Rogue One: A Star Wars Story (2016)

La Repubblica Galattica è ormai crollata e dalle sue tristi ceneri fatte di spiritualismo retrò e ossa di bambini jedi è sorto l’Impero: una dittatura tecnocratica retta da un misterioso figuro sempre incappucciato perché orribilmente sfigurato, terrorizzata da un generale nero sempre col casco perché orribilmente sfigurato e combattuta da una serie infinita di figuranti ribelli (non sfigurati) sempre pronti a farsi esplodere durante uno dei loro numerosi attacchi terroristici alle orribili postazioni imperiali.

In questo attesissimo sequel/prequel/spin-off di Star Wars vengono narrate quindi le misteriose vicende immediatamente precedenti l’inizio del quarto capitolo, ovvero il furto con scasso dei piani segreti della Morte Nera che porterà poi i ribelli di A New Hope ad una missione kamikaze per far saltare in aria la suddetta Morte, tutto grazie a un pizzico di culo e all’onnipresente Forza.

Rogue One: A Star Wars Story (2016)

Ottimo film d’avventure spaziali e gradito apripista per l’universo espanso di Star Wars il quale si avvia ormai ad essere una gallina dalle uova d’oro di dimensioni gargantuesche.

Rispetto al patinato e fin troppo ammiccante Episodio 7, questo Rogue One si posiziona molto più vicino alla trilogia originale riprendendo tematiche ed elementi visivi dei tre film; vedi la politica del primo, la cupezza del secondo e il tropicalismo del terzo.
A tutto questo va poi aggiunta un’ironica (vista l’abbondanza di effetti speciali) ma sincera passione per il corporeo realismo perfettamente incarnato da parecchi visi sporchi, capelli unti e unghie nere.

Un film quindi assolutamente da consigliare e uno sforzo produttivo cinematografico che, confermando la triste regola con la sua eccezionalità, riesce a fondere armonicamente grande pubblico e grandi emozioni.

Ma il più grande plauso va a quegli eroici recensori che, per portarvi il Verbo prima di tutto il resto della marmaglia Kritica, si sono ridotti a vedere l’anteprima nazionale (mondiale?) del film al centro di Roma a mezzanotte per poi ritrovarsi alle 4 di mattina a pigiare tasti del computer in modalità random come forsennati cospirazionisti delle scie chimiche.

sdlJfcbte qrHt32 roueh3Wr w94t4&54 e2Ott6tf q

VOTO:
4 scie e mezzo

Rogue One: A Star Wars Story (2016) Voto

Titolo originale: Rogue One: A Star Wars Story
Regia: Gareth Edwards
Anno: 2016
Durata: 134 minuti

Turbo Kid (2015)

Nel retro-futuro post-apocalittico del 1997 (anno dell’attivazione di Skynet) vive un orfano adolescente appassionato di fumetti e cianfrusaglia anni ’80.

Presto gli si affibbia un’eccentrica ragazza dagli occhi da bambola la quale sembra intenzionata a non lasciarlo più, costi quel che costi; assieme affronteranno i regolari pericoli di un futuro post-atomico tipo i punkabbestia alla Mad Max (però in bicicletta) e si troveranno a fronteggiare Zeus, il solito pazzo truculento signorotto dell’acqua con la passione per l’ultraviolenza.

Turbo Kid (2015)

Bellissimo omaggio agli anni ’80, nel bene e nel male, Turbo Kid è un piccolo progetto indipendente canado-neo zelandese assolutamente da non perdere.

Pieno zeppo di citazioni e rimandi ai film e alla cultura del decennio più capitalista che ci sia, il film non cade nella facile trappola della carrellata nostalgia, ma anzi prende il materiale originario (robaccia, a dir la verità) e ne tira fuori un pastiche sarcastico e a tratti perfino critico di un decennio storico ricco di assurdità.

VOTO:
4 uan e mezzo

Turbo Kid (2015) voto

Titolo originale: Turbo Kid
Regia: François Simard, Anouk Whissell e Yoann-Karl Whissell
Anno: 2015
Durata: 93 minuti

Rick and Morty: 2° stagione (2015)

Continuano le avventure/disavventure del duo tragicomico Rick e Morty, nonno inventore nichilista stralunato e nipote scemotto dai buoni e inutili sentimenti, in giro per le galassie e le dimensioni parallele di questo e altri universi.

