Spider-Man: Far from Home (2019)

La Terra rischia di essere distrutta dai 4 mostri elementali (acqua, terra, vento e fuoco) mentre Peter Parker tenta con bonaria goffaggine di sperimentare la penetrazione vaginale assieme alla sua compagna di classe MJ, che non sta per Michael Jackson ma bensì per Miseri Jinocchi.

Il canonico viaggio europeo durante il quale ogni buon adolescente americano deve assolutamente ubriacarsi a Campo de’ fiori e scalare la statua di Giordano Bruno così da permettergli d’entrare a buon diritto nel ristretto clan delle teste di cazzo sfondate mannaggia cristo vi mastico i coglioni se vi prendo quant’è vero iddio, sarà per l’Uomo Ragno il perfetto viatico alla penetrazione di cui sopra e, per la gioia di grandi e piccini, ne vedremo delle belle delle brutte delle bellemmeglio.

Spider-Man: Far from Home (2019)
uomo evirato, mezzo dominato

Continua l’ipnotismo mediatico delle classi dominanti verso le masse proletarie tanto temuto da Diego Fusaro; un bombardamento cinematografico popolato da, come li definirebbe con olimpica compostezza il nostro amato filosofo da salotto buono, uomini demascolinizzati e privati del loro ruolo di padri di famiglia, succubi di donne più alte di loro così da sottolineare il ribaltamento dell’ordine naturale delle cose che vede un uomo e una donna unirsi in sacro vincolo matrimoniale per procreare nuova vita.

Qui invece si assiste ad un’abominevole glorificazione della teoria gender mentre il turbo capitalismo dilagante della finanza globale giudaica turbo giudecca rende il comune cittadino una pedina sullo scacchiere turbo mondialista.

Un film poco divertente e che non aggiunge molto al panorama turbo hollywoodiano.

VOTO:
2 fiat panda turbo

Spider-Man: Far from Home (2019) voto

Titolo giapponese: Supaidâman: Fâ Furomu Hômu
Regia: Jon Watts
Anno: 2019
Durata: 129 minuti

The Boys: 1° stagione (2019)

In un presente parallelo alternativo distopico, la gente con i poteri sovrannaturali esiste davvero e la macchina capitalista della Vought Corporation picchia forte la gran cassa mediatica per pompare a bestia questi suoi “prodotti” che poi rivende al miglior offerente sul mercato.
Una città col tasso di criminalità alto ha bisogno di una ripulita?
Non c’è problema, la Vought Corporation può cedere in prestito per 3 anni l’uomo balena alla modica cifra di 300 milioni di dollari.

Sembra tutto facile, tutto perfetto, tutto come in un film… e invece la realtà delle cose è ben diversa da come sembri: i supereroi sono persone come tutte noi, con i difetti e le manie di grandezza tipiche dell’essere umano (ma con la preoccupante particolarità di avere a disposizione poteri difficilmente soggiogabili) e i soldi comandano tutto e tutti, da chi ti masturba a chi ti scazzotta la faccia fino a ridurla un colabrodo.

The Boys: 1° stagione (2019)

Interessanti idee, ma svolgimento meno di quello che ci si aspetterebbe da una satira graffiante dell’empia commistione tra corporativismo, fervore religioso e civiltà dei mass media.

Se da una parte infatti il mettere in mostra l’indegno comportamento dei supereroi che si drogano, stuprano, rubano, ignorano, uccidono e vai col tango è certamente la direzione giusta, fa male poi vedere come si cerchi di raddrizzare la torre ficcandoci la supereroina pura d’animo e progressista così che non si possa poi criticare tout court il concetto della cessione della sicurezza ad una corporazione privata o, in maniera ancora più generale, opporsi all’innalzamento di taluni esseri umani sopra altri per presunti meriti psico-fisici.

Sarebbe come voler innalzare piedistalli sotto i piedi di Giovanni Floris solo perché ha il quoziente intellettivo più alto in Italia… o almeno, questo è quello che va dicendo nei bagni della stazione di Novara quando, dopo la mezzanotte, va a vendere il proprio orifizio anale per poche decine d’euro ai ferventi camionisti polacchi fra i quali il suo deretano è leggenda.

