I Am Here…. Now (2009)

Dopo aver abilmente hackerato il mondo intero nel grottesco film precedente, Neil Breen compie un passo ulteriore mettendoSi in scena come dio sceso in terra, letteralmente.

Ebbene sì, lui è un Gesù cibernetico dai piedi rugosi e senza un briciolo d’intelligenza; un creatore di mondi che, disgustato dalle sue creature, diventa uno spietato devastatore di civiltà.

I Am Here.... Now (2009)

Ma cosa volete che vi dica?

E’ un film assurdo girato senza permessi tra il deserto del Nevada, dove la mafia sotterra i cadaveri, e una Las Vegas senza pietà per i disabili, spinti a terra con violenza da immigrati greci a cui Neil Breen cava gli occhi.

Con sì e no 45 minuti di girato Neil ha voluto ricavare un’ora e mezza di tortura cinese riciclando le stesse inquadrature più e più volte con l’effetto di farmi uscire di capoccia in svariate occasioni.
E neanche la visione dei culi di un paio di battone da marciapiede ha potuto salvarmi dal proferire le mie care bestemmie.

VOTO:
1 marciapiede

I Am Here.... Now (2009) voto

Titolo russo: Я уже здесь
Regia: Neil Breen
Anno: 2009
Durata: 87 minuti

Ecotherapy Getaway Holiday (2014)

Durante una banale scampagnata organizzata, 7 donne vengono abbandonate nella foresta dalla loro pusillanime guida che avrebbe dovuto condurle verso delle micragnose cascate.

Le signore però non rinunceranno alla visione della fica da vicino e, dopo aver dormito sotto le stelle, essersi cibate di serpenti ed aver confessato le reciproche tristezze, giungeranno ad una migliore consapevolezza di sé stesse.

Ecotherapy Getaway Holiday (2014)

Film vagamente femminista, considerando la cultura profondamente maschilista che domina il Giappone, ma che a conti fatti non è altro che una spolverata di storie di donne al bivio che si lamentano di non avere un uomo.

Non passa quindi il Bechdel test.

VOTO:
3 Alison Bechdel

Ecotherapy Getaway Holiday (2014) voto

Titolo originale: 滝を見にいく – Taki wo mini iku
Regia: Shuichi Okita
Anno: 2014
Durata: 88 minuti

Peace (2010)

Una compagnia di semi-volontariato si prende cura del trasporto di persone disabili, malate o semplicemente troppo anziane per muoversi indipendentemente.
C’è chi deve andare a comprare un paio di scarpe nuove perché quelle che ha le ha consumate a forza di strusciarle a terra per colpa di una paralisi, c’è chi vuole andare al parco e prendersi un semplice caffè e chi ancora ha la visita periodica dal dottore per controllare l’avanzamento del tumore polmonare che lo affligge.

Piccolo documentario girato a spalla e virante al minimalismo che, in un gioco di riflessi, segue le vicende di persone la cui vita è ai margini della società giapponese.
Quello che ne scaturisce è una profonda tristezza, sia per la condizione di estrema povertà economico-sociale alla quale tanti membri della società sono relegati e sia per la loro rassegnazione ad un destino scritto nella pietra di un cuore freddo come quello del Sol levante.

VOTO:
3 destiny’s child

Peace (2010) voto

Titolo polacco: Pokój
Regia: Kazuhiro Soda
Anno: 2010
Durata: 75 minuti

SanPa: luci e tenebre di San Patrignano (2020)

Nel 1978 un omone romagnolo alto 1 metro e 90 decise di fondare una comunità di recupero per tossicodipendenti imponendo la legge del padre-padrone su questi suoi figli putativi caduti nel vortice della droga.

Durante i suoi 17 anni di regno incontrastato, Vincenzo Muccioli, questo il nome del corpulento figlio di puttana dallo sguardo penetrante come una lama di coltello, è riuscito a trasformare un piccolo podere campagnolo, dal quale non era mai riuscito a cavare una rapa fritta data la sua incapacità manageriale, in una comunità di 2000 persone suddivise in reparti e inquadramenti degne di un gerarca nazista.

