X-Men: Apocalisse (2016)

Migliaia di anni fa nasce il primo mutante della storia umana, En Sabah Nur (Luce della Mattina).

Siccome a quanto pare l’intelligenza non è appannaggio delle entità sovrumane iperavanzate, mano a mano che acquisisce nuovi poteri sovraumani iperavanzati Luce della Mattina si convince sempre più di essere una sorta di dio sceso in terra il quale ha l’infame compito di “resettare” periodicamente intere civiltà radendo al suolo le loro misere città fatte di fango e merda.
Questo suo delirio adolescenziale di onnipotenza termina però circa 3mila anni prima di Cristo con il tradimento di un drappello di coraggiosi ribelli infiltrati tra le fila dei suoi servitori egizi i quali riescono a seppellirlo sotto una montagna di detriti una volta facenti parte della sua piramide trasla-coscienze.

X-Men – Apocalisse (2016)

Risvegliatosi dal suo sonno (quasi) eterno per colpa di una donna (grazie Hollywood per confermare sempre il tuo latente sessismo) Luce della Mattina prende il nome di Apocalisse visto che solo pornostar e checche si chiamano Luce e lui l’aria della pornostar non ce l’ha proprio e, dopo aver guardato per una decina di minuti la televisione, si convince che la razza umana deve essere “resettata”.
Sarà compito degli uomini mutanti X-Men e le donne mutanti X-Men (che nonostante siano femmine obbedisono comunque alla regola del plurale maschile) salvare il mondo dalla furia cieca di Oscar Isaac alla ricerca disperata di una sua dimensione tra i mega-frullatoni tipo questo e le storie arzigogolate come Inside Llewyn Davis e A most Violent Year.

Dopo il decente Giorni di un futuro passato, ecco l’ennesimo roboante capitolo per gli Uomini X che aggiunge poco o nulla all’oramai saturo carrozzone catastrofista dei supereroi americani.
Girato sicuramente bene e con parecchie scene emozionanti, il film pecca ironicamente proprio dello stesso difetto di Apocalisse e cioè l’immodestia: perché, come un semidio onnipotente dovrebbe volgere il suo interesse verso l’infinito cosmico tipo il Dr. Manhattan piuttosto che sulla polvere dove cammina, anche la più grande industria cinematografica del mondo farebbe bene ogni tanto a levare le mani dai cazzetti e dalle fregnette pubescenziali che girano a Los Angeles per rispondere al più grande dei quesiti umani, ovvero:

ma come è possibile che Clemente Mastella venga eletto?

VOTO:
3 Wolverine con le lattine di birra in testa tipo tifoso di baseball e mezzo

X-Men - Apocalisse (2016) voto

Titolo originale: X-Men Apocalypse
Regia: Brian Singer
Anno: 2016
Durata: 144 minuti

Batman v Superman: Dawn of Justice (2016)

Sono passati 18 mesi da quando Superman ha sventrato mezza Metropolis alla fine di quel film stronzo e sembra che molti non siano entusiasti all’idea di avere un alieno onnipotente che somministra la giustizia senza rendere conto a nessuno; tra questi il più ipocrita è sicuramente Batman, un fascio-capitalista dal grilletto facile e con profondi traumi infantili il quale si mette in testa di archiviare il capitolo Superman con l’aiuto della famosa kryptonite, l’unico punto debole del supereroe in calzamaglia.
Nel frammentre viene fuori che anche Lex Luthor sta tramando da anni la dipartita di questo dio sceso in terra, ovviamente anche lui perché ha traumi infantili.

Batman v Superman: Dawn of Justice (2016)
ecco mamma

Pensavo molto peggio e invece questo film non è male.
Molto probabilmente il mio responso positivo è dovuto alla visione della versione lunga senza i tagli massacranti della Warner che, per  accontentare un pubblico poco attento, hanno snaturato una storia complessa e molto più adulta delle divertenti bambinate della Marvel.
Ovviamente non c’è niente di particolarmente eccezionale in una storia di gente forzuta che si mena senza sosta per i cieli neri di una città senza gloria…ma che vi aspettavate?
Un dramma shakespeariano?

