Gli Incredibili 2 (2018)

Saranno passati almeno 10 anni da quando il primo capitolo mi fece passare un sereno pomeriggio d’estate e francamente avevo perso quasi memoria di quello che v’era raccontato.
Un uomo talpa, qualcosa su un aereo che esplode, la donna elastica madre coi figli che rompono i coglioni.
Boh, era tutto molto piacevolmente fumoso e avvolto in quella coperta nostalgica di tempi che furono fino a quando non mi sono imbattuto in questo sequel non voluto e poco amato, da me come probabilmente anche dai creatori.

Perché alla fine diciamocelo chiaramente: chi se ne frega della storia di un misterioso ipnotizzatore televisivo che fa il doppio e triplo gioco con gl’Incredibili per fare carne morta di un nutrito gruppo d’ambasciatori riunitisi su un aliscafo battente bandiera liberiana.

Gli Incredibili 2 (2018)

Simpatica quanto inutile riedizione di quanto già visto un po’ dappertutto ad uso e consumo di un pubblico banale come la trama del film stesso.

E’ un prodotto innocuo, certo, e si lascia guardare senza patemi, certo, ma non è forse questo il vero totalitarismo?
Quello che viene accettato come status quo nel silenzio delle strade lastricate di “buongiorno” e “buonasera”?
Quello che ti entra in casa sotto ogni forma e ogni tinta che non ti aspetti, con ogni pseudo intellettuale che si fa balcone della propaganda contro i balconi mentre cerca di calmare o calmierare e allo stesso tempo aizzare il popolo verso questo o quell’altro spauracchio monco di sostanza?

Perché la fine del libero arbitrio non viene con le baionette e i vaffanculo, ma con Lilli Gruber che presenta il suo ennesimo libro non richiesto mentre un sorriso, falso e sornione come sua madre mentre riceveva lo sperma che la concepì, parte da quell’orrendo canotto di bocca che si ritrova in faccia facendola ascendere al titolo di donna elastica della televisione italiana.

VOTO:
2 canotti

Gli Incredibili 2 (2018) voto

Titolo originale: Incredibles 2
Regia: Brad Bird
Anno: 2018
Durata: 118 minuti

Avengers: Infinity War (2018)

Un energumeno viola alto 4 metri di nome Thanos ha la soluzione a tutti i mali del mondo: eliminare metà della popolazione dell’universo.

Il film non spiega se questo genocidio generalizzato deve rimanere confinato ai bipedi o si deve estendere anche ad altri esseri tipo volatili, pesci, batteri, funghi e qualunque altra possibile forma di vita che lord Xenu abbia concepito nella sua infinita saggezza, ma al pubblico importa poco perché quello che conta qui sono le botte bum bum.

Per portare a termine il suo brillante piano, Thanos vuole (e deve) recuperare le 6 Infinity Stones sparse in giro per le galassie, infilarle sul suo bel guanto di ferro e semplicemente schioccare le dita per salutare miliardi di miliardi di creature che si volatilizzeranno immediatamente in polvere.
Fatto questo, l’energumeno viola potrà finalmente sedersi in cima ad una collina per godersi un po’ di meritato riposo.

A fare da argine a questo piano talmente diabolico che Repubblica.it lo ha subito attribuito alla Casaleggio Associati, ci sono ovviamente i nostri beneamati super teste di minchia eroi i quali non vedono l’ora di girare un altro film per intascare fior fior di quattrini mentre io, tra uno sbadiglio e l’altro, non posso non concentrarmi sulle dimensioni del mio caos.

Avengers - Infinity War (2018)

Che dire…

Dopo una caterva di pellicole tutte più o meno simili l’una all’altra mi trovo nell’imbarazzante paradosso di poter promuovere un film con buoni voti e allo stesso tempo poter tranquillamente non raccomandarne la visione.

Perché direte voi?

