Night Stalker: caccia a un serial killer (2021)

Ricardo Leyva Muñoz Ramirez è stato un americano figlio d’immigrati messicani che si è distinto per la brutalità dei suoi crimini e la totale mancanza d’empatia verso le sue vittime.

Una dozzina d’omicidi, altrettanti tentati e un’abbondante spolverata di violenze sessuali contro donne, vecchie e bambine sono la lista della spesa per questo personaggio che nei favolosi anni ’80 californiani venne soprannominato “The Night Stalker”, il molestatore notturno, dagli avidi e spietati mezzi di comunicazione che, assetati di fluidi corporei come liceali del Mamiani di Roma, crearono l’ennesimo mostro da sbattere in prima vagina pagina.

Night Stalker: caccia a un serial killer (2021)

 

Serie televisiva banalotta e senza verve che tenta di spaventarti con gli efferati crimini di un poveraccio brutalizzato dalla vita al punto tale di sviluppare una personalità schizoide e allucinata.

Più volte associato al satanismo e stronzate simili per la sua bambinesca voglia di stupire con pentagrammi dipinti sulle mani, Richard Ramirez è stato piuttosto l’esempio perfetto di cosa costruisce una società ingiusta e violenta come quella americana: padre immigrato e alcolizzato, violenze domestiche, difficoltà economiche e cugino berretto verde dell’esercito americano che perpetrò impunemente crimini di guerra contro i poveri vietnamiti che al confronto i cosiddetti “crimini di Bucha” in Ucraina fanno ridere i polli.

Patetici i poliziotti incompetenti che non sono riusciti a fare un cazzo per 13 mesi fino a quando sono stati i cittadini di un quartiere povero di Los Angeles a prendere l’assassino.
Perché il popolo mai sarà sconfitto.

VOTO:
2 liceali del Mamiani assetati di fluidi corporei

Night Stalker: caccia a un serial killer (2021) voto

Titolo originale: Night Stalker: The Hunt For a Serial Killer
Regia: Tiller Russell e James Carroll
Durata: 4 episodi da 45 minuti

Belfagor o Il fantasma del Louvre (1965)

Uno studente riccastro e stronzetto gironzola per Parigi alla ricerca di una giovane proletaria da rapire, seviziare ed infine sgozzare, ma trova di meglio, ovvero il fantasma del Louvre che si aggira per le sale deserte del “museo dei ladri liberisti” con l’intenzione d’impossessarsi del segreto del metallo di Paracelso, un filosofo-medico-alchimista-pelatone svizzero rinascimentale che aveva l’inspiegabile convinzione di avere 4 nani permalosi tra le dita del piede destro, invece dei soliti 5 che tutti noi ospitiamo.

Succede quindi che André, questo il nome del sadico marciume parigino dal volto d’angelo, si ficca in un giro di troie e coca che neanche vostra madre che è esperta e, tra un nascondino tra le lamiere dello sfasciacarrozze e la più incredibile sfilata di sigarette fumate su pellicola, lo spettatore farà tanti di quegli sbadigli da rimanere con i coglioni in gola.

Belfagor o Il fantasma del Louvre (1965)

Mini serie francese completamente fuori dalla grazia di dio che ho visto dopo tanti anni di curiosità dovuta all’usanza in casa mia di chiamare, per antonomasia, una persona brutta, Belfagor.

Appurato, dopo più di 4 ore di dialoghi francesi con la sigaretta che pende dalle labbra, che Belfagor non solo non è brutto, ma non è neanche un uomo, rimango sbalordito per il clamoroso successo che ebbe sia in patria che in Italia.

L’unica ragione che riesco a darmi, oltre ad una martellata sui coglioni, è la presenza di alcune sporadiche scene ben girate tipo quella dei vagoni del treno che stanno per schiacciare il giovane André; levato l’assurdo della situazione, una messa in scena oggettivamente carica di tensione.

VOTO:
2 vagoni

Belfagor o Il fantasma del Louvre (1965) voto

Titolo originale: Belphégor ou Le fantôme du Louvre
Regia: Claude Barma
Durata: 4 episodi da 1 ora
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La donna nella casa di fronte alla ragazza dalla finestra (2022)

Anna è una ricca signora americana che passa le giornate a bere come un cecoslovacco pazzo dopo aver divorziato a seguito della morte della figlia, morta sbranata dal criminale Michele Massacro.

