Z Nation (2014-2018)

L’ennesima  frittata con gli zombie e l’apocalisse e i personaggi simpatici che tentano di cavarsela vagando per lande devastate abbandonate stuprate sodomizzate mentre fioccano come neve personaggi random più o meno interessanti più o meno strambi più o meno tirati fuori dal cilindro dopo aver pronunciato le parole magiche: “la madonna è una puttana”.

Doc, Lieutenant Warren, 10k, Murphy, Citizen Z sono alcuni dei nomi dei volti da papagno sul grugno che vi accompagneranno per tanti e tanti episodi fino a quando implorerete di farvi sventrare la pancia da 57 minorenni cambogiane armate di scopettoni del cesso.

Z Nation (2014-2018)

Ma che vi devo dire.

A me non è dispiaciuto, ha un suo perché, non si prende mai sul serio (tranne rarissimi casi) e per questo mai ti delude; le tue aspettative devono rimanere basse dall’inizio fino alla fine e vedrai che non ti verranno mal di pancia.

Fidati.

Fidati cazzo, non stare lì a guardarmi con quella faccia da stronzo di chi pensa di saperla lunga perché si è appena visto la trilogia dei colori di Kieslowski. Stronzo, vattela a prendere in culo tersta di cazzo non ti voglio vedr merda del palcoscenico.
Non sei meglio degli altri, non sei meglio di me, non se melgio di chi ti circondaa, sei putrida carne ambulante zombie e io ti farò saltare il cervello con un pugno fagocitato dal buco del culo di tuop padre in carrozzzaaaaa

Consigliato ad un pubblico maturo per alcune scene sanguigne ed un uso sconsiderato della droga.

VOTO:
3 Kieslowski e mezzo

Z Nation (2014-2018) voto

Titolo lituano: Zombiu nacija
Regia: Karl Schaefer, Craig Engler
Stagioni/Durata: 5 con episodi da 45 minuti
Compralo: https://amzn.to/3kqBWX5

Saw Legacy (2017)

A distanza di 10 anni dalla morte di John Kramer, cominciano a comparire cadaveri trucidati alla maniera del trapassato enigmista e tutti gli indizi, comprese tracce del suo sangue, puntano sull’assassino originale della fortunata serie.

Com’è possibile?

Semplice: perché non sapevano che cazzo inventarsi e alla fine sono ricorsi al più classico dei trucchi, ovvero riportare in pista per l’ennesima volta il personaggio più amato della serie nonostante abbiano fatto il madornale errore di stecchirlo al terzo capitolo.

Saw Legacy (2017)

Deludente nuovo capitolo che, uscendo a distanza di parecchi anni dall’ultima tremenda pellicola, aveva dalla sua il vantaggio del tempo e della riflessione.

Purtroppo a nulla sono serviti 7 anni e molto silenzio per i fratelli Spierig i quali, nel sogno bagnato di avvicinarsi al loro quasi omonimo Steven, hanno invece fatto parecchi passi verso il mercato dei video matrimoniali.

Finale col twist tirato per il collo e balzo temporale telefonato fin dal primo quarto d’ora.
Devo aggiungere altro?

VOTO:
2 Steven

Saw Legacy (2017) voto

Titolo originale: Jigsaw
Regia: Michael e Peter Spierig
Anno: 2017
Durata: 1 ora
Compralo: https://amzn.to/3nFZ6JQ

Saw 3D (2010)

Nella realtà parallela popolata dal killer John Kramer, la gente vuole fare i soldi.

I soldi porco dio, i soldi.

E per fare i dindini devi mentire, hai capito? Mentire senza pudore alcuno e inventarti come ti sei salvato da una delle diaboliche trappole di Jigsaw appendendoti come un abbacchio a due ganci infilati nei capezzoli.

Roba da perversi, roba per te figlio di puttana. Piagni e fotti stronzo.

Ma la pacchia dura poco perché John viene a farti pagare per la sonora bugia che ti sei inventato per intascarti i soldi soldini e tua moglie la pagherà cara e gente ignara la pagherà cara.
Cara cara.

Perché per educarne uno, ne devi punire cento.

Saw 3D (2010)

Un film di merda.

E’ un film in 3d e uno direbbe che devi vederlo in 3d per apprezzarne il 3d, ma i momenti in cui il film ammicca verso lo spettatore con l’effetto 3d sono così evidenti che anche non vedendolo in 3d è come se l’avessi visto in 3d.

