Malignant (2021)

Una donna ha 3 aborti, un marito violento ed è amica di Mario Draghi, ma la cosa peggiore è l’aborto che si porta in capoccia da 20 anni.

E con questo t’ho detto la fine.

Filmetto girato anche abbastanza bene da un punto di vista prettamente tecnico e con qualche buona idea qui e lì, specialmente all’inizio, ma che per via di una sceneggiatura di merda sviluppata sopra una storia del cazzo risulta molto “insufferante”… una parola che mi sono inventato e che vuol dire che provoca insofferenza.

VOTO:
2 insufferanti Draghi

Malignant (2021) voto

Titolo costaricano: Maligno
Regia: James Wan
Anno: 2021
Durata: 1 ora e 52 minuti
Compralo: https://amzn.to/3ntktPw

Spiral (2021)

In giro c’è un fottuto ammazza-piedipiatti e io non potrei essere più felice.

Purtroppo il corpo di polizia non concorda e tenta invano di acchiappare questo buon samaritano che sta ripulendo la città da questi cani della borghesia e i cani bastardi non ci mettono molto a capire che hanno a che fare con un imitatore di John Kramer, il serial killer Jigsaw protagonista di 8 film.

Tra uno stereotipo e l’altro e una fotografia così contrastata che stava per prendere fuoco, Spiral scende veloce nello scarico dello sciacquone dal quale era risalito come Mr Hankey.

Spiral (2021)

Imbarazzante è dir poco.

La sceneggiatura credo sia stata scritta a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 del secolo scorso per poi essere dimenticata in un cassetto di qualche produttore, tra droga dello stupro e un paio di calze di quella mignotta lì che ho fatto fuori l’estate scorsa.
Maledetta troia che serata.
Poi a un certo punto uno deve aver pensato che si poteva fare un episodio della saga di Saw senza ci fosse alcun legame con la saga di Saw e questo vecchio copione è ricicciato fuori come un tumore quasi sconfitto.

E invece no, il tumore è tornato e ti mangerà il cervello fino a farti scordare come si piscia e ti piscerai in bocca perché sei un cane della borghesia e un giorno farai la fine del porco bastardo che sei.

VOTO:
2 mr Hankey

Spiral (2021) voto

Titolo esteso: Spiral – L’eredità di Saw
Regia: Darren Lynn Bousman
Anno: 2021
Durata: 1 ora e 33 minuti
Compralo: https://amzn.to/3w9PGKI

Saw Legacy (2017)

A distanza di 10 anni dalla morte di John Kramer, cominciano a comparire cadaveri trucidati alla maniera del trapassato enigmista e tutti gli indizi, comprese tracce del suo sangue, puntano sull’assassino originale della fortunata serie.

Com’è possibile?

Semplice: perché non sapevano che cazzo inventarsi e alla fine sono ricorsi al più classico dei trucchi, ovvero riportare in pista per l’ennesima volta il personaggio più amato della serie nonostante abbiano fatto il madornale errore di stecchirlo al terzo capitolo.

Saw Legacy (2017)

Deludente nuovo capitolo che, uscendo a distanza di parecchi anni dall’ultima tremenda pellicola, aveva dalla sua il vantaggio del tempo e della riflessione.

Purtroppo a nulla sono serviti 7 anni e molto silenzio per i fratelli Spierig i quali, nel sogno bagnato di avvicinarsi al loro quasi omonimo Steven, hanno invece fatto parecchi passi verso il mercato dei video matrimoniali.

Finale col twist tirato per il collo e balzo temporale telefonato fin dal primo quarto d’ora.
Devo aggiungere altro?

