The Staircase (2004 – 2018)

Michael Peterson è uno scrittore americano con ampia e variopinta famiglia composta di mogli, figlie e figli (suoi e adottati) che si è ritrovato di botto dentro l’inferno del sistema giudiziario americano, corrotto e ingiusto come solo qualcosa che precede la rivoluzione francese può essere agli occhi di un cittadino contemporaneo.

Accusato di aver ucciso la sua seconda moglie per un litigio scaturito dalla rivelazione della sua bisessualità succhia cazzi, Peterson avrebbe inflitto ripetuti colpi alla testa della vittima con un oggetto contundente per poi lasciarla esanime ai piedi della scala di casa fino alla morte, sopravvenuta un paio d’ore dopo, o almeno questo è quello che l’accusa sostenne in tribunale.

Dal canto suo, Michael ha sempre negato questa ricostruzione e, pur ammettendo di aver vissuto una doppia vita per una repressa omosessualità, afferma di aver sempre amato sua moglie e di non aver avuto nessun motivo di compiere un tale gesto; quello che è successo, dice la difesa, è piuttosto il risultato di una serie di sfortunati eventi che hanno portato la donna a perdere l’equilibrio, sotto effetto dell’alcool, finendo per sbattere la testa sui gradini della scala.

La verità ovviamente non la sapremo mai.

The Staircase (2004 - 2018)

Documentario che abbraccia la discesa agli inferi di un uomo risoluto e pieno di vitalità e la sua risalita dopo 8 anni come guscio svuotato e crepato avendo perso quasi completamente quel briciolo di speranza che riponeva nel sistema giudiziario.

Tra prove fabbricate ad arte, invettive contro gli omosessuali che neanche nel 1957 e un procedimento investigativo per deduzione che ha condotto il procuratore distrettuale dal suo preconcetto negativo verso i ricchi frocioni fino alla ricostruzione degli avvenimenti, The Staircase val bene una messa.

Non lascia a bocca aperta né per tecnica e né contenuto, ma vedere la distruzione di un uomo per mano della cosiddetta “Giustizia” resta comunque un boccone amaro da mandar giù.

VOTO:
4 giustizie

The Staircase (2004 - 2018) voto

Titolo originale: Soupçons
Regia: Jean-Xavier de Lestrade
Durata: 13 episodi da 47 minuti
Compralo: https://amzn.to/3NpyzMH

From: 1° stagione (2021)

Americani di ogni ordine e grado si ritrovano lo malgrado intrappolati in una cittadina di neanche 10 case in mezzo ad una fitta foresta senza possibilità di fuga e ritorno alle loro vite di merda.

Purgatorio? Paradiso? Inferno? Mattinata all’INPS?
Nessuno riesce a capire quale sia il misterioso luogo che li tiene prigionieri e ancora meno riescono a capire chi o cosa siano le strane creature apparentemente umanoidi che spuntano fuori al tramonto per mangiare loro la faccia come fosse un budino alla fragola.

Misteri, misteri e ancora misteri vi aspettano in Lost From.

From: 1° stagione (2021)

Serie tutta spaventi e sospetti che prende a piene mani dalla famosa scuola di Lost: ti faccio venire i dubbi pure sull’acqua che bevi la mattina, ti circondo di personaggi con un passato sconosciuto e non ti fornisco mai una spiegazione fino alla sesta stagione, quando sei così disperato che succhieresti il cazzo al lebbroso di Cafarnao.

E’ una serie che crea dipendenza e per questo il famoso politico conservatore dalle idee retrograde Carlo Giovanardi ha chiesto venga inserita nel tabellario delle droghe pesanti.

VOTO:
3 famosi retrogradi conservatori

From: 1° stagione (2021) voto

Titolo russo: Извне
Creatore: John Griffin
Stagione: prima
Durata: 10 episodi da 45 minuti

Night Stalker: caccia a un serial killer (2021)

Ricardo Leyva Muñoz Ramirez è stato un americano figlio d’immigrati messicani che si è distinto per la brutalità dei suoi crimini e la totale mancanza d’empatia verso le sue vittime.

