Tromeo & Juliet (1996)

Monty Que e Cappy Capulet fanno i soldi con i filmini, ma succede che il secondo vuole fottersi la moglie del primo e al contempo fottergli la casa di produzione cinematografica e pure la dignità.

E siccome il primo è un nero, una delle razze minori del genere umano con cui purtroppo siamo costretti ad avere a che fare durante le nostre ariane giornate, ecco allora che si crea una faida frociona tra due gruppi di esagitati che sembra poter finire solo con l’accoppiamento selvaggio e caprino tra Juliet Capulet, figlia del secondo, con Tromeo Que, figlio del primo.

Accoppiamento selvaggio, caprino e maledetto che porterà tutti quanti sull’orlo di una crisi di nervi.

Tromeo & Juliet (1996)

Dalla casa di produzione Troma, quella di Toxic Avenger, ecco l’adattamento goliardico, sozzo e caciarone del classico di Shakespeare sulla famosa coppia che scoppia.

Bisogna essere chiari: non è bello, oggettivamente e soggettivamente, però ha quella punta di totale e irrefrenabile fregacazzineria con cui rompe parecchie regole non scritte; del tipo, far vedere un padre laido e frocio panzone prendere per i capelli capezzolini la figlia bagnata da mostruosi sogni cazzoni.

Un’epopea godereccia oggi non più replicabile.

VOTO:
3 mostruosi cazzoni

Tromeo & Juliet (1996) voto

Titolo originale: Tromeo and Juliet
Regia: Lloyd Kaufman
Durata: 1 ora e 47 minuti
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Scuola di polizia (1984)

La sindaca di una cittadina americana si mette in testa che la polizia bastarda deve diventare più inclusiva e cominciare a reclutare ciccioni, sfigati e addirittura negri.

I negri porca madonna!

E ovviamente le cose vanno a scatafascio perché questi variegati conati di vomito demografico non sanno tenere in mano una pistola e puntarla con fermezza alla nuca di un ladro che tenta di rubare un televisore.
Un crimine orrendo, questo, contro la proprietà privata, una delle cose peggiori che una persona possa fare; ovviamente peggiore di scoparsi un cane, ma oserei dire persino peggio di aprire un negozio di vestiti di seconda mano.

Risate a non finire.

Scuola di polizia (1984)

Primo film di una serie che, senza alcuna ragione se non la solita smania stronza per le forze dell’ordine, ha avuto un tale successo da permettere la prosecuzione con ben altre 5 pellicole, una peggio dell’altra.

Per inquadrare immediatamente di cosa stiamo parlando, basterebbe dire che il film si chiude con il nostro protagonista che riceve un bocchino da una puttana da quattro soldi.
E poi: premessa da schiaffi, attori macchiette, sessismo a gogo e umorismo adolescenziale sono i giusti ingredienti di un mix letale da ingurgitare prima di entrare in cabina elettorale e fare la fine della sora Lella.

Se non l’avete mai visto vi consiglio di proseguire così, se invece lo conoscete, sapete di che parlo.

VOTO:
2 puttane da quattro soldi

Scuola di polizia (1984) voto

Titolo originale: Police Academy
Regia: Hugh Wilson
Durata: 1 ora e 36 minuti
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Vacanze di Natale ’95 (1995)

Due italiani da mettere al rogo passano le vacanze di Natale ad Aspen, sugli aspennini.

Uno deve recuperare il rapporto con la moglie americana che si sente messa da parte dal viziaccio del gioco del marito e l’altro per portare in vacanza la figlia che vuole a tutti i costi farselo mettere in culo da Dylan di Beverly Hills.

Ne seguiranno imbarazzanti scenette al limite della denuncia alle autorità competenti e conati di vomito misti a gioia improvvisa.

Vacanze di Natale '95 (1995)

Al quarto capitolo la saga natalizia dei cinepanettoni prende definitivamente il volo inserendo (senza lubrificante) nel pubblico italiano battute sessiste, stereotipi allucinanti, omofobia, tette e culi al vento come non ci fosse un domani.

Anche se alcuni momenti risultano inaspettatamente curiosi ed oggettivamente memorabili, tipo Massimo Boldi che tira fuori una lingua chilometrica degna di Gene Simmons o Massimo Boldi che scia seduto su una tazza del cesso, la maggior parte delle volte abbiamo solo stupore per la faccia da culo nel presentare questo come un film natalizio per famiglie.