Rick-and-Morty-2°-stagione-(2015)

Graditissimo ritorno di uno dei serial animati più trambi del momento, Rick and Morty soffre però un pochino in alcuni frangenti di sovraeccitamento sinaptico.
D’altra parte è difficile pensare di mantenere la freschezza e la naturalezza un po’ ignorante della prima stagione con la consapevolezza dell’espandersi del pubblico di riferimento; ecco allora che diminuiscono le estemporaneità in favore di una storia più coesa, il che non è poi manco tanto male.
Alcuni episodi restano ad altissimi livelli (Total Rickall su tutti) e ogni tanto tornano le perle di assoluta genialità, tipo il videogioco Roy: A Life Well Lived nel quale Morty vive un’intera esistenza nell’arco di pochi secondi.

Per forza di cose non ha l’impatto dell’originale, ma Parigi val bene una messa.

VOTO:
4 tour Eiffel

Rick-and-Morty-2°-stagione-(2015)-voto

Titolo originale: Rick and Morty
Stagione: seconda
Creatori: Justin Roiland e Dan Harmon
Anno: 2015
Durata: 10 episodi da 20 minuti

RoboCop (2014)

Alex Murphy viene esploso, danni, paralitico, trasformato in robot da corporazione malefica mangiasoldi, sbim bum bam.
Moglie e figlio traumatizzati, amore negato, dottore lo voglio nero, eh no codice rosso non puoi sparare, voglio morire, è veloce e resistente, 60 secondi per arrestare un assassino violentatore, sta indagando il suo omicidio, fabbrica di droga, stritum tan, poliziotti corrotti, senato vota sì ai robot, presidente OCP contento, presidente morto.

RoboCop-(2014)
Samuel L. Jackson motherfucker

Rifacimento (o come lo chiamano adesso remake/reboot) del meraviglioso classico anni ’80, questa cacata mandata giù di traverso non ci voleva proprio.
Consapevole delle qualità che hanno reso l’originale un capolavoro, il reboot se ne frega al cazzo al 70% e lascia solo qualche briciola ai poveri nostalgici come me che hanno a cuore il cervello invece dell’erezione che molto probabilmente regna sovrana tra chi si diverte a vedere ‘ste minchiatelle pompate a bomba co’ le pistolettate a raffica e la noia che te se porta via.
Il problema è che non fa schifo, anzi c’è anche qualche battutina simpatica e un lieve accenno di satira sociale, ma il tutto è diluito in un mare di banalità generalista.
Insomma, non se sentiva assolutamente il bisogno.

VOTO:
2 nostalgici e mezzo

RoboCop-(2014)-voto

Titolo originale: RoboCop
Regia: José Padilha
Anno: 2014
Durata: 117 minuti

Rick and Morty: 1° stagione (2013-2014)

Morty Smith è un giovane liceale un po’ svampito il quale si trova ogni settimana in incredibili avventure inter-dimensionali al limite del paranormale per colpa di suo nonno Rick Sanchez, un paranoico insensibile scienziato nichilista sempre alla ricerca di un nuovo modo per sopire i suoi demoni interiori.
Lo strambo duo affronta così ogni sorta di pericolo fantascientifico senza la benché minima ragione e con un’alta probabilità invece di finire morti stecchiti.

