Agente 007 – Licenza di uccidere (1962)

L’Inghilterra non riesce a farsi i cazzi suoi dopo essere stata declassata da potenza coloniale imperialista a cacatina di mosca nell’oceano del nord e impiega importanti risorse pubbliche per finanziare stronzate come i servizi segreti MI6 al cui interno navigano gloriosi pezzi di merda come James Bond, un torso idrocefalo con il cazzo piccolo come un canguro neonato e duro come una noce giamaicana.

A contrapporsi a tale figuro di merda abbiamo un cinese di Berlino chiamato bonariamente Dottor No, per quel suo irresistibile fascino ascellare da puttana belga, che sembra avere le carte in regola per regalare un radioattivo futuro nucleare alle potenze imperialiste.

Purtroppo l’agente 007, il James Bond de noantri, la pensa diversamente.

Agente 007 - Licenza di uccidere (1962)

Immacolata concezione?
NO!

Il capitolo d’esordio per l’agente segreto più famoso del mondo non è un granché e risulta invecchiato certamente male ma meno peggio di come uno potrebbe pensare.

Fa sonnecchiare bonariamente fino alla fine dei suoi minuti senza tirare giù il colonnato di San Pietro, ma il pezzo forte è sicuramente Sean Connery che, nonostante il vizietto di prendere a schiaffoni in bocca le donne, da questo film in poi è diventato un sex symbol planetario tale da fargli guadagnare sorbetti al limone in tutti i bar delle Bahamas dove decise di ritirarsi a miglior vita giocando a golf, nuotando nel mar dei Caraibi e bofonchiando rutti apologetici nei confronti del membro maschile.

Film mediocre insomma, ma che ha generato una sfilza di seguiti come la fica di una coniglia ebbra.

VOTO:
2 ebbre e mezza

Agente 007 - Licenza di uccidere (1962) voto

Titolo originale: Dr. No
Regia: Terence Young
Durata: 1 ora e 50 minutibv
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Mission: Impossible – Protocollo fantasma (2011)

La bomba atomica, unica vera salvezza purificatrice della razza umana.

Quante volte mi sono addormentato al dolce pensiero di un’esplosione atomica che parte dal buco del culo tuo e finisce nei cieli infiniti di nostro signore; tante, troppe volte che mi viene da piangere al nominare questa massa di ferro e uranio dalla risolutezza di un Sergio Mattarella la domenica pomeriggio sul lungomare di Riccione.

Bello, bello.
Purtroppo Ethan Hunt non è dello stesso avviso e le tenta tutte pur di stoppare la detonazione di un tripudio di bombe capaci di fare quel gran Reset che il complotto pluto-giudaico ai vertici del Deep State non è riuscito a fare con il virus del Covid.

Bombe, Covid, Pluto.

Mission: Impossible - Protocollo fantasma (2011)

7 gradi di adrenalina in più per il quarto capitolo di una serie che sembra essere più longeva di Bruno Vespa dopo aver tirato su di coca nonché momenti d’intrattenimento grasso crasso gradasso che mostrano il pelo di quello che verrà coi capitoli successivi.

Simpatico, girato bene e senza smancerie Ghost Procol funziona bene; ma per quale cazzo di motivo si sia scelto il regista degli Incredibili, Ratatouille e The Iron Giant rimarrà per sempre un mistero.

VOTO:
3 Vespa

Mission: Impossible - Protocollo fantasma (2011) voto

Titolo originale: Mission: Impossible – Ghost protocol
Regia: Brad Bird
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Mission: Impossible III (2006)

Ethan Hunt adore vedere scoppiare le pupille delle donne e non perde occasione per mettere in pratica questa sua perversa passione.

Purtroppo la malvagia stampa giudia non vede di buon occhio questa sana eiaculazione emotiva e mette in mezzo il nostro protagonista per una falsa storia di partite di calcio truccate in cui sarebbero invischiati sia il papa emerito Nazinger Ratzinger che quella carogna di sua moglie, il cardinal Pedofiloni.