VOTO:
3 forzuti e mezzo che sostengono i fascisti come Storace…mortacci sua

Batman v Superman: Dawn of Justice (2016) voto

Titolo originale: Batman v Superman: Dawn of Justice
Regia: Zack Snider
Anno: 2016
Durata: 183 minuti

Deadpool (2016)

Sbium bum bam
Veterano mercenario sbruffone Wade Wilson
sbaradim dun sbem
Cancro cura mutazione invincibile sfigurato
caratom kun kan
Simpaticheria giocoleria spavalderia che moria
gichi gin kin don
Fregna bomba atomica esperimenti cattivi vendetta

Deadpool-(2016)
vendetta sbim

Leggero cambio di rotta per il genere fumettalcinema con tutta questa carica adolescenziale di menefreghismo post-fascistoide e nichilismo-pop, Deadpool ha dalla sua una storia ridotta ai minimi termini ma godibile, alcuni siparietti comici molto ben riusciti e una spropositata dose di viulenza e sesso (considerato che è un film di supereroi).
Il film è infatti vietato ai minori non accompagnati e addirittura bandito in Cina e in Uzbekistan.

Ora, il problema è che, nonostante mi sia divertito abbastanza, mi sono scordato quasi tutto dopo neanche 4 ore.
Segno inequivocabile che il cancro ce l’ho io al cervello?
Oppure triste constatazione che i film come questo vanno alla grande con le giovani generazioni contemporanee perché queste ultime hanno una capacità di concentrazione pari a quella del pomodoro: 18%?

VOTO:
3 concentrati

Deadpool-(2016)-votoTitolo originale: Deadpool
Regia: Tim Miller
Anno: 2016
Durata: 108 minuti

Captain America: The Winter Soldier (2014)

Oh Capitano, mio capitano.
Questa volta sei alle prese con una malefica infiltrazione nazista all’interno della SHIELD, l’organizzazione para-fascista per cui lavori da qualche anno.

Ma dico io, di cosa ti sorprendi?

Captain America: The Winter Soldier (2014)
aggiungere “logica” alla lista di cose da imparare

Nona pellicola dell’universo Marvel e un filo meno sbombarola al cazzo delle altre, The Winter Soldier vive di vita propria unicamente per un piccolo twist interessante e cioè la critica alla logica della giustizia preventiva, quella che ha mosso tutto l’operato dell’amministrazione Bush per intenderci, e anche quella che bene o male regge l’impero americano da un paio di secoli.

Se ci si appresta alla visione con l’idea di un pomeriggio sottotono senza troppe pretese, allora se ne esce a testa alta; se invece se ne vuole fare un manifesto politico, avete sbagliato strada.

VOTO:
3 manifesti e mezzo

Captain America: The Winter Soldier (2014) Voto

Titolo originale: Captain America: The Winter Soldier (2014)
Regia: Anthony Russo, Joe Russo
Anno: 2014
Durata: 136 minuti

Ant-Man (2015)

Ed ecco un altro supereroe Marvel che viene trasposto su pellicola.
Questo qui ha una tuta che gli permette di rimpicciolire e tornare normale a piacimento; questo potere viene usato per sconfiggere il male, tanto per cambiare. Il male in questo caso è rappresentato da un ricercatore businessman pelato pazzo che vuole vendere quest’innovativa tecnologia all’Hydra, i cattivi del mondo Marvel…se non mi sbaglio.