Perché quante volte puoi sentire e risentire la stessa canzone prima che ti salga a noia?
Semplice: sempre e solo una volta più di quelle necessarie, e io oramai credo d’aver raggiunto quella specifica posizione critica secondo la quale rigetto un film a priori perché tanto lo so dove va a parare, lo so cosa diranno i personaggi, ho già visto effetti speciali fatti così bene, so già più o meno tutto e quindi non me ne frega più una beneamata mazza.

A dimostrazione di tutto questo, basta prendere due righe che scrissi nel 2015 a proposito di Avengers: Age of Ultron:

Purtroppo i produttori hollywoodiani sembrano non aver capito che mangiare gelati per 10 anni può sembrare interessante su carta, ma non può condurre altrove non se non sulla tazza del cesso a cacare diarrea a fischio come non ci fosse domani.

Io ho solo voglia di qualcosa di buono nuovo.

VOTO:
3 Ambrogio e mezzo

Avengers - Infinity War (2018) voto

Titolo brasiliano: Vingadores: Guerra Infinita
Regia: Anthony & Joe Russo
Anno: 2018
Durata: 149 minuti

Black Panther (2018)

Secondo la tesi di questo film reazionario mascherato da pellicola progressista, l’Africa è un continente povero, ignorante e violento dove la gente con l’anello al naso non può fare a meno di farsi la guerra.
Nel suo entroterra sorge un misterioso regno iper-tecnologizzato composto da 5 rissose tribù le quali, alla morte del regnante di turno, si possono (e devono) sfidare per la successione tramite una lotta preistorica a mani nude ai piedi di una scenografica cascata mentre un folto pubblico di gente vestita come spaventapasseri sotto allucinogeni incita la barbarie con suini suoni gutturali e movimenti corporei scomposti.

Ma Wakanda, questo il nome del paese in questione, sta per essere acchiappata da un giovane reietto con sangue blu che è cresciuto a pane e propaganda americana e toccherà a Black Panther insegnargli cosa significa big-bambu.

Black Panther (2018)

Non ho parole, davvero.
L’unica descrizione possibile per un film del genere è vomito controvoglia.

A parte la noia totale e la totale trasparenza del protagonista principale che già così uno dovrebbe tirare i remi in barca e via, quello che veramente fa più impressione è questo strano e ingiustificato miscuglio di avanzamento tecnologico ed usanze barbare e preistoriche che non fanno un buon servigio alla causa perorata dagli autori di questo film per un’Africa differente, un’Africa povera che non aspetta l’aiuto dei bianchi ma che si aiuta da sola, anzi, un’Africa che aiuta il resto del mondo.

E però poi, di ritorno a casa dopo aver parlato in giacca e cravatta alle Nazioni Unite, si fermano un attimo alla cascata locale per una veloce lotta greco-romana per stabilire chi regnerà per i prossimi 50 anni.
Ma te lo immagini se facessimo lo stesso ogni volta che dobbiamo eleggere la presidenza del parlamento europeo?
Ma te lo immagini Antonio Tajani che rotola nel fango a petto nudo urlando come un forsennato mentre stringe tra le cosce Jean-Claude Juncker?

Delle due l’una, come amava dire il mio professore universitario di Letteratura Italiana 1 che per l’esame faceva comprare 4 dei suoi (scarsi) libri a tutti gli studenti portandosi in tasca vari piccioli e arrotondare così il suo già corposo stipendio mensile: o una società evolve omogeneamente portando avanti sia la tecnologia e sia l’organizzazione sociale, oppure questo è solamente un film del cazzo per succhiare i soldi sul quale è stata spruzzata una tiepida diarrea radical-chic senza accorgersi dell’evidente contrasto antropologico che si andava creando.

Io dico boh.
Sono esterrefatto dal livello di razzismo (involontario? volontario? oramai ho perso il conto) che questo film raggiunge.
E la cosa che fa svenire è che invece è stato osannato da pubblico e critica anche e soprattutto per aver portato sullo schermo un supereroe nero.