Philip Seymour Hoffman, nonostante il nome assurdo e una morte da cane rognoso zeppo di eroina, cocaina, benzodiazepine e amfetamine, riesce a fare da sacco da pugilato per un Tom Cruise sfiancato da anni di palle schiacciate dentro pantaloni troppo stretti.

Più o meno la trama è questa.

Mission: Impossible III (2006)

Rovinoso filmaccio di sburra e sborra che sfilaccia lo sfintere anale del povero spettatore capitato senza colpa e senza dignità a vedere un film con tanti nemici e pochissimo onore.

Tom Cruise parla e gesticola come un burattino italico nelle sequenze girate a Roma e spacca velocissimamente coi denti il legnetto del cremino all’amarena, ma ciò non basta a farti dimenticare che Philip Seymour Hoffman, morto bocconi con l’ago in vena e la schiuma alla bocca, ha sofferto meno di te che hai guardato questo film.

Punta di colore: pare che per distrarre i curiosi romani dall’ammassarsi nei pressi del set, la produzione abbia messo in scena da un’altra parte delle finte riprese con ragazze in bikini e vecchie suore.
Sburra e sborra, come volevasi dimostrare.

VOTO:
2 aghi

Mission: Impossible III (2006) voto

Titolo alternativo: M:i:III
Regia: J. J. Abrams
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Mission: Impossible 2 (2000)

Fottuti bastardi creano in laboratorio un vaccino per un virus letale che non esiste in natura per farci poi i denari una volta rilasciato il patogeno in città.

Questo perché i cittadini delle democrazie sono stati manipolati da un drappello di oligarchi che fanno credere loro l’assurdità di una “democrazia rappresentativa” AKA “oligarchia” come miglior metodo di governo perché non sia mai che il parere di un pescivendolo abbia lo stesso peso di quello di un rispettabile avvocato pedofilo che abita a Borgo Pio, altrimenti noto in Liberia come Borgoddio.

Ethan Hunt, dopo aver salvato nel precedente capitolo il commercio di schiave minorenni per i ricchi avvocati di Borgo Pio AKA Borgoddio, ora deve proteggere l’ex ministro della salute Roberto Speranza dall’accusa di aver intascato tangenti dall’industria farmaceutica per inoculare l’intera popolazione italica con un vaccino che ha un’efficacia al 60% per 3 mesi.

Un cafolavoro.

Mission: Impossible 2 (2000)

Brum brum.
Moto da cross, tu eri capace e io no.

Oramai si sono aperte le dighe e Tom Cruise è libero di mettere in scena le sue insicurezze personali mascherandole da budello di tua madre travestito da pirata in sella a fiammanti motociclette che scalano verticalmente montagne rocciose lasciando una scia bavosa di sangue e sperma che dagl’inferi satanassi smargiassi giunge fino in cielo da nostro signore Padre onnipotente barba folta e cazzo duro.

Consigliato?
Mannaggia la madonna, non scherziamo.

Posso al massimo dirvi che ci sono indubbiamente molte sequenze d’azione in stile Hong-Kong / Bollywood e che se siete grandi fan di questo genere di cinema, allora spero che moriate voi e i vostri figli e quelle puttane delle vostre pro-nipoti.

VOTO:
2 dio padre e mezzo

Mission: Impossible 2 (2000) voto

Titolo alternativo: M: I-2
Regia: John Woo
Durata: 2 ore e 3 minuti
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Mission: Impossible (1996)

L’ “Arma delle Missioni Impossibili” è un’agenzia segreta americana semi-governativa con il delicato compito di trovare le migliori pubescenti in giro per il mondo da rendere schiave sessuali del comandante in capo Joe Biden.
Punto.