Ant-Man (2015)

Originariamente scritto da Edgar Wright e poi toltogli di mano dal Marvel Studios perché troppo ritenuto strano e dissimile dalla classica formula dei supereroi targati Disney, Ant-Man mostra ancora molto di quello che avrebbe potuto essere e non è mai stato, tipo la scena della lotta nella valigetta con Siri dell’Iphone che capisce fischi per fiaschi e fa partire Disintegration dei Cure, semplicemente perfetta.
Ed è proprio su questa difficile crina che Ant-Man fatica a ritagliarsi un pubblico omogeneo tanta è la voglia di accontentare sia lo spettatore distratto-medio che quello più raffinato…d’altra parte però, se uno ci pensa bene, si arriva alla conclusione che questo tipo di blockbuster sono appositamente studiati per risucchiare dentro tutto e tutti, non certo per accontentare la critica con la tovaglia sulla mani e le mani sui coglioni.
Ad ogni modo Ant-Man resta un film molto godibile con qualche eccezionale guizzo intelligente e inaspettato tipo il viaggio nella dimensione subatomica che aspettavo da quando ho visto il finale di Radiazioni BX: Distruzione Uomo.

Quello che non mi aspettavo invece è trovare Michael Douglas con la voce ina ina dopo che j’è preso un cancro alla gola che secondo lui gliel’ha attaccato Catherine Zeta-Jones quando lui le leccava la fica.
Non scherzo.

VOTO:
3 fiche e mezza

Ant-Man (2015) Voto

Titolo originale: Ant-Man
Regia: Peyton Reed
Anno: 2015
Durata: 117 minuti

Avengers: Age of Ultron (2015)

Iron Man, Thor, Hulk, Captain America, Hawkeye e Black Widow sono gli Avengers, cioè un gruppo eterogeneo di supereroi il cui compito principale è difendere lo status quo americano.
Periodicamente qualcuno si rompe il cazzo di questa pax romana e decide di compiere un suicidio andando contro questo drappello divino di super soldati; in questo film ci prova Ultron, un essere artificiale creato da Tony Stark con l’idea di metterlo al servizio dell’umanità e della pace tra gli uomini. Ovviamente Ultron, dopo appena 15 secondi dalla nascita, viene a conoscenza del lato violento degli esseri umani e decide bene quindi di eradicare la causa stessa delle guerre nel mondo: gli uomini.
Per fare ciò escogita un “brillante piano”: librare in cielo una città ex sovietica e schiantarla poi al suolo provocando un impatto simile al meteorite che ha estinto i dinosauri 65 milioni di anni fa.
A fermare il suo diabolico piano arrivano gli Avengers e un altro paio di (non) mutanti.

Avengers: Age of Ultron (2015)
proletari unitevi!

Secondo capitolo nella saga degli Avengers e centoventottesima pellicola dell’universo Marvel, Age of Ultron rappresenta per me la prima crepa nella diga di merda che la Disney sta tenendo a bada da diversi anni: secondo i piani (diabolici) del più grande conglomerato americano dell’intrattenimento, i personaggi derivati dai fumetti Marvel dovrebbero fruttare una tale caterva di pellicole da poter andare avanti a spalare milioni di dollari almeno fino al 2020 (non sto scherzando).

Purtroppo i produttori hollywoodiani sembrano non aver capito che mangiare gelati per 10 anni può sembrare interessante su carta, ma non può condurre altrove non se non sulla tazza del cesso a cacare diarrea a fischio come non ci fosse domani.
I film di supereroi cominciano a rompere veramente il cazzo, non solo per la loro inevitabile stupidità e semplicità narrativa, ma soprattutto per la necessità impellente che hanno di alzare sempre di più l’asticella delle scene d’azione e degli effetti speciali.
E non c’è più tanto da alzare ormai se non il cazzo morto di gran parte del pubblico, povero lembo di carne intorpidito sotto chili e chili di salti mortali frecce schizzo esplosioni implosioni triturazioni calpestazioni macchinazioni eccitazioni atrofizzazioni fossilizzazioni millantazioni abluzioni circoncisioni ritrattazioni collutazioni spedizioni ricreazioni decapitazioni elaborazioni inondazioni metabolizzazioni elugubrazioni girovagazioni divinazioni felicitazioni verbalizzazioni capitolazioni AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI AZIONI

2020

Se siete super fanatici dei supereroi oppure siete degli ignoranti dei paesi in via di sviluppo i quali rappresentano sempre di più una bella fetta degli incassi mondiali dei blockbusters hollywoodiani portando bene in vista il loro alto grado di ignoranza cinematografica e voglia di sognare una vita priva dei problemi comuni tipo la mancanza di cessi pubblici… beh, allora benvenuti.