SanPa - Luci e tenebre di San Patrignano (2020)

Duro racconto visivo di una vicenda tanto famosa quanto sconosciuta nei suoi dettagli più crudi.

Sui metodi violenti e privi di ogni fondamento scientifico di Vincenzo Muccioli sono state spese fiumi di parole, quindi non mi dilungherò nel mio solito profluvio di bestemmie.
Quello che invece mi sento di sottolineare è quanto sia apparente una pura e semplice verità, una verità purtroppo difficile da mandar giù per chi non è un fervente amante delle libertà individuali e dei diritti fondamentali della persona, ovvero:
nessuno potrà mai avere il diritto d’imporre la sua volontà su un altro essere umano, perché il motto di ogni mente libera sarà sempre “né obbedire e né comandare”, e qualunque metodo implichi la violenza quale arma coercitiva verso una condotta “più giusta” (qualunque cosa poi voglia significare) sarà sempre condannata non alla degenerazione, come alcuni vogliono maldestramente far passare fenomeni quali quello di San Patrignano oppure il Fascismo, ma alla sua naturale quanto mostruosa evoluzione.
Mostruosa epigrafe alla meraviglia umana.

VOTO:
3 epigrafi e mezza

SanPa - Luci e tenebre di San Patrignano (2020) voto

Titolo inglese: SanPa: Sins of the Savior
Autori: Carlo Gabardini, Gianluca Neri. Paolo Bernardelli
Anno: 2020
Durata: 5 episodi da 1 ora circa

Dietro la maschera (1985)

Roy Lee “Rocky” Dennis è stato un ragazzo americano affetto da una rarissima e grave malattia genetica il quale, contro ogni previsione medica, riuscì a vivere 16 anni senza particolari problemi fisici.

In compenso la Leontiasi, questo il nome della malattia che gli deformò gradualmente il volto fino a fargli assumere fattezze leonine (da cui il nome “scientifico”) gli diene non pochi problemi sociali, con compagni di scuola e semplici passanti sempre pronti a deriderlo per il suo aspetto esteriore.

Ciononostante Roy riuscì negli studi e nel crearsi amicizie durature grazie soprattutto ad uno spirito gioioso ed una genuina positività nell’affrontare le tante avversità quotidiane, una positività da far invidia.

Dietro la maschera (1985)

Toccante e romanzata ricostruzione biografica dell’ultimo anno di vita di Roy Dennis e squarcio crudo dentro una realtà che pochi hanno la sfortuna d’affrontare, fortunatamente.

Nonostante un impianto solidamente classico nel suo americanissimo modo di sceneggiare le storie cinematografiche, questa pellicola ha dalla sua delle ottime interpretazioni, dai primari, incolonnati dietro una magnifica Cher e un giovanissimo Eric Stoltz, ai minori, tipo i simpaticamente bizzarri bikers, e soprattutto un modus d’affrontare la problematica che ricalca bene quello di Florence “Rusty” Tullis, madre di Roy, la quale non andò a piangere sotto un crocifisso benedicendo il signore suo, ma fece di necessità virtù insegnando ai suoi due figli (uno narrativamente sacrificato in questa finzione cinematografica) che la vita è un mozzico e va vissuta al suo massimo.

VOTO:
3 mozzichi e mezzo

Dietro la maschera (1985) voto

Titolo originale: Mask
Regia: Peter Bogdanovich
Anno: 1985
Durata: 120 minuti
Compralo: https://amzn.to/3fYdNDK

Beautiful Boy (2018)

Un padre vede scivolare via, pezzo a pezzo, la preziosa vita di suo figlio Nic a causa della droga e questo per un genitore è uno spettacolo raccapricciante.

