Late Night with the Devil (2023)

Jack Delroy è un presentatore televisivo americano con un suo programma notturno chiamato Night Owls ultimamente al centro di parecchio chiacchiericcio per il suo inesorabile declino nei confronti del celeberrimo The Tonight Show con John Carson.

L’unico modo per Jack di risollevare gli ascolti, dopo aver persino sfruttato il cancro e la morte di sua moglie Madeleine, sembra essere un puntatone speciale per Halloween con al centro l’occulto e il sovrannaturale; una puntata che Jack non scorderà facilmente e che lo renderà molto molto famoso a detta della giovane Lilly, ragazzetta procreata per sacrifici umani ed attualmente posseduta dal demonio.

Late Night with the Devil (2023)

Sorta di mockumentario o per meglio dire, finta trasmissione televisiva alla Ghostwatch, che gioca le sue carte nel campo della nostalgia e della paura sforando un po’ troppo nell’inverosimile, specialmente nel finale e nelle interruzioni pubblicitarie inspiegabilmente seguite da telecamere cinematografiche che girano in bianco e nero un dietro le quinte fin troppo dettagliato.
Sarebbe bastato poco, tipo sostituire queste sequenze esplicative con immagini rubate dalle telecamere televisive effettivamente presenti in studio, e il tutto sarebbe sembrato un po’ più autentico e quindi più pauroso.

Resta un ottimo film che va consigliato per una seratina spiritata, ma non siamo dalle parti dell’impresa cavalleresca rullata a suon di coglioni sbatacchioni giù per la collina dei desideri.

VOTO:
3 coglioni e mezzo

Late Night with the Devil (2023) voto

Titolo giapponese: 悪魔との深夜
Regia: Cameron Cairnes, Colin Cairnes
Durata: 1 ora e 33 minuti
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Pass Thru (2016)

Un’intelligenza artificiale aliena dal futuro prende le sembianze di un vecchio eroinomane appena morto di overdose e con queste grottesche fattezze comincia a seminare il panico nel deserto facendo morire la bellezza di 300 milioni di persone perché ritenute “cattive” e quindi un impedimento alla continuazione della vita sulla Terra.

Nel mentre Thgil, questo il nome che l’intelligenza aliena ha scelto per se stessa, tenta anche di fottersi una giovane cinese, visto che non esiste un genocidio senza la sua giusta dose di cannibalismo porno delle minorenni.

Pass Thru (2016)

Tra i minori della grandiosa filmografia del celebre regista americano contemporaneo, ma comunque capace di regalare momenti assolutamente epici, tipo quando Thgil dice ad un gruppo di immigrati di tornare al loro paese, Pass Thru è anche e soprattuto la cura definitiva contro il cancro.

VOTO:
1 immigrato e mezzo

Pass Thru (2016) voto

Titolo inventato: Passata di pomodoro
Regia: Neil Breen
Durata: 1 ora e 30 minuti

Le streghe di Eastwick (1987)

Nella tranquilla cittadina americana di Eastwick vivono 3 donne senza uomo, 3 amiche alcolizzate, 3 streghe inconsapevoli che durante una delle loro riunioni sabba-settimanali invocano un demonio senza neanche rendersene conto.

Stabilitosi in un enorme palazzo comparabile solo al suo ego smisurato, Daryl Van Horn, questo il nome del misterioso nuovo venuto, comincia a sedurre una ad una le 3 portatrici sane di fica con l’intento, neanche tanto velato, di fecondarle tutte col suo diabolico sperma ed assicurarsi una progenie distruttrice di mondo.

Le streghe di Eastwick (1987)

Brillante e famosissima commedia anni ’80 che riesce a sfoggiare, oltre ad un cast stellare composto dalle bellissime quanto bravissime Susan Sarandon, Michelle Pfeiffer e Cher ed un Jack Nicholson nel ruolo che più si avvicina alla sua vera natura, ovvero quella di un malefico demonio assatanato di sesso, anche una regia ed una fotografia molto ricercati e non comuni per un prodotto tutto sommato riservato solo apparentemente ad un vasto pubblico trans-femminista.

