Vendetta: Guerra nell’antimafia (2021)

Vicende giudiziarie di Pino Maniaci, il personaggio siciliano finito al centro dell’attenzione mediatica per le sue personali ed agguerrite battaglie anti-mafia e anti-corruzione trasmesse attraverso la sua piccola stazione televisiva Telejato, e Silvana Saguto, potente giudice anti-mafia di Palermo finita sotto accusa prima di Pino e poi del sistema giudiziario per presunte irregolarità dei beni confiscati alla mafia, ovviamente per tornaconto personale.

Molti cani presenti, non necessariamente vivi.

Vendetta: Guerra nell'antimafia (2021)

Simpatica piccola serie televisiva che fa il suo piccolo sporco dovere ma che non entusiasma tantissimo e che certamente non esce al di fuori di un cerchiobottismo utile allo spettegolezzo popolare sulle scappatelle di Pino (che finge sì di criticare, ma che poi invece abbraccia prepotentemente) e al mantenimento di uno status quo buono a far vendere il prodotto Netflix sul mercato.

Se ve lo perdete non fate un soldo di danno; se ve lo guardate scoprirete che puoi combattere il malaffare e farti piacere la fregna allo stesso tempo, checché ne dica Travaglio.

VOTO:
3 Travaglio

Vendetta: Guerra nell'antimafia (2021) voto

Titolo inglese: Vendetta: Truth, Lies and the Mafia
Regia: Paul Berczeller, Ruggero Di Maggio, Davide Gambino
Anno: 2021
Durata: 6 episodi da 50 minuti

Adam & Paul (2004)

Una giornata tipo di Adam e Paul, due amici di lunga data diventati disperati eroinomani, che nel tentativo di rimediare la dose quotidiana incontrano personaggi bizzarri volti sia a dare una pennellata informativa di realtà irlandese al volgere del secolo e sia ad evocare quasi un viaggio odisseico alla ricerca di un posto da chiamare casa.

Sbandati, mongoloidi, ubriaconi, ignoranti immigrati  e menefreghisti del cazzo si susseguono l’uno dopo l’altro sul tappeto srotolato delle conoscenze di Adam e Paul facendoli apparire non come dei reietti perché diversi ma nient’altro che due cittadini perfettamente in linea con l’ingiustizia sistemica.
L’unica differenza con chi gli sta intorno è che loro due non ce la fanno a riversare sul prossimo tutto il loro carico di dolore.

Adam & Paul (2004)

Fantastico film a basso costo ed alto rendimento che seziona il perverso perbenismo di una Dublino in completa rovina morale per ricavarne una sorta di neorealismo anche molto duro con piccole note fantastichevoli; una cosa un pochino in voga al cinema durante quel periodo a cavallo di millennio.

Questa brutale doccia fredda per lo spettatore medio verrà purtroppo un po’ stemperata negli anni a venire, anche osservando lo stesso regista che 10 anni dopo tirerà fuori Frank, un film dove si invertono le proporzioni tra dolce e amaro; qui era limone con un pizzico di zucchero mentre lì sarà tortino con un pizzico di cannella.

Tometo tomato diranno alcuni; segno della fine della sacrosanta lotta di classe dico io.

VOTO:
4 tortini

Adam & Paul (2004) voto

Titolo ungherese: Adam és Paul
Regia: Lenny Abrahamson
Anno: 2004
Durata: 1 ora e 23 minuti
Compralo: https://amzn.to/3dJxGOF

Se succede qualcosa, vi voglio bene (2020)

Un piccolo cortometraggio sul dramma della scomparsa e l’incomunicabile distanza che si crea tra le persone rimaste a vivere quel vuoto.

Animato con delicatezza e con uno stile minimalista, questo piccolo film è una perla da non perdere.