Beh, guarda: meglio le storte democrazie moderne che feudalesimo e libertà.

VOTO:
2 Tajani

Black Panther (2018) voto

Titolo ispanico: Pantera Negra
Regia: Ryan Coogler
Anno: 2018
Durata: 134 minuti

Justice League (2017)

Tanti anni fa ci fu una battaglia immane che vide contrapporsi una belva cornuta chiamata Steppenwolf (contornato dalla sua armata di insettoidi volanti fiuta-fifa) e un esercito di uomini, amazzoni, atlantidei e varia altra roba volante non meglio specificata.
Il risultato fu una clamorosa vittoria in casa che mandò in puzza Steppenwolf e la sua arroganza infantile.

Oggi, a distanza di 5000 anni, il puzzone infantoide (contornato dall’armata d’insettoidi) non ha ancora digerito la sconfitta e intende ricominciare da dove aveva abbandonato, ovvero il ricongiungimento di 3 cubi magici che dovrebbe trasformare la Terra in una palla infuocata.
E siccome questo scenario farebbe scendere clamorosamente il prezzo a metro quadro delle proprietà di Bruce Wayne, il miliardario in questione assembla una società a nome collettivo con regime fiscale agevolato per contrastare la scalata immobiliare di Steppenwolf.

Riusciranno i nostri eroi ad aprire un mutuo trentennale a tasso fisso?

Justice League (2017)

Pietoso film apripista cinematografico alla cooperativa più boriosa della storia, conosciuta i più come Justice League, e scandose due ore che hanno aggiunto un altro chiodo alla bara della mia coscienza.

L’unica cosa guardabile è l’irritante ma tutto sommato interessante personaggio Flash; qui interpretato dal bravissimo attore Ezra Miller che qualche anno fa se la spadroneggiava nel bellissimo We Need to Talk about Kevin, un film che è 100 volte meglio di questa pernacchia soffiata forte nel culo dello spettatore.

VOTO:
2 pernacchie e mezzo

Justice League (2017) voto

Titolo cileno: Liga de la justicia
Regia: Zack Snyder
Anno: 2017
Durata: 120 minuti

Thor: Ragnarok (2017)

Thor è alla ricerca delle Infinite Stones, breccole spaziali che danno a chi le possiede un potere infinito.

Ma a noi questo frega poco perché la ricerca di queste pietre è solo una scusa per introdurre il dio nordico dopo un paio d’anni d’assenza ingiustificata dalle scene. Un dio che ha un fratello scaltro e stronzo di nome Loki il quale, dopo aver messo loro padre, il dio Odino, in una casa di riposo, ne ha preso le sembianze per mangiare uva a più non posso.

Ma a noi questo frega poco perché il vecchio nella casa di riposo è solo una scusa per introdurre Hela, rancorosa dea della morte che si sente tradita dopo anni passati a razziare senza pietà le ricchezze d’innocenti popoli accanto al padre Odino il quale a un certo punto ha avuto un sussulto di morale salirgli dal buco del culo portando in bocca quell’acre sapore di merda chiamato “voja de sordi” che lo ha fatto smettere.

Ma a noi questo frega poco perché l’acre sapore di merda in bocca è solo una scusa per l’elite pluto-giudaica hollywoodiana per diffondere la coprofagia tra le popolazioni infantili, pubblico di riferimento di questo film, continuare a propinarci più o meno la stessa storia di supereroe che deve fermare i piani diabolici del cattivone prima che ponga fine al mondo come lo conosciamo.

E a proposito di merda: provate a cercare “coprofagia” su google images e vedrete che la maggioranza delle foto mostrano un cane.

Fatevi due conti.