VOTO:
3 polacchi

The Boys: 1° stagione (2019) voto

Titolo: The Boys
Creatore: Eric Kripke
Stagione: prima
Anno: 2019
Durata: 8 episodi da 1 ora

Avengers: Endgame (2019)

Dopo aver eliminato metà degli esseri viventi dell’universo, Thanos va in pensione e si mette a coltivare frutti belli spinosi che, se spinti a forza nel proprio deretano, potranno dargli quella pace che ha sempre sognato.

Nel frattempo quel che resta degli Avengers, coadiuvati da Captain Marvel, decidono di andare a riprendere le Infinity Stones con cui Thanos ha evaporato miliardi di esseri viventi e far così rivivere tutti i loro cari (assieme a milioni di assassini, stupratori e impiegati di banca), ma arrivano troppo tardi… Thanos ha distrutto le pietre magiche, sigillando così per sempre il suo malvagio piano di contenimento demografico.

Ora l’unica maniera per riportare indietro le lancette, oltre ad un bel lifting facciale col chirurgo plastico di Cher, è usare la fisica quantistica per viaggiare indietro nel tempo ed andare a scommettere alle corse di cavalli con il grande almanacco sportivo.

Avengers: Endgame (2019)

Niente, me li guardo tutti ma non riesco mai a divertirmi appieno con questi cazzo di film coi supereroi.

Sarà per la mole sempre più pesante di sfraceli che si susseguono sullo schermo lungo le oramai canoniche 3 ore di film, manco fossimo a Bollywood.
Sarà perché non je la faccio a digerire i facili sentimenti del topolino popolino che si piscia sotto con roba tipo forza bruta, machismo (di uomini e di donne) e orgoglio identitario (di minoranze etniche, di portatrici d’utero e/o di supremazia bianca).
O sarà per l’incredibile velocità con cui il potere cambia pelle per farsi amare da un genere umano miope come Mr Magoo; un ammasso di esseri umani che ieri gioioso sborrava guardando Rambo trucidare i fottuti musi gialli e oggi felice spurga le gonadi sbavando sopra neri e donne che compiono gli stessi eccidi di cui si sono macchiati i loro illustri predecessori maschili bianchi.

Il pubblico purtroppo, come da programma, premia questo tipo di produzioni elevando EndGame a film col maggior incasso del 2019, maggior incasso in Nord America del 2019, secondo maggior incasso di sempre in Nord America, film di supereroi con i maggiori incassi di sempre e maggior incasso nella storia del cinema… ma i soldi non laveranno mai e poi mai la vostra immonda morale empia d’ogni possibile peccato veniale e mortale.

“Lo sai che farò un bel po’ di cambiamenti?”, dice Valchirie quando viene nominata nuovo re degli Asgardiani da Thor.
Beh, cara regina, potresti cominciare nel trasformare Asgarg da monarchia assoluta a democrazia popolare; così, tanto per far vedere che la scelta di spingere sull’acceleratore femminista non è una semplice ed avida strategia di marketing ma si inserisci in un più ampio contesto socio-culturale che vede nella redistribuzione dei poteri tra tutti (e ripeto, tutti) i cittadini, indipendentemente dal loro sesso, il loro pensiero e soprattutto dal ceto sociale in cui sono nati, la vera molla del progresso umano.

Ma che ve lo dico a fare?
Tanto basta un #meToo e passa la paura.

VOTO:
3 #meToo

Avengers: Endgame (2019) voto

Titolo brasiliano: Vingadores: Ultimato
Regia: Anthony e Joe Russo
Anno: 2019
Durata: 181 minuti

Kick-Ass (2010)

Dave Lizewski è un normalissimo teenager americano con l’inspiegabile e piuttosto sospetta fissa per le tette.

