alla corrida degli stronzi, una simpatica competizione al ribasso senza nessun vincitore morale.

VOTO:
4 vincitori morali

Vampires (1998) voto

Titolo originale: John Carpenter’s Vampires
Regia: John Carpenter
Anno: 1997
Durata: 108 minuti

The Exorcism of Emily Rose (2005)

Emily Rose, una 19enne americana cresciuta a pane e bibbia, comincia ad avere strani episodi isterici che lei attribuisce al demonio.
Dopo alcuni falliti tentativi psichiatrici, Emily e famiglia decidono di affidarsi alle cure del parroco locale il quale le somministra degli esorcismi che purtroppo a nulla valgono se non ad avvicinarla alla passione Cristo morto per i nostri peccati e risorto in gloria di Dio sempre sia lodato.

Purtroppo il mondo della società civile accusa presto il prete di omicidio colposo e porta il sacerdote di fronte ad una giuria di miseri mortali per giudicare l’operato del santo uomo che tanto aveva fatto per l’anima della giovane posseduta.

The Exorcism of Emily Rose (2005)
prete, aiutami

Film avvincente e carico di emozioni basato sulla vera storia della santa ragazza tedesca Anneliese Michel, morta nel 1976 per malnutrizione e disidratazione dopo un anno di esorcismi somministrati settimanalmente dal suo parroco assieme alla giusta dose di botte sui seni e sanguinari stupri fregna-culo che, come tutti noi sappiamo, sono molto cari alla chiesa cattolica.

Ah no, aspetta; mi sono sbagliato:

Questo è un film di merda adatto ad un pubblico di decerebrati da manicomio che credono ancora in rituali e credenze mistiche da notte dei tempi e che andrebbero processati tutti, dal prete di periferia fino al maledetto Papa, per crimini contro l’umanità: abominevoli sopprusi che questi uomini di fede e omosessualità repressa hanno spurgato come diarrea mista a sperma su gran parte del mondo occidentale, e non.

Anneliese infatti soffriva di epilessia e psicosi e l’ambiente circostante, fatto di stupidi bavaresi, ha di fatto alimentato le sue visioni mistiche portandola sempre più entro un circolo vizioso di brutalità e ingiustizia che l’ha letteralmente consumata fino a renderla l’ombra di sé stessa, un’ombra di 30 chili al momento del decesso.

Ora, siccome il potere della religione è ancora potente e tenta, nonostante l’assurdità della sua esistenza in un mondo tecnologizzato come quello in cui abbiamo avuto la fortuna di nascere e crescere, di dettare legge dall’alto della sua schifosa morale medievale, sarebbe il caso che questo tipo di film (che tentano di sfruttare per un misero ritorno economico sia la passione per l’orrore che l’orrore della passione) fossero boicottati da pubblico e critica e fossero messi alla pubblica gogna come nemici del popolo e della Ragione.

“è successo davvero” è la tagline del film e, per motivi diametralmente opposti a quelli intenzionali, non possiamo che essere d’accordo.

Scienza ti amo, prete ti odio.

Voto:
1 ragazza morta perché cattolica

The Exorcism of Emily Rose (2005) voto

Titolo originale: The Exorcism of Emily Rose
Regia: Scott Derrickson
Anno: 2005
Durata: 119 minuti

Saving Christmas (2014)

Ahhh, il Natale:
famiglia, doni, cenoni, alberi, giocattoli, candele, pennacchi, lucine, coriandoli, consumismo, televisione, breakdance…

Che sarebbe la festa del signore gesù cristo morto risorto senza pennacchi e breakdance?
Come possiamo immaginare un Natale più sobrio e svestito di tutto il ciarpame capitalista e pagano di cui si è andato via via impregnandosi come la Madonna feconda vergine minorenne sposa bambina?
Come osano le persone che hanno studiato storia e antropologia venire ad insegnarci che Gesù non è nato a dicembre, che l’albero è un simbolo pagano dedicato ad Odino o che spendere dollarazzi su dollarazzi per comprare merda di plastica ai nostri figli viziati pesti è un oltraggio ai poveri e al vero significato della natività?

Insomma, come è possibile che tutto quello che ho letto in un libro di leggende scritto 2000 anni fa da ignoranti tribù patriarcali di beduini pecorai e spazzini ha meno valore di un impianto scientifico controllato e verificato da una comunità internazionale di liberi pensatori e accademici?

Ma stiamo scherzando?
Come glielo giustifico adesso al piccolo Timmy che ha dovuto ingoiare sperma, feci e urina di prete in cambio della salvezza dell’anima?

Saving Christmas (2014)
sgradevole

Semplicemente sgradevole assistere a quest’oretta di bugie confezionate per un pubblico chiaramente medio basso, dal palato artistico grossolano e con un intelletto che chiamare fino sarebbe d’insulto al sale che manca nelle loro zucche vuote di merda sfasciata in bocca alle loro lerce faccie cretine di mentecatti boccaloni pericolosamente in bilico tra una vita mediocre e un assalto alla clinica dove praticano l’aborto.