Una dozzina d’omicidi, altrettanti tentati e un’abbondante spolverata di violenze sessuali contro donne, vecchie e bambine sono la lista della spesa per questo personaggio che nei favolosi anni ’80 californiani venne soprannominato “The Night Stalker”, il molestatore notturno, dagli avidi e spietati mezzi di comunicazione che, assetati di fluidi corporei come liceali del Mamiani di Roma, crearono l’ennesimo mostro da sbattere in prima vagina pagina.

Night Stalker: caccia a un serial killer (2021)

 

Serie televisiva banalotta e senza verve che tenta di spaventarti con gli efferati crimini di un poveraccio brutalizzato dalla vita al punto tale di sviluppare una personalità schizoide e allucinata.

Più volte associato al satanismo e stronzate simili per la sua bambinesca voglia di stupire con pentagrammi dipinti sulle mani, Richard Ramirez è stato piuttosto l’esempio perfetto di cosa costruisce una società ingiusta e violenta come quella americana: padre immigrato e alcolizzato, violenze domestiche, difficoltà economiche e cugino berretto verde dell’esercito americano che perpetrò impunemente crimini di guerra contro i poveri vietnamiti che al confronto i cosiddetti “crimini di Bucha” in Ucraina fanno ridere i polli.

Patetici i poliziotti incompetenti che non sono riusciti a fare un cazzo per 13 mesi fino a quando sono stati i cittadini di un quartiere povero di Los Angeles a prendere l’assassino.
Perché il popolo mai sarà sconfitto.

VOTO:
2 liceali del Mamiani assetati di fluidi corporei

Night Stalker: caccia a un serial killer (2021) voto

Titolo originale: Night Stalker: The Hunt For a Serial Killer
Regia: Tiller Russell e James Carroll
Durata: 4 episodi da 45 minuti

Tiger King (2020)

Siccome il nome Joseph Schreibvogel era troppo difficile da pronunciare, il protagonista di questa stramba serie se l’è prima cambiato in Joe Exotic e poi, in un macabro rituale cannibalesco si è appropriato del cognome dei suoi mariti divenendo Joseph Allen Maldonado-Passage.

Ma a noi che ce ne frega?
E avete ragione: come cazzo faccio a darvi torto quando il mondo va a rotoli e l’unica preoccupazione di Matteo Renzi è vendere il suo libro scritto in un italiano da ragazzo di seconda liceo?

Mettiamola così, se vi sentite soli e rassegnati all’inevitabile fine, regalatevi una buona dose di risate guardando questa breve e non stupida serie incentrata su degli strambi personaggi alle prese con felini di grandi dimensioni che tentano di mascherare una profonda inadeguatezza alla vita con cazzi felini di grandi dimensioni.

VOTO:
3 cervellini di grandi dimensioni e mezzo

Tiger King (2020) voto

Titolo esteso: Tiger King: Murder, Mayhem and Madness
Regia: Eric Goode, Rebecca Chaiklin
Durata: 7 episodi da 45 minuti

Tiny World (2020)

Tu che cammini tronfio come uno stronzo su questa terra di fango e merda, tu te lo sei mai chiesto quante creature calpesti sotto le tue unghie marcescenti?

Non molte a dire la verità, ma ciò non toglie che c’è un’infinità di vita che sfugge ai nostri occhi e che non vede l’ora d’essere estinta per fare spazio al vostro SUV.

E questi 6 episodi di una serie piccolina piccolò ci rivelano 6 ecosistemi, dalla giungla al giardino di casa passando per la savana e altri habitat che a te in effetti non è mai fregato un cazzo, stracolmi di vita minuscola come il cazzetto che ti ritrovi.

Una “stracolmità” degli stracolmi che però non viene molto esplorata, un po’ per il tono molto leggero dell’opera e un po’ forse per mancanza di esperti di un certo calibro tra i realizzatori.

Buono, ma poco a confronto di altre robe più famose con David Attenborough.

VOTO:
2 David e mezzo

Tiny World (2020) voto

Titolo messicano: Pequeñas maravillas
Scritto: Tom Hugh-Jones
Durata: 6 episodi da 30 minuti circa

Belfagor o Il fantasma del Louvre (1965)

Uno studente riccastro e stronzetto gironzola per Parigi alla ricerca di una giovane proletaria da rapire, seviziare ed infine sgozzare, ma trova di meglio, ovvero il fantasma del Louvre che si aggira per le sale deserte del “museo dei ladri liberisti” con l’intenzione d’impossessarsi del segreto del metallo di Paracelso, un filosofo-medico-alchimista-pelatone svizzero rinascimentale che aveva l’inspiegabile convinzione di avere 4 nani permalosi tra le dita del piede destro, invece dei soliti 5 che tutti noi ospitiamo.