Per arrivare a macinarne un paio, Dave si travestirà da supereroe mascherato andando a manganellare i delinquenti nottambuli e prendendo parecchie crocche sul muso, ma riuscendo nella magica impresa d’impressionare la ragazza dei suoi sogni e poter così toccarle le piccole e delicate tette pubescenziali.

Purtroppo con la conoscenza carnale verrà, come da tradizione cristiana, la punizione divina ed il giovane Lizewski dovrà fare i conti con un mafioso locale intenzionato a farlo fuori assieme ai più temibili supereroi Big Daddy e Hit Girl i quali, lungi dall’essere una coppia DDlg, sono un padre e una figlia assetati di vendetta nei confronti del mafioso locale intenzionato a farli fuori assieme al giovane Lizewski.

Kick-Ass (2010)

Bel film comico coi supereroi che, a differenza dei film seri coi supereroi, si dimostra crudo e violento nella rappresentazione dell’insana cultura dei vigilantes che si sostituiscono allo Stato e così facendo aggiunge quello strato di realismo utile a rendere la vena satirica ancora più efficace.

Nicolas Cage (sempre più matto) spara, zompa e urla frasi sconnesse mentre brucia come un maiale sardo rendendo la sua interpretazione indimenticabile mentre il resto del cast porta un buon risultato a casa nonostante l’impossibilità di compararsi al mito di Long Beach.

Se siete alla ricerca di qualcosa che dia la carica e non volete spendere una fortuna in cocaina, questo è il film per voi.

VOTO:
4 Long Beach e mezzo

Kick-Ass (2010) voto

Titolo rumeno: Rupe-tot
Regia: Matthew Vaughn
Anno: 2010
Durata: 117 minuti

Captain Marvel (2019)

Nel 1989 gli USA invadono illegalmente Panama, uno stato indipendente dell’America centrale strategicamente posto attorno l’omonimo stretto, guidato da Noriega, un dittatore finanziato per decenni dal governo statunitense in contrapposizione alle spinte socialiste del resto del centro e Sudamerica.

Nello stesso anno Carol Danvers, una pilota dell’aeronautica militare americana, fa un chioppo della Madonna durante un test di volo del nuovo “motore velocità della luce” che, come “ordigno fine di mondo” nel Dottor Stranamore, voleva mettere un punto e a capo ad una lunga guerra tra due civiltà.

Le cose ovviamente sono più complicate di come sembrano a primo acchito e Carol, sopravvissuta all’incidente mostrando chiari segni di supereroismo fumettistico, dovrà venire a capo di un mistero di non facile soluzione per una nazionalista indottrinata come lei, ovvero: è mai possibile che i miei superiori mi abbiano mentito e che stia combattendo una guerra ingiusta contro un gruppo di poveracci?

Captain Marvel (2019)
è mai possibile che le razze inferiori abbiano sempre un cazzo superiore?

Inaspettato buon film che, ponendo una protagonista donna per chiare esigenze di marketing e non certo per ravvedute posizioni di eguaglianza sociale, riesce a mescolare la solita brodaglia superomistica abbastanza stantia ficcandoci dentro un twist narrativo che forse porrà un piccolo dubbio ai militari americani che vedranno il film convinti d’assistere ad un’epica mentre in realtà qui siamo più dalle parti dell’elegia.

I registi sono gli stessi dell’ottimo Mississippi Grind e del buon Half Nelson, due film fortemente incentrati sullo studio del personaggio, e questa scelta non sembra aver avuto i medesimi esiti in questa pellicola; se da un lato abbiamo infatti dei personaggi in qualche modo simpatetici e con più di una sfaccettatura, dall’altro ritroviamo i soliti siparietti con lui, lei e la simpatia smargiassa tipica di chi non porta sulle spalle le colpe degli antenati perché le ha gettate nel cesso assieme all’ultima cacata nera di catrame nero.

Completamente fuori luogo, nonostante il film si svolga per la maggior parte nel 1995, le canzoni di TLC, Hole , No Doubt, Nirvana… che partono così, come se uno avesse acceso lo stereo ad alto volume mentre tu stavi parlando con un amico fottendosene di chi o cosa gli sta attorno.

