Vendetta: Guerra nell’antimafia (2021)

Vicende giudiziarie di Pino Maniaci, il personaggio siciliano finito al centro dell’attenzione mediatica per le sue personali ed agguerrite battaglie anti-mafia e anti-corruzione trasmesse attraverso la sua piccola stazione televisiva Telejato, e Silvana Saguto, potente giudice anti-mafia di Palermo finita sotto accusa prima di Pino e poi del sistema giudiziario per presunte irregolarità dei beni confiscati alla mafia, ovviamente per tornaconto personale.

Molti cani presenti, non necessariamente vivi.

Vendetta: Guerra nell'antimafia (2021)

Simpatica piccola serie televisiva che fa il suo piccolo sporco dovere ma che non entusiasma tantissimo e che certamente non esce al di fuori di un cerchiobottismo utile allo spettegolezzo popolare sulle scappatelle di Pino (che finge sì di criticare, ma che poi invece abbraccia prepotentemente) e al mantenimento di uno status quo buono a far vendere il prodotto Netflix sul mercato.

Se ve lo perdete non fate un soldo di danno; se ve lo guardate scoprirete che puoi combattere il malaffare e farti piacere la fregna allo stesso tempo, checché ne dica Travaglio.

VOTO:
3 Travaglio

Vendetta: Guerra nell'antimafia (2021) voto

Titolo inglese: Vendetta: Truth, Lies and the Mafia
Regia: Paul Berczeller, Ruggero Di Maggio, Davide Gambino
Anno: 2021
Durata: 6 episodi da 50 minuti

Strappare lungo i bordi (2021)

Particelle di vita di un fumettista romano oramai molto conosciuto e che però persiste nella sua Rebibbia vivendo una vita fuori dai riflettori e sotto l’asticella di comodità e agiatezza che il suo conto in banca gli permetterebbe di vivere.

Attorno e assieme a lui vediamo e viviamo gli amici di lunga data che si barcamenano alla meno peggio sperando un giorno di uscire dal vortice liberal-capitalista che li sta inghiottendo assieme ad intere generazioni di proletari e sotto-proletari purtroppo incapaci di prendere per i capelli la classe dominante perché incapacitati dai loro stessi sfruttatori borghesi che, lividi in volto e tumefatti dal fiume di ricchezza che continua a inzepparli come tacchini, non vogliono mollare di un centimetro una guerra sociale che hanno vinto 40 anni fa.

Strappare lungo i bordi (2021)

Piccolissima prima stagione dolciamara di una serie che forse (ma forse) ne avrà una seconda, per la gioia dei fan di Zero e per il discontento dello stesso Zero che proprio non ne vuole sapere di mettersi al centro dei riflettori, forse un po’ per una nevrosi incurabile e forse perché mortacci quant’è difficile rimanere fedeli a certi ideali quando ti mettono la fica d’oro sotto al naso e tu stai lì che dici <<Ma no io sono superiore agli umori della donna e i soldi mi fanno schifo mi ci pulisco il culo. Il culo.>>.

E’ dura e qualche volta si può e si deve scendere a compromessi sui margini della pagina (tanto per rimanere spudoratamente in tema); l’importante è mantenere il centro intatto, quel cuore pulsante che dirige la baracca verso il Sol dell’avvenire.
Ma attenzione, fare compromessi al rialzo e non come quei farabutti di sinistronzi tipo Serena Dandini e compagnia cantante che dicono che sono di sinistra e poi sono amici di Walter Veltroni.

Walter Veltroni, quello che ha lasciato un debito della madonna sulle spalle dei romani, e non per costruire opere di fondamentale importanza per le classi più povere tipo le fogne o i marciapiedi o l’illuminazione pubblica, no no te pare. I debiti li ha fatti ad esempio per costruire l’auditorium dell’archistarcazzo a Roma nord per farci i concertini e i convegni e le mostre dei cinema dove ci vanno principalmente i borghesi della ZTL come lui.