Rick-and-Morty- prima stagione(2013-2014)
cosa che succede in una delle molteplici dimensioni possibili

La cosa straordinaria di questa vera e propria perla dell’animazione contemporanea è il suo mix perfetto di umorismo nero e completa accettazione della scienza come unico possibile metodo di indagine a nostra disposizione e pilastro sul quale si fonda la nostra società.
Le conoscenze e la realtà messeci a disposizione dall’introduzione del metodo scientifico sono talmente scolpite nell’immaginario dei creatori come del pubblico di riferimento che la maggior parte delle battute e delle assurde situazioni comiche derivano proprio da questo assunto, da questa accettazione preliminare da cui deriva poi tutto il resto.
Scherzare sul fatto che Plutone è un pianeta è possibile solo quando lo spettatore è ben conscio della falsità dell’affermazione, ma il gioco va ben oltre.
E’ infatti nella miriade di riferimenti (Cthulhu nei titoli di testa) e gag fulminee (tipo la creatura nata da uno starnuto di Morty che nasce, cresce e muore nel lasso di tempo di una corsa di pochi secondi) che lo show trova la sua solida spina dorsale su cui poi piantare anche una spruzzata di umorismo più semplice da pubblico generalista (come l’alcolismo autolesionista di Rick).

Un bellissimo cartone pieno di sorprese insomma che ovviamente può essere apprezzato appieno solo da chi si diverte in egual misura con i Lego, le droghe e la scienza.

VOTO:
5 Marty McFly lego

Rick-and-Morty-prima-stagione-(2013-2014)-voto

Titolo originale: Rick and Morty
Stagione: prima
Creatori: Justin Roiland e Dan Harmon
Anno: 2013-2014
Durata: 11 episodi da 20 minuti

Avengers: Age of Ultron (2015)

Iron Man, Thor, Hulk, Captain America, Hawkeye e Black Widow sono gli Avengers, cioè un gruppo eterogeneo di supereroi il cui compito principale è difendere lo status quo americano.
Periodicamente qualcuno si rompe il cazzo di questa pax romana e decide di compiere un suicidio andando contro questo drappello divino di super soldati; in questo film ci prova Ultron, un essere artificiale creato da Tony Stark con l’idea di metterlo al servizio dell’umanità e della pace tra gli uomini. Ovviamente Ultron, dopo appena 15 secondi dalla nascita, viene a conoscenza del lato violento degli esseri umani e decide bene quindi di eradicare la causa stessa delle guerre nel mondo: gli uomini.
Per fare ciò escogita un “brillante piano”: librare in cielo una città ex sovietica e schiantarla poi al suolo provocando un impatto simile al meteorite che ha estinto i dinosauri 65 milioni di anni fa.
A fermare il suo diabolico piano arrivano gli Avengers e un altro paio di (non) mutanti.

Avengers: Age of Ultron (2015)
proletari unitevi!

Secondo capitolo nella saga degli Avengers e centoventottesima pellicola dell’universo Marvel, Age of Ultron rappresenta per me la prima crepa nella diga di merda che la Disney sta tenendo a bada da diversi anni: secondo i piani (diabolici) del più grande conglomerato americano dell’intrattenimento, i personaggi derivati dai fumetti Marvel dovrebbero fruttare una tale caterva di pellicole da poter andare avanti a spalare milioni di dollari almeno fino al 2020 (non sto scherzando).

Purtroppo i produttori hollywoodiani sembrano non aver capito che mangiare gelati per 10 anni può sembrare interessante su carta, ma non può condurre altrove non se non sulla tazza del cesso a cacare diarrea a fischio come non ci fosse domani.
I film di supereroi cominciano a rompere veramente il cazzo, non solo per la loro inevitabile stupidità e semplicità narrativa, ma soprattutto per la necessità impellente che hanno di alzare sempre di più l’asticella delle scene d’azione e degli effetti speciali.
E non c’è più tanto da alzare ormai se non il cazzo morto di gran parte del pubblico, povero lembo di carne intorpidito sotto chili e chili di salti mortali frecce schizzo esplosioni implosioni triturazioni calpestazioni macchinazioni eccitazioni atrofizzazioni fossilizzazioni millantazioni abluzioni circoncisioni ritrattazioni collutazioni spedizioni ricreazioni decapitazioni elaborazioni inondazioni metabolizzazioni elugubrazioni girovagazioni divinazioni felicitazioni verbalizzazioni capitolazioni AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI

2020

Se siete super fanatici dei supereroi oppure siete degli ignoranti dei paesi in via di sviluppo i quali rappresentano sempre di più una bella fetta degli incassi mondiali dei blockbusters hollywoodiani portando bene in vista il loro alto grado di ignoranza cinematografica e voglia di sognare una vita priva dei problemi comuni tipo la mancanza di cessi pubblici… beh, allora benvenuti.

