Il mondo dei robot (1973)

Nel futuristico 1983 i ricchi possono farsi una vacanza da sogno nel parco divertimenti di Delos pagando $1000 al giorno.
Per questa cifra da capogiro, quello che viene offerto è presto detto: 3 piccoli mondi del passato (il west, il medioevo e Roma antica) ricreati con l’ausilio di un po’ di carpentieri rumeni e tanti androidi ultra realistici.

I ricchi paganti possono quindi vivere avventure da romanzo (o da film) all’interno di questa sorta di grandi set televisivi, chi chiavando cortigiane e chi duellando con un pistolero pelato dall’aria torva; la scelta è potenzialmente infinita, come infinite sono le possibilità che qualcosa vada storto.

Il mondo dei robot (1973)

 

Prima opera fimica per lo scrittore di Jurassic Park e piccola perla fantascientifica dal costo ragionevolmente basso, fattore che sembra non aver influito minimamente sull’impatto emozionale della storia, anzi.
Questa semplice vicenda di virus informatici che fanno impazzire i robot di un villaggio turistico per Paperoni annoiati prende bene sin dalle prime inquadrature a bordo dell’hovercraft e prosegue su buoni livelli fino alle pazze scintille di un finale non eccezionale ma oggettivamente inevitabile.

Nonostante molti moderni luddisti abbiano identificato e continuino ad identificarlo come un film sui pericoli della tecnologia, Crichton è stato sempre abbastanza chiaro sul messaggio anti-corporation dell’opera.

VOTO:
4 Yul

Westworld (1973) voto

Titolo originale: Westworld
Regia: Michael Crichton
Anno: 1973
Durata: 88 minuti

Matrix Reloaded (2003)

Neo, assieme al suo devoto Morpheus e alla fidanzata Trinity, deve stoppare l’invasione robotica della roccaforte umana Zion.
Nel frammentre l’Agente Smith, scioltosi dalle costrizioni societarie avendo vissuto una liberazione sessuale anale perpetratagli dal suddetto Neo in vena di scherzi bonari, si mette tra capo e collo dei 3 coglioni a cui accennavo in apertura assolvendo così al delicato ruolo del cavolo a merenda.

Molte cose accadono, molte cose di cui se ne poteva fare felicemente a meno e quindi mi limiterò nello scrivere una parola che possa riassumerle tutte: smegma.

Matrix Reloaded (2003)

Io direi che, al di là dell’oggettiva bruttura di siffatta operetta, è importante sottolineare come ad Hollywood sembri giusto chiamare la roccaforte umana Sion mortacci vostra sionisti demmerda, ve odio, a voi e alla vostra idiota credenza medievale d’essere in missione per conto di dio.

dio non esiste, e se esiste ve odia come me.

Sto film è ‘na cacata.
Risparmiatelo, te che sei finito su questa recensione.

VOTO:
2 smegma e mezzo

Matrix Reloaded (2003) voto

Titolo originale: The Matrix Reloaded
Regia: The Wachowski Brothers
Anno: 2003
Durata: 138 minuti

Rogue One (2016)

Abbiamo visto il film con i ribelli che rubano le planimetrie della Morte Nera per denunciare un abuso edilizio.

Si parla di:
Ricerca dei biglietti, Prime impressioni, Trama, Protagonista femminile, Cast multietnico, Peter Cushing e Carrie Fisher digitali, Fan service, Musiche, Rovazzi antisemita, Felicity Jones anticarismatica, lo Jedi cieco, il Regista, lo Sceneggiatore, American Pie, il Sacrificio personale per un Ideale, Militari a Roma come Stormtroopers imperiali, il Fascismo montagna di Merda, Universo Star Wars espanso, Cose belle, Darth Vader, Parapetti maledetti, Messa in scena realistica e sporca, World War Pepsi,
un Film fatto col Cuore, Cose negative, Pubblico di riferimento, Votazioni e benedizioni Jedi

Titolo originale: Rogue One: A Star Wars Story
Regia: Gareth Edwards
Anno: 2016
Durata: 134 minuti
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Rogue One: A Star Wars Story (2016)

La Repubblica Galattica è ormai crollata e dalle sue tristi ceneri fatte di spiritualismo retrò e ossa di bambini jedi è sorto l’Impero: una dittatura tecnocratica retta da un misterioso figuro sempre incappucciato perché orribilmente sfigurato, terrorizzata da un generale nero sempre col casco perché orribilmente sfigurato e combattuta da una serie infinita di figuranti ribelli (non sfigurati) sempre pronti a farsi esplodere durante uno dei loro numerosi attacchi terroristici alle orribili postazioni imperiali.