Voi siete dei fottuti traditori che, volenti o nolenti, avete decretato la fine della lotta di classe passando la linea di demarcazione che divide chi in questa società piramidale sfrutta e chi viene sfruttato, chi comanda e chi viene comandato, chi se la ride e chi se la piagne, chi verrà processato in piazza dai tribunali del popolo e della democrazia diretta e chi lo giudicherà.

VOTO:
4 Zoro che se la ridono

Strappare lungo i bordi (2021) voto

Titolo: Tear along the Dotted Lines
Creatore: Zerocalcare
Anno: 2021
Stagione: 1
Durata
: 6 episodi da 20 minuti circa

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Midnight Mass (2021)

Una uggiosa isoletta americana chiamata Crockett sta spopolandosi dei suoi miseri abitanti e nessuno sa o vuole porci rimedio.

Un po’ perché la vita del pescatore povero non è allettante e un po’ perché qualche anno prima una petroliera ha rilasciato in mare una valanga di velenoso petrolio, gli unici isolani ad aumentare a vista d’occhio sono i gatti malefici che ti pigliano l’anima di notte mentre vai a pisciare al campo.

Ma no te preocupe amigo mio: c’è sempre la soluzione ad ogni problema e in questo caso la salvezza verrà portata da un giovine prete con la faccia di uno che si sorprende delle sue stesse scorregge.
Sfortunatamente, assieme agli eventi miracolosi e alle scorregge, capiteranno anche morte e distruzione… ma non potrebbe essere altrimenti quando parliamo di bibbia.

Semagallo bibbione!

Midnight Mass (2021)

Interessantissimo progettino dell’orrore che ad un’attenta visione si rivela essere molto di più che una semplice scusa per farti zompare dalla sedia.

Premesso che il mistero (inspiegabilmente mai esplicitato) è abbastanza telefonato, non che questo fosse l’intento dell’autore, e che alcuni passaggi emotivi siano un pochino forzati, va riconosciuta la compattezza di visione e la chiarezza narrativa dimostrate quando invece tutto avrebbe potuto sbrodolarsi in un banale rimbrotto alla religione cattolica condito di spaventi.

Ed invece il rifiuto papalino c’è senza essere preponderante, mentre tutto sottende invece ad un conflitto ben più profondo nella sua semplicità: l’incomunicabilità.

Siccome nessun uomo è un’isola e rari sono i casi di felice ermetismo, gli abitanti di Crockett sono profondamente tristi perché non riescono ad entrare in contatto l’uno con l’altro: lo sceriffo e il figlio, il prete e la sua comunità, una paraplegica e il suo carnefice, il protagonista ex alcolista e il suo senso di colpa; tutti si parlano, ma nessuno ascolta veramente. Emblematico a questo proposito è il monologo dello sceriffo musulmano che se ne esce lamentando come nessuno gli abbia mai chiesto perché abbia chiesto il trasferimento in quella sperduta cittadina di merda.

E seguendo questo filone logico, la stessa storia narrata non sarebbe mai decollata (con enorme risparmi di vite) se solo ci fosse stata più comprensione.
Perché come ha giustamente detto Tommy Wiseau:
“If a lot of people love each other the world will be a better place to live !”

Amate e moltiplicatevi, pederasti.

VOTO:
4 Tommy

Midnight Mass (2021) voto

Titolo canadese: Sermons de minuit
Regia: Mike Flanagan
Anno: 2021
Durata: 7 episodi da 1 ora
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Z Nation (2014-2018)

L’ennesima  frittata con gli zombie e l’apocalisse e i personaggi simpatici che tentano di cavarsela vagando per lande devastate abbandonate stuprate sodomizzate mentre fioccano come neve personaggi random più o meno interessanti più o meno strambi più o meno tirati fuori dal cilindro dopo aver pronunciato le parole magiche: “la madonna è una puttana”.