Thor: Ragnarok (2017)
coprofago

Simpatica commedia a briglie ben tenute e che per questo forse soffre un po’ rispetto al film da cui trae maggiore ispirazione stilistica, ovvero Schindler’s List Guardians of the Galaxy, del quale però non sembra possedere quel quid-scalmanato in più che me lo ha fatto apprezzare maggiormente.
Il problema del film infatti è proprio questo suo essere né carne né pesce, né drammatico né violento, né lungo né corto, né rispettoso né irriverente ma semplicemente una buona centrifuga.

Non un brutto film, sia ben chiaro, ma probabilmente niente di nuovo sotto il Sole visto e considerato che ricicla modi e stili di una tonnellata di altre pellicole a loro volta neanche troppo memorabili.

VOTO:
3 Matt Damon e mezzo

Thor: Ragnarok (2017) voto

Titolo giapponese: Mighty Thor: Battle Royale
Regia: Taika Waititi
Anno: 2017
Durata: 130 minuti

Spider-Man Homecoming (2017)

Peter vuole tanto ciularsi una compagna di scuola… ma è timido, un po’ nerd e ha un amico ciccio bombo cannoniere col quale si diverte a costruire i modellini della Lego Star Wars©.

Nel frattempo un padre di famiglia a capo di una grande impresa di pulizie perde il contratto di ripulitura di New York a favore della famosa Stark Industries che è super ammanicata col governo visto ogni 2 per 3 Tony Stark e gli altri Avengers reggono le mutande al politico di turno; l’unica cosa che gli rimane da fare quindi è quella di passare al lato oscuro della forza infilandosi un costume tecnologico che lo fa volare come un falco di 450 kg.

Non dimentichiamoci inoltre che questo film ha un bassissimo contenuto di  colesterolo e un altissimo contenuto di persone non bianche, in ruoli marginali.

Spider-Man Homecoming (2017)

La cosa che più mi fa stranire, nel contesto di un film indubbiamente buono e godibile da ampie fasce di pubblico, è la palese contraddizione d’avere un personaggio giovane e inesperto che “aspira a” e “agisce per” diventare un adulto responsabile come il maestro di turno che la storia gli para di fronte mentre quasi tutte le singole scene della stessa storia fanno di tutto per ingraziarsi la massa pubescente di internauti che si snapchattano il cazzetto con due orecchie da coniglio per mandarlo alla compagna di classe che ha cominciato a sviluppare un lieve accenno di tette.

E’ questo continuo ammiccamento ad una presunta (e tra l’altro comoda all’establishment di comando) incosciente stupidità dei giovani ritratti nei mass-media convenzionali che non mi va giù: perché mannaggia tua madre, gli esseri umani non sono frullatori che si attivano con un bottone, ma sono esseri biologici ai quali serve tempo e transizioni per passare da infima creatura sbrodolona a vincitore del premio nobel.

E una cosa è certa: se continui a trattare gli idioti come idioti, molto difficilmente cominceranno a mettere in dubbio la realtà come la concepiamo e far avanzare quindi il genere umano verso un livello più alto di consapevolezza, cioè quello socratico di non sapere un cazzo.

VOTO:
4 Socrate in vacanza

Spider-Man Homecoming (2017) voto

Titolo originale: Spider-man Homecoming
Regia: Jon Watts
Anno: 2017
Durata: 133 minuti
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Wonder Woman (2017)

Sull’isola di Themyshira vivono le Amazzoni, un gruppo di donne soldato create da Zeus per difendere gli uomini dall’autodistruzione con le loro forme provocanti e una resistenza corporea fuori portata.
Siccome però la magia del coito dura poco, gli uomini tornano presto ai loro istinti violenti e Ares, dio della guerra geloso dei mortali, scatena un putiferio da soap opera sud americana uccidendo tutti gli dei tranne Zeus che fa appena in tempo con le ultime forze a depotenziarlo mettendo in stand-by la sua sete d’attenzione paterna.

Passando gli anni, passano i governi, ma Ares è sempre lì a tramare la distruzione del genere umano e quando scoppia la prima guerra mondiale i tempi sembrano propizi per l’agognata grande morte, parente spuria della piccola morte che gli uomini bramano con le loro manine da castori avidi di apologetiche copule.