Simpatico Samuel L. Jackson, svecchiato digitalmente di 25 anni, che arranca zompettando con molta prudenza nelle scene di corsa mostrando così la paura di cadere e rompersi il femore/anca, prima causa di morte per i 70enni come lui.

VOTO:
4 femori

Captain Marvel (2019) voto

Titolo di lavorazione: Open World
Regia: Anna Boden, Ryan Fleck
Anno: 2019
Durata: 123 minuti

Deadpool 2 (2018)

Deadpool ha il cancro ma non muore perché è un supereroe con il superpotere di rigenerarsi, tipo Wolverine ma meglio.

Deadpool ha una ragazza che non lo schifa nonostante abbia la pelle che sembra un avocado marcio e che addirittura vuole crescere una famiglia con lui prendendo nel suo grembo il suo seme marcio d’avocado.

Deadpool rimane di merda quando un traffichino di droga gli ammazza la ragazza e cade ovviamente in forte depressione dalla quale cerca di uscire tentando di suicidarsi in ogni modo possibile, fallendo miseramente.

Deadpool decide allora di salvare un ragazzino dai poteri mutanti che sta per essere giustiziato da un misterioso tizio venuto dal futuro e nel mentre si circonda di coprimari dal dubbio appeal.

Deadpool vince.

Deadpool uccide Hitler.

Deadpool 2 (2018)

Sequel segaiolo compulsivo del primo fortunato capitolo di quella che spero non divenga una fortunata saga segaiola compulsiva vista la bassa (bassissima) profondità narrativa del prodotto.

Qualche risata la strappa, tipo la famosa scena del paracadute, e in vari punti si trovano piccoli gesti o frasi o situazioni che indubbiamente trovano il mio favore, ma siamo certamente lontani dal godere di un qualcosa che vada oltre la celebrazione idiosincratica dei nostri frenetici tempi.

La cosa più scandalosa rimane comunque il fatto che una stunt man sia morta durante le riprese fracassandosi contro un edificio mentre guidava una moto.
Ripeto l’assurdo per i duri di comprendonio: un essere umano è morto in maniera violenta mentre lavorava alla realizzazione di questo prodotto cinematografico per adolescenti buono solo a fare soldi per i ricchi produttori hollywoodiani.

VOTO:
3 frenuli

Deadpool 2 (2018) voto

Titolo di lavorazione: Love Machine
Regia: David Leitch
Anno: 2018
Durata: 119minuti

Ant-Man and the Wasp (2018)

L’uomo formica è agli arresti domiciliari da 2 anni per una brutta storia di eroina e non sa come passare il tempo perché è un ignorante e, come tutti gli ignoranti, trova noiosa la vita assieme a sé stesso.

In suo aiuto ogni tanto passa la giovane figlia che nutre un’ammirazione totalmente irragionevole per questo ex galeotto ed assieme a lei si divertono a giocare ad innocenti giochi come “nascondino” o “bucami in mezzo alle dita dei piedi così non si vede”.

Vabbè, tagliamo corto: Scott Lang (Ant-man) deve tornare in azione perché Hank Pym (l’inventore della tuta restringente) e Hope van Dyne (sua figlia) stanno tentando di riportare nel nostro mondo Janet van Dyne (rispettivamente moglie e madre degli ultimi due) che si è perduta 30 anni prima nel regno quantico.

Un po’ di botte e un po’ di risatine, un po’ di svecchiamento digitale del naso di Michael Douglas e un po’ di macchine Hyundai, questo film le tenta tutte pur d’ingraziarsi il largo pubblico dei supereroi.

Ant-Man and the Wasp (2018)

Che dire?

E’ il classico film che non fa male a nessuno, tranne che alle fate dei sogni birichini che muoiono male ogni volta un supereroe apre bocca, e che per quel che mi ricordo non si distingue di una virgola dal tono e dalle caratteristiche del primo episodio, il che non è un male visto che non era brutto ma certo non mi fa balzare i testicoli in gola dalla gioia.