 Un’opera struggente su una famiglia toccata dal dolore.
– Stefania Marinucci –

VOTO:
4 St3pny

Se succede qualcosa, vi voglio bene (2020) voto

Titolo originale: If anything happens I love you
Regia: Michael Govier, Will McCormack
Anno: 2020
Durata: 13 minuti

Strappare lungo i bordi (2021)

Particelle di vita di un fumettista romano oramai molto conosciuto e che però persiste nella sua Rebibbia vivendo una vita fuori dai riflettori e sotto l’asticella di comodità e agiatezza che il suo conto in banca gli permetterebbe di vivere.

Attorno e assieme a lui vediamo e viviamo gli amici di lunga data che si barcamenano alla meno peggio sperando un giorno di uscire dal vortice liberal-capitalista che li sta inghiottendo assieme ad intere generazioni di proletari e sotto-proletari purtroppo incapaci di prendere per i capelli la classe dominante perché incapacitati dai loro stessi sfruttatori borghesi che, lividi in volto e tumefatti dal fiume di ricchezza che continua a inzepparli come tacchini, non vogliono mollare di un centimetro una guerra sociale che hanno vinto 40 anni fa.

Strappare lungo i bordi (2021)

Piccolissima prima stagione dolciamara di una serie che forse (ma forse) ne avrà una seconda, per la gioia dei fan di Zero e per il discontento dello stesso Zero che proprio non ne vuole sapere di mettersi al centro dei riflettori, forse un po’ per una nevrosi incurabile e forse perché mortacci quant’è difficile rimanere fedeli a certi ideali quando ti mettono la fica d’oro sotto al naso e tu stai lì che dici <<Ma no io sono superiore agli umori della donna e i soldi mi fanno schifo mi ci pulisco il culo. Il culo.>>.

E’ dura e qualche volta si può e si deve scendere a compromessi sui margini della pagina (tanto per rimanere spudoratamente in tema); l’importante è mantenere il centro intatto, quel cuore pulsante che dirige la baracca verso il Sol dell’avvenire.
Ma attenzione, fare compromessi al rialzo e non come quei farabutti di sinistronzi tipo Serena Dandini e compagnia cantante che dicono che sono di sinistra e poi sono amici di Walter Veltroni.

Walter Veltroni, quello che ha lasciato un debito della madonna sulle spalle dei romani, e non per costruire opere di fondamentale importanza per le classi più povere tipo le fogne o i marciapiedi o l’illuminazione pubblica, no no te pare. I debiti li ha fatti ad esempio per costruire l’auditorium dell’archistarcazzo a Roma nord per farci i concertini e i convegni e le mostre dei cinema dove ci vanno principalmente i borghesi della ZTL come lui.

Voi siete dei fottuti traditori che, volenti o nolenti, avete decretato la fine della lotta di classe passando la linea di demarcazione che divide chi in questa società piramidale sfrutta e chi viene sfruttato, chi comanda e chi viene comandato, chi se la ride e chi se la piagne, chi verrà processato in piazza dai tribunali del popolo e della democrazia diretta e chi lo giudicherà.

VOTO:
4 Zoro che se la ridono

Strappare lungo i bordi (2021) voto

Titolo: Tear along the Dotted Lines
Creatore: Zerocalcare
Anno: 2021
Stagione: 1
Durata
: 6 episodi da 20 minuti circa

Compralo: https://amzn.to/3E5qxDR

Attack the Block (2011)

5 ragazzetti  sottoproletari di Brixton, un quartieraccio londinese con palazzoni popolari e criminalità diffusa, si ritrovano loro malgrado nel bel mezzo di un’invasione aliena da parte di gorilloni inbufaliti alti 2 metri.

Siccome le loro vite sono quotidianamente drammatiche e oramai ce ne vuole per spezzare i loro spiriti, i nostri giovani protagonisti non ci pensano due volte prima d’imbracciare mazze e coltelli e mettere su una caccia allo sfruttatore borghese come non se ne vedevano da lustri.

Taglia di qua, infilza di là, questi reietti si faranno carico, come sempre accade, della sopravvivenza della piramidale società in cui sono sfruttati.