Altrimenti passate oltre.

VOTO:
2 ignoranti cinematografici e mezzo

Avengers: Age of Ultron (2015) voto

Titolo originale: Avengers: Age of Ultron
Regia: Joss Whedon
Anno: 2015
Durata: 141 minuti

Big Hero 6 (2014)

Hiro Hamada è un ragazzino americano prodigio che non vuole affrontare la vita reale e trovarsi un lavoro per bene che lo metta al servizio della comunità; chiamalo scemo.
Il fratello, giovane ricercatore di robotica all’università di San Fransokyo (un’immaginaria San Francisco ricostruita da immigrati giapponesi nel 1906), lo convince ad arruolarsi tra le fila di ricercatori universitari per mettere a frutto il suo straordinario intelletto.

Come in tutte le storie di supereroi americani però, la scintilla che innesca la trasformazione da giovane pubescente a maschio stracazzuto è la morte di una figura cara al protagonista, in questo caso quella del fratello.
Hiro si mette quindi in testa di trovare il maledetto colpevole per la morte del caro estinto il quale nel frattempo si è anche fregato la sua recente invenzione: un esercito di microrobots comandati col pensiero capaci di radere al suolo l’intera città.
Ad aiutarlo ha 4 giovani colleghi ricercatori ed un robot chiamato Baymax, un’automa dottore il cui scopo principale è curare le sofferenze degli umani.
Tra voli pindarici, molte battute e una sana spruzzata di progressismo all’americana i nostri eroi porteranno a casa la pagnotta.

Big Hero 6 (2014)
parecchie pagnotte, a giudicare dall’obesità di Baymax

Big Hero 6 è un filmetto niente male, con la giusta dose di azione e una morale buona tipica dei film Disney; certamente un pubblico adulto trae poco dal messaggio interrazziale (protagonista mezzo giapponese e città da melting pot) e il condivisibile insegnamento che l’intelligenza vince sulla forza bruta, ma i bambini (o gli idioti) possono farne tesoro.

Tratto da un oscuro fumetto Marvel dall’omonimo titolo (operazione frutto del recente assorbimento della testata da parte della casa cinematografica californiana), del materiale originale in realtà resta poco, e meno male.
Sì, perché è sempre meglio una buona moraletta disneyana che le rozze botte da orbi dei supereroi americani.
Questa è anche la pellicola che ha vinto l’Oscar 2015 come migliore film d’animazione mentre il capolavoro The Lego Movie non aveva ricevuto neanche una nomination, e la cosa non meraviglia se si pensa che la società americana è talmente intrisa di consumismo da secolo decimo nono ed emotività da 2 spicci che non poteva certo premiare un film che prende per il culo l’intero sistema.

VOTO:
4 Johnny 5

Big Hero 6 (2014) featured

Titolo originale: Big Hero 6
Regia: Don Hall, Chris Williams
Anno: 2014
Durata: 102 minuti

Birdman (2014)

Questo è uno di quei film che ti rimangono in testa per un po’ dopo essere usciti dal cinema: la storia di Riggan Thomson, un attore famoso in gioventù per aver interpretato Birdman (un trittico di film su un classico eroe mascherato all’americana) ora deciso a riscattarsi con una pièce teatrale a Broadway basata su un racconto breve di Raymond Carver, è decisamente inusuale di questi tempi; ricordiamoci infatti che questi sono anni di fascio-capitalismo ad Hollywood (e dintorni) e va da sé che arte e sperimentazione non sono ben viste quando vige la regola della moneta sonante e del manganello silente.