In questo attesissimo sequel/prequel/spin-off di Star Wars vengono narrate quindi le misteriose vicende immediatamente precedenti l’inizio del quarto capitolo, ovvero il furto con scasso dei piani segreti della Morte Nera che porterà poi i ribelli di A New Hope ad una missione kamikaze per far saltare in aria la suddetta Morte, tutto grazie a un pizzico di culo e all’onnipresente Forza.

Rogue One: A Star Wars Story (2016)

Ottimo film d’avventure spaziali e gradito apripista per l’universo espanso di Star Wars il quale si avvia ormai ad essere una gallina dalle uova d’oro di dimensioni gargantuesche.

Rispetto al patinato e fin troppo ammiccante Episodio 7, questo Rogue One si posiziona molto più vicino alla trilogia originale riprendendo tematiche ed elementi visivi dei tre film; vedi la politica del primo, la cupezza del secondo e il tropicalismo del terzo.
A tutto questo va poi aggiunta un’ironica (vista l’abbondanza di effetti speciali) ma sincera passione per il corporeo realismo perfettamente incarnato da parecchi visi sporchi, capelli unti e unghie nere.

Un film quindi assolutamente da consigliare e uno sforzo produttivo cinematografico che, confermando la triste regola con la sua eccezionalità, riesce a fondere armonicamente grande pubblico e grandi emozioni.

Ma il più grande plauso va a quegli eroici recensori che, per portarvi il Verbo prima di tutto il resto della marmaglia Kritica, si sono ridotti a vedere l’anteprima nazionale (mondiale?) del film al centro di Roma a mezzanotte per poi ritrovarsi alle 4 di mattina a pigiare tasti del computer in modalità random come forsennati cospirazionisti delle scie chimiche.

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VOTO:
4 scie e mezzo

Rogue One: A Star Wars Story (2016) Voto

Titolo originale: Rogue One: A Star Wars Story
Regia: Gareth Edwards
Anno: 2016
Durata: 134 minuti
Compralo: http://amzn.to/2AjUIJA

Turbo Kid (2015)

Nel retro-futuro post-apocalittico del 1997 (anno dell’attivazione di Skynet) vive un orfano adolescente appassionato di fumetti e cianfrusaglia anni ’80.

Presto gli si affibbia un’eccentrica ragazza dagli occhi da bambola la quale sembra intenzionata a non lasciarlo più, costi quel che costi; assieme affronteranno i regolari pericoli di un futuro post-atomico tipo i punkabbestia alla Mad Max (però in bicicletta) e si troveranno a fronteggiare Zeus, il solito pazzo truculento signorotto dell’acqua con la passione per l’ultraviolenza.

Turbo Kid (2015)

Bellissimo omaggio agli anni ’80, nel bene e nel male, Turbo Kid è un piccolo progetto indipendente canado-neo zelandese assolutamente da non perdere.

Pieno zeppo di citazioni e rimandi ai film e alla cultura del decennio più capitalista che ci sia, il film non cade nella facile trappola della carrellata nostalgia, ma anzi prende il materiale originario (robaccia, a dir la verità) e ne tira fuori un pastiche sarcastico e a tratti perfino critico di un decennio storico ricco di assurdità.

VOTO:
4 uan e mezzo

Turbo Kid (2015) voto

Titolo originale: Turbo Kid
Regia: François Simard, Anouk Whissell e Yoann-Karl Whissell
Anno: 2015
Durata: 93 minuti

Rick and Morty: 2° stagione (2015)

Continuano le avventure/disavventure del duo tragicomico Rick e Morty, nonno inventore nichilista stralunato e nipote scemotto dai buoni e inutili sentimenti, in giro per le galassie e le dimensioni parallele di questo e altri universi.

