Creep 2 (2017)

Alla fine del primo episodio di questa che si appresta ad essere una delle trilogie più gustose della storia del cinema, avevamo lasciato il serial killer Josef alle prese con l’ennesima vittima da spolpare dopo aver fatto fuori con un’accetta il povero videomaker Aaron.

All’inizio di questo secondo episodio ritroviamo un Josef che sembra aver perso la gioia di vivere: i delitti che prima compiva con gran diletto ora non gli danno più quella pace interiore ed è quindi alla disperata ricerca di una nuova ragione d’essere visto che sdraiarsi con le sue vittime per catturare le loro peculiarità caratteriali sembra aver perso quel fascino che prima lo attraeva come un insetto di fronte alla luce di un lampione.

Riuscirà la giovane videomaker Sara, alla disperata ricerca di un soggetto strambo da riprendere per la sua stramba serie YouTube sugli annunci online strambi, ad infondere nuova linfa sotto la pellaccia di questo vecchio lupo che sta per compiere i fatidici 40 anni?

Creep 2 (2017)

Meraviglioso film dell’orrore che, riprendendo molto stile e trama del predecessore, ne amplia e sovrasta i limiti sorprendendo lo spettatore con un’ironia intrinseca ed estrinseca alla narrazione senza però cadere mai nel facile tranello della negazione del proprio passato.
No, qui gli autori (con un Mark Duplass che torna a vestire gli splendidi panni del folle assassino dall’animo candido) prendono tutto quello che avevano espresso molto bene nel primo film e lo migliorano sotto ogni possibile aspetto.

Un vero must… che però va visto dopo il primo per apprezzarne appieno i rimandi, lo sviluppo e l’autoironia.

VOTO:
5 lampioni

Creep 2 (2017) voto

Titolo originale: Creep 2
Regia: Patrick Brice
Anno: 2017
Durata: 78 minuti

Analisi di un delitto (1999)

Lawson Russell è un brillante avvocato americano che inaspettatamente ha un momento di moralità mentre difende uno spocchioso riccastro, unico indiziato del brutale omicidio d’una ragazza, finendo per accusarlo apertamente del delitto durante il processo.

Bannato a vita dalla professione forense per questo pubblico episodio di follia, Lawson va in ritiro al mare nella speranza di scrivere il romanzo che lo farà campare di rendita per il resto della vita, ma si ritrova col classico blocco dello scrittore.
In suo aiuto verrà un simpatico vecchio che gli passerà, prima di morire d’infarto, un manoscritto dalle uova d’oro narrante le vicende di un vendicatore misterioso che fa fuori 5 avvocati rei d’aver spregiudicatamente difeso dei plateali assassini.

Tutto sembra andare nel migliore dei modi, fino a quando non salta fuori che questi omicidi sono stati commessi realmente e Lawson viene logicamente accusato di assassinio plurimo.

Analisi di un delitto (1999)

Film un po’ televisivo, sia come veste grafica che come regia, che dalla sua ha un’idea buona alla base ma che inesorabilmente si sbrodola malamente come un tricheco al pranzo di nozze di sua maestà la regina d’Inghilterra.

La cosa che più mi ha stupito di queste due ore scarse gettate lì per là è stata l’inaspettata voce d’angelo di Cuba Gooding Jr.

VOTO:
3 Cuba e mezza

Analisi di un delitto (1999) voto

Titolo inglese: A Murder of Crows
Regia: Rowdy Herrington
Anno: 1999
Durata:

Dellamorte Dellamore (1994)

Nella ridente cittadina di Buffalora i morti stanno tornando in vita ed è compito di Francesco Dellamorte, svogliato guardiano del cimitero locale, assieme al suo fidato e ritardato compare Gnaghi, sparare loro in testa e porre così fine all’invasione.

Purtroppo Francesco stesso non se la passa tanto bene visto che sta attraversando una piccola quanto importante fase della sua vita, ovvero il passaggio all’età adulta (leggermente in ritardo sulla tabella di marcia biologica) e ad una maggiore consapevolezza del proprio io che, tra prorompenti ossessioni femminee, figure materne che muoiono, impotenze vere o presunte e solitudini più vere che presunte, lo stanno facendo uscire di capoccia mentre lui vorrebbe solo uscire dalla piccola realtà artefatta della piccola cittadina nella quale la sua esistenza sta svanendo in concomitanza con la triste realizzazione che tutti dobbiamo morire.