Dotata di vulva parzialmente lubrificata, Anna vorrebbe sentire l’ebbrezza del cazzo dopo anni di astinenza, ma il suo comportamento bizzarro nonché la quantità di psicofarmaci che prende le rendono quasi impossibile una vita che la borghesia definisce normale e quindi spia i vicini di casa dalla finestra del soggiorno massaggiandosi prepotentemente la fica, la troia.

Improvvisamente, quando uno pensa che siamo al TFR, ecco che ad intensificarle la lubrificazione vaginale arriva un bel vedovo con figlia che però ha la ragazza bona hostess aerea stronza maledetta ti fotterò l’anima appena ti giri, lo giuro su questo calice di vino rancido.

Misteri a seguire.

La donna nella casa di fronte alla ragazza dalla finestra (2022)

Forsennata parodia del genere “donne al bivio” che prende di petto gli stereotipi del genere, dalla passione per la pittura dei fiori al bel puledro che la signora si fotte e si rifotte su ogni superficie della casa, questa serie gronda di incredibili situazioni e personaggi che in genere andiamo a perdonare nei film e nei libri per signore benestanti, ma che, decontestualizzati ed amplificati da una lente focale 520mm, appaiono come in realtà sono: assurdi.

Godibile e molto straniante fino a quando non se ne colgono le intenzioni, La signora con la vulva di fronte alla casa dell’uomo col cazzo bifolco fa incazzare parecchio, ma per le ragioni giuste.

VOTO:
3 bifolchi e mezzo

La donna nella casa di fronte alla ragazza dalla finestra (2022) voto

Titolo originale: The Woman in the House Across the Street from the Girl in the Window
Creatori: Rachel Ramras, Hugh Davidson, Larry Dorf
Durata: 8 episodi da 30 minuti

La vera storia di Jack lo squartatore (1988)

Oggi Whitechapel è un quartierino londinese di merda popolato da poveracci e immigrati con localetti dove un panino costa 15 sterline e un affitto ti leva un rene; 100 anni fa invece era sempre un quartierino londinese di merda popolato da poveracci e immigrati, ma un panino te lo facevi con due spicci e l’affitto di una stanza ci scappava con le poche monete raggranellate col lavoro da prostituta.

E in questa melma sociale, frutto pieno del capitalismo senza i freni socialisti che oggi diamo per scontati e che puntualmente le fottute teste di cazzo liberali si dimenticano di mettere in conto quando elogiano il progresso dato, secondo loro, dalle dottrine dell’uomo mangia uomo, girava un misterioso assassino che, tra i tanti criminali che veleggiavano nella Londra della seconda rivoluzione industriale, prese il podio a piene mani e ci cacò sopra negandone per sempre il normale ricambio generazionale.
Parliamo di Jack lo squartatore.

La vera storia di Jack lo squartatore (1988)

Mini serie anglosassone che ripercorre i famosi omicidi che terrorizzarono le povere persone e stuzzicarono la curiosità dei ricchi e che ci fa vedere il mondo attraverso l’occhio acuto e ubriacone di Frederick Abberline, investigatore di Scotland Yard assegnato al caso; un uomo dai modi burberi, ma furbi, con una passione vipera per la tanti dei capelli.

La serie cerca di essere il più possibile vicina alla realtà storica con degli evidenti e comprensibili libertà narrative, una su tutte l’inutile storia d’amore, e giunge ad una conclusione abbastanza famosa ai giorni nostri, ovvero che l’assassino è il maggiordomo, ma resta comunque un buon prodotto.

No scherzo, l’assassino è tua madre.

VOTO:
3 tinte per i capelli e mezza

La vera storia di Jack lo squartatore (1988) voto

Titolo originale: Jack the Ripper
Regia: David Wickes
Durata: 2 episodi da 1 ora e mezza
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Malignant (2021)

Una donna ha 3 aborti, un marito violento ed è amica di Mario Draghi, ma la cosa peggiore è l’aborto che si porta in capoccia da 20 anni.

E con questo t’ho detto la fine.

Filmetto girato anche abbastanza bene da un punto di vista prettamente tecnico e con qualche buona idea qui e lì, specialmente all’inizio, ma che per via di una sceneggiatura di merda sviluppata sopra una storia del cazzo risulta molto “insufferante”… una parola che mi sono inventato e che vuol dire che provoca insofferenza.