Altrimenti passate oltre.

VOTO:
2 ignoranti cinematografici e mezzo

Avengers: Age of Ultron (2015) voto

Titolo originale: Avengers: Age of Ultron
Regia: Joss Whedon
Anno: 2015
Durata: 141 minuti

I’m a cyborg, but that’s OK (2006)

Young-goon, una giovane pazza coreana che pensa di essere un cyborg, viene ovviamente rinchiusa in manicomio dopo essersi attaccata ad una presa della corrente con due fili elettrici infilati nel braccio presso la fabbrica di radio dove lavora; una volta dentro, si ritrova a contatto con un marasma di personaggi più o meno atipici i quali racchiudono dentro tante piccole grandi storie incomprensibili dall’esterno.
Uno di questi è Park Il-soon, un ragazzo abbandonato in adolescenza dalla madre che passa il tempo a rubare le paranoie degli altri pazienti; grazie a lui, Young-goon farà piccoli passi avanti e forse troverà l’amore.

Dal regista di Old Boy e Lady Vendetta, ecco un buon film che cerca di fondere la follia e l’amore in un’unica soluzione narrativa, con esiti notevoli.

Punteggiata da una cinematografia ai massimi livelli, con una cinepresa mai ferma ed in continua discussione stilistica ed un uso dell’inquadratura altamente straniante, la pellicola è tecnicamente perfetta sotto ogni punto di vista.
Se si pensa al blando manierismo ad effetto dei film hollywoodiani (per non parlare della staticità ebete di quelli italiani) allora viene veramente da gridare al capolavoro; qui infatti non si rispetta nessuna regola filmica e però c’è sempre una ragione: dal fatto che la storia si svolge in manicomio fino ai due protagonisti leggermente distaccati dalla realtà.
E ad accompagnare questo inaspettato strambo perfezionismo, ci sono delle interpretazioni sì, fuori le righe e teatrali, ma proprio per questo assolutamente in bolla.

L’unica nota dolente in questo roseo quadro è l’evidente calo artistico che si avverte mano a mano che la storia procede su un groviglio di binari sempre meno intricati, ed è un peccato: perché per la prima mezz’ora ero convinto che fosse il miglior film di sempre.
Ciò non vuol dire che non valga la pena vederlo, anzi: se avete un minimo di pazienza ed amate trovare nuove perle cinematografiche che rimettono in discussione gli stilemi classici, allora quest’opera fa per voi.

Per tutti gli altri, c’è sempre L’uomo gallo.

VOTO:
4 cuculi

I'm a cyborg, but that's OK (2006) voto

Titolo originale: Ssaibogeujiman Gwaenchanha
Regia: Chan-wook Park
Anno: 2006
Durata: 105 minuti

Big Hero 6 (2014)

Hiro Hamada è un ragazzino americano prodigio che non vuole affrontare la vita reale e trovarsi un lavoro per bene che lo metta al servizio della comunità; chiamalo scemo.
Il fratello, giovane ricercatore di robotica all’università di San Fransokyo (un’immaginaria San Francisco ricostruita da immigrati giapponesi nel 1906), lo convince ad arruolarsi tra le fila di ricercatori universitari per mettere a frutto il suo straordinario intelletto.

Come in tutte le storie di supereroi americani però, la scintilla che innesca la trasformazione da giovane pubescente a maschio stracazzuto è la morte di una figura cara al protagonista, in questo caso quella del fratello.
Hiro si mette quindi in testa di trovare il maledetto colpevole per la morte del caro estinto il quale nel frattempo si è anche fregato la sua recente invenzione: un esercito di microrobots comandati col pensiero capaci di radere al suolo l’intera città.
Ad aiutarlo ha 4 giovani colleghi ricercatori ed un robot chiamato Baymax, un’automa dottore il cui scopo principale è curare le sofferenze degli umani.
Tra voli pindarici, molte battute e una sana spruzzata di progressismo all’americana i nostri eroi porteranno a casa la pagnotta.