Succede quindi che André, questo il nome del sadico marciume parigino dal volto d’angelo, si ficca in un giro di troie e coca che neanche vostra madre che è esperta e, tra un nascondino tra le lamiere dello sfasciacarrozze e la più incredibile sfilata di sigarette fumate su pellicola, lo spettatore farà tanti di quegli sbadigli da rimanere con i coglioni in gola.

Belfagor o Il fantasma del Louvre (1965)

Mini serie francese completamente fuori dalla grazia di dio che ho visto dopo tanti anni di curiosità dovuta all’usanza in casa mia di chiamare, per antonomasia, una persona brutta, Belfagor.

Appurato, dopo più di 4 ore di dialoghi francesi con la sigaretta che pende dalle labbra, che Belfagor non solo non è brutto, ma non è neanche un uomo, rimango sbalordito per il clamoroso successo che ebbe sia in patria che in Italia.

L’unica ragione che riesco a darmi, oltre ad una martellata sui coglioni, è la presenza di alcune sporadiche scene ben girate tipo quella dei vagoni del treno che stanno per schiacciare il giovane André; levato l’assurdo della situazione, una messa in scena oggettivamente carica di tensione.

VOTO:
2 vagoni

Belfagor o Il fantasma del Louvre (1965) voto

Titolo originale: Belphégor ou Le fantôme du Louvre
Regia: Claude Barma
Durata: 4 episodi da 1 ora
Compralo: https://amzn.to/3O0n5ju

Nella bolla (2022)

Un gruppo d’attori col cervello d’una gallina si ritrovano a girare il sesto film di una lunga serie di stronzate cinematografiche incentrate su dinosauri assassini volanti.
E lo fanno durante la pandemia Covid-19.

Ve la ricordate la pandemia da Covid-19?
Che bella, cazzo. Che bei tempi mannaggia cristo lurido di letame.
Il lockdown, la paura, l’epurazione anagrafica. Neanche la favolosa guerra in Ucraina ci ha donato tanto amore.

Invece gli attori di Cliff Beasts 6, questo il nome del sesto blockbuster, portano avanti le loro merdose carriere tra battute maldestre e scene d’azione ignobili e la cosa “bella” è che questo scempio viene perfettamente rispecchiato dal film che sto recensendo.
Perché fa letteralmente cacare il cazzo.

Nella bolla (2022)

Energico calcio sui coglioni tuoi mentre piangi nonna morta di Covid.

Tu piangi e lui ti calcia i coglioni.
Tu piangi più forte e il film ti spreme le palle.
Sei disperato e quasi svieni dal dolore e lui ti acchiappa il cazzo, ti fa la riga verso destra, ti sputa sulla punta e ti ci pianta un pugno così forte da farti scoppiare la cappella macchiandoti le scarpe con rivoli di sangue.
Stronzo, così impari a vedere film demmerda.

Detto in altri termini: film abbastanza noioso e sconsigliato ad un pubblico minorenne.

VOTO:
2 galline

Nella bolla (2022) voto

Titolo: The Bubble
Regia: Judd Apatow
Durata: 2 ore e 6 minuti

Pam & Tommy (2022)

Negli anni ’90 è successo che Pamela Anderson, famosa per aver interpretato la puppona bionda in Baywatch,  e Tommy Lee, famoso per avere un cazzo di dimensioni intimidatorie, fecero un filmino amatoriale molto zozzo che poi finì per vie misteriose nelle mani di milioni di persone sotto forma di VHS pirata.

Qui si racconta tutto quello che (forse) c’era prima, durante e dopo quest’evento pornografico; tra drammatizzazioni inevitabili e altre meno.

Pam & Tommy (2022)

8 episodi freschi freschi su un argomento zozzarello, ma che di zozzarello hanno ben poco, se tralasciamo qualche scorcio di zinne rifatte e un cazzo-grillo parlante.

Buono il ritmo e buone le interpretazioni, con Pamela e Tommy quasi identici agli originali, e un Seth Rogan che spicca per la proverbiale naturalezza con cui sfagiola le sue battute.