Il team di agenti impossibili di cui fa parte il nostro protagonista Ethan Hunt si trova a Praga per tastare con mano alcune di queste tenere carni quando improvvisamente uno ad uno i membri della sua squadra vengono fatti crepare in maniere rocambolesche lasciando muti pubblico e critica e cieco Vincenzo Mollica.

Sarà compito di Ethan trovare il bandolo della matassa finito per errore nel culo di Biden, sporco e lurido come solo la merda di vecchio riesce ad essere, e portare a casa non dico 10, ma almeno un paio di troie da indottrinare come cagne a forza di bastonate e croccantini monoproteici al gusto di porco.

Mission: Impossible (1996)

Famigerato primo episodio della serie cinematografica che ha stravolto l’originale serie televisiva: mentre lì si lavorava di fino con un uso sporadico e mai cruento della violenza, qui si è preferito spingere l’acceleratore sulle sequenze d’azione, lasciando comunque ampio spazio alla parte investigativa e “spionaggesca”.

Il risultato è un cocktail micidiale che, lungi dall’essere divertente come l’omonimo programma televisivo di Richard Benson, dona le sue 3 o 4 belle risate pancionesche che piacciono così tanto ai bambini di cui Joe Biden va ghiotto come l’orso Yogi.

VOTO:
3 Yogi

Mission: Impossible (1996) voto

Titolo iraniano: Mamuriat-e gheyr-e momken
Regia: Brian DePalma
Durata: 1 ora e 50 minuti
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No Time to Die (2021)

James Bond vive in Jamaica la sua tranquilla di vita da pensionato sulle spalle dei contribuenti britannici facendosi fare numerosi limoncelli dalle senorite locali in cambio di due spicci lanciati con forza sui loro denti cariati, lo stronzo.

Ma siccome c’è uno che intende uccidere mezzo mondo perché ha subito un trauma da bambino, James torna in servizio giusto il tempo di slacciarsi i pantaloni e srotolare la sua biscia d’acqua sulla gonna della regina fermando così il piano diabolico del demente di cui sopra e allo stesso tempo vincere le elezioni di Cinisello Balsamo.

No Time to Die (2021)

Daniel Craig esce dal pensionamento perché l’ultimo capitolo della spia inglese è stato un po’ blastato dalla critica (non so perché) e quindi si è pensato bene di rimacinare la carne vecchia mischiandola a spezie allucinogene sperando in un bel polpettone.

E purtroppo l’unico polpettone uscito fuori è il cazzo di Daniel che, nonostante alcune cicatrici e una piccola deviazione a destra, rimane il polpettone più appetibile tra i vari Bond, sicuramente più grande di quello di Roger Moore, ma non grande abbastanza da oscurare il Sole e la Luna e le stelle tutte.

VOTO:
2 lune e mezza

No Time to Die (2021) voto

Titolo di lavorazione: Bond 25
Regia: Cary Joji Fukunaga
Durata: 2 ore e 43 minuti
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The Puppet Master: caccia all’impostore (2022)

Robert Hendy-Freegard ha sempre sognato di fottere il mondo.

Sì, quella sensazione meravigliosa che avverti quando lo infili piano e dritto nel culo del prossimo il quale, sprovvisto delle più elementari fondamenta del pensiero critico, si è lasciato convincere ad allargare le natiche per un controllo rettale di routine, da te che non sei neanche dottore.

E questo Robert Hendy-Freegard, conosciuto anche come David Clifton a seconda della visita proctologica della giornata, lo sa bene; lo sa così bene che col tempo ha sviluppato una tecnica imbattibile per non lavorare nemmeno un giorno nella vita.

Tutto molto semplice:
1- abbordare persone con basso quoziente intellettivo e autostima (grasse adolescenti inglesi o madri single brutte sono un perfetto esempio).
2- rivelare loro che sei una spia del governo inglese (così, d’emblée).
3- convincerli che sono in grave pericolo.
4- farti pagare per il servizio protezione testimoni.
5- requisire documenti e consapevolezza del mondo esterno.
6- pisciare loro in culo.
7- ripetere.