Big Hero 6 (2014)
parecchie pagnotte, a giudicare dall’obesità di Baymax

Big Hero 6 è un filmetto niente male, con la giusta dose di azione e una morale buona tipica dei film Disney; certamente un pubblico adulto trae poco dal messaggio interrazziale (protagonista mezzo giapponese e città da melting pot) e il condivisibile insegnamento che l’intelligenza vince sulla forza bruta, ma i bambini (o gli idioti) possono farne tesoro.

Tratto da un oscuro fumetto Marvel dall’omonimo titolo (operazione frutto del recente assorbimento della testata da parte della casa cinematografica californiana), del materiale originale in realtà resta poco, e meno male.
Sì, perché è sempre meglio una buona moraletta disneyana che le rozze botte da orbi dei supereroi americani.
Questa è anche la pellicola che ha vinto l’Oscar 2015 come migliore film d’animazione mentre il capolavoro The Lego Movie non aveva ricevuto neanche una nomination, e la cosa non meraviglia se si pensa che la società americana è talmente intrisa di consumismo da secolo decimo nono ed emotività da 2 spicci che non poteva certo premiare un film che prende per il culo l’intero sistema.

VOTO:
4 Johnny 5

Big Hero 6 (2014) featured

Titolo originale: Big Hero 6
Regia: Don Hall, Chris Williams
Anno: 2014
Durata: 102 minuti

Ex Machina (2015)

Di questi tempi nei cinema mondiali c’è un film che si chiama The Imitation Game (il Gioco dell’Imitazione); in parole povere, questo “gioco” è il far passare un computer per un essere umano…che sarebbe poi la base per creare l’intelligenza artificiale. Nel campo informatico, il “Test di Turing” è proprio questo gioco: ovvero è il test atto a scoprire se un computer è così sofisticato da far credere un essere umano di essere un suo simile.

Oggigiorno la scienza ha fatto passi da gigante e, anche se non siamo ancora vicini al computer senziente, possiamo però vedere tutti i mattoni che ci permetteranno un giorno di costruire questa nuova torre di Babilonia dalla quale forse saremo schiacciati sotto il peso del prossimo inevitabile step evolutivo, i robot.
Da questo interessantissimo spunto sempre più attuale, il regista Alex Garland, famoso per essere uno sceneggiatore di grosso calibro (sono suoi Sunshine, The Beach, 28 days later e Dredd), ha tirato fuori dal cilindro una storia altamente coinvolgente e dall’alto risvolto emotivo senza per questo essere adatta ad un pubblico del sabato sera.

Ex Machina (2015)

Nella storia, Nathan è un genio informatico padrone di una sorta di Google, e Nathan ha scelto uno dei suoi impiegati per verificare il livello di sofisticazione di Ava, un’intelligenza artificiale creata da lui. Caleb, questo il nome dell’impiegato-tester, ha una settimana per interagire con Ava, un robot capace di replicare con incredibile naturalezza ogni più piccola sfumatura dell’essere umano; passati i 7 giorni dovrà fornire un “sì” o un “no” a Nathan.
Nathan, Ava e Caleb rimarranno chiusi in un enorme bunker computerizzato nel mezzo di una foresta per 7 giorni e lo spettatore vivrà con loro queste snervanti ed angosciose 168 ore.

Allora, il film è bellissimo: è un affondo molto dolce nell’abisso del cervello umano, nello spaventoso futuro che potrebbe aspettarci dietro l’angolo; la storia di un robot capace dello spettro emotivo umano pone l’inevitabile dubbio su cosa sia la vita e quale diritto abbiano gli esseri umani di gestire un futuro nel quale i robot potrebbero essere cittadini di serie B.
Gli attori sono fantastici, un trittico di personalità differenti eppure perfettamente incastrabili l’una con l’altra in un triangolo perverso fatto d’odio e amore; la fotografia è essenziale, pulita e assolutamente in tono con l’ambiente asettico nel quale queste emozioni nascono e muoiono in pochi istanti; e la regia tiene tutti questi diversi elementi in punta di dita senza perdere un colpo neanche per un secondo.