Tutto molto bello e tutto molto giusto, se non fosse che la serie subisce un radicale cambio di passo verso la merda quando dal terzo episodio in poi vengono messe alternativamente alla regia 3 donne.
Da quel momento in poi ogni episodio perde d’ironia, di vivacità intellettuale e vira completamente verso una pietosa quanto banalissima apologia del femminismo da quattro soldi, o per meglio dire falso-femminismo, tipico delle donnine perbene di buona famiglia che pensano d’essere tanto progressiste quando ti dicono che esiste il patriarcato e che gli uomini fanno schifo.

A cogliere le patate dovete finire, inutili bocchinare parioline.

VOTO:
3 inutili bocchinare parioline

Pam & Tommy (2022) voto

Titolo taiwanese: 潘與湯米 (Pān yǔ tāng mǐ)
Creatore: Robert Siegel
Durata: 8 episodi da 45 minuti

Class Action Park (2020)

Documentario molto carino che ripercorre la stramba storia anni ’80 di come un imprenditore americano senza scrupoli, dopo aver depredato ignari piccoli investitori a Wall Street con tecniche di “pump and dump”, se ne sia uscito con l’idea malsana di costruire un parco di divertimenti acquatico al cui interno regnavano le regole del liberismo, ovvero che non ci sono regole e se te ne esci col collo rotto sono cazzi tuoi perché la vita è tua e io non voglio averci niente a che fare dopo che ti ho spillato 20 dollari per il biglietto d’entrata.

E tutto questo menefreghismo al limite della sociopatia lo chiamo “libertà” cosicché ti convinco a parteggiare per me che sono il tuo crudele padrone.

Coglione.

Molte riprese d’epoca e molto dolore dei familiari coinvolti fanno da contorno a quello che sembra essere un bel tutto nella realtà parallela del 1985 di Biff Tannen.

VOTO:
3 Biff Tannen e mezzo

Class Action Park (2020) voto

Titolo canadese: Action Park: À vos Risques et Périls
Regia: Seth Porges, Chris Charles Scott III
Durata: 1 ora e 30 minuti

Il truffatore di Tinder (2022)

Simon Leviev è un truffatore liberal-capitalista.
Simon Leviev è un truffatore liberal-capitalista.
Simon Leviev è un truffatore liberal-capitalista.
Simon Leviev è un truffatore liberal-capitalista.
Simon Leviev è un truffatore liberal-capitalista.
Simon Leviev è un truffatore liberal-capitalista.
Simon Leviev è un truffatore liberal-capitalista.
Simon Leviev è un truffatore liberal-capitalista.
Simon Leviev è un truffatore liberal-capitalista.

Un pezzo di merda che, in una società più giusta, sarebbe processato in piazza dal tribunale del popolo per crimini contro la persona e il convivere civile e quindi, dopo un’infinita serie di calci in culo per le strade cittadine, verrebbe impiccato per i coglioni finché morte non ci separi.

E invece uno così, con gli abiti firmati e la voglia di far baldoria nei locali giusti e la guardia del corpo e le storie instagram e i ristoranti costosissimi e una cultura da cabarettista, incarna perfettamente quell’ideale liberal-capitalista che la società di merda in cui ci troviamo non fa altro che glorificare dal glory hole in cui la madre vostra tira pompe a destra e manca come non ci fosse un domani.

Il truffatore di Tinder (2022)

Interessante documentario sul personaggio Simon Leviev che, nato Shimon Yehuda Hayut da una famiglia di sporchi e insipidi religiosi che hanno indubbiamente piantato il seme della gramigna che è loro figlio, si è distinto per numerosi crimini ai danni di donne sole e con poco cervello che gli hanno prestato decine se non centinaia di migliaia di euro pensando d’aver trovato il principe azzurro e invece avevano trovato il Capitalismo.

Un film non male.

Invece voi, figli di mignotta liberali, venite qui che vi faccio un culo come una capanna.
Troie del sistema ingorde di sperma monetario, vi ci strozzo con quel boccone rancido.

