Io, robot (2004)

Siamo nel 2035 a Chicago e il dottor Alfred Lannig, lo scienziato a capo del progetto robotico Nestor, è morto cadendo per un centinaio di piani all’interno del quartier generale della U.S. Robotics in quello che sembra essere un caso di suicidio.
Ad indagare arriva il detective Del Spooner, chiamato in causa da Lanning stesso attraverso un ologramma senziente programmato per entrare in funzione al momento del suo decesso, e immediatamente la faccenda appare fumosa, inconsistente e losca..

Perché un suicidio?
Come ha fatto il dottore ad infrangere il vetro anti-proiettile per gettarsi?
Chi cazzo è Nicki Minaj?

Tra rocambolesche corse in macchina e una serie spudorata di pubblicità subliminali da far invidia a Nino Manfredi, Del Spooner cercherà di gettare luce sul futuro dell’umanità all’alba dell’era dei robot.

Io, robot (2004)

Liberamente, ma molto liberamente, tratto dai racconti di Isaac Asimov contenuti nelle sue famose raccolte (da cui il titolo) e con alla base un’intrigante (anche se telefonata) vicenda misteriosa su cui indagare seguendo il classico modus logico asimoviano, questo rumoroso e sbrodolone film giallo riesce ad essere un blockbuster all’americana senza essere completamente idiota.

Non si tratta chiaramente di un capolavoro né di un film imprescindibile per i fan della robotica, ma vale la pena una visione senza alte aspettative.

VOTO:
3 Nicki Minaj e mezza

Io, robot (2004) voto

Titolo originale: I, Robot
Regia: Alex Proyas
Anno: 2004
Durata: 115 minuti

Miracolo sull’8ª strada (1987)

L’East Village, una volta abitato da immigrati e poveracci di ogni nazionalità e credo religioso, è oggi uno dei quartieri più fichettini di New York e ha perso molto del suo carattere gretto che una volta lo contraddistingueva.

La gentrificazione, bestia multiforme che prende i poveri di un quartiere e li sbatte fuori dai confini quando l’area diventa d’interesse per le classi borghesi, è l’innesco di questa narrazione cupa ma dai momenti umoristici che vede protagonisti due vecchi poveri, un nero autistico, un artista squattrinato, una messicana incinta e dei dischi volanti senzienti.

Miracolo sull'8ª strada (1987)

Film gradevolissimo adatto sia a grandi che piccini grazie al doppio registro drammatico/fantascientifico che porta avanti con dignitosa professionalità.

La scelta d’ambientare la storia di una rivalsa degli esclusi dal progresso, specialmente la coppia d’anziani a cui è venuto a mancare il figlio, nel mezzo di una demolizione che faccia posto all’America che verrà è indubbiamente azzeccata. Come è indubbio il fatto che il personaggio più interessante, anche se poco sviluppato (per ovvi motivi di genere), sia quello del teppista Carlos; un poveraccio che cerca di fuggire dalla miseria in cui è nato usando le poche risorse che gli sono state messe a disposizione dal sistema capitalista nel quale è cresciuto: la prepotenza e l’arrivismo.

Il finale sembra un po’ affrettato; probabilmente avevano finito la pellicola.

VOTO:
3 teppisti e mezzo

Miracolo sull'8ª strada (1987) voto

Titolo originale: *batteries not included
Regia: Matthew Robbins
Anno: 1987
Durata: 106 minuti

Transformers 4: L’era dell’estinzione (2014)

Dopo la battaglia di Chicago del precedente episodio, i terrestri si sono divisi tra chi ringrazia gli Autobots per l’aiuto fornito contro i Decepticons e chi non se ne potrebbe fottere di meno dei Chi e dei Come e pensa solo all’annientamento totale di entrambe le fazioni in lotta.

Nel mezzo abbiamo il nostro protagonista: un semplicione palestrato scienziato fai da te che, come l’ossimoro esistenziale che rappresenta, avrebbe fatto meglio ad essere impiegato nei campi di granturco piuttosto che come eroe per caso di una vicenda che ha dell’incredibile, nel senso che non posso credere che ho visto un tale film di merda.

Transformers 4: L'era dell'estinzione (2014)

Allora, parliamoci chiaro: queste sono 3 ore della mia vita che non mi verranno mai più restituite.
È una dura verità con la quale mi sono scontrato e sono infine giunto ad una tregua forzata.