VOTO:
2 insufferanti Draghi

Malignant (2021) voto

Titolo costaricano: Maligno
Regia: James Wan
Anno: 2021
Durata: 1 ora e 52 minuti
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Spiral (2021)

In giro c’è un fottuto ammazza-piedipiatti e io non potrei essere più felice.

Purtroppo il corpo di polizia non concorda e tenta invano di acchiappare questo buon samaritano che sta ripulendo la città da questi cani della borghesia e i cani bastardi non ci mettono molto a capire che hanno a che fare con un imitatore di John Kramer, il serial killer Jigsaw protagonista di 8 film.

Tra uno stereotipo e l’altro e una fotografia così contrastata che stava per prendere fuoco, Spiral scende veloce nello scarico dello sciacquone dal quale era risalito come Mr Hankey.

Spiral (2021)

Imbarazzante è dir poco.

La sceneggiatura credo sia stata scritta a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 del secolo scorso per poi essere dimenticata in un cassetto di qualche produttore, tra droga dello stupro e un paio di calze di quella mignotta lì che ho fatto fuori l’estate scorsa.
Maledetta troia che serata.
Poi a un certo punto uno deve aver pensato che si poteva fare un episodio della saga di Saw senza ci fosse alcun legame con la saga di Saw e questo vecchio copione è ricicciato fuori come un tumore quasi sconfitto.

E invece no, il tumore è tornato e ti mangerà il cervello fino a farti scordare come si piscia e ti piscerai in bocca perché sei un cane della borghesia e un giorno farai la fine del porco bastardo che sei.

VOTO:
2 mr Hankey

Spiral (2021) voto

Titolo esteso: Spiral – L’eredità di Saw
Regia: Darren Lynn Bousman
Anno: 2021
Durata: 1 ora e 33 minuti
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Saw Legacy (2017)

A distanza di 10 anni dalla morte di John Kramer, cominciano a comparire cadaveri trucidati alla maniera del trapassato enigmista e tutti gli indizi, comprese tracce del suo sangue, puntano sull’assassino originale della fortunata serie.

Com’è possibile?

Semplice: perché non sapevano che cazzo inventarsi e alla fine sono ricorsi al più classico dei trucchi, ovvero riportare in pista per l’ennesima volta il personaggio più amato della serie nonostante abbiano fatto il madornale errore di stecchirlo al terzo capitolo.

Saw Legacy (2017)

Deludente nuovo capitolo che, uscendo a distanza di parecchi anni dall’ultima tremenda pellicola, aveva dalla sua il vantaggio del tempo e della riflessione.

Purtroppo a nulla sono serviti 7 anni e molto silenzio per i fratelli Spierig i quali, nel sogno bagnato di avvicinarsi al loro quasi omonimo Steven, hanno invece fatto parecchi passi verso il mercato dei video matrimoniali.

Finale col twist tirato per il collo e balzo temporale telefonato fin dal primo quarto d’ora.
Devo aggiungere altro?

VOTO:
2 Steven

Saw Legacy (2017) voto

Titolo originale: Jigsaw
Regia: Michael e Peter Spierig
Anno: 2017
Durata: 1 ora
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Saw I-VI (2004-2009)

Un ricco ed affermato uomo sulla sessantina si becca il cancro al cervello e decide di sfogare la sua immensa rabbia con i primi stronzi che gli capitano a tiro sottoponendoli ad una serie di torture ad ostacoli volte a testare la loro voglia di sopravvivenza.

A nulla valgono le “brillanti” menti al dipartimento di polizia che indagano sui corpi martoriati delle vittime, smembrati, recisi, spolpati, bruciati, tagliati, schiacciati, decapitati, bucati, questa chitarra stuprata, questa chitarra sodomizzata.
Perché a quanto pare un vecchio borghese ingegnere ha miglior piglio dell’intero corpo di polizia e il killer Jigsaw ha campo libero per arrivare a sequestrare talmente tante persone che a un certo punto si formano persino dei circoli di sopravvissuti modello alcolisti anonimi, tra chi ne resta per sempre traumatizzato e chi ne resta per sempre traumatizzato con la convinzione però di essere diventata una persona meglio.

Tra uno spavento e l’altro, tra una sorpresa e l’altra, la serie procede di gran carriera verso un precipizio di strunzate.