Attack the Block (2011)

Eccezionale opera prima di un regista strafattone che a distanza di 10 anni dall’uscita rimane fresca e godibile senza per questo afflosciarsi sul nulla qualunquistico entro cui si tenta di spingere ogni opera artistica nella speranza di un mero ritorno economico.

E invece Attack the Block dimostra, se mai che ne fosse bisogno, che si può battere cassa e allo stesso tempo battere la grancassa dell’indignazione popolare senza per questo risultare verbosi, ma anzi coinvolgendo in maniera leggera proprio quello strato sociale che, con tutta la boria tipica dell’avanguardia proletaria tipo Lotta Comunista, viene irrimediabilmente spinta all’altra sponda politica.

Bello, divertente e mai lezioso.

VOTO:
4 lotta comunista

Attack the Block (2011) voto

Titolo esteso: Attack the Block – invasione aliena
Regia: Joe Cornish
Anno: 2011
Durata: 1 ora e 28 minuti
Compralo: https://amzn.to/3CcHjiz

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970)

Un pezzo grosso della polizia italiana, il cui nome non viene mai rivelato per elevarlo a simbolico rappresentante di un’idea politica inespugnabile e non una persona la cui eliminazione potrebbe significare un cambiamento, vive una scabrosa e morbosa relazione con una ricca borghese ebrea che, per l’enorme senso di vuoto datole dalla sua condizione di parassita della società, si diverte a provocarlo nel mettere in scena su di lei e su altri l’impunità istituzionale che lo contraddistingue.

Passare con il rosso, tormentare il di lei marito omosessuale, sottoporla a tecniche interrogatorie volte a distruggere l’accusato per fargli confessare reati che mai ha commesso sono alcuni esempi di un crescendo di richieste che il protagonista fatica a declinare, preso com’è dal senso d’orgoglio per il suo sporco lavoro quotidiano di cane del potere e dall’inadeguatezza a contrastare caratterialmente una donna indipendente e vorace come quella capitatogli tra capo e collo.

L’apice di questo scontro tra la figura matrigna di lei e quella bambinesca crudele di lui giunge con l’assassinio della prima ad opera del secondo e la successiva scivolata narrativa, che poi compone l’intera ossatura del film, si giocherà tutta sull’incapacità del poliziotto nel farsi condannare da un sistema, da lui sempre servito e riverito come un totem divino, il cui scopo reale non è difendere il cittadino, ma preservare lo status quo, costi quel che costi.

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970)

Immenso film di denuncia uscito nei ruggenti anni di piombo, quando era ancora possibile fare un film contro la polizia senza essere attaccati dalla sinistra, e magnifica disamina dell’orrore celato dietro la cravatta dei potenti a cui tanti chinano il capo perché tengono famiglia… e chi se ne frega se nel tritacarne ci finiscono froci, sottoposti, proletari e più in generale chiunque non rivesta un ruolo di comando all’interno di un palazzo.

<<Poliziotto che intercetti le mie conversazioni>> dice l’anarchico Antonio  Pace al telefono <<ribellati al padrone… o per lo meno fatti dare un aumento!>>; la semplice soluzione al dilemma dentro cui ci ritroviamo sta tutta qui in fin dei conti.
Non devi necessariamente mettere una bomba alla questura, che se però lo vuoi fare hai tutta la mia stima; basta che ti ribelli a quello stronzo del tuo capo che non riesce a concepire quanto la tua manodopera sia essenziale alla riuscita dell’impresa tanto se non più della sua.

Interpretazione stellare di Gian Maria Volonté, che si rivolterebbe nella tomba se sapesse che a Roma alcuni ex della galassia comunista, poi confluiti nel PD e compagnia cantante per farsi raccomandare il posto fisso, hanno aperto una scuola di cinema col suo nome sperando di lavarsi la coscienza mentre c’hanno piazzato dentro una cooperativa popolata di ex compagni con la speranza di farli entrare poi in pianta stabile nella pubblica amministrazione con la prossima infornata di assunzioni politiche.