Voi però, voi che leggete quest’articolo e siete indecisi se vedere il quarto capitolo di una serie che ha procurato più morti dell’Aviaria, voi fuggite.
Voi non dovete mai voltarvi indietro, mai, e proseguite attraverso questa valle di lacrime fino a riveder le stelle.

VOTO:
2 lacrime

Transformers 4: L'era dell'estinzione (2014) voto

Titolo originale: Transformers: Age of Extinction
Regia: Michael Bay
Anno: 2014
Durata: 165 minuti
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Ghost in the Shell (2017)

Major Mira Killian è un potentissimo robot col cervello di una donna e questo già dovrebbe far sorgere dei dubbi.
Se a questo aggiungiamo la sua passione per i motori, allora…

Ecco, io immagino che tutti quei deficienti mentecatti fottutissimi ignoranti cinematografici critici della domenica de ‘sto cazzo abbiano pensato essere più o meno questo il pensiero di quelli che hanno gradito questa storia fantascientifica molto adrenalinica (e poco interessante).
Sì perché, secondo i Social Justice Warriors, uno quando guarda un film non si concentra sulla storia, sui personaggi, sui conflitti, sulle lezioni morali, sul comparto visuale, sulle musiche, sull’atmosfera…

no no no
Il pubblico decide se un film è degno d’essere visto basandosi unicamente sul colore della pelle dei protagonisti.

Ghost in the Shell (2017)

Ma mannaggia quella cavallina spelacchiata senza fede dopo essere stata frustata con un cordino di pelle di cane perché troppo loquace, ma come cazzo si può essere così maledettamente miopi e stronzi per montare ad arte una polemica sterile e infondata sul #whitewashing di Hollywood?

Sarò un contadino veneto, ma a me sembra totalmente normale che se una casa di produzione americana tira fuori un film da un manga giapponese, abbia ovviamente maggiori probabilità di scegliere come protagonista un’attrice americana, anzi: una famosa attrice americana.

Non c’è alcun complotto contro i giapponesi, che tra l’altro se ne sono infischiati il cazzo di queste polemiche tutte concentrate nel New England dei riccastri finto-progressisti i quali votano Hillary Clinton, e non c’è alcun tentativo cosciente dell’industria dell’intrattenimento di perorare una crociata bianca contro le minoranze etniche.

Tutt’al più c’è una crociata contro il cinema dozzinale, la mia.

VOTO:
3 croci crociate e mezzo

Ghost in the Shell (2017) voto

Titolo originale: Ghost in the Shell
Regia: Rupert Sanders
Anno: 2017
Durata: 107 minuti

Transformers: L’ultimo cavaliere (2017) – Trailer Reaction

Reagiamo al trailer del quinto film della serie di cartoni animati cult anni ’80; questa volta coi nazisti medievali.

Si parla di:
Secchezza vaginale, Medioevo, Nazismo, Padre Clio, maniglie dell’Amore, Merda e Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta Basta…

Titolo originale: Transformers: The Last Knight
Regia: Michael Bay
Anno: 2017
Durata: ?

Futureworld – 2000 anni nel futuro (1976)

Siccome la gente non è mai sazia di stronzate, ecco che dopo appena due anni dal catastrofico incidente a Westworld si riaprono i battenti a Delos ed il pubblico comincia a tornare sul luogo del delitto come se nulla fosse.

Per rassicurare quei pochi prudenti che nutrono sacrosanti dubbi, il reparto marketing del parco divertimenti meno profittevole della storia ha invitato un giornalista della carta stampata e una conduttrice televisiva per racimolare un po’ di pubblicità positiva.
La realtà però è che oscuri piani vengono elaborati dietro le quinte per riportare ordine e disciplina in un mondo troppo libertino.

Futureworld - 2000 anni nel futuro (1976)

Scadente e rancido sequel della buona prima opera filmica Crichtoniana e sicuramente uno dei più prevedibili film che mi sia mai capitato di vedere.
Si dà il caso infatti che per indovinare il colpo di scena ci ho messo 5 minuti, non scherzo: difatti, praticamente subito, lo spettatore medio non farà fatica a realizzare quello che nelle intenzioni dei creatori di siffatta merda doveva essere un sorpresone.