D come dumbness e despair, desertion-desertion di te verso i tuoi amici, i tuoi amici verso di te, tutti verso tutti. Isolation e loneliness e hating e suspecting each other, “D” in definitiva è death.

VOTO:
1 D e mezzo

Saw 3D (2010) voto

Titolo italiano completo: Saw 3D – Il capitolo finale
Regia: Kevin Greutert
Anno: 2010
Durata: 1 ora e 30 minuti
Compralo: https://amzn.to/3mnZkpD

Saw I-VI (2004-2009)

Un ricco ed affermato uomo sulla sessantina si becca il cancro al cervello e decide di sfogare la sua immensa rabbia con i primi stronzi che gli capitano a tiro sottoponendoli ad una serie di torture ad ostacoli volte a testare la loro voglia di sopravvivenza.

A nulla valgono le “brillanti” menti al dipartimento di polizia che indagano sui corpi martoriati delle vittime, smembrati, recisi, spolpati, bruciati, tagliati, schiacciati, decapitati, bucati, questa chitarra stuprata, questa chitarra sodomizzata.
Perché a quanto pare un vecchio borghese ingegnere ha miglior piglio dell’intero corpo di polizia e il killer Jigsaw ha campo libero per arrivare a sequestrare talmente tante persone che a un certo punto si formano persino dei circoli di sopravvissuti modello alcolisti anonimi, tra chi ne resta per sempre traumatizzato e chi ne resta per sempre traumatizzato con la convinzione però di essere diventata una persona meglio.

Tra uno spavento e l’altro, tra una sorpresa e l’altra, la serie procede di gran carriera verso un precipizio di strunzate.

Saw I VI (2004-2009)

Famosissima serie che abbraccia appieno il genere del torture porn, Saw è diventato talmente famoso da essersi ritagliato un po’ una sua nicchia cinematografica fatta di affezionati bucatini che ogni halloween per 10 anni sbavavano per un nuovo capitolo.

Ne valeva la pena?
Dipende: se ti piace vedere la gente soffrire, alcuni capitoli sono più truculenti di altri; se ti piace l’intreccio narrativo e la suspence, puoi trovare qualcosa qui e lì; se invece sei alla ricerca di un buon film con delle idee e che non si sbrodoli addosso, allora solo il primo capitolo rimane in piedi.

VOTO:
2 sbavate

Saw I VI (2004-2009) voto

Titolo argentino: El juego del miedo I-VI
Regie: James Wan, Darren Lynn Bousman, David Hackl, Kevin Greutert
Anni: 2004, 2005, 2006, 2007, 2008, 2009
Durate: 103 minuti, 93 minuti, 108 minuti, 92 minuti, 92 minuti, 90 minuti
Comprali: https://amzn.to/3jJYba7

Tokyo Gore Police (2008)

Un bel casotto ragazzi miei!

Il Giappone è nel caos più totale dopo che i maledetti liberisti come l’orribile Carlo Calenda e l’efebofiliaco Silvio Berlusconi hanno ottenuto la privatizzazione della Polizia che ora agisce incontrollata e violenta per le strade di una Tokyo puttana e massacrata.

A pepare la vicenda intervengono dei mostri estremamente sessualizzati chiamati ingegneri, in onore del cognato di John Elkann, che non vedono l’ora di riportare la pace nel mondo statalizzando le forze dell’ordine e dando voce al popolo che quando s’incazza te lo mette al culo maledetto figlio di puttana liberal-liberista… ti verremo a prendere per i capelli ti trascineremo fuori casa mentre piangi lacrime amare e ti scotenneremo con grande dolore perché ci hai dichiarato guerra con le tue stronzate sul libero mercato che si autoregola.

Autoregolati la piscia che ti cola a getto dalle mutande imbevute di merda.
Stronzo!

Tokyo Gore Police (2008)

Fantastico e grottesco caleidoscopio di violenza gratuita che poteva essere concepito e distribuito solamente in Giappone; un paese proiettato nel futuro dal 1970 nonostante sopravvivano fioriscano disturbanti credenze animiste pervase di terrore, sesso e superstizione.
Tipo il (fallimentare) Liberismo.

Non per tutti, purtroppo.