Fate schifo al cazzo e ve la faremo pagare cara per l’ignavia dimostrata.

VOTO:
5 Smeriglio

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970) voto

Titolo inglese: Investigation of a Citizen Above Suspicion
Regia: Elio Petri
Anno: 1970
Durata: 1 ora e 55 minuti
Compralo: https://amzn.to/3o6sMQD

Pappa e ciccia (1983)

Due episodi.

Nel primo abbiamo Nicola Calore, un pugliese emigrato in Svizzera che ha mentito ai paesani sulle sue reali condizioni miserrime e quindi quando sua nipote puppona viene a trovarlo, deve inventarsi ‘sto mondo e quell’altro per non svelare il castello di carte dentro il quale vive.

Nel secondo episodio siamo di fronte al tipico susseguirsi di catastrofiche disavventure dell’italiano medio che viene truffato dal business dei viaggi organizzati; tra aerei fatiscenti e una puppona da sedurre col classico tuffo in piscina, lo sgorbio dovrà fare i conti con l’inesistenza di qualsivoglia dio.

Pappa e ciccia (1983)

Doppietta filmica come non ne vedevo da tempo messa in scena da due commedianti di prima fila come Lino Banfi e Paolo Villaggio.

Decisamente tra i meno conosciuti di entrambi gli attori, questa pellicola si distingue unicamente per una gag con i giornali e la presenza di Milly Carlucci con un culo da cavalleggeri.

Battute pessime e umorismo da cinema muto fanno quel che possono per elevare il film a crimine contro l’umanità, ma purtroppo rimaniamo dalle parti di Sabra e Shatila, crimine impunito perpetrato con la complicità dell’esercito israeliano.

VOTO:
2 Milly

Pappa e ciccia (1983) voto

Titolo inglese: Thick As Thieves
Regia: Neri Parenti
Anno: 1983
Durata: 1 ora e 32 minuti
Compralo: https://amzn.to/3mGo8Jx

Squid Game (2021)

Un poveraccio col vizietto del gioco d’azzardo ha la vita rovinata dopo i disordini in fabbrica repressi nella violenza dai cani del potere liberista e oggi si ritrova a campare di lavoretti dormendo a casa della madre zoppa.

Un dramma, ovvero la normale esistenza del sotto-proletariato urbano contemporaneo, ovvero il ragionato prodotto del sistema liberal-liberista sostenuto da gentaglia buona solo per la frattaglia tipo Carlo Calenda, quel Carlo Calenda che parla sempre come se fosse stocazzo quando invece riesce ad abbindolare solo i poveri cristi intimoriti dalla sua sicumera facilmente cancellabile con un bel papagno piantato in pieno muso.

Seong Gi-hun, questo il nome del poveraccio disoccupato e divorziato, viene avvicinato da un’organizzazione criminale finanziata da miliardari annoiati che non pagano le dovute tasse allo stato che li ha tenuti in vita troppo a lungo e si ritrova in un gioco più grande di lui, ovvero una gigantesca competizione ad eliminazioni cruente tipo Takeshi’s Castle, ovvero una corsa di cavalli umani su cui scommettere milioni di euro.

Squid Game (2021)

Parte benino, ma finisce nell’idiozia più completa con l’occhiolino alla seconda stagione all’insegna dei capelli pinkissimi.

Io davvero non mi capacito di quanto la massa non abbia una cultura che vada al di fuori di Orietta Berti e quindi non riesca ad accorgersi, di fronte a questo Squid Game, di tutte le scopiazzature influenze che l’hanno prodotto: dal citato Takeshi’s Castle a Saw (con tanto di finale) passando per tutti i manga giapponesi tipo Battle Royale o As the Gods Will.

Simpatico, sì; un po’ di cacarella in alcuni punti, certo; ma non è il miglior sceneggiato su Netflix, tantomeno il migliore mai visto.