Sì, perché la cosa più magnifica del film è quanto riesca ad essere una sorta di parodia e presa per il culo ante litteram del femminismo da quattro soldi dei liberali che oggi la fa da padrone; un femminismo innocuo, tutto incentrato nell’elogio sterile, come i loro piccoli testicoli, della donna come essere superiore e quanto sono brave le donne e quanto il mondo sarebbe un posto migliore se ci fossero solo donne al comando e bla bla bla dammi la fica bla bla bla…
Quando invece tutti lo sanno che questo mondo sarebbe un posto più decente solo se prendessimo per i capelli una buona manciata di liberali delle classi agiate e li bruciassimo in piazza pisciandogli in bocca mentre piangono le loro ultime lacrime amare.

Fottuti servi del sistema, le vostre ore sono contate come i capelli che vi ritrovate sul pube.

VOTO:
4 servi

Le streghe di Eastwick (1987) voto

Titolo originale: The Witches of Eastwick
Regia: George Miller
Durata: 1 ora e 58 minuti
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Final Destination 5 (2011)

Un ponte, solo un fottutissimo ponte che deve venire giù, la morte che ti attende dietro l’angolo e quella gran puttana della madonna che tu giuri e spergiuri non averle mai collocato dentro il deteretano un fucile di carne che i più eruditi chiamano cazzo.

Oh cazzooo!
Cazzo fucile, cazzo di carne, cazzo di cazzo mannaggia al cazzo.
sangiovannidecollato decollato de collato porchiddio sta decollato.
La smetti, la vuoi smettere, la smetti mannaggia la ruota di Bari dentro al culo di tua madre.
Smettila.

Final Destination 5 (2011)

Una pellicola gradevole, personaggi molto stereotipati ma funzionali alla pur esile narrazione, morti crude e crudeli come merita l’impostazione goliardica del franchise ed un finale a sorpresa che dona quel tocco in più a quello che già era un prodotto decente.

porchiddio smettila.

VOTO:
2 fucili e mezzo

Final Destination 5 (2011) voto

Titolo di lavorazione: 5nal Destination
Regia: Steven Quale
Durata: 1 ora e 32 minuti
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Final Destination 3 (2006)

Dei liceali stanno festeggiando la fine della loro vita scolastica e l’ormai prossimo ingresso nel mondo del lavoro precario e sfruttato tanto caro ai liberal-capitalisti e lo fanno nella maniera più assurda possibile: prenotando un intero luna park e dare così sfogo al loro istinto ricchiuncello.

Ovviamente, essendo che siamo dentro la saga della Destinazione Finale, ci sarà qualcuno che ha una premonizione e qualcuno che non vorrà saperne di farsi salvare la pelle dal primo squinternato che passa sbraitando contro dio la patria e la famiglia di merda.

Final Destination 3 (2006)

E siamo a 3, fante cavallo e re.

Trama fotocopia e sbudellamenti sempre più arzigogolati fanno da sfondo, contorno e ritorno di quello che appare essere, a meno di clamorose smentite, un film fatto solo per incassare soldi.

Lo so che suona strano e forse è solo una fantasticheria di un uomo che ha bevuto troppa limonata col culo, ma guardando quest’ora e mezza mi è venuto il dubbio che tutti quelli che hanno lavorato in Final Destination 3 lo abbiano fatto per una questione di denaro.

Che incubo liberale se ciò fosse vero!

VOTO:
2 fanti e mezzo

Final Destination 3 (2006) voto

Titolo giapponese: ファイナル・デッドコースター
Regia: James Wong
Durata: 1 ora e 33 minuti
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Final Destination 2 (2003)

Kimberly Corman e il suo gruppo di amici liceali del cazzo partono col SUV del padre di lei per andare a far baldoria a Daytona Beach.

Ma fortunatamente la morte arriva a frenare questo scempio facendo un casino della madonna sull’autostrada che tipo non si era mai visto prima; questo perché alla morte, come al cavaliere nero, non je devi rompe er cazzo.

Ora Kimberly e altri 5 o 6 stronzi sopravvissuti, come nel primo capitolo, grazie ai poteri da sensitiva della protagonista faranno il gioco del gatto e del topo con nostra signora falciatrice e non ce ne sarà per nessuno.
Nemmeno per quello stronzo di tuo nipote, quel figlio di mignotta di tua sorella mignotta porca madonna.