Dellamorte Dellamore (1994)
una piccola morte

Bellissima e molto sottovalutata commedia dell’orrore all’italiana che da un lato intrattiene i fan del genere con una splendida veste scenografica, una buona dose di macabro veicolata con dei graziosi effetti speciali artigianali e una scandalosa sfacciataggine poco politically correct (tipo quando Francesco impallina in piena testa piccoli boy scouts e fracagna la faccia ad una suora occhialuta… roba che ce la sogniamo in questi tempi di perbenismo fasullo) e dall’altro riesce a porre più di un interrogativo alla soluzione della narrazione.

Qual è la realtà?
Perché esistiamo?
Chi è veramente Francesco?
Sono domande che un pubblico più avveduto dovrebbe porsi, ma capisco che la maggior parte sarà troppo impegnata con le pere di Anna Falchi.

VOTO:
4 pere

Dellamorte Dellamore (1994) voto

Titolo inglese: Cemetery Man
Regia: Michele Soavi
Anno: 1994
Durata: 105 minuti

Creep (2014)

Craigslist è una sorta di Porta Portese americano; un sito graficamente molto casareccio sul quale si possono trovare gli annunci più disparati: da quello che vende una bicicletta a quello che cerca lavoro come pasticciere.

In questo breve ma intenso film, Aaron (interpretato dal regista e sceneggiatore) risponde ad un annuncio per un cameraman al quale si chiede massima riservatezza per un lavoro di un giorno pagato 1000 euro.
Un boccone molto ghiotto per essere rifiutato a fronte dei ragionevoli dubbi che un annuncio del genere dovrebbe generare nel cittadino medio.
Ad aspettarlo dall’altra parte c’è Josef (Mark Duplass, produttore e co-sceneggiatore), un eccentrico e stranissimo uomo che dichiara di voler lasciare delle testimonianze video a suo figlio prima di morire a causa del cancro nel cervello che gli è stato diagnosticato pochi mesi prima.

Ovviamente le cose andranno di male in peggio lungo un rocambolesco e a tratti divertente percorso interattivo tra un uomo troppo buono per restare vivo e un altro troppo perverso per morire.

Creep (2014)

Buon film a bassissimo costo che s’inserisce per certi versi nel prolifico filone del Found Footage al quale però dà un paio di botte d’aggiustamento per avere quei classici twists a cui il pubblico si è oramai troppo abituato.

In poche parole: consigliato.

Quello che invece non consiglio è impelagarsi nel suddetto Craigslist, divenuto oramai meta prediletta per i matti dell’internet.
E per meglio capire l’essenza di questo sito e dei suoi annunci, ne trascrivo qui uno preso dalla versione romana, dal titolo che è tutto un programma:

jerk off with another straight guy

I’m a friendly, good-looking, straight but curious 29-year-old Dutch guy. I am on holiday in Rome till April 10.
I think it would be really cool to meet up with another relaxed straight/curious dude, have a beer, talk about all kinds of stuff, see a movie, be buddies.
If we both feel like it, we could hang out naked, show off our erections and jerk off together.

I think it would be a great way to bond with another dude.
I’d enjoy the camaraderie of comparing our cocks, being naked together, watching hot porn and telling each other how good we are feeling.

VOTO:
4 olandesi volanti

Creep (2014) voto

Titolo di lavorazione: Peachfuzz
Regia: Patrick Brice
Anno: 2014
Durata: 77 minuti

Salto nel buio (1987)

Tuck Pendleton è un aviatore della marina statunitense dedito all’alcool e al sesso con la bionda Meg Ryan, ossequiosamente in quest’ordine, che viene miniaturizzato a livello cellulare per essere poi iniettato dentro un coniglio da laboratorio durante un esperimento scientifico segreto.
Jack Putter è un cassiere di un supermercato ipocondriaco e con parecchi problemi relazionali che riceve l’iniezione nel culo al posto del coniglio di laboratorio per via di un parapiglia internazionale nel quale sono implicati in ordine sparso: un pinguino, due suore, un afro americano alto 2 metri e 10, un tedesco col braccio meccanico, Alice nel paese delle meraviglie e un cowboy arabo.