VOTO:
3 papagni

Squid Game (2021) voto

Titolo originale: 오징어 게임
Regia: Hwang Dong-hyuk
Anno: 2021
Durata: 9 episodi da 1 ora

Sulla scena del delitto: Il caso del Cecil Hotel (2021)

Nel febbraio 2013 una giovane canadese era in visita nella ridente e tragica cittadina di Los Angeles; un tipico viaggio giovanile carico di belle speranze per un futuro pieno di sorprese.

Purtroppo per lei, il suo futuro si sarebbe riproposto a breve e in maniera tragica, come una zuppa di cavolfiore succhiata poco prima di una cavalcata su un ciuchino zoppo, per poi cristallizzarsi in uno dei tanti falsi misteri che girano per l’internet.

Sulla scena del delitto: Il caso del Cecil Hotel (2021)

Mini serie tutta incentrata sulla “misteriosa” scomparsa di Elisa Lam all’interno del famigerato Cecil Hotel di Los Angeles, grande luogo di spaccio e prostituzione che sorge nella parte più povera e disperata della città, il cosiddetto “Skid Row” dove si trova anche l’immaginario negozio di piante di Little Shop of Horrors.

Allora: per intrattenere, intrattiene; ma non aspettatevi niente di trascendentale visto che il “mistero” lo si può intuire dopo 20 minuti.

Quello che invece non mi aspettavo è il colpo di coda finale sulle condizioni dei reietti della società, dimenticati e sommersi dall’ingiustizia di una piramide sociale fondata sulla prevaricazione del più forte sul più debole, del codardo sul generoso, del liberista sul socialista.

VOTO:
2 liberisti e mezzo

Sulla scena del delitto: Il caso del Cecil Hotel (2021) voto

Titolo originale: Crime Scene: The Vanishing at the Cecil Hotel
Regia: Joe Berlinger
Anno: 2021
Durata: 4 episodi da 1 ora circa

Un uomo da marciapiede (1969)

Il texano Joe Buck è convinto che la sua vita cambierà di botto una volta messo piede a New York.
Cambierà perché Joe Buck ha in testa di diventare un battone da marciapiede tanto bono da far girare la capa a tutte le ricche signore con cagnetto della grande mela.

Purtroppo la realtà dei fatti sarà ben diversa e il suo provinciale atteggiamento, la sua ignoranza da Candido e il suo completo da cowboy frocio lo trascineranno sempre più in basso nella spietata piramide sociale liberista fino a che non verrà preso sotto l’ala protettrice (si fa per dire) di Enrico Salvatore Rizzo, uno zoppicante truffatore da due soldi che vive alla giornata tossendo via la sua anima per i vicoli di una metropoli da incubo.

Un uomo da marciapiede (1969)

Capolavoro assoluto uscito a cavallo tra il decennio del boom economico e quello della contestazione sociale contro il sistema capitalista; un momento di grande risveglio delle coscienze popolari contro le false promesse dei liberisti che volevano convincere tutti della bontà del libero mercato che altro non è se non quel mostro famelico che sbrana e schiaccia tutto e tutti pur di garantire la sua esistenza… e solo quella.

Il film è anche una pietra scagliata in bocca a quegli artistoidi superficiali come Andy Warhol che, totalmente privi di un contenuto che abbia la benché minima rilevanza sociale, avevano e hanno tutt’oggi riempito ogni nicchia artistica evolutiva con le loro opere inutili e che per questo dovrebbero essere mandati nei campi di rieducazione.

E il personaggio di Joe Buck, interpretato da un giovane esordiente John Voight, rappresenta quella sana e genuina ignoranza americana che è stata via via stuprata a rotella dai porci capitalisti che si sono succeduti lungo i 250 anni d’indipendenza americana trasformando una giovane nazione dalla fica stretta nella famosa super potenza terrorista che minaccia continuamente la pace mondiale con le sue mostruose labbra sbrindellate.