Sarà che dopo 20 film uno gli è anche venuto a noia tutto il carrozzone Marvel, sarà perché ti amo, ma non riesco ad esprimere un’emozione che sia una di fronte a quest’ennesimo episodio filmico coi supereroi.

VOTO:
3 Ricchi e poveri

Ant-Man and the Wasp (2018) voto

Titolo brasilero: Homem-Formiga e a Vespa
Regia: Peyton Reed
Anno: 2018
Durata: 118 minuti

Venom (2018)

Una nave spaziale alla ricerca di forme di vita aliena porta a compimento la sua missione fracassandosi sulla Terra nell’inaspettato tentativo di un ritorno a casa con ospite sgradito.

E con ospite sgradito non mi riferisco al negro di Guess Who’s Coming to Dinner, ma a 4 informi melme aliene alla disperata ricerca di organismi nei quali annidarsi grazie ad un’assimilazione simbiotica che permetta loro di sopravvivere a contatto con l’atmosfera terrestre.

…tagliamo corto che tanto non vale la pena: uno degli alieni finisce dentro un giornalista molto perdente chiamato Eddie Brock mentre un altro trova il suo nido dentro il presidente della Life Foundation, la compagnia che aveva mandato nello spazio la navicella di cui sopra.
I due si scontreranno a suon di burbere menate per evitare un’invasione aliena volta alla totale assimilazione del genere umano.

Venom (2018)

Pellicola molto vecchia nelle premesse e nello stile visto che come trama richiama le storie semplicione dei supereroi primi anni 2000 e come sequenze d’azione mette il pubblico nella strana condizione d’aspettarsi l’improvvisa apparizione di Vin Diesel a bordo di una Dodge Charger del 1970.

Se siete alla ricerca di un paio d’ore divertenti senza troppe pretese, cascate male; se invece avete un leggero gusto sadomasochista e godete nel veder soffrire il prossimo, chiamate un vostro caro amico e offritegli una serata a base di Venom.

VOTO:
2 Masoch

Venom (2018) voto

Titolo originale: Venom
Regia: Ruben Fleischer
Anno: 2018
Durata: 112 minuti

Gli Incredibili 2 (2018)

Saranno passati almeno 10 anni da quando il primo capitolo mi fece passare un sereno pomeriggio d’estate e francamente avevo perso quasi memoria di quello che v’era raccontato.
Un uomo talpa, qualcosa su un aereo che esplode, la donna elastica madre coi figli che rompono i coglioni.
Boh, era tutto molto piacevolmente fumoso e avvolto in quella coperta nostalgica di tempi che furono fino a quando non mi sono imbattuto in questo sequel non voluto e poco amato, da me come probabilmente anche dai creatori.

Perché alla fine diciamocelo chiaramente: chi se ne frega della storia di un misterioso ipnotizzatore televisivo che fa il doppio e triplo gioco con gl’Incredibili per fare carne morta di un nutrito gruppo d’ambasciatori riunitisi su un aliscafo battente bandiera liberiana.

Gli Incredibili 2 (2018)

Simpatica quanto inutile riedizione di quanto già visto un po’ dappertutto ad uso e consumo di un pubblico banale come la trama del film stesso.

E’ un prodotto innocuo, certo, e si lascia guardare senza patemi, certo, ma non è forse questo il vero totalitarismo?
Quello che viene accettato come status quo nel silenzio delle strade lastricate di “buongiorno” e “buonasera”?
Quello che ti entra in casa sotto ogni forma e ogni tinta che non ti aspetti, con ogni pseudo intellettuale che si fa balcone della propaganda contro i balconi mentre cerca di calmare o calmierare e allo stesso tempo aizzare il popolo verso questo o quell’altro spauracchio monco di sostanza?

Perché la fine del libero arbitrio non viene con le baionette e i vaffanculo, ma con Lilli Gruber che presenta il suo ennesimo libro non richiesto mentre un sorriso, falso e sornione come sua madre mentre riceveva lo sperma che la concepì, parte da quell’orrendo canotto di bocca che si ritrova in faccia facendola ascendere al titolo di donna elastica della televisione italiana.