Ecco quindi che già solo per la coraggiosa scelta narrativa questo Birdman andrebbe premiato, se poi aggiungiamo uno stile visivo e strutturale molto particolare e difficile da realizzare (tutto il film è un piano sequenza realizzato con l’aiuto del computer e trucchi in camera alla Hitchcock di Rope) e coroniamo con delle interpretazioni molto sopra le righe ma comunque belle e passionali, allora il prodotto si eleva a vera e propria opera d’arte e si distacca completamente dal panorama mainstream contemporaneo, fatto di risate preregistrate ed inutili bombardamenti su civili inermi.

Iñárritu qui firma uno dei suoi film più belli, certamente il più maturo e allo stesso tempo più positivo: non siamo dalle parti di 21 grams, coi suoi dolori inghiottiti e finto-risolutivi, ma più nei pressi di Carpenter, regista americano sottovalutato che ama l’umanità e per questo ne parla sempre male.

Il finale, che lascia lo spettatore col dubbio atroce, si riallaccia al titolo del racconto di Carver What we talk about when we talk about love (Di cosa parliamo quando parliamo d’amore) che Riggan cerca di mettere in scena; una storia di persone che confondono violenza e amore, perché si amano troppo e per questo troppo poco.

VOTO:
5 struzzi curiosi

Birdman (2014) voto

Titolo originale: Birdman
Regia: Alejandro González Iñárritu
Anno: 2014
Durata: 119 minuti

Guardiani della Galassia (2014)

Ma cosa volete che ne pensi di un film in cui la parola “Fascista” è usata come insulto?
Che è un cazzo di capolavoro!

L’ennesimo film tratto dall’universo Marvel, ora controllata dalla Disney Corporation e quindi sulla buona via della spremitura fino all’osso, è infatti un caleidoscopico carosello allucinogeno con due palle fumanti servito su un piatto d’oro e contornato da un umorismo innocuo ma comunque spassoso.

Quando ho sentito che Guardians of the Galaxy era un film della madonna, divertentissimo e girato da dio, non volevo crederci; d’altronde si sa che questi blockbusters americani sono troppo spesso deviati verso il capital-fascismo alla Michael Bay e che finiscono sempre per esasperare il concetto base di eroismo fascio e superiorità genitale maschile.
Qui invece, nonostante ci siano gli inevitabili momenti d’eroismo e il protagonista principale sia un maschio bianco, si riscontrano però molti felici ingredienti narrativi volti a stemperare questi stereotipi del genere.
Quando ad esempio il protagonista quasi si sacrifica per la sua donna, il successivo monologo superficiale autocompiacente e la reazione stizzita di superiorità intellettuale della ragazza, fanno cadere immediatamente l’altare eroico appena montato.

Si nota oltretutto che la compagnia chiamata appunto Guardiani della galassia è composta da perdenti, definizione usata dal protagonista stesso, e che in finale è la cooperazione sinistrorsa a vincere contro il male, non l’individualismo fascista.
Alla fine poi i Guardiani si comparano a Kevin Bacon, per il suo ruolo di emancipatore sociale nel film Footloose, una pellicola decisamente fuori dalla portata temporale dei bimbi minchia.
Forse sembra poco per coloro i quali non sono avezzi all’analisi filmica, specialmente di blockbusters come questi, ma credetemi se vi dico che è invece una piccola rivoluzione avere come protagonisti dei simpatici rinnegati braccati dai governi autoritari.

E come si è arrivati ad un prodotto del genere?
Beh, semplice: è bastato assumere come sceneggiatore e regista uno che ha le idee politiche giuste, James Gunn.
James è famoso per aver collaborato con la mitica casa di produzione americana Troma, uno studio indipendente che ha fatto uscire piccoli grandi film a basso costo ricchi di humor, tette e disgustorama.
Gunn in particolare ha scritto due film culto come Tromeo and Juliet e Terror Firmer; quest’ultimo, basato su una trama che gira intorno agli ermafroditi, ha tra l’latro due cameo di rilievo sui titoli di coda: Trey Parker e Matt Stone, quelli di South Park, un’altra opera americana libera dal politically correct e sempre attuale, nonostante sia in onda da 17 anni.