Christian De Sica si concentra nell’interpretare un ruba galline romano senza dignità, quando invece basterebbe guardarsi allo specchio, mentre Boldi viene lanciato sulla pista da ballo sotto effetto di mescalina con l’ovvia conseguenza di vederlo barcamenarsi a suon di atteggiamenti isterici usando l’unica arma al suo arco: la ripetitiva abbondanza di assurde volgarità.
Ed eccolo quindi fumare una canna sempre più grande, mettersi in bocca dei culi sempre più tondi, o tirare fuori una frase come questa:

Un frocio, un frocino, un frocetto, un frociaccio, un frocione, un frocionaccio!

VOTO:
2 Luke Perry frocio

Vacanze di Natale '95 (1995) voto

Titolo inglese: Christmas Vacation ’95
Regia: Neri Parenti
Durata: 1 ora e 32 minuti
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Vacanze di Natale ’91 (1991)

E’ il Natale del 1991, la gloriosa Unione Sovietica è da poco caduta contro la volontà dei suoi stessi popoli per colpa di un golpe organizzato dalla CIA e dal Vaticano e un gruppo ammischione di teste di cazzo si ritrova nella città più stronza del pianeta Terra: Sankt Moritz.

Sulla tavoletta del cesso abbiamo una coppia frocissima, un evasore fiscale con la punta del cazzo sempre dritta per il vedovato, un cameriere rincoglionito, i milanesi scambisti, i romani caciaroni… insomma, la fiera dello stereotipo e del becero spacciato per satira di costume.

Vacanze di Natale '91 (1991)

Il vomito.
A voi che avete creato questo film, vi deve venire il vomito e poi dovete soffocare nel letto a faccia in giù come John Bonham.

Per quelli che invece hanno sofferto ingiustamente senza colpa alcuna, come me e i martoriati Palestinesi a cui i porci sionisti hanno rubato terra e libertà, posso solo augurare un futuro migliore e tante care cose.

VOTO:
1 porco sionista

Vacanze di Natale '91 (1991) voto

Titolo russo: Рождественские каникулы ’91
Regia: Enrico Oldoini
Durata: 2 ore
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Vacanze di Natale ’90 (1990)

Una serie di personaggi disgustosi si ritrovano a Saint Moritz per le vacanze di Natale e noi siamo costretti a seguire le loro vomitevoli vicende torcendoci i coglioni come mai.

Il romano di frosinone e il milanese con la fabbrichetta che devono accopparsi le mogli a vicenda a Vicenza, il ludopatico pugliese che tenta di fottersi la bella aristocratica mezza francese mezza inglese mezza fregna combattendo allo stesso momento un glorioso mutismo psicosomatico, un ignorante ladro di nome Ezio Greggio che interpreta un ignorante ladro alle prese con la Cucinotta e le sue abbondanti tette da levriera obesa, un romagnolo chiavatore incallito che ha dei tentennamenti quando sta per penetrare violentemente sua figlia e un recensore cinematografico folle e disperato che si è convinto di cambiare il mondo una recensione alla volta, ci volessero 20mila anni di bestemmie.

Vacanze di Natale '90 (1990)

Porca madonna.

Pensavo che il primo capitolo fosse pietoso, ma questo riesce ad essere persino peggio di Ezio Greggio.

Noioso, lurido, diseducativo, recitato male, fotografato di merda, Vacanze di Natale ’90 è veramente una tortura americana per i prigionieri politici a Guantanamo, è una bomba israeliana sganciata su un ospedale palestinese con dentro decine di bambini, è un pugno in bocca a quel liberale figlio di troia negazionista del genocidio dei palestinesi che deve morire tra atroci torture mentre piangerà lacrime amare e capitaliste prima di morire come il cane che è sempre stato.

Film incommentabile.

VOTO:
1 bomba israeliana

Vacanze di Natale '90 (1990) voto

Titolo spagnolo: Vacaciones ‘cornutas’ en Saint Moritz
Regia: Enrico Oldoini
Durata: 1 ora e 37 minuti
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Impeachment: American Crime Story (2021)

Monica Lewinsky era 22enne quando venne presa a fare un tirocinio alla Casa Bianca durante la presidenza Clinton e tutto pensava meno che potesse finire ripetutamente ginocchia a terra a sbocchinare il sassofonista Bill per poi farsi venire sulla giacchetta.

Tutto pensava meno che.