Per anni s’impegnerà corpo e testa nel disperato tentativo di riallacciare un rapporto che lui dava per consolidato e che invece forse non era mai veramente esistito.
Perché alla fine dei giochi siamo tutti soli dentro noi stessi; padri e figli come pensieri chiusi dentro un involucro fatto di carne e ossa che tante volte ci appare pesante da spostare, da manovrare lungo i mille ostacoli della vita.

Beautiful Boy (2018)

Toccante film biografico basato su due libri, quello di David Sheff, il padre, e Nicholas Sheff, il figlio, che tenta in tutte le maniere d’essere un’opera edificante sui drammi familiari dovuti alla banda del buco sul braccio e che finisce per risultare un po’ troppo didascalico.

Questo è il classico caso dove la somma è minore degli addendi; buone le interpretazioni, con un Timothée Chalamet reduce dai bocchini di Call me by Your Name, buona la fotografia che riesce a mantenere le distanze dalla storia per non offuscarla e buoni gli intenti.
E però è la fluidità di tutto il baracchino a non funzionare; sarà il montaggio, sarà la sceneggiatura, sarà la regia o sarà il budello di tua madre, fatto sta che un po’ ci si annoia, con vergogna.

VOTO:
3 ostacoli

Beautiful Boy (2018) voto

Titolo canadese: Un garçon magnifique
Regia: Felix van Groeningen
Anno: 2018
Durata: 120 minuti
Compralo: https://amzn.to/2VprlyI

Making a Murderer: 2° stagione (2018)

Steven Avery se ne sta in galera dal 1985 per una serie di orrendi crimini che non ha commesso.

Questo perché la giustizia spesso è una puttana balorda grassa e laida che se la prende comoda con i reietti della società, con chi non coincide con i canoni da cannonare coddio coccodè.
E allora andate affanculo sceriffi de sto cazzo corrotti maledetti protetti da giudici ignoranti e pigri colmi di sperma rancido che se li prendi a pugni sul pancione sputerebbero l’anima de li mortacci loro in faccia alla madre di quel figlio di puttana del procuratore.

‘na spremuta de sangue, rancido.

Making a Murderer: 2° stagione (2018)

Prosieguo stagionale della prima, queste 10 puntate si concentrano sugli sforzi di Steven Avery e del nipote Brendan Dassey d’uscire dall’imbuto che li ha fatti scivolare nel fondo della tazza del cesso dove hanno cacato una dozzina di persone.
O forse erano dieci… comunque non più 12. Ne sono certo.

Non è appassionante e non è costruito perfettamente ad incastro come altri, ma rimane encomiabile per lo sforzo produttivo di stare lì a rincorrere sentenze ed appelli per anni ed anni tentando di tirarne fuori un prodotto fruibile dal pubblico generalista.

coccodè

VOTO:
3 chicco testa di cazzo

Making a Murderer: 2° stagione (2018) voto

Titolo giapponese: 殺人者への道
Regia: Laura Ricciardi, Moira Demos
Stagione: seconda
Anno: 2018
Durata: 10 episodi da 1 ora

Menstrual Man (2013)

Le femmine dell’homo sapiens attorno ai 14 anni sperimentano il cosiddetto menarca, ovvero il primo ciclo mestruale, un fenomeno fisico caratterizzato in maniera vistosa dalla perdita di sangue dall’utero attraverso la vagina che prende a colare lungo le cosce in imbarazzanti lingue infuocate.

Ma imbarazzanti per chi?

Beh, per le società nelle quali vige un ispessimento cerebrale che non permette di capire quanto non ci sia nulla di male al giorno d’oggi nel rispettare il ciclo vitale che permette alle donne di portare in grembo il frutto della fecondazione di un ovulo da parte di uno spermatozoo.