Il legame di James Gunn con la Troma si esprime anche con il cameo di Lloyd Kaufman, fondatore della Troma, durante la scena alla prigione spaziale: è uno dei detenuti.
Altro cameo rilevante poi è quello di Stan Lee, famoso ideatore di parecchi personaggi Marvel (ma non dei Guardiani) e ormai prezzemolo del Marvel Studios; stavolta però il vecchiaccio miliardario appare in compagnia di una giovane ragazza e viene quindi indicato dai personaggi come un vecchio zozzone pedofilo, il che è esilarante.
A completare il quadro già roseo, c’è una colonna sonora fatta di pezzi anni ’70, molto pop ma senza essere stupida.

Insomma, che dire di più?
Facile:
Christopher Nolan fascista!

Titolo originale: Guardians of the Galaxy
Regia: James Gunn
Anno: 2014
Durata: 121 minuti

Il ragazzo invisibile (2014)

Trieste è una piccola città di confine, un capoluogo di provincia di circa 200 mila anime.

Situata tra slavi, italiani e tedeschi, la città ha sempre avuto uno strano carattere provinciale e cosmopolita allo stesso tempo, forse uno dei primi esempi di melting pot che, per colpa soprattutto degli italiani fascisti (tra cui anche ebrei triestini, perché tutti se lo scordano che molti ebrei erano ferventi fascisti fino alle leggi razziali), dicevo per colpa dei fascisti colonialisti, fu tolta all’impero austro-ungarico nel 1918, quando fu letteralmente invasa dall’esercito sabaudo.
Presto la minoranza italiana si impose sulla maggioranza slava, eliminando la loro lingua, la loro cultura, le loro tradizioni e persino i loro nomi nel brutale tentativo di italianizzare un luogo che italiano non fu mai, e la conseguente espulsione più o meno forzata di cittadini di etnia non-italica fu una vera piccola tragedia che spesso i libri italiani di storia si “scordano” di menzionare.

Oggi Trieste rimane una città quasi priva d’identità, spogliata della ricchezza culturale che la contraddistingueva, e quello che rimane è solo un vuoto guscio micragnoso che aspetta il prossimo inverno per polverizzarsi.

Ecco, insomma: a Trieste ce n’è di roba da raccontare, direttamente o indirettamente, e questo ultimo film di Salvatores, svolgendosi proprio in questo capoluogo veneto-giuliano, avrebbe potuto sfruttare molto di quello che vi ho raccontato.

Purtroppo però gli sceneggiatori italiani sono cani bastardi senza gloria che leggono le graphic novels per informarsi e siedono ai tavolini dei bar di Trastevere del Pigneto per discutere di stupidaggini.
Quindi, nonostante le varie risorse disponibili, anche questa volta abbiamo un bel nulla di fatto.

Il ragazzo invisibile (2014)
il tipico sceneggiatore italico

Lo sforzo produttivo c’è e la tecnica è buona (ma ormai chi è che gira tecnicamente male un film?), però non c’è un cazzo da fare: Il ragazzo invisibile rimane un filmetto fiacchetto, indeciso se prendere la via della commedia fantastica per ragazzi o invece strizzare l’occhio ad una fascia di pubblico più adulta.
E il risultato è un pappone sbrodolone che scontenta e annoia tutti.

Purtroppo questa storia di adolescenza sfigata con redenzione eroica fascista è un tale buco nell’acqua che il tonfo si è sentito fino a Los Angeles dove producono i film ai quali questa pellicola fa il verso spudorato: nerd ciccioni, bulletti ripetenti, negozi cinesi magici e violenza scolastica ingiustificata sono infatti da sempre pane quotidiano dei film americani per ragazzi.
Quello che gli sceneggiatori italiani non hanno capito però è che non si può prendere una formula che funziona all’estero e trapiantarla, senza arte né parte, nel contesto triestino e far finta che tutto vada bene.