Saw I VI (2004-2009)

Famosissima serie che abbraccia appieno il genere del torture porn, Saw è diventato talmente famoso da essersi ritagliato un po’ una sua nicchia cinematografica fatta di affezionati bucatini che ogni halloween per 10 anni sbavavano per un nuovo capitolo.

Ne valeva la pena?
Dipende: se ti piace vedere la gente soffrire, alcuni capitoli sono più truculenti di altri; se ti piace l’intreccio narrativo e la suspence, puoi trovare qualcosa qui e lì; se invece sei alla ricerca di un buon film con delle idee e che non si sbrodoli addosso, allora solo il primo capitolo rimane in piedi.

VOTO:
2 sbavate

Saw I VI (2004-2009) voto

Titolo argentino: El juego del miedo I-VI
Regie: James Wan, Darren Lynn Bousman, David Hackl, Kevin Greutert
Anni: 2004, 2005, 2006, 2007, 2008, 2009
Durate: 103 minuti, 93 minuti, 108 minuti, 92 minuti, 92 minuti, 90 minuti
Comprali: https://amzn.to/3jJYba7

Squid Game (2021)

Un poveraccio col vizietto del gioco d’azzardo ha la vita rovinata dopo i disordini in fabbrica repressi nella violenza dai cani del potere liberista e oggi si ritrova a campare di lavoretti dormendo a casa della madre zoppa.

Un dramma, ovvero la normale esistenza del sotto-proletariato urbano contemporaneo, ovvero il ragionato prodotto del sistema liberal-liberista sostenuto da gentaglia buona solo per la frattaglia tipo Carlo Calenda, quel Carlo Calenda che parla sempre come se fosse stocazzo quando invece riesce ad abbindolare solo i poveri cristi intimoriti dalla sua sicumera facilmente cancellabile con un bel papagno piantato in pieno muso.

Seong Gi-hun, questo il nome del poveraccio disoccupato e divorziato, viene avvicinato da un’organizzazione criminale finanziata da miliardari annoiati che non pagano le dovute tasse allo stato che li ha tenuti in vita troppo a lungo e si ritrova in un gioco più grande di lui, ovvero una gigantesca competizione ad eliminazioni cruente tipo Takeshi’s Castle, ovvero una corsa di cavalli umani su cui scommettere milioni di euro.

Squid Game (2021)

Parte benino, ma finisce nell’idiozia più completa con l’occhiolino alla seconda stagione all’insegna dei capelli pinkissimi.

Io davvero non mi capacito di quanto la massa non abbia una cultura che vada al di fuori di Orietta Berti e quindi non riesca ad accorgersi, di fronte a questo Squid Game, di tutte le scopiazzature influenze che l’hanno prodotto: dal citato Takeshi’s Castle a Saw (con tanto di finale) passando per tutti i manga giapponesi tipo Battle Royale o As the Gods Will.

Simpatico, sì; un po’ di cacarella in alcuni punti, certo; ma non è il miglior sceneggiato su Netflix, tantomeno il migliore mai visto.

VOTO:
3 papagni

Squid Game (2021) voto

Titolo originale: 오징어 게임
Regia: Hwang Dong-hyuk
Anno: 2021
Durata: 9 episodi da 1 ora

Doppia personalità (1992)

Il dottor Carter, uno psicologo infantile munito di famiglia moglie figlia casa e macchina, ha un problemino.
E no, non è il cazzo che non gli si alza, ma il disturbo della personalità multipla che gli dà quel piglio manesco quando è Cain, bambinesco moccioso quando è Josh e transessuale di viale Marconi quando è Margo.

La moglie, dal canto suo, muore dalla voglia di succhiare l’uccello a Jack, il suo spasimante precedente che rubò direttamente dalle fredde mani della moglie malata di cancro in una delle scene più assurde del film.

Doppia personalità (1992)

Grasse risate per John Lithgow che si traveste da budello di tua madre travestito da pirata sperando in un Oscar che ovviamente non arrivò mai e profondo sconcerto per i fan di Brian che, scrivendo pure la sceneggiatura del film, non ha alcuna scusante per questo scempio di pellicola travestito da John Lithgow travestito da budello di tua madre travestito da pirata.

Da vedere per sapere cosa si nasconde in fondo all’abisso nicciano.