E c’è solo una cosa che può fermare tutto questo:
una donna semi-dio di nome Diana che per esigenze di marketing prenderà il nomignolo di Wonder Woman, la donna meraviglia… di nome, di fatto e di corpo.

Wonder Woman (2017)

Vabbè: belli i costumi, belle le scenografie, belle le location, belle le scene d’azione, bella tanta roba…

ma come cazzo è possibile che una spia inglese si travesta da gerarca germanico per entrare di straforo ad una riunione dell’alto comando tedesco e parli in inglese con l’accento sbilenco senza che nessuno batta ciglio?
No davvero, no dico davvero davvero, no cioè, ma che davvero davvero?

Lasciandoci alle spalle l’anglofonia forzata dei film hollywoodiani, mi piacerebbe spendere poi anche un paio di parole sul presunto femminismo espresso da questa pellicola: ora, io capisco che avere un film coi supereroi virato al femminile (protagonista e regista) può smuovere gli animi più semplici verso un’emotività telefonata ed un generale senso di soddisfazione dovuto al ribaltamento dei generi, ma qui il ribaltamento è solo pubico.
Si dà il caso infatti che per farcela in un mondo patriarcale e maschilista sia ancora essenziale, pure in un film di fantasia, assumere le stereotipiche connotazioni maschili di superiorità muscolare, eroismo idiota e manicheismo morale.
E questo discorso vale anche se Diana rompe il cazzo a più non posso appena vede un bambino in lacrime o una donna ferita (sottolineando la natura protettrice femminile) e ripete 47 volte come tutti gli uomini sono buoni (anche i tedeschi) e che se lei ucciderà Ares tutti torneranno ad abbracciarsi spontaneamente come fottute streghe durante un fottuto sabba di sangue e sesso.

Mi fa piacere ricordare a riguardo due cose:
1 – che i rapporti sessuali consumati durante un sabba sono privi di piacere carnale, il coito diabolico è cruento e devastante e il seme di Satana freddo come il ghiaccio.
2 – Gal Gadot è sionista.

VOTO:
3 monte Zion e mezzo

Wonder Woman (2017) voto

Titolo originale: Wonder Woman
Regia: Patty Jenkins
Anno: 2017
Durata: 141 minuti

Doctor Strange (2016)

Stephen Strange è un ricco e spietato neurochirurgo newyorkese che guadagna così tanti soldi da potersi permettere una lamborghini con cui finisce fuori strada mentre fa lo stronzo parlando al telefono e superando in curva mentre piove.

Perso l’uso delle mani ed entrato in un loop di rancorosa rabbia verso tutto e tutti, il Dottor Strange troverà la pace dei sensi in un monastero tibetano, popolato da chiunque tranne che da tibetani, dove si praticano le antiche arti magiche che ti fanno fare le antiche magie da usare contro gli antichi mostri magici interdimensionali.

Doctor Strange (2016)

Psichedelico film da gustare sotto effetto di acidi che ovviamente perde un po’ di carica se fruito con in mano una semplice tazza di té.

Se quindi da un punto di vista puramente visivo ce n’è da gustare e assaporare (anche se il rischio abuso è dietro ogni angolo), è la storia ad essere un po’ sempliciona e molto prevedibile nel suo schematismo “materialista-uomo-bianco-arrogante-trova-la-calma-nel-misterioso-spiritualismo-orientale”.
Sicuramente un film gradevole che non mancherà di donarvi quella piacevole serenità prima che vi taglino la testa mercoledì prossimo; d’altra parte potreste impiegare meglio il vostro tempo cercando una via di fuga.