Bill Clinton invece era già famoso all’epoca per essere un donnaiolo stupratore con già un paio di accuse ufficiali a suo carico dalle quali era scappato come un coniglio parandosi dietro quella fogna del sistema giudiziario americano e famoso ancora lo sarà in seguito quando verrà fuori che era tra gli assidui frequentatori dell’isola delle prostitute minorenni di Jeffrey Epstein, uno di quelli che quando finisce in prigione viene poi trovato morto impiccato sì, ma col culo a terra.

Bill invece impiccato non c’è finito mai, ma tempo ce n’ è ancora e la speranza è l’ultima a morire.

Impeachment: American Crime Story (2021)

Rievocazione liberale che tenta in tutte le maniere di minimizzare il comportamento criminale del presidente col cazzo deviato facendo passare questi abusi come gesti d’amore incontrollabili, mentre dall’altra parte dipinge una First Lady all’oscuro di tutto e che mantiene grandissima dignità di fronte all’improvvisa scoperta che suo marito è un porco lumacone.

La serie è principalmente interessante per la veemenza con la quale dipinge una Monica completamente idiota e per come riesce a svicolare su tutto ciò che incrimina i piani alti mentre schiaccia sotto ridicole caricature i maschi di basso rango sociale (tipo il marito di Paula Jones).
Tenta quindi di fingersi un’opera femminista mentre in realtà è lampante la sua carica eversiva contro l’imminente rivoluzione socialista che prenderà per i capelli questi figli di puttana per portarli in pubblica piazza e, spogliati di tutti i loro averi, verranno gettati in pasto a cani furibondi mentre la folla griderà al Sol dell’Avvenire.

VOTO:
2 cani

Impeachment: American Crime Story (2021) voto

Titolo originale: Impeachment: American Crime Story
Durata: 10 episodi da 1 ora
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Pranzo misterioso (1989)

La famiglia Laemie (madre casalinga porcona, padre chimico criminale di guerra e figlio reietto della società) si trasferisce in California e cominciano immediatamente a mostrare sintomi di disfunzionalità.

Una notte poi il piccolo Michael becca i genitori che si azzuffano di bocchini nel salotto di casa e non capendo cosa stia succedendo si spiega la cosa in maniera Freudiana pensando che siano cannibali intenti a mozzicarsi l’un l’altro in una rotolata di sudore.

Da qui parte la ricerca misteriosa sulla verità della faccenda in questione, ovvero: i cittadini americani Nick e Lily Laemie sono dei mangiacarne a tradimento come Alessandro Giuli che da giovane era un fascista di merda che dovrebbe vergognarsi per il resto della sua vita per aver fatto parte di un movimento assurdo come Meridiano Zero o il piccolo Michael si sta facendo i film in testa?

 Pranzo misterioso (1989)

Interessantissima commedia dell’orrore con piccola critica alla finta perfezione della famiglia americana anni ’50.
E fin qui tutto bene, ma niente di eccezionale.

Quello che invece rende la pellicola destabilizzante e per questo intrigante è la presenza di elementi onirico-angoscianti alla David Lynch che, specialmente nella prima parte, fanno davvero un figurone (epica la scena del bambino che si tuffa in un letto di sangue) e poi un continuo rinunciare alla risoluzione catartica con il disvelamento del mistero sulle fantasticherie o meno di Michael.
Uno strano mix che mi ha fatto giungere alla conclusione che ci troviamo di fronte ad un’opera o di assoluto genio, con twist del twist inesistente, o d’incredibile cretineria, vista l’apparente linearità del tutto.

VOTO:
3 Alessandro Giuli che deve chiedere scusa a capo chino e mezzo

Pranzo misterioso (1989) voto

Titolo originale: Parents
Regia: Bob Balaban
Durata:1 ora e 21 minuti
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L’assassinio di Gianni Versace: American Crime Story (2018)

Il 15 luglio 1997 lo stilista Gianni Versace viene freddato con due colpi di pistola da Andrew Cunanan, un versatile mentitore seriale con la fissa per l’egocentrismo a scapito del prossimo, che poi è quello su cui un po’ tutto il mondo della moda si fonda.

Gianni fu soltanto l’ultimo di una serie di omicidi (5 in totale) che non hanno in realtà mai trovato una vera risposta definitiva; la pista omosessuale, sempre ben battuta da quei froci dei poliziotti, è stata data per buona, ma il perché e percome Andrew abbia freddato 5 persone se li è portati nell’aldilà da dio onnipotente e bocchinaro.