Rick-and-Morty-2°-stagione-(2015)

Graditissimo ritorno di uno dei serial animati più trambi del momento, Rick and Morty soffre però un pochino in alcuni frangenti di sovraeccitamento sinaptico.
D’altra parte è difficile pensare di mantenere la freschezza e la naturalezza un po’ ignorante della prima stagione con la consapevolezza dell’espandersi del pubblico di riferimento; ecco allora che diminuiscono le estemporaneità in favore di una storia più coesa, il che non è poi manco tanto male.
Alcuni episodi restano ad altissimi livelli (Total Rickall su tutti) e ogni tanto tornano le perle di assoluta genialità, tipo il videogioco Roy: A Life Well Lived nel quale Morty vive un’intera esistenza nell’arco di pochi secondi.

Per forza di cose non ha l’impatto dell’originale, ma Parigi val bene una messa.

VOTO:
4 tour Eiffel

Rick-and-Morty-2°-stagione-(2015)-voto

Titolo originale: Rick and Morty
Stagione: seconda
Creatori: Justin Roiland e Dan Harmon
Anno: 2015
Durata: 10 episodi da 20 minuti

RoboCop (2014)

Alex Murphy viene esploso, danni, paralitico, trasformato in robot da corporazione malefica mangiasoldi, sbim bum bam.

Moglie e figlio traumatizzati, amore negato, dottore lo voglio nero, eh no codice rosso non puoi sparare, voglio morire, è veloce e resistente, 60 secondi per arrestare un assassino violentatore, sta indagando il suo omicidio, fabbrica di droga, stritum tan, poliziotti corrotti, senato vota sì ai robot, presidente OCP contento, presidente morto.

RoboCop (2014)
Samuel L. Jackson motherfucker

Rifacimento (o come lo chiamano adesso remake/reboot) del meraviglioso classico anni ’80.
Questa cacata mandata giù di traverso non ci voleva proprio.

Consapevole delle qualità che hanno reso l’originale un capolavoro, il reboot se ne frega al cazzo al 70% e lascia solo qualche briciola ai poveri nostalgici come me che hanno a cuore il cervello invece dell’erezione che molto probabilmente regna sovrana tra chi si diverte a vedere ‘ste minchiatelle pompate a bomba co’ le pistolettate a raffica e la noia che te se porta via.

Il problema è che non fa schifo, anzi c’è anche qualche battutina simpatica e un lieve accenno di satira sociale, ma il tutto è diluito in un mare di banalità generalista.
Insomma, non se sentiva assolutamente il bisogno.

VOTO:
2 nostalgici e mezzo

RoboCop-(2014)-voto

Titolo originale: RoboCop
Regia: José Padilha
Anno: 2014
Durata: 117 minuti
Compralo: https://amzn.to/3fYEA12

Rick and Morty: 1° stagione (2013-2014)

Morty Smith è un giovane liceale un po’ svampito il quale si trova ogni settimana in incredibili avventure inter-dimensionali al limite del paranormale per colpa di suo nonno Rick Sanchez, un paranoico insensibile scienziato nichilista sempre alla ricerca di un nuovo modo per sopire i suoi demoni interiori.
Lo strambo duo affronta così ogni sorta di pericolo fantascientifico senza la benché minima ragione e con un’alta probabilità invece di finire morti stecchiti.

Rick-and-Morty- prima stagione(2013-2014)
cosa che succede in una delle molteplici dimensioni possibili

La cosa straordinaria di questa vera e propria perla dell’animazione contemporanea è il suo mix perfetto di umorismo nero e completa accettazione della scienza come unico possibile metodo di indagine a nostra disposizione e pilastro sul quale si fonda la nostra società.
Le conoscenze e la realtà messeci a disposizione dall’introduzione del metodo scientifico sono talmente scolpite nell’immaginario dei creatori come del pubblico di riferimento che la maggior parte delle battute e delle assurde situazioni comiche derivano proprio da questo assunto, da questa accettazione preliminare da cui deriva poi tutto il resto.
Scherzare sul fatto che Plutone è un pianeta è possibile solo quando lo spettatore è ben conscio della falsità dell’affermazione, ma il gioco va ben oltre.
E’ infatti nella miriade di riferimenti (Cthulhu nei titoli di testa) e gag fulminee (tipo la creatura nata da uno starnuto di Morty che nasce, cresce e muore nel lasso di tempo di una corsa di pochi secondi) che lo show trova la sua solida spina dorsale su cui poi piantare anche una spruzzata di umorismo più semplice da pubblico generalista (come l’alcolismo autolesionista di Rick).