Doc, Lieutenant Warren, 10k, Murphy, Citizen Z sono alcuni dei nomi dei volti da papagno sul grugno che vi accompagneranno per tanti e tanti episodi fino a quando implorerete di farvi sventrare la pancia da 57 minorenni cambogiane armate di scopettoni del cesso.

Z Nation (2014-2018)

Ma che vi devo dire.

A me non è dispiaciuto, ha un suo perché, non si prende mai sul serio (tranne rarissimi casi) e per questo mai ti delude; le tue aspettative devono rimanere basse dall’inizio fino alla fine e vedrai che non ti verranno mal di pancia.

Fidati.

Fidati cazzo, non stare lì a guardarmi con quella faccia da stronzo di chi pensa di saperla lunga perché si è appena visto la trilogia dei colori di Kieslowski. Stronzo, vattela a prendere in culo tersta di cazzo non ti voglio vedr merda del palcoscenico.
Non sei meglio degli altri, non sei meglio di me, non se melgio di chi ti circondaa, sei putrida carne ambulante zombie e io ti farò saltare il cervello con un pugno fagocitato dal buco del culo di tuop padre in carrozzzaaaaa

Consigliato ad un pubblico maturo per alcune scene sanguigne ed un uso sconsiderato della droga.

VOTO:
3 Kieslowski e mezzo

Z Nation (2014-2018) voto

Titolo lituano: Zombiu nacija
Regia: Karl Schaefer, Craig Engler
Stagioni/Durata: 5 con episodi da 45 minuti
Compralo: https://amzn.to/3kqBWX5

Squid Game (2021)

Un poveraccio col vizietto del gioco d’azzardo ha la vita rovinata dopo i disordini in fabbrica repressi nella violenza dai cani del potere liberista e oggi si ritrova a campare di lavoretti dormendo a casa della madre zoppa.

Un dramma, ovvero la normale esistenza del sotto-proletariato urbano contemporaneo, ovvero il ragionato prodotto del sistema liberal-liberista sostenuto da gentaglia buona solo per la frattaglia tipo Carlo Calenda, quel Carlo Calenda che parla sempre come se fosse stocazzo quando invece riesce ad abbindolare solo i poveri cristi intimoriti dalla sua sicumera facilmente cancellabile con un bel papagno piantato in pieno muso.

Seong Gi-hun, questo il nome del poveraccio disoccupato e divorziato, viene avvicinato da un’organizzazione criminale finanziata da miliardari annoiati che non pagano le dovute tasse allo stato che li ha tenuti in vita troppo a lungo e si ritrova in un gioco più grande di lui, ovvero una gigantesca competizione ad eliminazioni cruente tipo Takeshi’s Castle, ovvero una corsa di cavalli umani su cui scommettere milioni di euro.

Squid Game (2021)

Parte benino, ma finisce nell’idiozia più completa con l’occhiolino alla seconda stagione all’insegna dei capelli pinkissimi.

Io davvero non mi capacito di quanto la massa non abbia una cultura che vada al di fuori di Orietta Berti e quindi non riesca ad accorgersi, di fronte a questo Squid Game, di tutte le scopiazzature influenze che l’hanno prodotto: dal citato Takeshi’s Castle a Saw (con tanto di finale) passando per tutti i manga giapponesi tipo Battle Royale o As the Gods Will.

Simpatico, sì; un po’ di cacarella in alcuni punti, certo; ma non è il miglior sceneggiato su Netflix, tantomeno il migliore mai visto.

VOTO:
3 papagni

Squid Game (2021) voto

Titolo originale: 오징어 게임
Regia: Hwang Dong-hyuk
Anno: 2021
Durata: 9 episodi da 1 ora

Sulla scena del delitto: Il caso del Cecil Hotel (2021)

Nel febbraio 2013 una giovane canadese era in visita nella ridente e tragica cittadina di Los Angeles; un tipico viaggio giovanile carico di belle speranze per un futuro pieno di sorprese.

Purtroppo per lei, il suo futuro si sarebbe riproposto a breve e in maniera tragica, come una zuppa di cavolfiore succhiata poco prima di una cavalcata su un ciuchino zoppo, per poi cristallizzarsi in uno dei tanti falsi misteri che girano per l’internet.