Come opera prima, questo Ex Machina è un capolavoro; più in generale lo si potrebbe definire un film stupefacente che trascina lo spettatore dentro un vortice torbido nel quale si mischiano paure e speranze per il nostro domani.
Da vedere con la rincorsa.

VOTO:
5 Robocop

Titolo originale: Ex Machina
Regia: Alex Garland
Anno: 2015
Durata: 108 minuti

Interstellar (2014)

In un futuro prossimo la razza umana è in grave pericolo: il pianeta Terra sta morendo a causa di una non meglio specificata malattia che colpisce le piante, una ad una le specie commestibili stanno scomparendo e la vita sul nostro pianeta diventa sempre più impossibile.
Come gesto estremo, la NASA cerca di mandare una missione spaziale alla ricerca di un nuovo pianeta da colonizzare.

E quando piove merda, chi chiamerai?

Interstellar (2014)

Nuovo successo annunciato per quel fascista di Christopher Nolan, Interstellar è nato da reali teorie fisiche di un certo Kip Thorne.
Da una prima più seria sceneggiatura di Jonathan Nolan, il fratello intellettuale del suddetto fascista, questo carrozzone scientifico si è presto trasformato in una masturbazione propagandistica del nostro caro Christopher a favore dell’esplorazione spaziale di Kennediana memoria.

Tra un calcio in culo ai cospirazionisti che non credono siamo andati sulla Luna e che governano un mondo alla rovina (ci mancava solo che indossassero magliette del Che Guevara per rimarcare la pochezza di immaginazione di Nolan e la sua aderenza alla struttura di comando), passando per improbabili candidature di contadini alla guida di spedizioni spaziali, per finire con l’amore che oltrepassa il tessuto spazio temporale (…porca madonna Nolan), Interstellar non azzecca neanche il titolo che dovrebbe essere Intergalactic visto che viaggiano tra due differenti galassie e le stelle non giocano alcun ruolo nella storia, a parte provvedere la luce che illumina gli occhietti spenti di un Matthew continuamente spaesato in uno spazio sconosciuto e in una sceneggiatura con parecchi buchi.

SPOILERS:

Innanzitutto, l’intera struttura narrativa principale non ha alcun senso, se seguiamo le logiche scientifiche: gli esseri umani del presente filmico non potrebbero mai ricevere un messaggio dagli umani del futuro perché senza quel messaggio questi ultimi non ci sarebbero proprio.
E’ una questione di paradossi temporali che possono sì crearsi in certe condizioni, per esempio: se uno viaggia indietro nel tempo e dice al sé stesso passato di non viaggiare indietro nel tempo, a quel punto si crea un paradosso secondo il quale l’uomo passato non potrebbe mai ricevere il messaggio dal sé stesso futuro se questi non viaggiasse indietro nel tempo, ma non c’è motivo per lui di rinunciare al viaggio se il sé futuro non tornasse indietro ad impedirlo.
E’ una sorta di circolo vizioso che non ha una soluzione logica, quindi diventa un paradosso.

Ma tutto questo non può assolutamente succedere se l’esistenza stessa dell’umano futuro dipende dal suo viaggio nel tempo.
Cristo (pher) Nolan, un po’ di logica…

In aggiunta, Interstellar è un film scopiazzato da 2001 Odissea nello spazio: dalle musiche con organi sintetizzatori che ricordano Thus Spoke Zarathustra, al robot TARS chiaramente ispirato al monolite nero e ad HAL, fino al viaggio stesso nella quarta dimensione.
Purtroppo, effetti speciali scienza e musiche epiche non fanno Stanley Kubrick.
Questa è una cosa che hanno capito tutti tranne Nolan e i suoi fan coi paraocchi, i quali sono riusciti addirittura a dire che Interstellar è il miglior film di fantascienza di sempre, meglio quindi di 2001
…e ovviamente Nolan deve leccare a mani giunte l’intero cammino di Santiago di Compostella prima di avvicinarsi all’intellettualismo di Kubrick.