VOTO:
2 Steven

Saw Legacy (2017) voto

Titolo originale: Jigsaw
Regia: Michael e Peter Spierig
Anno: 2017
Durata: 1 ora
Compralo: https://amzn.to/3nFZ6JQ

Saw I-VI (2004-2009)

Un ricco ed affermato uomo sulla sessantina si becca il cancro al cervello e decide di sfogare la sua immensa rabbia con i primi stronzi che gli capitano a tiro sottoponendoli ad una serie di torture ad ostacoli volte a testare la loro voglia di sopravvivenza.

A nulla valgono le “brillanti” menti al dipartimento di polizia che indagano sui corpi martoriati delle vittime, smembrati, recisi, spolpati, bruciati, tagliati, schiacciati, decapitati, bucati, questa chitarra stuprata, questa chitarra sodomizzata.
Perché a quanto pare un vecchio borghese ingegnere ha miglior piglio dell’intero corpo di polizia e il killer Jigsaw ha campo libero per arrivare a sequestrare talmente tante persone che a un certo punto si formano persino dei circoli di sopravvissuti modello alcolisti anonimi, tra chi ne resta per sempre traumatizzato e chi ne resta per sempre traumatizzato con la convinzione però di essere diventata una persona meglio.

Tra uno spavento e l’altro, tra una sorpresa e l’altra, la serie procede di gran carriera verso un precipizio di strunzate.

Saw I VI (2004-2009)

Famosissima serie che abbraccia appieno il genere del torture porn, Saw è diventato talmente famoso da essersi ritagliato un po’ una sua nicchia cinematografica fatta di affezionati bucatini che ogni halloween per 10 anni sbavavano per un nuovo capitolo.

Ne valeva la pena?
Dipende: se ti piace vedere la gente soffrire, alcuni capitoli sono più truculenti di altri; se ti piace l’intreccio narrativo e la suspence, puoi trovare qualcosa qui e lì; se invece sei alla ricerca di un buon film con delle idee e che non si sbrodoli addosso, allora solo il primo capitolo rimane in piedi.

VOTO:
2 sbavate

Saw I VI (2004-2009) voto

Titolo argentino: El juego del miedo I-VI
Regie: James Wan, Darren Lynn Bousman, David Hackl, Kevin Greutert
Anni: 2004, 2005, 2006, 2007, 2008, 2009
Durate: 103 minuti, 93 minuti, 108 minuti, 92 minuti, 92 minuti, 90 minuti
Comprali: https://amzn.to/3jJYba7

Squid Game (2021)

Un poveraccio col vizietto del gioco d’azzardo ha la vita rovinata dopo i disordini in fabbrica repressi nella violenza dai cani del potere liberista e oggi si ritrova a campare di lavoretti dormendo a casa della madre zoppa.

Un dramma, ovvero la normale esistenza del sotto-proletariato urbano contemporaneo, ovvero il ragionato prodotto del sistema liberal-liberista sostenuto da gentaglia buona solo per la frattaglia tipo Carlo Calenda, quel Carlo Calenda che parla sempre come se fosse stocazzo quando invece riesce ad abbindolare solo i poveri cristi intimoriti dalla sua sicumera facilmente cancellabile con un bel papagno piantato in pieno muso.

Seong Gi-hun, questo il nome del poveraccio disoccupato e divorziato, viene avvicinato da un’organizzazione criminale finanziata da miliardari annoiati che non pagano le dovute tasse allo stato che li ha tenuti in vita troppo a lungo e si ritrova in un gioco più grande di lui, ovvero una gigantesca competizione ad eliminazioni cruente tipo Takeshi’s Castle, ovvero una corsa di cavalli umani su cui scommettere milioni di euro.

Squid Game (2021)

Parte benino, ma finisce nell’idiozia più completa con l’occhiolino alla seconda stagione all’insegna dei capelli pinkissimi.

Io davvero non mi capacito di quanto la massa non abbia una cultura che vada al di fuori di Orietta Berti e quindi non riesca ad accorgersi, di fronte a questo Squid Game, di tutte le scopiazzature influenze che l’hanno prodotto: dal citato Takeshi’s Castle a Saw (con tanto di finale) passando per tutti i manga giapponesi tipo Battle Royale o As the Gods Will.