Salto nel buio (1987)

Deliziosa commedia adrenalinica che avrò visto almeno una decina di volte e che, nonostante ciò, riesce sempre ad intrattenermi per quelle sue due ore di durata, Innerspace è un chiaro rifacimento del classico Fantastic Voyage aggiornato però ai moderni anni ’80, specialmente per gli effetti speciali e il tono irriverente che pervade tutto e tutti.

Non si tratta di un capolavoro né di un film imperdibile, ma sicuramente non mancherà di trascinare molte risate giù per le scale.

VOTO:
4 scale

Salto nel buio (1987) voto

Titolo originale: Innerspace
Regia: Joe Dante
Anno: 1987
Durata: 120 minuti

L’urlo dell’odio (1997)

Charles Morse, un attempato milionario americano dalla memoria ferrea e dal polso di ghiaccio, si ritrova sperduto in Alaska dopo un incidente aereo assieme a Robert Green, avido e arrivista fotografo della moglie fotomodella, e il povero assistente nero del fotografo arrivista e avido.
I tre dovranno imbarcarsi in una camminata tra foreste deserte e pennacchi innevati alla disperata ricerca di un segno di vita che possa condurli alla cara e amata civiltà.

A mettere i bastoni fra le ruote ci si metterà un orso kodiak mangia-uomini e un sospetto tradimento della moglie fotomodella con il fotografo avido e arrivista, a cui staranno fischiando le orecchie per quante volte l’ho citato… se non fosse morto.

ops, spoiler.

L'urlo dell'odio (1997)

Dallo stesso regista di quel preservativo sgonfio chiamato Die Another Day, arriva l’ennesimo film del prolifico filone uomo VS natura.

Girato con grazia e molto stile tanto da far rimpiangere (in questi tempi di calci e sputi) la vecchia Hollywood coi sigari,  il film (nonostante il terribile titolo italiano) gira facile e si lascia amare per quello che è: una buona storia, già sentita e molto telefonata, con delle ottime panoramiche dell’Alaska e la presenza del celeberrimo Bart the Bear, l’eccezionale orso kodiak che interpreta il mangia-uomini e al quale il film è giustamente dedicato.

VOTO:
3 mangia-uomini e mezzo

L'urlo dell'odio (1997) voto

Titolo originale: The Edge
Regia: Lee Tamahori
Anno: 1997
Durata: 117 minuti

Ocean’s Twelve (2004)

Tornano gli scalmanati 11 draghi del furto che, dopo essersi spartiti una torta da 160 milioni di dollari e assunte nuove identità per sfuggire alla legge, si trovano costretti loro malgrado a tornare in azione per ripagare l’incazzatissimo padrone dei casinò derubati, Terry Benedict, il quale è venuto a conoscenza delle loro nuove identità grazie ad una soffiata balorda di Night Fox, un ladro tanto bravo quanto stronzo che è andato in puzza e strapuzza d’invidia per il clamoroso colpo messo a segno a Las Vegas dagli 11 draghi di cui sopra.

Qui invece il furto da mettere a segno è l’uovo Fabergé dell’incoronazione di Nicola II Romanov, personaggio famoso per essere stato sparato dai Sovietici nel 1918 e cordialmente chiamato da amici e parenti:
“Per Grazia di Dio, Imperatore e Autocrate di tutte le Russie, zar di Polonia, Onorevole Cavaliere Conte di Mosca, di Kiev, di Vladimir, di Novgorod, di Kazan’, di Astrachan’ e della Siberia; granduca di Finlandia e di Lituania; erede di Norvegia; signore e sovrano di Iberia, Clamoroso Duca dell’Armenia e del Turkestan; duca dello Schleswig-Holstein, dello Stormarn, di Dithmarschen e Megadirettore Galattico dell’Oldenburg”.

Ocean's Twelve (2004)

Il film è una rivisitazione in chiave sardonica di tutto quello che ha funzionato bene nel primo capitolo e che qui invece ha il fiato corto; non è un granché e non vale la pena spenderci più di due righe.