VOTO:
4 lamborghini

Doctor Strange (2016) voto

Titolo originale: Doctor Strange
Regia: Scott Derrickson
Anno: 2016
Durata: 115 minuti

Super: Attento Crimine!!! (2010)

Tuo padre ti sculaccia, i compagni di scuola ti pisciano in testa, la ragazzetta che ti piace si fa scopare dal bidello e, quando pensi di aver trovato una donna splendida con la quale passare il resto della tua misera vita, lei ti lascia come un coglione e si mette con un puttaniere spacciatore proprietario di un night club.

Complimenti, hai appena completato i test preliminari per dare di matto e andare in giro vestito come un fottuto super eroe menando fortissimamente le teste di quelli che ci provano con i ragazzini o che saltano la fila mediante l’uso di una grossa chiave inglese, fratturando irrimediabilmente loro il cranio.

Il prossimo passo è andare a riprenderti la tua donna, drogata e zoccola.

Super: Attento Crimine!!! (2010)

Interessantissima premessa anti-eroica per questo primo tentativo col genere di James Gunn (quello di Guardians of the Galaxy) che ha dalla sua molti elementi positivi tipo le recitazioni sopra le righe (anche se Ellen Page è veramente insopportabile) e una durissima vena splatter che ben si addice a questa particolare commedia nera.

Purtroppo però il giochino dura poco e la narrazione si sfilaccia presto lasciando campo a parecchi sbadigli che non vengono sopiti neanche dalla massiccia presenza di violenza ingiustificata che, in un perfetto contrappasso morale, trova però perfetta corrispondenza nell’improponibile favola degli Stati Uniti che portano la civiltà a suon di bombardamenti; una maledetta dottrina politica cinematograficamente rappresentata da una sfilza di supereroi, uno più stronzo dell’altro.

VOTO:
3 sbadigli

Super: Attento Crimine!!! (2010) voto

Titolo originale: Super
Regia: James Gunn
Anno: 2010
Durata: 96 minuti

Batman & Robin (1997)

Batman e Robin sono una gioviale coppia omosessuale che la notte ama travestirsi con variopinti costumi di pelle per poi fare a botte fino a che non esce il sangue dalla bocca e dal naso.

A mettere i bastoni fra le ruote di questo amore segreto e violento abbiamo Mr Freeze, uno scienziato palestrato alto 1 metro e 90 e pesante 100 chili il quale vuole trovare una cura per la moglie criogenizzata dentro una teca di vetro verso la quale il dottore getta quotidianamente parecchio seme durante furiose e gelide sessioni di tristi pugnette, e Poison Ivy, una frigida scienziata che, non riuscendo ad ottenere normali orgasmi tramite interazioni interpersonali, si è dedicata anima e corpo alla zoofilia giungendo persino a raschiarsi furiosamente la vulva con foglie d’ortica al fine di riuscire a provare qualche sensazione, fosse pure di repulsione.

In questo miasma di coiti inconcludenti per colmare cuori incompresi, il maggiordomo Alfred, dopo una decennale carriera come badante e insegnante sessuale del signorino Bruce Wayne, sta per lasciarci le penne per una banale gonorrea contratta a Bangkok e non trattata a dovere.

Batman & Robin (1997)

Caleidoscopica diarrea di salsiccia e lenticchie nonché pesante trave ficcata a forza nei culi dei poveri bambini che, pieni di giocosa speranza, erano andati a vedere questo pamphlet sull’amore gay.

Questo secondo episodio diretto da Schumacher sul pipistrello fascista spinge sull’acceleratore dell’assurdo e del kitsch per fare un oscuro omaggio, totalmente ignorato dalla grande massa, verso l’epoca argentea del tremendo serial tv anni ’60 e finendo perciò con lo scontentare un po’ tutti, compreso il violento Marcello, quello che abita a Via 20 settembre assieme a tua sorella.

Insomma: evitabile come un tir in contromano.