Un bellissimo cartone pieno di sorprese insomma che ovviamente può essere apprezzato appieno solo da chi si diverte in egual misura con i Lego, le droghe e la scienza.

VOTO:
5 Marty McFly lego

Rick-and-Morty-prima-stagione-(2013-2014)-voto

Titolo originale: Rick and Morty
Stagione: prima
Creatori: Justin Roiland e Dan Harmon
Anno: 2013-2014
Durata: 11 episodi da 20 minuti

Avengers: Age of Ultron (2015)

Iron Man, Thor, Hulk, Captain America, Hawkeye e Black Widow sono gli Avengers, cioè un gruppo eterogeneo di supereroi il cui compito principale è difendere lo status quo americano.
Periodicamente qualcuno si rompe il cazzo di questa pax romana e decide di compiere un suicidio andando contro questo drappello divino di super soldati; in questo film ci prova Ultron, un essere artificiale creato da Tony Stark con l’idea di metterlo al servizio dell’umanità e della pace tra gli uomini. Ovviamente Ultron, dopo appena 15 secondi dalla nascita, viene a conoscenza del lato violento degli esseri umani e decide bene quindi di eradicare la causa stessa delle guerre nel mondo: gli uomini.
Per fare ciò escogita un “brillante piano”: librare in cielo una città ex sovietica e schiantarla poi al suolo provocando un impatto simile al meteorite che ha estinto i dinosauri 65 milioni di anni fa.
A fermare il suo diabolico piano arrivano gli Avengers e un altro paio di (non) mutanti.

Avengers: Age of Ultron (2015)
proletari unitevi!

Secondo capitolo nella saga degli Avengers e centoventottesima pellicola dell’universo Marvel, Age of Ultron rappresenta per me la prima crepa nella diga di merda che la Disney sta tenendo a bada da diversi anni: secondo i piani (diabolici) del più grande conglomerato americano dell’intrattenimento, i personaggi derivati dai fumetti Marvel dovrebbero fruttare una tale caterva di pellicole da poter andare avanti a spalare milioni di dollari almeno fino al 2020 (non sto scherzando).

Purtroppo i produttori hollywoodiani sembrano non aver capito che mangiare gelati per 10 anni può sembrare interessante su carta, ma non può condurre altrove non se non sulla tazza del cesso a cacare diarrea a fischio come non ci fosse domani.
I film di supereroi cominciano a rompere veramente il cazzo, non solo per la loro inevitabile stupidità e semplicità narrativa, ma soprattutto per la necessità impellente che hanno di alzare sempre di più l’asticella delle scene d’azione e degli effetti speciali.
E non c’è più tanto da alzare ormai se non il cazzo morto di gran parte del pubblico, povero lembo di carne intorpidito sotto chili e chili di salti mortali frecce schizzo esplosioni implosioni triturazioni calpestazioni macchinazioni eccitazioni atrofizzazioni fossilizzazioni millantazioni abluzioni circoncisioni ritrattazioni collutazioni spedizioni ricreazioni decapitazioni elaborazioni inondazioni metabolizzazioni elugubrazioni girovagazioni divinazioni felicitazioni verbalizzazioni capitolazioni AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI

2020

Se siete super fanatici dei supereroi oppure siete degli ignoranti dei paesi in via di sviluppo i quali rappresentano sempre di più una bella fetta degli incassi mondiali dei blockbusters hollywoodiani portando bene in vista il loro alto grado di ignoranza cinematografica e voglia di sognare una vita priva dei problemi comuni tipo la mancanza di cessi pubblici… beh, allora benvenuti.

Altrimenti passate oltre.