VOTO:
3 troie del sistema ingorde e mezza

Il truffatore di Tinder (2022) voto

Titolo: The Tinder Swindler
Regia: Felicity Morris
Durata: 1 ora e 54 minuti
Compralo: https://amzn.to/3tEr0dx

Mondi alieni (2020)

Documentario in quattro puntate che tenta, con fortune alterne, di rappresentare possibili realtà evolutive su pianeti lontani dal nostro.
Pianeti che possono aver sviluppato forme di vita aliene non solo come semplice definizione, ma soprattutto come concezione della realtà quotidiana fatta di uova, sperma, spore e tua madre.

In questo caleidoscopio di bizzarrie più o meno accettabili troviamo balene volanti, insetti carri armati, palloni gonfiati, scimmie elastiche e super-cervelli senza spina dorsale.

Bellino, anche se mette in campo la tecnica Neil Breen di riciclare e riciclare e riciclare quei 5 minuti di filmato buono; quasi più interessanti gli inserti sul pianeta Terra.

VOTO:
2 insetti scimmia gonfiati super cervelli senza spina dorsale

Mondi alieni (2020) voto

Titolo: Alien Worlds
Durata: 4 episodi da 45 minuti

When the Levees Broke (2006)

Il 23 agosto del 2005 un uragano di categoria 5, quella più grande e devastante, si formò nel mar delle Antille mettendosi in rotta di collisione con isole, isolotti e terraferma e portando tutta la sua potenza in aree densamente popolate, con le conseguenze che è facile immaginare.

Il 28 agosto raggiunse New Orleans, una città per la stragrande maggioranza sotto il livello del mare e quindi a rischio inondazioni ma, e qui viene il “bello”, senza un’adeguata protezione come esiste in paesi civili, vedi Olanda, che non spendono il 10% del budget annuale in armamenti ma in dighe e politiche di stampo socialista.

Anche se la città della Louisiana che ha ospitato per anni il genio incompreso chiamato Tommy Wiseau era stata in parte abbandonata dai cittadini, come le amministrazioni liberiste avevano e hanno sempre abbandonato il popolo che le foraggia, molti erano però rimasti indietro; chi perché scettico del pericolo, chi perché anziano o infermo o incapace di deambulare e chi, ancora più tristemente, perché così povero ed escluso dalla vita civile da non avere i mezzi economici per affrontare un esodo.

Un numero incalcolabile di danneggiamenti hanno fatto sprofondare ancora di più nella merda una delle città più disagiate degli Stati Uniti e e circa 700 persone sono morte; questo documentario è dedicato alla loro memoria.

When the Levees Broke (2006)

Lungo e dettagliata opera di Spike Lee che analizza punto per punto, e a volte forse si accusa questo didascalismo, il letterale disastro dell’amministrazione fascio-liberista di Bush figlio che è sempre stata pronta a fare la guerra ad un popolo di beduini all’altro capo del mondo mentre si è trovata incapace o peggio ancora disinteressata ad intervenire per salvare cittadini americani che annegavano a poche centinaia di chilometri dalla capitale.

Tantissime interviste che disegnano una costellazione di volti multi razziali, multi culturali e multi classe si affastellano senza un minuto di pausa per ben 4 ore lasciando lo spettatore senza fiato come lo è chi fugge da un uragano; una soluzione probabilmente solo accidentale, ma che alla fine, nonostante uno avrebbe qualcosa da ridire sullo stile da horror vacui caciarone caciottaro di Spike Lee, non lascia indifferenti.

Più potente nella prima parte, fino al racconto del disastro con i patetici argini di lamiera che hanno prevedibilmente ceduto, e meno coinvolgente nella seconda dove si parla del come tante persone siano morte non tanto per l’uragano in sé ma per la mancanza di cibo, acqua e cure mentre l’esercito più grande e più ricco del mondo sedeva nelle sue basi sparse in tutto il globo.

Da vedere se interessati all’argomento o molto politicizzati contro i fascio-liberali perché non è bellissimo e non trascende i confini del documentario per diventare film…

…e però anche dopo 20 anni resta toccante e indimenticabile il racconto dell’afroamericano che ha visto morire davanti ai suoi occhi l’anziana madre in carrozzina, piegata su sé stessa sotto un sole cocente, mentre aspettavano invano gli autobus governativi di trasferimento.

VOTO:
3 caciotte

When the Levees Broke (2006) voto

Titolo esteso: When the Levees Broke A Requiem in Four Acts
Regia: Spike Lee
Durata: 4 atti da 1 ora
Compralo: https://amzn.to/3hiF4Cy