Ed è quello che un povero indiano di nome Arunachalam Muruganantham ha deciso di combattere un bel giorno di primavera varcando la frontiera del conservatorismo industano con quella pazza idea di produrre assorbenti a basso costo, anzi: di produrre e distribuire in comunità rurali e disagiate macchinari a basso costo per produrre assorbenti a basso costo, così da prendere tre piccioni con una fava: far sì che tante indiane non s’infettino i genitali usando strofinacci sporchi e non sterilizzati per il loro ciclo, fornire una fonte di reddito per la comunità stessa di donne che andrebbero ad essere impiegate nella piccola fabbrica d’assorbenti e soprattutto permettere alla metà di popolazione con l’inconveniente delle periodiche lingue infuocate sulle cosce d’essere parte integrante della vita sociale tutti i giorni del mese.

Menstrual Man (2013)

Validissimo piccolo documentario che narra le piccole vicende di un piccolo grande uomo indiano che una mattina si è alzato e si è reso conto quanto fosse stupido ignorare un problema sociale come la mancanza di assorbenti.

Girato in un mondo in bilico, appena prima che gli smartphones e i social media inondassero le vite di tutti gli esseri umani, Menstrual Man è un documentario coraggioso fin dal titolo che si pone il semplice ma importante obbiettivo di portare alla conoscenza di gente lontana dalla realtà rurale indiana una storia positiva di riscatto personal-collettivo.

Non è un capolavoro, non ha gli effetti speciali, non dura molto, ma è un bel film.

VOTO:
3 Piccolo e mezzo

Menstrual Man (2013) voto

Titolo polacco: Okresowy mezczyzna
Regia: Amit Virmani
Anno: 2013
Durata: 63 minuti

Detenuto in attesa di giudizio (1971)

Il geometra tiburtino (nel senso abitante di Tivoli) Giuseppe Di Noi è emigrato in Svezia, da parecchi anni gestisce una fiorente azienda edile, si è sposato e ha costituito famiglia con una bella bionda locale.
Una vita giunta ai vertici delle possibilità quindi; una vita felice e per questo perfetta per essere distrutta.

Rientrato in Italia per far vedere il bel paese a moglie e figli piccoli, viene arrestato alla frontiera ed entra improvvisamente in un labirinto kafkiano fatto di detenzioni immotivate senza capi d’accusa, trasferimenti continui in vagoni ferrati come deportati ai campi di concentramento (la seconda guerra mondiale era ancora fresca all’epoca), umiliazioni e vessazioni continue da parte dello Stato che nelle persone dei suoi rappresentanti (avvocati, giudici e poliziotti) lo riducono all’ombra di sé stesso disumanizzando progressivamente una persona buona e socievole (emblematici i suoi slanci iniziali verso un altro detenuto che non crede ai suoi occhi per la generosità dimostratagli) e spingendolo verso la follia.

Detenuto in attesa di giudizio (1971)
il geometra Calboni tenta di sturarsi Alberto Sordi

Un’altra opera cinematografica di denuncia sociale dallo stesso regista di quel bellissimo Café Express e magistrale interpretazione di Alberto Sordi che giustamente si portò a casa l’Orso d’argento di Berlino.

La storia di un incubo italiano fin troppo realistico per essere riposto nell’angolo del fittizio credo che all’epoca abbia scontentato più di un sostenitore del dio patria famiglia tanto caro agl’infantili pecoroni che si trovano bene sotto l’ala protettrice dello Stato padre-padrone alla cui base si fonda la dottrina fascista.
Gli insulti delle persone alla stazione Termini verso un poveraccio che si è beccato 4 anni e mezzo per aver rubato 3 chili di olive sono simbolici di un giustizialismo forte con i deboli e debole con i forti.

Perché quando si tratta di calpestare il piccolo spacciatore o il ruba galline la gente e i loro politici di riferimento (tipicamente di destra) esplodono di rabbia ed invocano la mano dura (durissima) dello Stato, mentre quando c’è da tagliare le mani agli evasori fiscali che portano i soldi all’estero o ai latifondisti che sfruttano i braccianti facendoli morire sotto il sole cocente per 10 euro al giorno ecco che d’improvviso questi stessi linciatori si ritrovano di colpo garantisti e sputano in bocca ai 5stelle o ai vari Marco Travaglio chiamandoli giustizialisti e statalisti.