Vorrei invece parlare di come morirono quei cani dei Romanov:

Nella notte del 16 luglio 1918 l’ex imperatore e famiglia vengono svegliati per una partenza improvvisa; fatti i bagagli, vengono condotti in uno scantinato per una foto ufficiale di notifica dello sgombero, ma la realtà è che sono lì per essere fucilati.
Durante i concitati e confusionari 20 minuti dell’esecuzione, furono fatti fuori Nicola II, la moglie Aleksandra Fëdorovna, i 5 figli Ol’ga, Tat’jana, Marija, Anastasija, Aleksej, il medico Botkin, il cuoco Charitonov, l’inserviente Trupp, la dama di compagnia Anna Demidova e i cani (questa volta veri) Jimmy e Ortino.
Nota di colore: tre delle figlie non morirono subito perché i proiettili venivano deviati dai gioielli e i diamanti nascosti nelle vesti e quindi, rannicchiate in un angolo, furono finite a baionettate.
I corpi vennero portati in un bosco lì vicino; alcuni furono fatti a pezzi e gettati nel pozzo di una vecchia miniera mentre altri vennero sciolti con acido solforico e dati alle fiamme per evitare che i controrivoluzionari ne trovassero i resti.

Insomma, una giornata da re.

VOTO:
2 re e mezzo

Ocean's Twelve (2004) voto

Titolo in sceneggiatura: Honor Among Thieves
Regia: Steven Soderbergh
Anno: 2004
Durata: 125 minuti

Ocean’s Eleven (2001)

Quando devi rapinare 3 casinò a Las Vegas non puoi farti mancare un Boesky, un Jim Brown, una Miss Daisy, due Jethros e un Leon Spinks.
Senza considerare la più grande Ella Fitzgerald mai vista.

Se non c’hai capito un cazzo, tranquillo: vuol dire semplicemente che non sei né un ladro di professione né un attore hollywoodiano miliardario.

In questo film, di attori miliardari ce ne sono 13:
11 ladri che fanno squadra per fottersi 160 milioni di dollari derivati dal gioco d’azzardo, uno scorbutico padrone di casinò dalle tempistiche svizzere e una bella donna messa in sceneggiatura unicamente per fare da contraltare umano ai soldi in questione.
Quest’affondo maschilista inconsapevole è talmente sfacciato che a un certo punto Danny Ocean, interpretato da un George Clooney alquanto beffardo, chiede addirittura a Terry Brenedict, Andy Garzia con la pappagorgia, se vuole tenersi i dindini o la donnina, esplicitando ancor meglio quest’infame parallelismo per gli spettatori più distratti.

Nel mezzo: slot machines, corse in macchina, blackout, incontri di pugilato, fedi nuziali, palloncini, pillole per il cuore, vestiti e soprattutto cappelli deliranti, e super femminista, fiammeggiante e demoniaco.

Ocean's Eleven (2001)

Non uno dei più profondi e sperimentali film di Soderbergh, ma non per questo uno da sottovalutare.

Questi moderni semi-paladini della giustizia che derubano i corrotti mafiosi di Las Vegas (come vuole l’andazzo cinematografico più recente che, rispecchiando il sentimento popolare della massa di delusi dal sistema occidentale, vuole la tanto agognata rivalsa verso i potenti corrotti) fanno inevitabilmente breccia nel cuore dello spettatore il quale, nonostante non possa provare una totale identificazione con loro, non ne condanna le azioni.

Se a questo aggiungiamo un’indiscussa bravura tecnica generale, dalla fotografia calda e pasticciona alle simpatiche musiche d’accompagnamento (sentite e scordate nell’arco di 5 minuti) passando per il reparto costumi e scenografia che qui, vista l’ambientazione e lo spirito sopra le righe della narrazione, ha dato fondo ai sogni più reconditi dei faraoni d’Egitto o Cristiano Malgioglio che dir si voglia, allora non se ne può che uscire soddisfatti… e con 5 euro in meno in tasca.

VOTO:
4 banconote da 5 euro (che fanno 20 euri aho!)

Ocean's Eleven (2001) voto

Titolo italiano completo: Ocean’s Eleven – Fate il vostro gioco
Regia: Steven Soderbergh
Anno: 2001
Durata: 114 minuti

Prisoners (2013)

Due bambine vengono rapite senza lasciare traccia e le rispettive famiglie entrano in un vortice depressivo dal quale solo il padre di una delle due se ne tira fuori riversando tutta la rabbia e la frustrazione, accumulate da anni di teste chinate ai rettiliani che governano il mondo e dai quali ci si può e deve difendere con una cantina piena di viveri in caso di guerra atomica, verso un povero ritardato originariamente sospettato ma poi rilasciato dalla polizia per mancanza di prove.