VOTO:
4 liberisti (Luigi Einaudi)

Tokyo Gore Police (2008) voto

Titolo giapponese: 東京残酷警察
Regia: Yoshihiro Nishimura
Anno: 2008
Durata: 110 minuti
Compralo: https://amzn.to/36T7AFK

Censor (2021)

Enid è un’occhialuta signorina che lavora come censore per la commissione filmica statale britannica; la sua giornata tipo comprende taccuino, matita, vhs zozzona splatterona, pausa tè con i colleghi e rimorsi agghiaccianti per la misteriosa scomparsa di sua sorella tanti e tanti anni addietro.

Una vita di merda insomma, ma una vita da soldatino liberal-liberista… e però, a forza di guardare gente sparata, trapanata, mani mozzate e super femministe con cappelli deliranti, Enid comincia a sviluppare un leggero distaccamento dalla realtà che la condurrà via via verso un suggestivo finale onirico che lascerà il pubblico con l’amaro dubbio se Margaret Thatcher fosse una semplice troia o una troia imparruccata.

Censor (2021)
vi scoverò i nemici per voi così distanti

Sorprendente pellicola, nonostante il passo lento ed estenuante verso il figurativo patibolo finale, che gioca tutte le sue cartucce nel solco della flebile linea di demarcazione tra realtà e fantasia facendo quindi riecheggiare nella mente dello spettatore, anche per l’ambientazione anni ’80, sprazzi di Lynch e Cronenberg.

Questo è il classico film dove la simmetria, distorta e inquietante, la fa da padrone: le due sorelle, una scomparsa nella foresta e una perduta nei meandri della mente; lo stile del film, così simile e allo stesso tempo così diverso dai “video nasties” di cui parla e a cui fa l’occhiolino; gli orribili anni ’80, costellati di rivendicazioni sindacali e sociali schiacciate come mosche da un liberismo putrido tanto caro al soldatino Carlo Calenda, che accoglie come una vecchia puttana laida il fertile sperma rozzo e sozzo della storia in questione; fino all’enigma degli enigmi, sono i film che ci rendono violenti o la violenza era già dentro di noi ancor prima dell’orribile visione di Carlo Calenda?

Il film ha il grande pregio di non schierarsi mai apertamente, né politicamente e né narrativamente, lasciando quindi spazio all’immaginazione e alla volontà dello spettatore.
Non è un capolavoro, ma ci arriva vicino perché non cerca di strafare mantenendo corti i tempi (neanche un’ora e mezza) e non andando dritto al punto.

VOTO:
4 vecchie puttane laide

Censor (2021) voto

Titolo turco: Sansür
Regia: Prano Bailey-Bond
Anno: 2021
Durata: 84 minuti

Profondo rosso (1975)

La sensitiva tedesca Helga Ulmann entra in contatto telepatico con una mente perversa, una mente assassina e delirante che le instilla talmente tanta paura da farla sbrodolare come una cagnetta in calore.

Questa mente perversa, per timore di veder rivelata la sua vera identità, darà via ad una serie di omicidi, cominciando proprio dalla cagnetta di cui sopra, talmente efferati e strampalati che potranno essere fermati solo da un uomo, uno splendido esemplare maschile della razza umana dotato di un cazzo talmente grande che ci potresti gettare un nocciolo d’oliva nel buco che andrebbe giù dritto fino ai coglioni.

Profondo rosso (1975)

Un bel classico dal regista romano dell’orrore splatterone costellato di numerose inquadrature mozzafiato e scene degne di memoria.

La cosa più interessante è indubbiamente la leggiadria e l’estrema mobilità della machina da presa che aleggia dietro i personaggi come uno spirito assassino pronto a scattare per poi andare a rifugiarsi nelle più assurde posizioni possibili.
Peccato invece che la realizzazione e la tensione vadano un po’ declinando mano a mano che il film procede verso la rivelazione finale.

Resta comunque bello, ma se avesse mantenuto l’altezza artistica della prima mezz’ora, in particolare quel senso di spaesata e tragica teatralità durante la conversazione tra Marc e Carlo, allora ci sarebbe voluta una pertica per tirarlo giù.