L'assassinio di Gianni Versace: American Crime Story (2018)

Seconda stagione, anche se stagione non è proprio il termine esatto visto che siamo più che altro di fronte ad una serie diversa con l’unico trait d’union a far filotto rappresentato da quel “American crime story” che vuol dir tutto e non vuol dir niente, per questa raccolta antologica che si era aperta con Il caso O.J. Simpson.

Alcune scelte sono un po’ ridicole, su tutte l’insopportabile Donatella Versace che parla con accento spagnolo, ed inspiegabili sono i personaggi italiani che parlano tra di loro in inglese, persino nella Calabria degli anni ’50, ma nel complesso la serie è molto godibile e molto realistiche appaiono le interazioni umane tra i personaggi, specie quelle amorose, mai scontate e mai caricaturali.

Finale che va un po’ a perdersi nel nulla.

VOTO:
3 Calabrie

L'assassinio di Gianni Versace: American Crime Story (2018) voto

Titolo: The Assassination of Gianni Versace: American Crime Story
Durata: 9 episodi da 50 minuti
Compralo: https://amzn.to/43j3EsB

Brutti, sporchi e cattivi (1976)

Roma negli anni ’70 era una città gonfia di miseria e menefreghismo e quel poco che la giunta di sinistra a guida comunista riuscì a fare durante i pochi anni al governo della città eterna sono stati solo una goccia nel mare del magna magna istituzionalizzato che Roma rappresenta da praticamente 2000 anni.

E in questo film, sulla collina Monte Ciocci, a pochissimi passi dal Vaticano, a mettere in scena tutto quel carico di dolorosi scappellotti in pieno volto, abbiamo una folta manata di personaggi così borgatari che siamo oltre il neorealismo e andiamo a sondare il terreno del ridicolo e della macchietta.

Tra questi, c’è l’immigrato terrone Giacinto e la sua numerosa famiglia di piedi neri i quali, tutti assieme come nella prigione a cielo aperto chiamata Gaza, vivono in una baracca di mattoni e lamiere condividendo giacigli e sofferenze come neanche durante la repressione guerrafondaia nazista del governo ucraino golpista contro i civili russofoni del Donbass.

Ma Giacinto ha un asso nella manica, un milione di lire, frutto di un premio assicurativo per aver perso un occhio a lavoro, che lui tiene stretto stretto come un buco di culo nelle docce di Rebibbia, mentre moglie, figli e nipoti sognano di fottergli le banconote per soddisfare i loro tanti e irrisolti desideri.

Molto astio.

Brutti, sporchi e cattivi (1976)

Pellicola romanissima e allo stesso tempo quasi un prodotto da esportazione, con tutto quel carico da dodici di personaggi oltre il pasoliniano (un colpo al cuore l’apparizione mariana di Ettore Garofolo, giovane di belle speranze in Mamma Roma e qui ridotto al ritratto di un tricheco col viso striminzito).

Indubbiamente da applausi il coraggio di Nino Manfredi nel ficcare piedi e mani negli acquitrini pisciosi della baraccopoli dove si svolge il film e anche nell’interpretare un personaggio così ripugnante come Giacinto Mazzatella, ma forse la pellicola vale più per la denuncia, purtroppo quasi sterile, fine a sé stessa, che per il valore prettamente filmico.

VOTO:
3 Ettore Garofolo e mezzo

Brutti, sporchi e cattivi (1976) voto

Titolo inglese: Ugly, Dirty and Bad
Regia: Ettore Scola
Durata: 1 ora e 55 minuti
Compralo: https://amzn.to/3T9Mx7e

Spin Me Round (2022)

Amber è una trentenne gattara con un decentissimo paio di tette sode che da quasi 10 anni lavora in un ristorante di una famosa catena finto-italiana ai cui tavoli viene servita la famosa pasta Alfredo.

Selezionata per un viaggio premio aziendale nel bel paese da effettuare seduta stante, Amber quasi si piscia sotto dalla contentezza d’evadere da un’esistenza di falsi sorrisi ed incroci su strade americane desolate.

Purtroppo per lei questa spedizione punitiva in terra italica si rivelerà essere un incubo da cui sarà difficile svegliarsi, a meno di fare pace col proprio difficile passato e mettersi in marcia con le proprie forze verso il sol dell’avvenire.

Spin Me Round (2022)

Divertentissima commedia solo apparentemente dedicata ad un pubblico femminile ed invece godibilissima da chiunque.