Simpatico, sì; un po’ di cacarella in alcuni punti, certo; ma non è il miglior sceneggiato su Netflix, tantomeno il migliore mai visto.

VOTO:
3 papagni

Squid Game (2021) voto

Titolo originale: 오징어 게임
Regia: Hwang Dong-hyuk
Anno: 2021
Durata: 9 episodi da 1 ora

Doppia personalità (1992)

Il dottor Carter, uno psicologo infantile munito di famiglia moglie figlia casa e macchina, ha un problemino.
E no, non è il cazzo che non gli si alza, ma il disturbo della personalità multipla che gli dà quel piglio manesco quando è Cain, bambinesco moccioso quando è Josh e transessuale di viale Marconi quando è Margo.

La moglie, dal canto suo, muore dalla voglia di succhiare l’uccello a Jack, il suo spasimante precedente che rubò direttamente dalle fredde mani della moglie malata di cancro in una delle scene più assurde del film.

Doppia personalità (1992)

Grasse risate per John Lithgow che si traveste da budello di tua madre travestito da pirata sperando in un Oscar che ovviamente non arrivò mai e profondo sconcerto per i fan di Brian che, scrivendo pure la sceneggiatura del film, non ha alcuna scusante per questo scempio di pellicola travestito da John Lithgow travestito da budello di tua madre travestito da pirata.

Da vedere per sapere cosa si nasconde in fondo all’abisso nicciano.

VOTO:
2 Nietzsche

Doppia personalità (1992) voto

Titolo originale: Raising Cain
Regia: Brian De Palma
Anno: 1992
Durata: 1 ora e 32 minuti
Compralo: https://amzn.to/3AI9Pbq

Censor (2021)

Enid è un’occhialuta signorina che lavora come censore per la commissione filmica statale britannica; la sua giornata tipo comprende taccuino, matita, vhs zozzona splatterona, pausa tè con i colleghi e rimorsi agghiaccianti per la misteriosa scomparsa di sua sorella tanti e tanti anni addietro.

Una vita di merda insomma, ma una vita da soldatino liberal-liberista… e però, a forza di guardare gente sparata, trapanata, mani mozzate e super femministe con cappelli deliranti, Enid comincia a sviluppare un leggero distaccamento dalla realtà che la condurrà via via verso un suggestivo finale onirico che lascerà il pubblico con l’amaro dubbio se Margaret Thatcher fosse una semplice troia o una troia imparruccata.

Censor (2021)
vi scoverò i nemici per voi così distanti

Sorprendente pellicola, nonostante il passo lento ed estenuante verso il figurativo patibolo finale, che gioca tutte le sue cartucce nel solco della flebile linea di demarcazione tra realtà e fantasia facendo quindi riecheggiare nella mente dello spettatore, anche per l’ambientazione anni ’80, sprazzi di Lynch e Cronenberg.

Questo è il classico film dove la simmetria, distorta e inquietante, la fa da padrone: le due sorelle, una scomparsa nella foresta e una perduta nei meandri della mente; lo stile del film, così simile e allo stesso tempo così diverso dai “video nasties” di cui parla e a cui fa l’occhiolino; gli orribili anni ’80, costellati di rivendicazioni sindacali e sociali schiacciate come mosche da un liberismo putrido tanto caro al soldatino Carlo Calenda, che accoglie come una vecchia puttana laida il fertile sperma rozzo e sozzo della storia in questione; fino all’enigma degli enigmi, sono i film che ci rendono violenti o la violenza era già dentro di noi ancor prima dell’orribile visione di Carlo Calenda?

Il film ha il grande pregio di non schierarsi mai apertamente, né politicamente e né narrativamente, lasciando quindi spazio all’immaginazione e alla volontà dello spettatore.
Non è un capolavoro, ma ci arriva vicino perché non cerca di strafare mantenendo corti i tempi (neanche un’ora e mezza) e non andando dritto al punto.