VOTO:
2 canotti

Gli Incredibili 2 (2018) voto

Titolo originale: Incredibles 2
Regia: Brad Bird
Anno: 2018
Durata: 118 minuti

Avengers: Infinity War (2018)

Un energumeno viola alto 4 metri di nome Thanos ha la soluzione a tutti i mali del mondo: eliminare metà della popolazione dell’universo.

Il film non spiega se questo genocidio generalizzato deve rimanere confinato ai bipedi o si deve estendere anche ad altri esseri tipo volatili, pesci, batteri, funghi e qualunque altra possibile forma di vita che lord Xenu abbia concepito nella sua infinita saggezza, ma al pubblico importa poco perché quello che conta qui sono le botte bum bum.

Per portare a termine il suo brillante piano, Thanos vuole (e deve) recuperare le 6 Infinity Stones sparse in giro per le galassie, infilarle sul suo bel guanto di ferro e semplicemente schioccare le dita per salutare miliardi di miliardi di creature che si volatilizzeranno immediatamente in polvere.
Fatto questo, l’energumeno viola potrà finalmente sedersi in cima ad una collina per godersi un po’ di meritato riposo.

A fare da argine a questo piano talmente diabolico che Repubblica.it lo ha subito attribuito alla Casaleggio Associati, ci sono ovviamente i nostri beneamati super teste di minchia eroi i quali non vedono l’ora di girare un altro film per intascare fior fior di quattrini mentre io, tra uno sbadiglio e l’altro, non posso non concentrarmi sulle dimensioni del mio caos.

Avengers - Infinity War (2018)

Che dire…

Dopo una caterva di pellicole tutte più o meno simili l’una all’altra mi trovo nell’imbarazzante paradosso di poter promuovere un film con buoni voti e allo stesso tempo poter tranquillamente non raccomandarne la visione.

Perché direte voi?

Perché quante volte puoi sentire e risentire la stessa canzone prima che ti salga a noia?
Semplice: sempre e solo una volta più di quelle necessarie, e io oramai credo d’aver raggiunto quella specifica posizione critica secondo la quale rigetto un film a priori perché tanto lo so dove va a parare, lo so cosa diranno i personaggi, ho già visto effetti speciali fatti così bene, so già più o meno tutto e quindi non me ne frega più una beneamata mazza.

A dimostrazione di tutto questo, basta prendere due righe che scrissi nel 2015 a proposito di Avengers: Age of Ultron:

Purtroppo i produttori hollywoodiani sembrano non aver capito che mangiare gelati per 10 anni può sembrare interessante su carta, ma non può condurre altrove non se non sulla tazza del cesso a cacare diarrea a fischio come non ci fosse domani.

Io ho solo voglia di qualcosa di buono nuovo.

VOTO:
3 Ambrogio e mezzo

Avengers - Infinity War (2018) voto

Titolo brasiliano: Vingadores: Guerra Infinita
Regia: Anthony & Joe Russo
Anno: 2018
Durata: 149 minuti

Black Panther (2018)

Secondo la tesi di questo film reazionario mascherato da pellicola progressista, l’Africa è un continente povero, ignorante e violento dove la gente con l’anello al naso non può fare a meno di farsi la guerra.
Nel suo entroterra sorge un misterioso regno iper-tecnologizzato composto da 5 rissose tribù le quali, alla morte del regnante di turno, si possono (e devono) sfidare per la successione tramite una lotta preistorica a mani nude ai piedi di una scenografica cascata mentre un folto pubblico di gente vestita come spaventapasseri sotto allucinogeni incita la barbarie con suini suoni gutturali e movimenti corporei scomposti.

Ma Wakanda, questo il nome del paese in questione, sta per essere acchiappata da un giovane reietto con sangue blu che è cresciuto a pane e propaganda americana e toccherà a Black Panther insegnargli cosa significa big-bambu.

Black Panther (2018)

Non ho parole, davvero.
L’unica descrizione possibile per un film del genere è vomito controvoglia.