Final Destination 2 (2003)

Sequel carino ma perdibile della mini saga Final Destination che nessuno pensava potesse nascere e che invece è spuntata come una bella verruchina del piede dopo che hai camminato scalzo su litri di sudore e sperma negli spogliatoi della palestra dietro casa.

Litri.

Molto simpatiche le morti e anche molto crudeli; però non salvano un film fotocopia al quale manca originalità e talento.

VOTO:
2 litri e mezzo

Final Destination 2 (2003) voto

Titolo giapponese: デッドコースター
Regia: David R. Ellis
Durata: 1 ora e 30 minuti
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Christine: la macchina infernale (1983)

Arnie Cunningham è uno studente liceale molto sfigato che, non avendo mai scopato perché perso nell’imbuto dell’omosessualità latente, si rifugia tra le braccia del suo migliore amico Dennis, un sorprendente figaccio che gioca a football americano e lascia in giro quell’invisibile feromone che attira le femmine. Hai capito Arnie? Le femmine.

Una strana coppia, non c’è che dire, ma non avete ancora sentito il resto: a mettere tizzoni caldi tra le loro terga già infuocate da nottate libidinose d’amore gaio arriva una vettura, come dicono i francesi, del 1957; un veicolo, come dice il codice della strada, rosso fiammante e tutto cromato che si metterà in testa di succhiare linfa vitale dal cazzo di Arnie (già peraltro martoriato a bestia dal suo vorace amico) per continuare a perseguire il suo diabolico piano: diventare direttore del TG2.

Christine - La macchina infernale (1983)
e buonasera gentili telespettatori

Opera meno importante di Carpenter, anche perché realizzata su commissione dopo il malaugurato flop al botteghino dell’immenso The Thing, ma non per questo brutta. Tutt’altro.

Retto da una buona suspense, specialmente nella prima parte, buone interpretazioni ed effetti speciali minimi ma azzeccati, il film intrattiene abbondantemente il pubblico, anche per via di quel messaggio subliminale che viene trasmesso in frequenza bassa a circa due quinti del film se suonato al contrario mentre s’indossa una pelliccia di visone grigio, mi raccomando grigio.

VOTO:
3 visoni e mezzo

Christine: la macchina infernale (1983) voto

Titolo originale: Christine
Regia: John Carpenter
Anno: 1983
Durata: 110 minuti
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Non aprite quel cancello (1987)

Glen, un pacato dodicenne americano con la freudiana passione per i missiletti giocattolo, si ritrova in giardino le porte dell’Inferno.
Sarà compito suo e dell’amico nerd metallaro (una combo poco sfruttata al cinema) tentare di richiudere il buco infernale dal quale cominciano ad uscire piccoli demoni mostruosi che si muovono come se fossero stati filmati a 16 frames al secondo e poi riproiettati ai canonici 24.

Sicuramente una fortuita coincidenza.

Non aprite quel cancello (1987)

Filmino ricco di spaventi per i pubescenti e ricco di pubescenti per i pederasti, The Gate purtroppo soffre molto sul fianco della coesione narrativa con un evidente scollamento delle varie parti atte a tessere il consueto arco emotivo.
Gli effetti speciali invece sono molto ben riusciti e stupisce ancora oggi il grande livello di maestria ottenuto unicamente con l’uso di effetti “in camera” quali lo stop motion e la prospettiva forzata.
Un piccolo gioiello sotto questo punto di vista.

Parlando invece di pederasti, ho appena scoperto che l’imprenditore tedesco Friedrich Alfred Krupp, padrone dell’acciaieria Krupp poi confluita nell’infame ThyssenKrupp coinvolta nel 2007 in un processo per negligenza sulla sicurezza e la conseguente morte di alcuni operai nel suo stabilimento a Torino, morì suicida dopo essere stato messo all’angolo dalla sinistra italiana bacchettona moralista per i suoi soggiorni a Capri circondato da una quarantina di giovini locali.

W l’aneddotica.

VOTO:
3 giovini locali con annesso pederasta

Non aprite quel cancello (1987) voto

Titolo originale: The Gate
Regia: Tibor Takács
Anno: 1987
Durata: 85 minuti