VOTO:
4 vecchie puttane laide

Censor (2021) voto

Titolo turco: Sansür
Regia: Prano Bailey-Bond
Anno: 2021
Durata: 84 minuti

Profondo rosso (1975)

La sensitiva tedesca Helga Ulmann entra in contatto telepatico con una mente perversa, una mente assassina e delirante che le instilla talmente tanta paura da farla sbrodolare come una cagnetta in calore.

Questa mente perversa, per timore di veder rivelata la sua vera identità, darà via ad una serie di omicidi, cominciando proprio dalla cagnetta di cui sopra, talmente efferati e strampalati che potranno essere fermati solo da un uomo, uno splendido esemplare maschile della razza umana dotato di un cazzo talmente grande che ci potresti gettare un nocciolo d’oliva nel buco che andrebbe giù dritto fino ai coglioni.

Profondo rosso (1975)

Un bel classico dal regista romano dell’orrore splatterone costellato di numerose inquadrature mozzafiato e scene degne di memoria.

La cosa più interessante è indubbiamente la leggiadria e l’estrema mobilità della machina da presa che aleggia dietro i personaggi come uno spirito assassino pronto a scattare per poi andare a rifugiarsi nelle più assurde posizioni possibili.
Peccato invece che la realizzazione e la tensione vadano un po’ declinando mano a mano che il film procede verso la rivelazione finale.

Resta comunque bello, ma se avesse mantenuto l’altezza artistica della prima mezz’ora, in particolare quel senso di spaesata e tragica teatralità durante la conversazione tra Marc e Carlo, allora ci sarebbe voluta una pertica per tirarlo giù.

VOTO:
4 pertiche

Profondo rosso (1975) voto

Titolo inglese: Deep Red
Regia: Dario Argento
Anno: 1975
Durata: 127 minuti
Compralo: https://amzn.to/3wbcdVP

Harbinger Down (2015)

C’è una nave ricerca che solca il mare di Bering con dei tizi molto strani il cui unico scopo nella vita è sapere tutto sui fantastici beluga.

I beluga possiedono il MELONE, un organo particolarmente malleabile e bulboso che permette loro di cambiare la forma della testa soffiando aria nei SENI paranasali.

Che porci.

Harbinger Down (2015)

Film famoso solo per essere nato dal violento quanto inopportuno rimpiazzamento degli effetti speciali originali con becera grafica computerizzata nel remake The Thing.

Questo scempio del demonio, lungi dall’essere un’opera cinematografica, può invece essere usato per incartare il fetido pesce marcio che ti sei tirato fuori dal buco del culo mannaggia la madonna che merda di film.

Hai capito!?!
La merda!!!

VOTO:
1 melone

Harbinger Down (2015) voto

Titolo esteso: Harbinger Down: Terrore tra i ghiacci
Regia: Alec Gillis
Anno: 2015
Durata: 82 minuti
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Stolen Identity (2018)

Asami Inaba è una giovane impiegata giapponese che finisce nelle grinfie di un maniaco con numerosi tic nervosi e che si dà il caso sia anche un esperto d’informatica e furti di dati elettronici.

Passo dopo passo, password dopo password, la sua vita viene ristretta dentro un imbuto dal quale sarà difficilissimo uscire senza l’aiuto della prode Polizia; grandioso braccio armato dello Stato che, come un cane fedele, sbava felice ai piedi del suo padrone battendo forte la coda a terra per far sentire la sua inutile presenza.