VOTO:
2 Bat credit card

Batman & Robin (1997) voto

Titolo originale: Batman & Robin
Regia: Joel Schumacher
Anno: 1997
Durata: 125 minuti

Logan (2017)

E’ il 2029 e Wolverine è invecchiato male, ma proprio male: l’adamantio presente nel suo corpo lo sta lentamente avvelenando, il suo processo rigenerativo è molto rallentato e, come se non bastasse, Logan si barcamena con un lavoro a dir poco inaspettato, l’autista Uber.

Deciso a farla finita, non prima però d’aver messo sotto terra il paraplegico e ora anche rimbambito professor Xavier, il nostro beneamato vedrà i suoi piani nichilisti venire meno quando scoprirà l’esistenza di una giovane mutante con i suoi stessi poteri.

Logan (2017)

Interessante virata drammatica per il genere supereroi che dalla sua può vantare un ristretto e sincronizzato cast di grandi professionisti immersi come biscotti freschi dentro un latte narrativo caldo che non sbrodola mai.

Se non fosse per alcune scelte assolutamente inutili e francamente ridicole come gli artigli difensivi della piccola Wolverine femmina o il suddetto Uber job, il film sarebbe un quasi capolavoro.

PS: clicca qui per il Trailer Reaction.

VOTO:
4 artigli

Logan (2017) voto

Titolo originale: Logan
Regia: James Mangold
Anno: 2017
Durata: 137 minuti

Lo chiamavano Jeeg Robot (2015)

Enzo Ceccotti è un poveraccio di Tor Bella Monaca che va avanti con piccoli furti da girare poi ad un ricettatore suo vicino di casa il quale abusa della figlia Alessia fin da quando era piccola e che per questo le ha provocato un blocco psicologico che l’ha lasciata in piena fase pre-adolescenziale.

Le sorti del poveraccio in questione cambiano radicalmente quando viene a contatto con del materiale radioattivo non meglio identificato che lo trasforma nottetempo in una sorta di supereroe: indistruttibile, dotato di una forza sovraumana e una resistenza virtualmente infinita.
Presto lo schivo Ceccotti imparerà ad usare questi suoi poteri per il bene comune anche e soprattutto grazie alla frequentazione con Alessia, patita del cartone animato Jeeg Robot, che lei comprensibilmente identifica col forzuto e deluso Enzo.

Lo chiamavano Jeeg Robot (2015)

Partendo dal presupposto del film col supereroe, la pellicola prende fortunatamente altre vie andando a pescare nell’immaginario fumettistico e politico italiano grazie anche ad una realizzazione tecnica eccellente (considerando il budget esiguo) e delle interpretazioni, semplici nella loro caricaturalità, ma superbamente contenute per tutto quel carico da dodici taciuto che fuoriesce per vie traverse e vagamente marginali, tipo la triste omosessualità dello Zingaro.

Molte le scene da ricordare ed elogiare, una su tutte quella tra Enzo ed Alessia, interpretata da un’incommensurabile talento naturale e per nulla stereotipato rispondente al nome di Ilenia Pastorelli, con quest’ultima che mette i brividi lungo la schiena mentre piange e prega temendo di rivivere le sue passate violenze represse.

Devo ammettere che, visto l’enorme successo di pubblico che questo film aveva ottenuto tra pubblico e critica, io mi ero un po’ smosciato all’idea di vederlo temendo l’ennesima bolla speculativa pompata ad arte dalla misera industria filmica romana… e invece devo ammettere che vale molto, sia per l’impatto emotivo che per quello politico:

perché, nonostante il pericolo d’identificazione fascista col supereroe salvatore dell’umanità, la storia riesce comunque a far passare il messaggio, soprattutto tramite il candore di Alessia e l’educazione sentimentale a cui sottopone il frettoloso Enzo, che l’altruismo è il potere più grande dell’essere umano e che non è mai troppo tardi per amare il prossimo tuo come te stesso.

VOTO:
4 altruisti

Lo chiamavano Jeeg Robot (2015) voto

Titolo inglese: They Call Me Jeeg
Regia: Gabriele Mainetti
Anno: 2015
Durata: 112 minuti