VOTO:
4 pertiche

Profondo rosso (1975) voto

Titolo inglese: Deep Red
Regia: Dario Argento
Anno: 1975
Durata: 127 minuti
Compralo: https://amzn.to/3wbcdVP

Fuori di testa (1987)

Scendono gli alieni nella tranquilla cittadina australiana di Kaihoro (vagamente traducibile come “Fastfood”) e gli abitanti scompaiono misteriosamente.

Per capire cosa stia succedendo, viene mandata una sgangherata squadra speciale composta da tizi con i baffi fini fini e i capelli lunghi dietro i quali, non sapendo gestire la più semplice delle conversazioni per inadeguatezza intellettiva, smitragliano questo e quello ingigantendo così metaforicamente i loro cazzi.

Fuori di testa (1987)

Pietoso esordio al lungometraggio per colui il quale da giovane sembrava Jerry Calà e tortura medievale per il mio culo mentre, sofferente come un tossico di Chicago, ho ingurgitato ettolitri di sangue con gli occhi di chi vuole che tutto finisca presto.

Ho dormito un pochino per sfuggire, ma sono stato risvegliato dai 457 milioni 234 mila 982 proiettili sparati lungo gli ultimi 75 dei 91 minuti di film.

Carini, ingeniosi e molto splatter gli effetti speciali; da ricovero tutto il resto.

VOTO:
2 baffi fini e capelli lunghi dietro

Fuori di testa (1987) voto

Titolo originale: Bad Taste
Regia: Peter Jackson
Anno: 1987
Durata: 91 minuti
Compralo: https://amzn.to/3gC9vD4

L’ultima profezia (1995)

L’arcangelo Gabriele si è rotto il cazzo dell’amore di Dio dio per gli esseri umani e si è messo in testa di rovesciare l’ordine costituito nel vano tentativo di riconquistare l’amore divino a suon di papagni in bocca agli angeli che ancora sostengono quel figlio ‘e ‘ntrocchia di Dio dio.

A sbarrargli la strada abbiamo un detective con un generoso parrucchino che ha perso la fede (il detective ha perso la fede, non il parrucchino), una bambina che viene ingravidata oralmente da un angelo (sì, hai letto bene) e un gruppo di sciamani indiani che non c’entrano un cazzo con la trama tutta giocata (male) sul cattolicesimo ma che fanno sempre molto colore.

L'ultima profezia (1995)

Madonna ladruncola di briciole di pane.
Che pietà, per pietà.

Ma come cazzo si fa a partorire un filmaccio così?
Il regista appare chiaramente confuso tra un tono duro, orrorifico, apocalittico ed un altro completamente opposto, composto di smorfiette e siparietti tra il comico e il patetico che starebbero bene in bocca al budello di tu’ ma’; la storia può far breccia unicamente nei cuori dei pavidi e Matteo Renzi è il peggior politico mai partorito da un democrazia.

Che poi guarda: il film parte pure benino, con quell’abbondante gusto splatter dei primi 30 minuti, e però poi va a perdersi proprio quando dovrebbe decollare, ovvero con l’entrata in scena di Christopher Walken.
Pietà.

VOTO:
2 smorfie (puorchiddio)

L'ultima profezia (1995) voto

Titolo originale: The Prophecy
Regia: Gregory Widen
Anno: 1995
Durata: 98 minuti
Compralo: https://amzn.to/3qNuKF8

La vendetta di Halloween (2007)

La notte di Halloween si è molto trasformata nel corso dei decenni: da festa per omaggiare i morti ed esorcizzare la morte è pian piano diventata un fenomeno consumistico nel quale è finito per gravitare un po’ di tutto, dal gore al sexy passando per il freak.

In questo breve film episodico, oltre ai temi sovraccitati, s’intrecciano 5 storie dell’orrore che prendono vita (si fa per dire) proprio durante la notte di Halloween: una giovane coppia di disillusi con lui che ama scopare e lei che non ama nulla tornano a casa dopo la parata cittadina, un padre di famiglia con qualche segreto di troppo incontra un giovane obeso con la passione dei dolciumi, un gruppo di ragazze alla ricerca di carne fresca fanno festa attorno ad un falò, 4 ragazzini in vena di tetre esplorazioni esplorano un vecchio bus precipitato in fondo a una cava e un bisbetico anziano deve fare i salati conti con i fantasmi del passato.