Yul Brynner fa la parte della fantasia erotica della conduttrice, una tipica donna hollywoodiana fintamente in carriera divisa tra una voglietta terrena di farsi trombare dal giornalista della carta stampata e un sogno fanciullesco di una che probabilmente da piccola è stata toccata da nonno.

VOTO:
2 nonni

Futureworld - 2000 anni nel futuro (1976) voto

Titolo originale: Futureworld
Regia: Richard T. Heffron
Anno: 1976
Durata: 108 minuti

Il mondo dei robot (1973)

Nel futuristico 1983 i ricchi possono farsi una vacanza da sogno nel parco divertimenti di Delos pagando $1000 al giorno.
Per questa cifra da capogiro, quello che viene offerto è presto detto: 3 piccoli mondi del passato (il west, il medioevo e Roma antica) ricreati con l’ausilio di un po’ di carpentieri rumeni e tanti androidi ultra realistici.

I ricchi paganti possono quindi vivere avventure da romanzo (o da film) all’interno di questa sorta di grandi set televisivi, chi chiavando cortigiane e chi duellando con un pistolero pelato dall’aria torva; la scelta è potenzialmente infinita, come infinite sono le possibilità che qualcosa vada storto.

Il mondo dei robot (1973)

 

Prima opera fimica per lo scrittore di Jurassic Park e piccola perla fantascientifica dal costo ragionevolmente basso, fattore che sembra non aver influito minimamente sull’impatto emozionale della storia, anzi.
Questa semplice vicenda di virus informatici che fanno impazzire i robot di un villaggio turistico per Paperoni annoiati prende bene sin dalle prime inquadrature a bordo dell’hovercraft e prosegue su buoni livelli fino alle pazze scintille di un finale non eccezionale ma oggettivamente inevitabile.

Nonostante molti moderni luddisti abbiano identificato e continuino ad identificarlo come un film sui pericoli della tecnologia, Crichton è stato sempre abbastanza chiaro sul messaggio anti-corporation dell’opera.

VOTO:
4 Yul

Westworld (1973) voto

Titolo originale: Westworld
Regia: Michael Crichton
Anno: 1973
Durata: 88 minuti

Matrix Reloaded (2003)

Neo, assieme al suo devoto Morpheus e alla fidanzata Trinity, deve stoppare l’invasione robotica della roccaforte umana Zion.
Nel frammentre l’Agente Smith, scioltosi dalle costrizioni societarie avendo vissuto una liberazione sessuale anale perpetratagli dal suddetto Neo in vena di scherzi bonari, si mette tra capo e collo dei 3 coglioni a cui accennavo in apertura assolvendo così al delicato ruolo del cavolo a merenda.

Molte cose accadono, molte cose di cui se ne poteva fare felicemente a meno e quindi mi limiterò nello scrivere una parola che possa riassumerle tutte: smegma.

Matrix Reloaded (2003)

Io direi che, al di là dell’oggettiva bruttura di siffatta operetta, è importante sottolineare come ad Hollywood sembri giusto chiamare la roccaforte umana Sion mortacci vostra sionisti demmerda, ve odio, a voi e alla vostra idiota credenza medievale d’essere in missione per conto di dio.

dio non esiste, e se esiste ve odia come me.

Sto film è ‘na cacata.
Risparmiatelo, te che sei finito su questa recensione.

VOTO:
2 smegma e mezzo

Matrix Reloaded (2003) voto

Titolo originale: The Matrix Reloaded
Regia: The Wachowski Brothers
Anno: 2003
Durata: 138 minuti

Rogue One (2016)

Abbiamo visto il film con i ribelli che rubano le planimetrie della Morte Nera per denunciare un abuso edilizio.

Si parla di:
Ricerca dei biglietti, Prime impressioni, Trama, Protagonista femminile, Cast multietnico, Peter Cushing e Carrie Fisher digitali, Fan service, Musiche, Rovazzi antisemita, Felicity Jones anticarismatica, lo Jedi cieco, il Regista, lo Sceneggiatore, American Pie, il Sacrificio personale per un Ideale, Militari a Roma come Stormtroopers imperiali, il Fascismo montagna di Merda, Universo Star Wars espanso, Cose belle, Darth Vader, Parapetti maledetti, Messa in scena realistica e sporca, World War Pepsi,
un Film fatto col Cuore, Cose negative, Pubblico di riferimento, Votazioni e benedizioni Jedi.