VOTO:
2 Nietzsche

Doppia personalità (1992) voto

Titolo originale: Raising Cain
Regia: Brian De Palma
Anno: 1992
Durata: 1 ora e 32 minuti
Compralo: https://amzn.to/3AI9Pbq

Censor (2021)

Enid è un’occhialuta signorina che lavora come censore per la commissione filmica statale britannica; la sua giornata tipo comprende taccuino, matita, vhs zozzona splatterona, pausa tè con i colleghi e rimorsi agghiaccianti per la misteriosa scomparsa di sua sorella tanti e tanti anni addietro.

Una vita di merda insomma, ma una vita da soldatino liberal-liberista… e però, a forza di guardare gente sparata, trapanata, mani mozzate e super femministe con cappelli deliranti, Enid comincia a sviluppare un leggero distaccamento dalla realtà che la condurrà via via verso un suggestivo finale onirico che lascerà il pubblico con l’amaro dubbio se Margaret Thatcher fosse una semplice troia o una troia imparruccata.

Censor (2021)
vi scoverò i nemici per voi così distanti

Sorprendente pellicola, nonostante il passo lento ed estenuante verso il figurativo patibolo finale, che gioca tutte le sue cartucce nel solco della flebile linea di demarcazione tra realtà e fantasia facendo quindi riecheggiare nella mente dello spettatore, anche per l’ambientazione anni ’80, sprazzi di Lynch e Cronenberg.

Questo è il classico film dove la simmetria, distorta e inquietante, la fa da padrone: le due sorelle, una scomparsa nella foresta e una perduta nei meandri della mente; lo stile del film, così simile e allo stesso tempo così diverso dai “video nasties” di cui parla e a cui fa l’occhiolino; gli orribili anni ’80, costellati di rivendicazioni sindacali e sociali schiacciate come mosche da un liberismo putrido tanto caro al soldatino Carlo Calenda, che accoglie come una vecchia puttana laida il fertile sperma rozzo e sozzo della storia in questione; fino all’enigma degli enigmi, sono i film che ci rendono violenti o la violenza era già dentro di noi ancor prima dell’orribile visione di Carlo Calenda?

Il film ha il grande pregio di non schierarsi mai apertamente, né politicamente e né narrativamente, lasciando quindi spazio all’immaginazione e alla volontà dello spettatore.
Non è un capolavoro, ma ci arriva vicino perché non cerca di strafare mantenendo corti i tempi (neanche un’ora e mezza) e non andando dritto al punto.

VOTO:
4 vecchie puttane laide

Censor (2021) voto

Titolo turco: Sansür
Regia: Prano Bailey-Bond
Anno: 2021
Durata: 84 minuti

Profondo rosso (1975)

La sensitiva tedesca Helga Ulmann entra in contatto telepatico con una mente perversa, una mente assassina e delirante che le instilla talmente tanta paura da farla sbrodolare come una cagnetta in calore.

Questa mente perversa, per timore di veder rivelata la sua vera identità, darà via ad una serie di omicidi, cominciando proprio dalla cagnetta di cui sopra, talmente efferati e strampalati che potranno essere fermati solo da un uomo, uno splendido esemplare maschile della razza umana dotato di un cazzo talmente grande che ci potresti gettare un nocciolo d’oliva nel buco che andrebbe giù dritto fino ai coglioni.

Profondo rosso (1975)

Un bel classico dal regista romano dell’orrore splatterone costellato di numerose inquadrature mozzafiato e scene degne di memoria.

La cosa più interessante è indubbiamente la leggiadria e l’estrema mobilità della machina da presa che aleggia dietro i personaggi come uno spirito assassino pronto a scattare per poi andare a rifugiarsi nelle più assurde posizioni possibili.
Peccato invece che la realizzazione e la tensione vadano un po’ declinando mano a mano che il film procede verso la rivelazione finale.

Resta comunque bello, ma se avesse mantenuto l’altezza artistica della prima mezz’ora, in particolare quel senso di spaesata e tragica teatralità durante la conversazione tra Marc e Carlo, allora ci sarebbe voluta una pertica per tirarlo giù.

VOTO:
4 pertiche

Profondo rosso (1975) voto

Titolo inglese: Deep Red
Regia: Dario Argento
Anno: 1975
Durata: 127 minuti
Compralo: https://amzn.to/3wbcdVP