Sulla scena del delitto: Il caso del Cecil Hotel (2021)

Mini serie tutta incentrata sulla “misteriosa” scomparsa di Elisa Lam all’interno del famigerato Cecil Hotel di Los Angeles, grande luogo di spaccio e prostituzione che sorge nella parte più povera e disperata della città, il cosiddetto “Skid Row” dove si trova anche l’immaginario negozio di piante di Little Shop of Horrors.

Allora: per intrattenere, intrattiene; ma non aspettatevi niente di trascendentale visto che il “mistero” lo si può intuire dopo 20 minuti.

Quello che invece non mi aspettavo è il colpo di coda finale sulle condizioni dei reietti della società, dimenticati e sommersi dall’ingiustizia di una piramide sociale fondata sulla prevaricazione del più forte sul più debole, del codardo sul generoso, del liberista sul socialista.

VOTO:
2 liberisti e mezzo

Sulla scena del delitto: Il caso del Cecil Hotel (2021) voto

Titolo originale: Crime Scene: The Vanishing at the Cecil Hotel
Regia: Joe Berlinger
Anno: 2021
Durata: 4 episodi da 1 ora circa

Ghostwatch (1992)

Una famiglia londinese vive con l’angoscia di essere un’inutile pedina sullo scacchiere di sua maestà la regina d’Inghilterra e l’unica via d’uscita sembra essere quella di dare la colpa al fantasma di un travestito impiccatosi con una corda di peli pubici nel sottoscala dove vivono i sudditi in questione.

Ecco però che una troupe televisiva della BBC verrà in aiuto mettendo in mostra il dolore loro e del travestito impiccato in cambio del classico quarto d’ora di notorietà.

Ghostwatch (1992)

Interessantissimo programma televisivo che cavalca la succulenta onda del paranormale costruendo però un castello narrativo leggermente più complesso del solito tormentone estivo facendo finta che la messa in scena sia una cosa reale e il programma sia una sorta di Telefono giallo, ma senza il liberal-conservatore Corrado Augias.

Bello, ma non troppo.

VOTO:
3 Augias

Ghostwatch (1992) voto

Titolo brasilero: Vigília Paranormal
Scritto da: Stephen Volk
Anno: 1992
Durata: 91 minuti
Compralo: https://amzn.to/3kKKngC

Haunted (2018 – xxx)

Che bello quando ti riunisci intimamente davanti le telecamere di Netflix con amici e parenti per raccontare loro le tue più perverse fantasie erotico-masochistiche che comprendono coprofagia, tovaglioli di carta, satanassi gay, Gianni Morandi, nonne fantasma, lapidi trafugate, pazienti dementi demoniache, stanze delle torture, gatti maledetti, padri abusivi, parcheggi abusivi, applausi abusivi, villette abusive, abusivi sessuali abusivi.

Tanta voglia di ricominciare, abusivamente.

Haunted (2018 - xxx)

Serie spaventosa, non per il contenuto che francamente fa ridere i polli, quanto per la vomitevole spavalderia con la quale ti tirano in faccia palate di merda su palate di merda fino a che non ce la fai più e gli tiri giù una bestemmia a capo chino nel silenzio della notte.

<<Porco dio!>> si sente gelido squarciare il cielo e subito la schiena ti s’inzuppa d’urina di cane.
Piangi fratello stronzo, piangi e fotti come non ci fosse un domani.
Fotti e rifotti il culo rotto che ti ritrovi figlio di puttana perché non verrà nessuno a salvarti dall’ira funesta di quel porcaccioddio che ti ha reso stroppio al cervello.

Piangi.

PS: l’unico episodio degno di nota è il terzo della seconda stagione che ovviamente non tratta il paranormale, ma gli rema addirittura conto con la sua storia di abusi dentro una setta cristiana fissata con la liberazione di giovani gay dal demone della frociaggine.