Ma al padre rabbioso anti-rettiliano frega cazzi e quindi lo rapisce e lo pista di botte e lo tortura attuando un perfetto ribaltamento di ruoli che alla fin fine sta poi alla base dell’intero film.

Nel frammentre s’intrecciano le vicende di talmente tanti personaggi che non vi sentirete soli per i prossimi 3 mesi.

Prisoners (2013)

Non male, non male affatto questa pellicola che, sfruttando la solita manfrina delle figliolette vergini rapite dall’uomo nero, se ne libera abbastanza agilmente con una regia contenuta (forse pure troppo) e delle ottime interpretazioni, da Hugh Jackman pronto per Guantanamo a Jake Gyllenhaal col tic oculare e il capello più impomatato degli ultimi decenni.

Peccato per i (più o meno) inconsapevoli soliti affondi misogini con le donne emotivamente fragili e rancorose perché si sentono tradite dai loro mariti i quali dovevano farle sentire al sicuro manco fosse un romanzo irlandese del 19° secolo.
D’altra parte la gramigna è tosta da estirpare, anche e soprattutto dai cuori di chi si crede un progressista.

VOTO:
4 “progressisti” con la gramigna nel cuore

Prisoners (2013) voto

Titolo originale: Prisoners
Regia: Dennis Villeneave
Anno: 2013
Durata: 153 minuti

Il silenzio degli innocenti (1991)

Accade che vengano trovati i corpi di giovani ciccione brutalmente deturpate e non si riesce a capire chi diamine sia l’assassino.

Sospettando che il geniale cannibale dottor Hannibal Lecter possa fare un po’ di luce sul caso, viene mandata una giovane recluta dell’FBI, Clarice Starling, a fare le domande giuste all’uomo giusto rinchiuso giustamente in prigione.
Mettendosi a nudo emotivamente di fronte a Lecter, Clarice stabilirà un legame psicologico con il dottore favorendo così quell’introiezione necessaria a comprendere le azioni di Buffalo Bill, il serial killer delle ciccione, così soprannominato per l’usanza di scuoiare le sue vittime.

Il silenzio degli innocenti (1991)

The Silence of the Lambs, soprannominato da me The Snapchat of the Lambs per l’usanza di fare i selfie, è indubbiamente un film eccezionale e come tale c’è poco da disquisire.
Belle le interpretazioni, bella la regia, belle le musiche, bella l’atmosfera, bellissima la fotografia, bello tutto.

Non lo vedevo da parecchi anni (probabilmente da prima che mi interessassi in maniera maniacale al cinema) e devo dire che, rivisto con gli occhi maturi di uno che (alla pari di una puttana vietnamita) ne ha viste di tutti i colori, è una pellicola che lascia molto sconcertati per quel crepitante brivido che ti lascia scorrere sulla schiena non tanto nelle scene più gore (tra l’altro molto rare) ma per quelle più psicologiche, per quegli scambi di dialogo assolutamente fuori dalla logica poliziesca tra la giovane e determinata investigatrice e il cannibale che l’aiuterà a scovare l’assassino.

Insomma, come dice il famoso critico cinematografico Mereghetti:
oh baby, io tanta voja, io faccio amore lungo lungo,
fare festa, io succhia succhia.
15 dolla, faccio tutto tu vuoi !

VOTO:
5 agnelli

Il silenzio degli innocenti (1991) voto

Titolo originale: The Silence of the Lambs
Regia: Jonathan Demme
Anno: 1991
Durata: 118 minuti
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Scarlet Street (1945) [Full Movie HD]

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When a man in mid-life crisis befriends a young woman, her venal fiancé persuades her to con him out of the fortune they mistakenly assume he possesses.

Director: Fritz Lang
Writers: Georges de La Fouchardière (novel) (as Georges De La Fouchardiere), André Mouézy-Éon (novel) (as Mouezy-Eon)
Stars: Edward G. Robinson, Joan Bennett, Dan Duryea

Titolo italiano: La strada scarlatta
Regia: Fritz Lang
Anno: 1945
Durata: 102 minuti

Fear and Desire (1953) [Full Movie HD]

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Four soldiers trapped behind enemy lines must confront their fears and desires.

Director: Stanley Kubrick
Writer: Howard Sackler
Stars: Frank Silvera, Kenneth Harp, Paul Mazursky

Titolo italiano: Paura e desiderio
Regia: Stanley Kubrick
Anno: 1953
Durata: 62 minuti