Voi che siete sempre pronti a dire signorsì sissignore ad un uomo in divisa, fate gli applausi alle frecce tricolori ed evadete il fisco, voi siete la feccia di questa terra e io vi disprezzerò sempre perché siete la vergogna dell’umanità.

E questa stessa sudicia terra che voi amate alla follia verrà lavata col vostro sangue.

VOTO:
4 sudici

Detenuto in attesa di giudizio (1971) voto

Titolo: In Prison Awaiting Trial
Regia: Nanni Loy
Anno: 1971
Durata: 102 minuti
Compralo: https://amzn.to/327rPwg

Bulli criminali (2017)

La coca e i tubetti pe’ tira’ su, le donne che ciancicano le gomme, gente che deve stare sotto la cappella di altra gente, prostituzione, spaccio anche nelle scuole, estorsione, usura, rapine.

Io stanotte vojo passa’ ‘na serata unica; ho già chiamato 4 mignotte.

L’assurdo commissario Schiavoni che parla come se avesse un calabrese imprigionato nella faringe, er palletta, 40 rumene-ucraine massimo 24 anni.

To ricordi Mario? Er sola, er buciardo, er toscano cor pizzetto ciccione?
Sì sì, qua carogna.
Eh, bravo!

Il film reca in coda questa poetica (e criptica) scritta:
“I personaggi e i fatti sono tutti inventati. Pura casualità nel così riferimento accaduto”.

Bulli criminali (2017)

Questo film è un ottimo esempio di ultra-neo-realismo, cioè quando il neorealismo diventa talmente assurdo da sembrare prima fittizio, ma subito dopo più vero di qualsiasi stronzata mainstream tu abbia mai visto, tipo Romanzo criminale o Dogman.

Ho sentito cocaina e fregna e non c’ho capito più ‘n cazzo.

Perché il sottobosco romano, i criminali, i coatti stronzi non hanno niente di magico, non hanno quell’aurea romantica che i film tentano di appiccicare loro addosso; sono invece dei poveracci costretti a recitare la parte dei duri per sopravvivere  in una società piramidale e violenta dove vengono pagati 4 euro l’ora per servire ai tavoli di un bar di merda, magari gestito da un ladro che non paga le tasse e poi si lamenta del governo ladro.

C’è di mezzo pure tu’ nipote.
Ma chi? Zaira!?!

La realtà è là fuori e tu te ne sbatti al cazzo.
La criminalità sei tu, siete voi cittadini comuni che fate schifo mentre vi postate una frase di merda su facebook sull’importanza degli amici veri, siete voi che riempite l’etere con le vostre merdose foto instagram regalate ai colossi tecnologici con sedi nei paradisi fiscali.
Il mostro è la società contemporanea e tutte le società passate. Tutte tutte.

Che cazzo piagni!?!
Scusa.
Scusa ‘n cazzo!

Sarà pure girato male, sarà pure fuori fuoco il 50% delle inquadrature, sarà recitato da dilettanti allo sbaraglio addobbati come manichini dei magazzini MAS, sarà pieno di uomini pompatissimi con tendenze omosessuali, petti rasati e sopracciglia rifatte…. ma ‘sto firm c’ha er cazzo che è ‘n abbacchio.

Io sto agganciata coi colombiani. E me ce trovo morto bene.

La realtà dei fatti è che tutti dovrebbero vedere questo film. Tutti.
E poi dovrebbero spiegarmi che cazzo succede… perché io a ‘na certa giuro che non c’ho capito più ‘n cazzo.

Mo to dico ‘n greco: panta rei.
Che cazzo vor di’?
Significa che tutto scorre nel miglior dei modi.

VOTO:
2 sotto la cappella

Bulli criminali (2017) voto

Titolo che suggerisco: Pit bulli criminali
Regia: Claudio Di Napoli
Anno: 2017
Durata: 90 minuti

Tolgo il disturbo (1990)

Gassman che guarda Colpo Grosso con la nipote minorenne e dice “Uelà” osservando un inaspettato paio di tette.
Gassman che non sbricia le tettine di Monica Scattini perché non se la vuole fottere sul divanetto.
Gassman che si vuole fottere la nipote minorenne vestita da Madame de Pompadour al ballo mascherato della celebrità.