The Puppet Master: caccia all'impostore (2022)

Storia condotta su due furiosi binari che andranno a sbattere al momento della rivelazione (che poi tanto rivelazione non è), ovvero che due gruppi di persone (pescate da una rete di sfigati molto più vasta) sono state fottute e rifottute dallo stesso individuo, il nostro Robert Hendy-Freegard.

La mini serie non è sproporzionatamente bella, ma quello che deficita in originalità lo compensa con la messa in scena di uno dei segreti di pulcinella più spaventosi che esistano: gli esseri umani si lasciano fottere con una facilità impressionante.

E se ti sei lasciato convincere che sia normale lavorare 5 giorni a settimana per 40 dei migliori anni della tua vita di merda, allora benvenuto del club dei buchi di culo espansi col forcipe.

VOTO:
3 forcipi e mezzo

The Puppet Master: caccia all'impostore (2022) voto

Titolo originale: The Puppet Master: Hunting the Ultimate Conman
Regia: Sam Benstead, Gareth Johnson
Durata: 3 episodi da 50 minuti circa

Mission: Impossible – Fallout (2018)

Come Doc Brown rifilò ai terroristi libici una scatola piena di pezzi di vecchi flipper spacciandola come bomba in cambio del plutonio necessario alla sua macchina del tempo, in questo film Ethan Hunt deve consegnare il suo arcinemico e genio del male Solomon Lane al gruppo infame degli Apostles in cambio di 3 palle di ferro contenenti plutonio e sventare così l’esplosione di 3 bombe nucleari volte a seminare il terrore nella gente perbene che porta i figli a scuola, parcheggia in seconda fila e tifa Juventus.

Lungo un incredibile quanto rocambolesco susseguirsi di eventi pieni di sorprese e tradimenti e trabocchetti e piroette circensi, l’Impossible Mission Force tenterà di sventare l’ecatombe mondiale mentre il suo membro più famoso, l’agente Ethan Hunt, dovrà risolvere i suoi sensi di colpa per la separazione forzata dalla moglie.

Mission: Impossible - Fallout (2018)
dartagnan… sale sui tetti, sputa ai vecchietti! dartagnan… sale sul carro, sputa catarro!

Famoso per essere il film nel quale Tom Cruise s’è rotto una caviglia saltando da un tetto ad un altro (vedere foto sopra) comportando lo stop di qualche mese delle riprese per un costo di 80 milioni di dollari e facendo sovrapporre queste con i re-shootings di quella cacata di Justice League costringendo i maghi degli effetti speciali di quel film a rimuovere digitalmente i baffoni che Henry Cavill sfoggia in questo sesto capitolo della serie sulle spie matte infuocate che si tolgono le maschere dalle facce al momento migliore per far saltare sulla sedie lo spettatore…

….prendo fiato…

Mission Impossible – Fallout è sorprendentemente un bel film.

Sì, proprio un bel film.

Certo, chiariamoci: non ci troviamo di fronte ad un capolavoro della cinematografia mondiale né tantomeno al Cristo seconda venuta, ma nel suo genere svolge il suo compito egregiamente incollando lo spettatore per tutta la (lunga) durata grazie anche e soprattutto alle molte sequenze d’azione ben coreografate (con Tom Cruise che continua, nonostante la vecchiezza, nel voler fare i suoi stunts, rompendosi le ossa), parecchi spunti simpatici che alleggeriscono la tensione nei punti narrativi di raccordo e un generale senso di compiutezza che la pellicola regala al termine della visione.

Oggettivamente da consigliare.

VOTO:
4 caviglie

Mission: Impossible - Fallout (2018) voto

Titolo alternativo: M:I 6 – Mission Impossible
Regia: Christopher McQuarrie
Anno: 2018
Durata: 147 minuti

Johnny English – La rinascita (2011)

L’agente segreto di sua maestà la regina d’Inghilterra chiamato Johnny English deve ricordarsi che cazzo è successo qualche anno prima in Mozambico quando, a causa della sua inefficienza, il presidente fu sparato alle spalle come a un infame figlio di zoccola al quale non si deve il minimo rispetto.