Ma lo sapevate voi che l’albero di Natale è il simbolo dell’albero della conoscenza da cui Eva donna ladra e serpe bugiarda per sempre dannata colse la famosa mela da donare al povero Adamo candido inetto e che poi è andato trasfigurandosi nella croce di Gesù morto stecchito per i peccati della femmina serpe di cui prima al quale venne inchiodato per simboleggiare il ritorno della mela all’albero sacro che oggi noi adorniamo con palle rosse come mele?
No ovviamente, perché è una cazzata.

E lo sapevi tu che Babbo Natale era un vescovo che prese a botte un altro teologo cristiano durante il consiglio di Nicea perché costui pensava che Gesù fosse un po’ meno dio di Dio negando quindi l’equiparazione PadreFiglioSpiritossanto?
No ovviamente, perché col cazzo che ti raccontano le cose vere e perciò quanto la chiesa cristiana è stata violenta, stupida e prevaricatrice nei 2000 anni di terrore in cui ha regnato.

Vedere un film fondamentalista cristiano semi-indipendente come questo è interessante solo per un mero motivo sociologico-culturale e cioè: è istruttivo vedere di che lercia pasta è fatto un cristiano bigotto medio che giustifica la violenza verso altre correnti religiose in nome del suo invisibile dio immaginario.

Se invece avete già fatto il pienone di tristezza ed escrementi e volete semplicemente vedere un bel film che vi spiega quale piaga cancrenosa sia stata (e sia) la chiesa cattolica, vi consiglio The Magdalene Sisters.

VOTO:
1 piaga

Saving Christmas (2014) voto

Titolo alternativo: Kirk Cameron’s Saving Christmas
Regia: Darren Doane
Anno: 2014
Durata: 80 minuti

Footloose (1984)

Storia di un giovane omosessuale di Chicago costretto a trasferirsi in una piccola cittadina bigotta (in realtà piena di froci repressi i quali covano un’insana voglia di scopare come ricci al ritmo di vertiginose capriole gay) e della sua personale lotta contro il tradizionalismo cristiano e la paura di piangere in pubblico (propri del tipico americano medio), questa simpatica commedia gay travestita da ribellione contro una cittadina di provincia americana molto intrisa di cristianesimo e stupidità la quale vive la sua asessualità come un vanto (invece che come una paurosa deficienza intellettiva) è tutto ciò che odio, e di più.

Footloose (1984)

Bisogna ammettere che siamo di fronte ad un film culto amato da milioni di persone; è interessante notare però quanto queste persone (in larga parte froci e scemi) siano grossomodo identificabili con quella stessa fetta di mercato a cui piace Jimmy Fallon.

La pellicola è famosa per essere servita da trampolino di lancio per il naso di Kevin Bacon il quale ha dato grande prova acrobatica nelle numerose coreografie chiaramente danzate da un’altra persona ripresa in penombra, uno stile al quale attingeranno altre opere famose come Black Swan, ma (cosa ben più importante) questo A piede libero è riuscito negli anni a catalizzare l’interesse di così tanti meschini individui che era diventato impossibile ignorare la realtà e continuare quindi ad evitare una di quelle recensioni come piacciono a noi, e cioè piena di bestemmie e insulti alle minoranze così da scandalizzare per pochi miseri minuti tutti quegli esseri umani troppo indaffarati a guardarsi la punta del cazzo per rendersi conto di quanto tutto sia un’illusione delle nostra percezione e come l’universo sia solo una pallida spiegazione di quello che esiste e che non riusciamo ancora ad immaginare.

Abbandonando ora quest’onnipresente nichilismo, unico possibile faro in un cammino di miseria intellettuale e cecità cosmica ridotte entrambe a lascive comparse sul palcoscenico del nostro eterno rimescolamento atomico, possiamo tornare ad apprezzare Kevin che balla come un forsennato al ritmo vertiginoso di motivetti elettroniCountry così datati da essere buoni per una festicciola al Pigneto coi nostri amici che scrivono stronzate acchiappa-click su Vice e prendono 30 euro ad articolo.
Kevin certamente spadroneggia in un ruolo da vero acrobata, nel fisico e nelle emozioni, ma anche il resto del cast fa un figurone da pubblicità progresso in una pellicola chiaramente nata dalle menti di una folta schiera di uranisti.

Agli annali va certamente consegnata la sfida in stile est Europa con Bacon mentre guida un trattore sulle note di I need a Hero: una follia.
Per la serie non tutti sanno che: nella parte dell’amico un po’ buzzurro e un po’ timidone c’è un giovanissimo tronco di legno rispondente al nome di Christopher Penn, fratello morto stecchito del più famoso Sean Penn.

Non un film per tutti, ma un film che lo prende volentieri da tutti.

VOTO:
4 froci repressi

Footloose (1984) voto

Titolo originale: Footloose
Regia: Herbert Ross
Anno: 1984
Durata: 107 minuti