VOTO:
2 ignoranti cinematografici e mezzo

Avengers: Age of Ultron (2015) voto

Titolo originale: Avengers: Age of Ultron
Regia: Joss Whedon
Anno: 2015
Durata: 141 minuti

I’m a cyborg, but that’s OK (2006)

Young-goon, una giovane pazza coreana che pensa di essere un cyborg, viene ovviamente rinchiusa in manicomio dopo essersi attaccata ad una presa della corrente con due fili elettrici infilati nel braccio presso la fabbrica di radio dove lavora; una volta dentro, si ritrova a contatto con un marasma di personaggi più o meno atipici i quali racchiudono dentro tante piccole grandi storie incomprensibili dall’esterno.
Uno di questi è Park Il-soon, un ragazzo abbandonato in adolescenza dalla madre che passa il tempo a rubare le paranoie degli altri pazienti; grazie a lui, Young-goon farà piccoli passi avanti e forse troverà l’amore.

Dal regista di Old Boy e Lady Vendetta, ecco un buon film che cerca di fondere la follia e l’amore in un’unica soluzione narrativa, con esiti notevoli.

Punteggiata da una cinematografia ai massimi livelli, con una cinepresa mai ferma ed in continua discussione stilistica ed un uso dell’inquadratura altamente straniante, la pellicola è tecnicamente perfetta sotto ogni punto di vista.
Se si pensa al blando manierismo ad effetto dei film hollywoodiani (per non parlare della staticità ebete di quelli italiani) allora viene veramente da gridare al capolavoro; qui infatti non si rispetta nessuna regola filmica e però c’è sempre una ragione: dal fatto che la storia si svolge in manicomio fino ai due protagonisti leggermente distaccati dalla realtà.
E ad accompagnare questo inaspettato strambo perfezionismo, ci sono delle interpretazioni sì, fuori le righe e teatrali, ma proprio per questo assolutamente in bolla.

L’unica nota dolente in questo roseo quadro è l’evidente calo artistico che si avverte mano a mano che la storia procede su un groviglio di binari sempre meno intricati, ed è un peccato: perché per la prima mezz’ora ero convinto che fosse il miglior film di sempre.
Ciò non vuol dire che non valga la pena vederlo, anzi: se avete un minimo di pazienza ed amate trovare nuove perle cinematografiche che rimettono in discussione gli stilemi classici, allora quest’opera fa per voi.

Per tutti gli altri, c’è sempre L’uomo gallo.

VOTO:
4 cuculi

I'm a cyborg, but that's OK (2006) voto

Titolo originale: Ssaibogeujiman Gwaenchanha
Regia: Chan-wook Park
Anno: 2006
Durata: 105 minuti

Big Hero 6 (2014)

Hiro Hamada è un ragazzino americano prodigio che non vuole affrontare la vita reale e trovarsi un lavoro per bene che lo metta al servizio della comunità; chiamalo scemo.
Il fratello, giovane ricercatore di robotica all’università di San Fransokyo (un’immaginaria San Francisco ricostruita da immigrati giapponesi nel 1906), lo convince ad arruolarsi tra le fila di ricercatori universitari per mettere a frutto il suo straordinario intelletto.

Come in tutte le storie di supereroi americani però, la scintilla che innesca la trasformazione da giovane pubescente a maschio stracazzuto è la morte di una figura cara al protagonista, in questo caso quella del fratello.
Hiro si mette quindi in testa di trovare il maledetto colpevole per la morte del caro estinto il quale nel frattempo si è anche fregato la sua recente invenzione: un esercito di microrobots comandati col pensiero capaci di radere al suolo l’intera città.
Ad aiutarlo ha 4 giovani colleghi ricercatori ed un robot chiamato Baymax, un’automa dottore il cui scopo principale è curare le sofferenze degli umani.
Tra voli pindarici, molte battute e una sana spruzzata di progressismo all’americana i nostri eroi porteranno a casa la pagnotta.

Big Hero 6 (2014)
parecchie pagnotte, a giudicare dall’obesità di Baymax

Big Hero 6 è un filmetto niente male, con la giusta dose di azione e una morale buona tipica dei film Disney; certamente un pubblico adulto trae poco dal messaggio interrazziale (protagonista mezzo giapponese e città da melting pot) e il condivisibile insegnamento che l’intelligenza vince sulla forza bruta, ma i bambini (o gli idioti) possono farne tesoro.