No cari miei: “spie russe della Siberia che allevano giovani mutanti per fare la guerra” è un’idea che nel migliore dei casi fa ridere; nel peggiore, fa venire voglia di Guerra Termonucleare Globale.
E sicuramente molti sceneggiatori italioti non avranno capito questa mia ultima battuta, segno che dei film per ragazzi americani non ci capiscono un cazzo.

Titolo originale: Il ragazzo invisibile
Regia: Gabriele Salvatores
Anno: 2014
Durata: 100 minuti

The Lego Movie (2014)

Emmet è un anonimo operaio costruttore di una ridente cittadina modello governata da Lord Business, un malvagio senza scrupoli che odia il disordine e il libero pensiero.

Grazie al controllo della polizia, dei mass media e del governo, Business ha reso tutti schiavi inconsapevoli di una società perbenista, monodirezionale e capitalista.
C’è una profezia però: un giorno un giovane eroe recupererà il “Pezzo della Resistenza” (che in italiano è stato cambiato in “Pezzo Forte”… perché li mortacci vostra e del fascismo imperante) e porrà fine al governo totalitario del dittatore dalla faccia buona.

The Lego Movie (2014)

Chi non conosce i mitici mattoncini danesi dal prezzo esorbitante?

Ecco, appunto.

Non tutti sanno però che da qualche lustro a questa parte  la casa di giocattoli smontabili più famosa del mondo ha ampliato la sua offerta verso la fascia adulta, specialmente verso tutti quelli che sono cresciuti con i leggendari mattoncini e che oggi non possono fare a meno di desiderarli, con la differenza che ora hanno uno stipendio per comprarli.
Dalla linea originale rivolta ai ragazzi quindi sono spuntati fuori una miriade di set, spesso associati ad altri importanti franchise come Star Wars o Marvel, hanno sviluppato videogiochi per tutte le piattaforme possibili ed è infine uscito un film.

Qui si parla di quest’ultimo.

The Lego Movie è una vera sorpresa: un’animazione assolutamente stupefacente che ricrea in computer grafica un mondo plastico che sembra animato in stop motion, dei personaggi un po’ folli e un po’ perdenti che sputano battute su battute mentre si muovono all’impazzata in una realtà sempre in bilico ed un ritmo forsennato che non lascia lo spettatore per un secondo fanno di questo film una vera chicca ad alto costo.

La cosa più bella però è il chiaro messaggio anarchico sottinteso: tutti i cittadini sono capaci di inventiva, immaginazione e capacità decisionale… basta solo lasciarli liberi di fare.

Titolo originale: The LEGO Movie
Regia: Phil Lord, Christopher Miller
Anno: 2014
Durata: 100 minuti

The Amazing Spider-Man 2 (2014)

Lo sapete che musica piace ai giOvani?
La dubstep!

Madonna se spacca la dubstep!
E allora facciamo un film con i super eroi e mettiamoci la musica dubstep.
Dai! E poi il cattivo va a ritmo di dubstep.
Certo e parla con la voca elettronica dubstep come Cher prima dell’operazione.
Dubstep.
Dubstep dubstep.
Dubstep Cher.
Fico!

The Amazing Spider-Man 2 (2014)
dubstep

L’ennesimo film del cazzo pieno di buffonate, spavalderie e dalla lunghezza spropositata per pubblico di riferimento e consistenza narrativa.

Fa male vedere come gli studios di Hollywood facciano del personaggio sfigato e povero Peter Parker uno stronzettello figlio di papà che rinasce dalle ceneri seguendo una sorta di destino eroico.
Mortacci vostra e le vostre retoriche fascio-medievali.

Paul Giamatti venduto di merda, morirai all’inferno insieme al regista di quella cacata di Sideways, Alexander Payne, che ha fatto un solo film bello, Election.

Titolo originale: The Amazing Spider-Man 2
Regia: Marc Webb
Anno: 2014
Durata: 142 minuti !!!