Lo aiuterà la psicologa interpretata da Rosamund Pike con l’ipnosi regressiva grazie alla quale Johnny si ricorderà di Vortex, un trio di loschi figuri, mandanti materiali dell’assassinio, che Johnny deve portare alla luce prima che vengano silenziati per sempre così che il segreto rimanga tale.

Il resto è salti, zompi e situazioni poco comiche.

Johnny English - La rinascita (2011)

Non ho visto altri episodi di questa filiera di satire del genere spionaggio inglese, e non me ne pento.

A parte il target ottuagenario a cui si rivolge, con le smorfie e gli scivoloni e l’andamento soporifero, quello che non riesco proprio a comprendere è come possano aver fatto successo con questa roba che non è né carne né pesce né l’anima de li mortacci loro.

VOTO:
1 pesce gay

Johnny English - La rinascita (2011) voto

Titolo originale: Johnny English Reborn
Regia: Oliver Parker
Anno: 2011
Durata: 101 minuti

La forma dell’acqua (2017)

I ruggenti anni ’60 erano anni durante i quali valeva la pena essere un uomo bianco americano.

Donne, handicappati, negri, froci e creature anfibie erano relegate agli angoli della società civile in posizioni di subalternità completa e se provavano a ribellarsi era giù di bastonate sui denti rotti e spezzati maledetti parassiti della società quant’è vero iddio vi faccio il culo e state zitti mentre l’uomo bianco parla.

Natura dei sentimenti, ordine costituito ed accettazione dell’altro sono importanti quesiti che la pellicola pone al suo pubblico; ma la domanda principale resta una e una sola: quanto in basso sei capace di spingerti pur di trovare qualcuno con cui scopare?

La forma dell'acqua (2017)

Splendida favola per bambini e adolescenti (che non dispiacerà ad un pubblico adulto) tutta incentrata sul diverso e sulla sua inclusione, sia da parte della maggioranza e sia (soprattutto) da parte della minoranza stessa, con evidenti ricadute sull’accettazione di sé stessi.
Il tutto raccontato non attraverso i soliti occhi dell’elite di comando tipo scienziati e militari, ma prendendo il punto di vista di quella maggioranza silenziosa che con sudore e con dolore manda avanti le nostre civiltà post-industriali, i proletari senza famiglia e senza figli.

La messa in scena di un mondo in parte scomparso fatto di casette a schiera con la macchina parcheggiata sul vialetto, mogli logorroiche ed ossessive compulsive, ristoranti per soli bianchi eterosessuali, basi militari segrete sotterranee e spie russe coi capelli a spazzola è assolutamente impeccabile.
E sbaglia chi evidenzia l’evidente stereotipia di una donna delle pulizie nera grassa e chiaccherona o di un vecchio frocio col toupet in testa e 28 gatti per casa perché non sono altro che l’esplicitazione della natura favolistica del progetto.

In ultimo, due parole sui sottotesti narrativi: qualcuno ha ipotizzato che la muta protagonista sia in realtà (almeno parzialmente) anfibia essa stessa, e questo giustificherebbe il finale; io invece propongo una teoria un po’ più scomoda.

Come il mostro si è cibato del gatto del vecchio frocione, anche i genitori della muta sono stati uccisi/fagocitati dallo stesso mentre la piccola si è salvata riportando solo superficiali ferite al collo (similarmente al colonnello cattivone Richard Strickland).
Questo andrebbe a delineare una morale molto più adulta (e un pizzico socialmente pericolosa) ovvero che nessuno è totalmente buono o cattivo e la lezione della vita è imparare ad abbbracciare tutto il creato per quello che è, anche quello che consideri tua antitesi; perché, come lucidamente esprime il vecchio dopo essere stato fugacemente attaccato dalla creatura, il loro mostruoso amico è una bestia selvatica, non sa far altro, non si può cambiare la sua natura… dichiarando implicitamente che o la si accetta o la si rigetta totalmente, non ci sono mezze misure.