Stolen Identity (2018)

Basato su un libro (al che mi chiedo se sono troppo giovane o troppo vecchio se mi pare strano un libro cartaceo su una cosa digitale come il furto d’identità elettronica), questo film di suspense è tutto giocato sui cliché del genere thriller (compreso l’eterno Psyco) e quindi non riesce mai ad ingranare la quarta dello stimolo chiamato sorpresa.
Dalla sua però c’è sia un piacevole risvolto nel comunicare quanto il furto d’identità non sia nato con l’informatica che anche una buona costruzione tecnica, specialmente per quanto riguarda i dettagli di come ti fottono le foto zozze.
Ed è quindi benvenuto, visto che repetita iuvant.

Infine: tutti quanti sappiamo che i nostri dati sono a “rischio maniaco” ogni volta che li usiamo su un cellulare o su un computer, ma quanti invece pensano mai al fatto che giganti del web come Facebook o Google fanno la stessa cosa?

VOTO:
3 giganti

Stolen Identity (2018) voto

Titolo originale: スマホを落としただけなのに – Sumaho o otoshita dake na no ni
Regia: Hideo Nakata
Anno: 2018
Durata: 116 minuti

The Kid Detective (2020)

Quando era un bambino, Abe Applebaum si divertiva a fare il detective cittadino risolvendo i piccoli misteri di Willowbrook.

Collanine scomparse, criceti persi nei meandri anali e gelatini truffaldini erano il suo pane quotidiano; tutto a posto insomma, una vita al massimo o al massimo una vita mediocre del cazzo, fino a quando però a scomparire non è stata la sua amica/segretaria Gracie Gulliver.

Da quel momento Abe ha smesso di crescere (crescere emotivamente, non il cazzo, perché quello è cresciuto… credo… non gliel’ho visto ma suppongo di sì) ed il suo slancio carrieristico da rampante figlio di puttana yankee ha subito un arresto da polizia americana su cittadino nero.

The Kid Detective (2020)

Sorprendente piccola pellicola che parte come una puntata di Piccoli brividi e finisce come Il silenzio degli innocenti, ma senza travestiti decapitati.
Peccato.

Se si passa sopra una paio di frangenti leggermente sottotono nella parte centrale, questo film ha dalla sua tutte le caratteristiche per renderlo un’eccezionale bombetta da piantare nel culo dei vostri avversari politici da vedere così esplodere in mille rivoli di sangue e merda.

Fior di sangue per Giancarlo!

VOTO:
4 travestiti

The Kid Detective (2020) voto

Titolo portoghese: O Miúdo Detetive
Regia: Evan Morgan
Anno: 2020
Durata: 100 minuti
Compralo: https://amzn.to/3ajlqna

Snakes on a Plane (2006)

Eddie Kim è un coreano maledetto che tira calci come un ragazzino rapito dal peggior pedofilo di Caracas.

Siccome nell’ambito della vicenda che vado a raccontarvi c’è un surfista che l’ha visto bastonare a morte un ciccione pacioccone appeso come un caciocavallo ad una ferrovia del ponte sul fiume Kwai, Eddie Kim elabora un piano folle e diabolico per riportare sotto il suo controllo l’ordine delle cose: ficcare centinaia di serpenti velenosi dentro l’aeroplano su cui è imbarcato il surfista testimone oculare e il suo agente segreto protettore pelatone nero col pallino per i filmerda e sperare in un grosso patatrac.

Snakes on a Plane (2006)

La mignotta di Hollywood Samuel Leroy Jackson non si spaventa dei filmerda e anzi rilancia con dichiarazioni del tipo “Meglio Snakes on a plane che la guerra in Iraq o una serata online con un pedofilo”.
E come dargli torto?

Tenendo conto dell’assurdità della storia e la vena (molto) leggermente istrionica del tutto, non me la sento di bocciarlo in toto; allo stesso tempo come cazzo faccio a dargli un buon voto?

Boh, fate vobis.

VOTO:
2 vene

Snakes on a Plane (2006) voto

Titolo messicano: Serpientes a bordo
Regia: David R. Ellis
Anno: 2006
Durata: 105 minuti
Compralo: https://amzn.to/3tAusUn