Insomma, ce n’è per tutti i gusti (di merda) in questo merdoso film su un rispettabile dirigente di banca andato fuor di capoccia che non riesce a reinserirsi in società dopo la chiusura del manicomio delle suore dove è stato ospite per 18 anni.

Tolgo il disturbo (1990)

Che pena signore e signori. Che pena.

Questo film è girato male, ma veramente male, quasi dilettantesco, e con un esagerato Elliott Gould doppiato in napoletano che io vorrei prenderlo per i coglioni e soffiargli forte in culo.
L’unica cosa che redime ‘nu pocariellə una pellicola destinata al macero sono la marea di piccolissime e assurde scenette di sfondo che costellano una narrazione imbarazzante.

Alcuni esempi:

Rosa: <<A me piace Michael Jackson>>.
Deborah: <<Quel frocio!>>.
Rosa: <<Non dire parolacce. E poi non è frocio>>.

<<A stronzo, sarai Batman ma a tu’ padre nu je devi manca’ de rispetto>> esclama un uomo dando un forte calcio nel culo a suo figlio.

<<Lei sarà anche avvocato, ma io quelle brutte cose non le faccio>> dice un giovane omosessuale “che fa la vita” al suo cliente di mezz’età.

Gassman: <<Che bella faccia da cazzo, non ne ho mai viste così. Bravo, complimenti>>.

Rosa: <<Nonno, non morire ti prego>>.
Gassman: <<Ci proverò>>.

VOTO:
2 facce da cazzo

Tolgo il disturbo (1990) voto

Titolo: I’ll Be Going Now
Regia: Dino Risi
Anno: 1990
Durata: 94 minuti
Compralo: https://amzn.to/3hcE1SU

Three Identical Strangers (2018)

Era il 1980 e i diciannovenni Edward Galland, David Kellman e Robert Shafran non avrebbero mai pensato che di lì a poco le loro vite sarebbero cambiate radicalmente, anche e soprattutto in maniera drammatica.

Di più non posso (e non voglio) dire perché questo è uno di quei film che vanno visti assolutamente senza spoilers per apprezzare appieno sia i piccoli grandi twist che gli autori hanno escogitato che la maestria con la quale li hanno preparati.

Three Identical Strangers (2018)

Fenomenale documentario che ripercorre la straordinaria ed incredibile vicenda che ha portato le vite di 3 perfetti sconosciuti ad annodarsi irrimediabilmente ed eccezionale opera cinematografica sulla natura umana e sul libero arbitrio.

Quello che a mio giudizio colpisce del film (e che è doveroso sottolineare nonostante il silenzio stampa autoimposto) è la bravura tecnica nel seminare gli indizi per poi andarli a ripescare in chiave rivelatoria nelle fasi successive del viaggio narrativo, ricreando così filmicamente quello che tematicamente viene veicolato e cioè lo spaesamento di 3 giovani americani alle prese con qualcosa più grande di loro.

Consigliato, ovviamente.
Anche per capire, se mai ce ne fosse bisogno (e tanto per rompere il cazzo spostando l’attenzione su altro rispetto alla tematica trattata), che i nazisti non sono stati l’ “eccezionale” contro cui puntare i vostri ditini accusatori-auto-assolventi, ma un qualcosa che la storia ha sempre fatto e continua a fare… anche tra le fila di chi venne particolarmente perseguitato sotto i regimi nazi-fascisti…

TA TAA TAAA!

VOTO:
4 particolarmente perseguitati sotto i regimi nazi-fascisti e mezzo

Three Identical Strangers (2018) voto

Titolo israeliano: Shlosha Za’rim Zehim
Regia: Tim Wardle
Anno: 2018
Durata: 96 minuti