VOTO:
5 mostri

La forma dell'acqua (2017)

Titolo originale: The Shape of Water
Regia: Guillermo del Toro
Anno: 2017
Durata: 123 minuti

La morte può attendere (2002)

James Bond è alle prese con la Corea del nord alla quale cerca di vendere diamanti africani in cambio di armi.
Scoperto il giochetto e ucciso il corrotto colonnello Moon con il quale stava contrattando, la spia inglese mutaforma viene imprigionata nelle spaventose segrete coreane dove viene sottoposto a ogni tipo di tortura nella speranza canti il nome del contatto occidentale col quale il colonnello Moon aveva intrapreso questa malefica joint-venture alle spalle del governo centrale.

Rilasciato dopo 14 mesi con uno scambio di prigionieri e scappato dalla base americana nella quale è stato rinchiuso per accertamenti, Bond parte alla ricerca della fottutissima talpa che lo ha venduto al colonnello per calmare questa sua sete di vendetta senza fine.

Di mezzo le solite due o tre scopate a caso senza preservativo.

La morte può attendere (2002)

Boicottato sia dalla Corea del nord (per comprensibili ragioni di diffamazione globale) e dalla Corea del sud (per incomprensibili ragioni di natura sessuale e cioè un bacio on screen condotto nelle vicinanze di una statua del Buddha… dio cristo), questo budello di vacca sporca è riuscito nell’imprevedibile impresa di farmi addormentare 2 o 3 volte di seguito.

Com’è il film?
Coreani cattivi in divisa militare, cubani corrotti col sigaro in bocca, donne inglesi frigide, camerieri neri con i rasta e chi più ne ha, più ne metta; questa è la fiera madre degli stereotipi, all’anima de li mortacci vostra.

Di tutta la vicenda, l’unica nota di colore in un’altrimenti buia giornata è la notizia che nel gennaio del 2006 il regista di questo film, Lee Tamahori, è stato arrestato a Los Angeles per adescamento e prostituzione visto che, vestito da donna, ha cercato di proporre un rapporto sessuale ad un poliziotto in borghese.

VOTO:
2 poliziotti in borghese

La morte può attendere (2002) voto

Titolo originale: Die Another Day
Regia: Lee Tamahori
Anno: 2002
Durata: 133 minuti
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Grimsby – Attenti a quell’altro (2016)

Sebastian e Nobby non potrebbero essere più differenti: il primo è un fichissimo agente segreto di sua maestà la porcona d’Inghilterra mentre il secondo è un patetico porcone inglese con la passione per l’alcool e le femmine grasse.

Ad unirli c’è il sangue che scorre nelle loro vene di fratelli orfani separati in tenera età nel più classico degli stili da favola (ovvero uno adottato da una ricca famiglia londinese e l’altro lasciato a marcire nella fetida cittadina di pescatori nota come Grimsby) e dopo 28 anni avranno la maniera di riappacificare gli antichi dissapori assaporando generose quantità di sperma di elefante elefanti.

Grimsby - Attenti a quell'altro (2016)

Nonostante le premesse da commedia degli eccessi in un mondo oramai eccessivo per definizione e quindi francamente passabile, questo filmetto strappa numerose risate in un groviglio di situazioni parossistiche che giocano a parodiare sia i film con le spie inglesi alla 007 che i film d’azione americani alla Jason Bourne.

Ahimè il problema è che questo filmetto è costato 35 milioni di dollari mentre ne ha incassati una ventina, un disastro insomma.

VOTO:
4 disastri

Grimsby – Attenti a quell’altro (2016) voto

Titolo originale: Grimsby
Regia: Louis Leterrier
Anno: 2016
Durata: 83 minuti