VOTO:
5 rotelle

Un uomo da marciapiede (1969) voto

Titolo originale: Midnight Cowboy
Regia: John Schlesinger
Anno: 1969
Durata: 113 minuti
Compralo: https://amzn.to/3l3yiU9

A Classic Horror Story (2021)

4 teste di cazzo degne della morte più cruenta e un rispettabile dottore finito in miseria per colpa d’uno sceneggiatore così politicamente corretto da meritare l’invito al raduno annuale delle fiche di legno sul lago di Como, si ritrovano assieme per il viaggio della vita morte in quel di Calabria perché vogliono risparmiare 10 euro sul prezzo di un treno intercity; una scelta giudia che costerà loro lingua, occhi e orecchie.

A Classic Horror Story (2021)

Come il titolo suggerisce, l’intenzione non era certo quella di creare qualcosa d’originale, ma semplicemente far venire nelle mutande quei malcapitati che si fossero avventurati nella visione per poi dar loro una forte mazzata sui coglioni mentre il sipario si apriva sulle facce stupefatte delle loro madri cagne.
Alla faccia degli scemotti che perseverano nel mantenere l’emozione della prima parte anche dopo il completo stravolgimento narrativo.

Quindi parliamoci chiaro: la pellicola non è niente di scandalosamente eccezionale, ma fa bene il suo lavoro, facendoti prima accanire di bestemmie contro le scelte idiote dei protagonisti per poi farti accanire di sorrisi come non ci fosse un Domani (giornale liberal-liberista sciacqua palle che cola bava e merda da tutti i pori).
Non bellissimo, ma godibilissimo; non Minofrio, Mismizzu e Misgarro, ma Osso, Mastrosso e Carcagnosso.

PS: ma chi mastrocazzo è Matilda Anna Ingrid Lutz?

VOTO:
3 scemotti e mezzo

A Classic Horror Story (2021) voto

Titolo italiano: Una classica storia dell’orrore
Regia: Roberto De Feo e Paolo Strippoli
Anno: 2021
Durata: 95 minuti

Supermen of Malegaon (2008)

Nell’orribile, ingiusta e crudele città indiana di Malegaon vivono quasi 500mila persone la cui unica colpa è essere stati cacati dalla loro madre in uno dei buchi di culo del mondo dal quale la fuoriuscita è cosa quanto mai impossibile.

Ecco che allora questa massa di persone abituate a vivere al limite della povertà più nera portando avanti la loro esistenza trascinandosi lungo strade polverose e affollate mentre una pipinara infinita di clacson e merda affoga i loro cenciosi sogni di fuga, ecco che ‘sti disperati figuri di una commedia patetica tentano la risalita morale grazie anche e soprattutto ad un’inaspettata industria cinematografica molto amatoriale che fa il verso, spesso in maniera comica, ai grandi film hollywoodiani e bollywoodiani.

Tra questi troviamo la storia del rifacimento di Superman in salsa basmati (come l’hanno titolato quei fottuti dei francesi); una riedizione a bassissimo costo del famoso supereroe americano, questa volta alle prese con l’industria del tabacco, l’inquinamento e le fogne a cielo aperto.

Supermen of Malegaon (2008)

Delizioso e brevissimo documentario che con la sua oretta buona di visione riesce a raccontare tutto il dramma umano di chi, emarginato dalle rivoluzioni celesti sopra cui viaggiano i pochi fortunati nati nel cosiddetto primo mondo, rimane ai bordi della strada a guardar passare tutti i treni di un futuro migliore fino a quando, arrivata la sera, non può che andare a gettarsi con una scarpa e una ciavatta dentro fosse comuni senza nome spazzate dal vento dell’indifferenza.

Una chicca.

VOTO:
4 checche

Supermen of Malegaon (2008) voto

Titolo francese: Superman basmati
Regia: Faiza Ahmad Khan
Anno: 2008
Durata: 66 minuti
Compralo: https://amzn.to/2UFPLXI