A parte la noia totale e la totale trasparenza del protagonista principale che già così uno dovrebbe tirare i remi in barca e via, quello che veramente fa più impressione è questo strano e ingiustificato miscuglio di avanzamento tecnologico ed usanze barbare e preistoriche che non fanno un buon servigio alla causa perorata dagli autori di questo film per un’Africa differente, un’Africa povera che non aspetta l’aiuto dei bianchi ma che si aiuta da sola, anzi, un’Africa che aiuta il resto del mondo.

E però poi, di ritorno a casa dopo aver parlato in giacca e cravatta alle Nazioni Unite, si fermano un attimo alla cascata locale per una veloce lotta greco-romana per stabilire chi regnerà per i prossimi 50 anni.
Ma te lo immagini se facessimo lo stesso ogni volta che dobbiamo eleggere la presidenza del parlamento europeo?
Ma te lo immagini Antonio Tajani che rotola nel fango a petto nudo urlando come un forsennato mentre stringe tra le cosce Jean-Claude Juncker?

Delle due l’una, come amava dire il mio professore universitario di Letteratura Italiana 1 che per l’esame faceva comprare 4 dei suoi (scarsi) libri a tutti gli studenti portandosi in tasca vari piccioli e arrotondare così il suo già corposo stipendio mensile: o una società evolve omogeneamente portando avanti sia la tecnologia e sia l’organizzazione sociale, oppure questo è solamente un film del cazzo per succhiare i soldi sul quale è stata spruzzata una tiepida diarrea radical-chic senza accorgersi dell’evidente contrasto antropologico che si andava creando.

Io dico boh.
Sono esterrefatto dal livello di razzismo (involontario? volontario? oramai ho perso il conto) che questo film raggiunge.
E la cosa che fa svenire è che invece è stato osannato da pubblico e critica anche e soprattutto per aver portato sullo schermo un supereroe nero.

Beh, guarda: meglio le storte democrazie moderne che feudalesimo e libertà.

VOTO:
2 Tajani

Black Panther (2018) voto

Titolo ispanico: Pantera Negra
Regia: Ryan Coogler
Anno: 2018
Durata: 134 minuti

Justice League (2017)

Tanti anni fa ci fu una battaglia immane che vide contrapporsi una belva cornuta chiamata Steppenwolf (contornato dalla sua armata di insettoidi volanti fiuta-fifa) e un esercito di uomini, amazzoni, atlantidei e varia altra roba volante non meglio specificata.
Il risultato fu una clamorosa vittoria in casa che mandò in puzza Steppenwolf e la sua arroganza infantile.

Oggi, a distanza di 5000 anni, il puzzone infantoide (contornato dall’armata d’insettoidi) non ha ancora digerito la sconfitta e intende ricominciare da dove aveva abbandonato, ovvero il ricongiungimento di 3 cubi magici che dovrebbe trasformare la Terra in una palla infuocata.
E siccome questo scenario farebbe scendere clamorosamente il prezzo a metro quadro delle proprietà di Bruce Wayne, il miliardario in questione assembla una società a nome collettivo con regime fiscale agevolato per contrastare la scalata immobiliare di Steppenwolf.

Riusciranno i nostri eroi ad aprire un mutuo trentennale a tasso fisso?

Justice League (2017)

Pietoso film apripista cinematografico alla cooperativa nera più boriosa della storia, (s)conosciuta ai più come Justice League, e scandose due ore che hanno aggiunto un altro chiodo alla bara della mia coscienza.

L’unica cosa guardabile, in questo schizzo biliare cinematografico, è l’irritante ma tutto sommato interessante personaggio Flash, qui interpretato dal bravissimo attore Ezra Miller che qualche anno fa se la spadroneggiava nel bellissimo We Need to Talk about Kevin, un film che è 100 volte meglio di questa pernacchia soffiata forte nel culo dello spettatore.

VOTO:
2 pernacchie e mezzo

Justice League (2017) voto

Titolo cileno: Liga de la justicia
Regia: Zack Snyder
Anno: 2017
Durata: 120 minuti