Tratto da un oscuro fumetto Marvel dall’omonimo titolo (operazione frutto del recente assorbimento della testata da parte della casa cinematografica californiana), del materiale originale in realtà resta poco, e meno male.
Sì, perché è sempre meglio una buona moraletta disneyana che le rozze botte da orbi dei supereroi americani.
Questa è anche la pellicola che ha vinto l’Oscar 2015 come migliore film d’animazione mentre il capolavoro The Lego Movie non aveva ricevuto neanche una nomination, e la cosa non meraviglia se si pensa che la società americana è talmente intrisa di consumismo da secolo decimo nono ed emotività da 2 spicci che non poteva certo premiare un film che prende per il culo l’intero sistema.

VOTO:
4 Johnny 5

Big Hero 6 (2014) featured

Titolo originale: Big Hero 6
Regia: Don Hall, Chris Williams
Anno: 2014
Durata: 102 minuti

Ex Machina (2015)

Nathan è un genio informatico padrone di una sorta di Google, e Nathan ha scelto uno dei suoi impiegati per verificare il livello di sofisticazione di Ava, un’intelligenza artificiale creata da lui.

Caleb, questo il nome dell’impiegato-tester, ha una settimana per interagire con Ava, un robot capace di replicare con incredibile naturalezza ogni più piccola sfumatura dell’essere umano e passati i 7 giorni dovrà fornire un “sì” o un “no” al genio di cui sopra.

Nathan, Ava e Caleb rimarranno indi chiusi in un enorme bunker computerizzato nel mezzo di una foresta e lo spettatore vivrà con loro queste snervanti ed angosciose 168 ore.

Ex Machina (2015)

Di questi tempi nei cinema mondiali c’è un film che si chiama The Imitation Game.
In parole povere, questo “gioco” del titolo è il far passare un computer per un essere umano, che sarebbe poi la base per creare l’intelligenza artificiale; il “Test di Turing” è il nome dato a questo gioco ed è il test atto a scoprire se un computer è così sofisticato da far credere un essere umano di essere un suo simile.

Oggigiorno la scienza ha fatto passi da gigante e, anche se non siamo ancora vicini al computer senziente, possiamo però vedere tutti i mattoni che ci permetteranno un giorno di costruire questa nuova torre di Babilonia dalla quale forse saremo schiacciati sotto il peso del prossimo inevitabile step evolutivo, i robot.
E da quest’interessantissimo spunto sempre più attuale, il regista Alex Garland, famoso per essere uno sceneggiatore di grosso calibro (sono suoi Sunshine, The Beach, 28 days later e Dredd), ha tirato fuori dal cilindro una storia altamente coinvolgente e dall’alto risvolto emotivo, senza per questo essere adatta ad un pubblico del sabato sera.

Indi, il film è bellissimo: è un affondo molto dolce nell’abisso del cervello umano, nello spaventoso futuro che potrebbe aspettarci dietro l’angolo; la storia di un robot capace dello spettro emotivo umano pone l’inevitabile dubbio su cosa sia la vita e quale diritto abbiano gli esseri umani di gestire un futuro nel quale i robot potrebbero essere cittadini di serie B.
Gli attori sono fantastici, un trittico di personalità differenti eppure perfettamente incastrabili l’una con l’altra in un triangolo perverso fatto d’odio e amore; la fotografia è essenziale, pulita e assolutamente in tono con l’ambiente asettico nel quale queste emozioni nascono e muoiono in pochi istanti; e la regia tiene tutti questi diversi elementi in punta di dita senza perdere un colpo neanche per un secondo.

Come opera prima, questo Ex Machina è un capolavoro; più in generale lo si potrebbe definire un film stupefacente che trascina lo spettatore dentro un vortice torbido nel quale si mischiano paure e speranze per il nostro domani.
Da vedere con la rincorsa, indi.

VOTO:
5 Robocop

Ex Machina (2015) votoTitolo originale: Ex Machina
Regia: Alex Garland
Anno: 2015
Durata: 108 minuti