La vendetta di Halloween (2007)

Prima di scrivere e dirigere quel piccolo cult natalizio che è Krampus, il signor Dougherty aveva già tentato di fare lo stesso con la festa più americana che ci sia (ovvero Halloween) e, dando retta a pubblico e critica dei mini-festival, sembrava che la cosa gli fosse riuscita.

Ed è proprio per questo hype che si è venuto a creare attorno a questa pellicola low budget che io mi sono deciso ad una sua attenta visione e posso tranquillamente deliberare con ragionata sicurezza che Trick ‘r Treat, nonostante sia girato e scritto competentemente ed affondi felicemente il pedale del truculento in più di un’occasione, alla fine non è niente di che.

Voi guardatelo, non guardatelo… me ne frega cazzi.

VOTO:
3 falò

La vendetta di Halloween (2007) voto

Titolo originale: Trick ‘r Treat
Regia: Michael Dougherty
Anno: 2007
Durata: 82 minuti

Dellamorte Dellamore (1994)

Nella ridente cittadina di Buffalora i morti stanno tornando in vita ed è compito di Francesco Dellamorte, svogliato guardiano del cimitero locale, assieme al suo fidato e ritardato compare Gnaghi, sparare loro in testa e porre così fine all’invasione.

Purtroppo Francesco stesso non se la passa tanto bene visto che sta attraversando una piccola quanto importante fase della sua vita, ovvero il passaggio all’età adulta (leggermente in ritardo sulla tabella di marcia biologica) e ad una maggiore consapevolezza del proprio io che, tra prorompenti ossessioni femminee, figure materne che muoiono, impotenze vere o presunte e solitudini più vere che presunte, lo stanno facendo uscire di capoccia mentre lui vorrebbe solo uscire dalla piccola realtà artefatta della piccola cittadina nella quale la sua esistenza sta svanendo in concomitanza con la triste realizzazione che tutti dobbiamo morire.

Dellamorte Dellamore (1994)

Bellissima e molto sottovalutata commedia dell’orrore all’italiana che da un lato intrattiene i fan del genere con una splendida veste scenografica, una buona dose di macabro veicolata con dei graziosi effetti speciali artigianali e una scandalosa sfacciataggine poco politically correct (tipo quando Francesco impallina in piena testa piccoli boy scouts e fracagna la faccia ad una suora occhialuta… roba che ce la sogniamo in questi tempi di perbenismo fasullo) e dall’altro riesce a porre più di un interrogativo alla soluzione della narrazione.

Qual è la realtà?
Perché esistiamo?
Chi è veramente Francesco?
Sono domande che un pubblico più avveduto dovrebbe porsi, ma capisco che la maggior parte sarà troppo impegnata con le pere di Anna Falchi.

VOTO:
4 pere

Dellamorte Dellamore (1994) voto

Titolo inglese: Cemetery Man
Regia: Michele Soavi
Anno: 1994
Durata: 105 minuti

Benvenuti a Zombieland (2009)

4 individui molto diversi, sia per carattere che per estrazione socio-culturale, si ritrovano legati emotivamente a seguito dell’apocalisse zombie.
Prima di giungere a questo splendido idillio, li seguiremo per un paio di giorni mentre ne fanno di tutti i colori fottendosi l’un l’altro e sbranandosi su un’isola deserta perché il regista non crede nelle persone.
Io credo nelle persone. Però non credo nella maggioranza delle persone.
Mi sa che mi troverò sempre d’accordo e a mio agio con una minoranza.

Zombieland (2009)

Simpaticissima commedia che, non prendendosi troppo sul serio, fa una delle poche mosse vincenti quando si ha a che fare con un genere caldo e allo stesso tempo freddo come quello degli zombie e cioè: rispettare poche semplici regole mentre si cerca di far ridere il pubblico di una storia assurda come la fine del mondo, feticcio spaventapasseri alquanto poco probabile che tiene a bada e dormiente la popolazione su temi più importanti e più pragmatici tipo la diarrea o l’alfabetizzazione di massa.

Le interpretazioni sono simpatiche, la durata è breve al punto giusto e non si può che gioire della breve apparizione di Bill Murray nei panni di se stesso mentre recita una scena di Ghostbusters.

VOTO:
4 Bill Murray

Zombieland (2009) voto

Titolo originale: Zombieland
Regia: Ruben Fleischer
Anno: 2009
Durata: 88 minuti
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