Ottima scrittura, simpaticissime interpretazioni (caricaturali, ma in puro stile americano) ed un buon ritmo che tira via per i viottoli ciottolosi l’intrigante filo narrativo sono gli elementi un film che cazzo madonna fa il suo stratacazzo di dovere.

Slava Pasta Alfredo!

VOTO:
4 pasta alfredo

Spin Me Round (2022) voto

Titolo russo: Кружи меня
Regia: Jeff Baena
Durata: 1 ora e 44 minuti

Night Stalker: caccia a un serial killer (2021)

Ricardo Leyva Muñoz Ramirez è stato un americano figlio d’immigrati messicani che si è distinto per la brutalità dei suoi crimini e la totale mancanza d’empatia verso le sue vittime.

Una dozzina d’omicidi, altrettanti tentati e un’abbondante spolverata di violenze sessuali contro donne, vecchie e bambine sono la lista della spesa per questo personaggio che nei favolosi anni ’80 californiani venne soprannominato “The Night Stalker”, il molestatore notturno, dagli avidi e spietati mezzi di comunicazione che, assetati di fluidi corporei come liceali del Mamiani di Roma, crearono l’ennesimo mostro da sbattere in prima vagina pagina.

Night Stalker: caccia a un serial killer (2021)

 

Serie televisiva banalotta e senza verve che tenta di spaventarti con gli efferati crimini di un poveraccio brutalizzato dalla vita al punto tale di sviluppare una personalità schizoide e allucinata.

Più volte associato al satanismo e stronzate simili per la sua bambinesca voglia di stupire con pentagrammi dipinti sulle mani, Richard Ramirez è stato piuttosto l’esempio perfetto di cosa costruisce una società ingiusta e violenta come quella americana: padre immigrato e alcolizzato, violenze domestiche, difficoltà economiche e cugino berretto verde dell’esercito americano che perpetrò impunemente crimini di guerra contro i poveri vietnamiti che al confronto i cosiddetti “crimini di Bucha” in Ucraina fanno ridere i polli.

Patetici i poliziotti incompetenti che non sono riusciti a fare un cazzo per 13 mesi fino a quando sono stati i cittadini di un quartiere povero di Los Angeles a prendere l’assassino.
Perché il popolo mai sarà sconfitto.

VOTO:
2 liceali del Mamiani assetati di fluidi corporei

Night Stalker: caccia a un serial killer (2021) voto

Titolo originale: Night Stalker: The Hunt For a Serial Killer
Regia: Tiller Russell e James Carroll
Durata: 4 episodi da 45 minuti

Pam & Tommy (2022)

Negli anni ’90 è successo che Pamela Anderson, famosa per aver interpretato la puppona bionda in Baywatch,  e Tommy Lee, famoso per avere un cazzo di dimensioni intimidatorie, fecero un filmino amatoriale molto zozzo che poi finì per vie misteriose nelle mani di milioni di persone sotto forma di VHS pirata.

Qui si racconta tutto quello che (forse) c’era prima, durante e dopo quest’evento pornografico; tra drammatizzazioni inevitabili e altre meno.

Pam & Tommy (2022)

8 episodi freschi freschi su un argomento zozzarello, ma che di zozzarello hanno ben poco, se tralasciamo qualche scorcio di zinne rifatte e un cazzo-grillo parlante.

Buono il ritmo e buone le interpretazioni, con Pamela e Tommy quasi identici agli originali, e un Seth Rogan che spicca per la proverbiale naturalezza con cui sfagiola le sue battute.

Tutto molto bello e tutto molto giusto, se non fosse che la serie subisce un radicale cambio di passo verso la merda quando dal terzo episodio in poi vengono messe alternativamente alla regia 3 donne.
Da quel momento in poi ogni episodio perde d’ironia, di vivacità intellettuale e vira completamente verso una pietosa quanto banalissima apologia del femminismo da quattro soldi, o per meglio dire falso-femminismo, tipico delle donnine perbene di buona famiglia che pensano d’essere tanto progressiste quando ti dicono che esiste il patriarcato e che gli uomini fanno schifo.

A cogliere le patate dovete finire, inutili vucchinare parioline.

VOTO:
3 inutili vucchinare parioline

Pam & Tommy (2022) voto

Titolo taiwanese: 潘與湯米 (Pān yǔ tāng mǐ)
Creatore: Robert Siegel
Durata: 8 episodi da 45 minuti