Tutto ciò però non vuol dire che questo film sia orrendo, anzi: per un pubblico medio è una boccata d’aria fresca, infinitamente (e ripeto infinitamente) meglio di quelle minchiate fasciste di Batman seconda venuta, e la parte scientifica è tuttosommato molto buona.
Sfortunatamente però il pubblico medio è talmente cretino che non riuscirà a seguire quel poco di scienza presente, principalmente la teoria della relatività, nonostante tutto sia continuamente spiegato dai personaggi tanto da rendere insopportabili certi dialoghi esplicativi.

Immaginate infatti se in 2001 ci fosse una voce fuori campo che spiegasse come il monolite sia stato messo lì dagli alieni e che sia allo stesso tempo un innescatore di sviluppo evolutivo e un’antenna interdimensionale, il tutto mentre sullo schermo si vedono delle scimmie darsi le bastonate per una pozza d’acqua…
Ecco appunto, una cacata.
E però Nolan è di altro avviso e tutto il finale a sorpresa (che uno spettatore normale capisce fin dall’inizio, a meno che non sia Paolo Brosio e creda agli spiriti) viene narrato passo passo a beneficio dei dementi che non possono capire come il tempo sia una dimensione come le altre, esplorabile e modificabile, avendone gli strumenti cognitivi adatti, strumenti che tra l’altro il contadino Matthew non dovrebbe avere.

E certo: lo so che il contadino Matthew è stato un pilota, ma lo si vede volare per esattamente 45 secondi in un incubo e non si capisce neanche cosa stesse pilotando, se un razzo o un volo spaziale Virgin.

Interstellar rimane un bel film per gli effetti speciali, alcuni di notevole portata, da vedere sul grande schermo per apprezzarne la natura epica (girato per 66 minuti in IMAX 70mm); resta però un film monco: troppo scientifico per un dramma d’amore quale dovrebbe essere e troppo stucchevolmente familiare per un esperimento filmico sui buchi neri, i wormholes e la relatività quale vorrebbe essere.

Un peccato, perché come detto la parte scientifica è molto bella e appassionante, i movimenti e le trasformazioni del robot TARS sono veramente geniali, e quei pochi momenti di silenzio nello spazio profondo, con infinite galassie e minuscoli umani che viaggiano per spazi siderali, sono quasi poetici.

Allo stesso tempo uno spera solo che la Terra venga spazzata via nella prima mezz’ora così da evitare inutili pianti d’amore che viaggiano nel tempo e salvano il mondo.

Titolo originale: Interstellar
Regia: Christopher Nolan
Anno: 2014
Durata: 169 minuti

X-Men: Giorni di un Futuro Passato (2014)

Nel futuro 2023 il mondo è un disastro: una guerra mondiale vede confrontare i mutanti e gli umani, questi ultimi aiutati da un esercito di robot con capacità straordinarie, le Sentinelle.
Il professor Xavier, Magneto, Wolverine e compagnia bella sono l’ultima speranza per il gene mutante, ma gli umani stanno vincendo e tutto sembra perduto.
Come soluzione estrema, mandano indietro nel tempo Logan per impedire che Mystique inneschi con un omicidio la sequenza temporale che ha portato a quel futuro disastroso.

X-Men: Giorni di un Futuro Passato (2014)
i blockbusters danno da mangiare a parecchi attori

In quest’ultimo capitolo da milioni e milioni di dollari e che ha dato lavoro a 15mila persone (giuro, lo hanno scritto nei titoli di coda), si segue Wolverine nei panni di Marty McFly che deve riprendersi l’almanacco sportivo…
ah no, quello era Ritorno al Futuro Parte II che è meglio di quest’ennesimo blockbuster dalle molte pretese e risultati altalenanti.

Il pubblico ad ogni modo non se ne accorge e paga il biglietto.
X-Men: First Class mi pare fosse meglio…
…non era quello con la scena gay tra Magneto e Xavier poi tagliata in fase di montaggio?

VOTO:
3 Magneto gay e mezzo

X-Men: Giorni di un Futuro Passato (2014) voto

Titolo originale: X-Men: Days of Future Past
Regia: Bryan Singer
Anno: 2014
Durata: 131 minuti