Titolo originale: Rogue One: A Star Wars Story
Regia: Gareth Edwards
Anno: 2016
Durata: 134 minuti
Compralo: http://amzn.to/2AjUIJA

Rogue One: A Star Wars Story (2016)

La Repubblica Galattica è ormai crollata e dalle sue tristi ceneri fatte di spiritualismo retrò e ossa di bambini jedi è sorto l’Impero: una dittatura tecnocratica retta da un misterioso figuro sempre incappucciato perché orribilmente sfigurato, terrorizzata da un generale nero sempre col casco perché orribilmente sfigurato e combattuta da una serie infinita di figuranti ribelli (non sfigurati) sempre pronti a farsi esplodere durante uno dei loro numerosi attacchi terroristici alle orribili postazioni imperiali.

In questo attesissimo sequel/prequel/spin-off di Star Wars vengono narrate quindi le misteriose vicende immediatamente precedenti l’inizio del quarto capitolo, ovvero il furto con scasso dei piani segreti della Morte Nera che porterà poi i ribelli di A New Hope ad una missione kamikaze per far saltare in aria la suddetta Morte, tutto grazie a un pizzico di culo e all’onnipresente Forza.

Rogue One: A Star Wars Story (2016)

Ottimo film d’avventure spaziali e gradito apripista per l’universo espanso di Star Wars il quale si avvia ormai ad essere una gallina dalle uova d’oro di dimensioni gargantuesche.

Rispetto al patinato e fin troppo ammiccante Episodio 7, questo Rogue One si posiziona molto più vicino alla trilogia originale riprendendo tematiche ed elementi visivi dei tre film; vedi la politica del primo, la cupezza del secondo e il tropicalismo del terzo.
A tutto questo va poi aggiunta un’ironica (vista l’abbondanza di effetti speciali) ma sincera passione per il corporeo realismo perfettamente incarnato da parecchi visi sporchi, capelli unti e unghie nere.

Un film quindi assolutamente da consigliare e uno sforzo produttivo cinematografico che, confermando la triste regola con la sua eccezionalità, riesce a fondere armonicamente grande pubblico e grandi emozioni.

Ma il più grande plauso va a quegli eroici recensori che, per portarvi il Verbo prima di tutto il resto della marmaglia Kritica, si sono ridotti a vedere l’anteprima nazionale (mondiale?) del film al centro di Roma a mezzanotte per poi ritrovarsi alle 4 di mattina a pigiare tasti del computer in modalità random come forsennati cospirazionisti delle scie chimiche.

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VOTO:
4 scie e mezzo

Rogue One: A Star Wars Story (2016) Voto

Titolo originale: Rogue One: A Star Wars Story
Regia: Gareth Edwards
Anno: 2016
Durata: 134 minuti

Turbo Kid (2015)

Nel retro-futuro post-apocalittico del 1997 (anno dell’attivazione di Skynet) vive un orfano adolescente appassionato di fumetti e cianfrusaglia anni ’80.

Presto gli si affibbia un’eccentrica ragazza dagli occhi da bambola la quale sembra intenzionata a non lasciarlo più, costi quel che costi; assieme affronteranno i regolari pericoli di un futuro post-atomico tipo i punkabbestia alla Mad Max (però in bicicletta) e si troveranno a fronteggiare Zeus, il solito pazzo truculento signorotto dell’acqua con la passione per l’ultraviolenza.

Turbo Kid (2015)

Bellissimo omaggio agli anni ’80, nel bene e nel male, Turbo Kid è un piccolo progetto indipendente canado-neo zelandese assolutamente da non perdere.

Pieno zeppo di citazioni e rimandi ai film e alla cultura del decennio più capitalista che ci sia, il film non cade nella facile trappola della carrellata nostalgia, ma anzi prende il materiale originario (robaccia, a dir la verità) e ne tira fuori un pastiche sarcastico e a tratti perfino critico di un decennio storico ricco di assurdità.

VOTO:
4 uan e mezzo

Turbo Kid (2015) voto

Titolo originale: Turbo Kid
Regia: François Simard, Anouk Whissell e Yoann-Karl Whissell
Anno: 2015
Durata: 93 minuti