VOTO:
2 cani culi rotti

Haunted (2018 - xxx) voto

Titolo spagnolo: Al borde de la realidad
Anni: 2018, 2019, 2021
Durata: 3 stagioni da 6 episodi da 30 minuti circa

Leonardo: 1° stagione (2021)

Leonardo da Vinci, famoso e geniale artista italico del quindicesimo secolo, aveva la sfortuna di capitare involontariamente col cazzo dentro una serie di culi adolescenziali; e questo fu la sua più grande rovina.

Ovviamente dopo le donne sterili.
Maledette infime stregacce.

Leonardo: 1° stagione (2021)

Ricomposizione fantasiosa della vita di Leonardo che, in barba alla realtà storica, lo rende geniale per un motivo apparentemente banale, ma invece assolutamente azzeccato: non j’annava de lavora’.

Ma proprio che lui ha passato la vita intera a trovare il modo di fare i soldi col minimo sforzo e dedicare poi la maggior parte del tempo e del suo ingegno allo studio dei cazzi suoi, letteralmente e metaforicamente.

Leonardo, eroe egoista della classe borghese che si ribella allo status quo.

VOTO:
2 ribelli e mezzo

Leonardo: 1° stagione (2021) voto

Titolo indiano: liyonaardo
Ideatori: Frank Spotnitz, Steve Thompson
Stagione: prima
Anno: 2021
Durata: 8 puntate da 52 minuti

I dinosauri: 1° stagione (1991)

Earl Sinclair è un megalosauro antropomorfo che vive la vita del perfetto coglione sottoposto dentro una società classista e piramidale che lo fa uscire di capoccia ogni giorno.

L’unico sfogo di questo dinosauro qualunque resta il pestare di botte moglie e figli quando torna a casa la sera, colmo d’alcol e urina, prima di defecare in un generoso atto d’amore sopra l’infante di casa, il piccolo Babymerda.

I dinosauri: 1° stagione (1991)

Me lo ricordavo molto meglio.
E come me, sicuramente anche te che sei cresciuto a pane e ceffoni avevi un’idea edulcorata e quasi fantastica di questo mondo pupazzoide al cui interno navigavano personaggi deformed dal gran sorriso.

E invece niente: siamo di fronte all’elogio dell’abuso domestico, del più vile servilismo cattolico impregnato di odio razziale.
Questo telefilm andrebbe segnalato al Moige e cancellato dal ricordo umano in una dannatio memoriae senza fine che lo elevi ad agnello sacrificale di una società sull’orlo della decadenza post-adolescenziale.

E comunque è abbastanza noioso.

VOTO:
2 Publius Septimius Geta

I dinosauri: 1° stagione (1991) voto

Titolo originale: Dinosaurs
Creatori: Michael Jacobs, Bob Young
Stagione: prima
Anno: 1991
Durata: 5 episodi da 25 minuti

My Octopus Teacher (2020)

Nel 2010 il cinematografaro sud africano Craig Foster decise di andare ogni giorno a trovare un polpo femmina che viveva nella foresta di kelp dietro casa sviluppando col tempo un rapporto di reciproca curiosità e fiducia.

Giorno dopo giorno, immersione dopo immersione, Craig ha imparato a conoscere questo mollusco cefalopode dall’intelligenza sorprendente e dalle abilità mimetiche uniche, e così facendo ha scoperto una parte di sé: più riflessiva, più in contatto con la natura e con suo figlio adolescente.

Il cefalopode vive circa un anno.

My Octopus Teacher (2020)

Successo istantaneo su Netflix ed interessantissimo documentario che si regge in gran parte sulla bellezza delle immagini di foreste acquatiche ricche di vita, colori e forme aliene a noi; un po’ meno sulla storia in sé.

Difatti, se non fosse per la dedizione dimostrata dal signor Foster che s’immerge da anni nelle fredde acque oceaniche del sud africa per il gusto della scoperta manco fosse Alberto Angela, questo film risulterebbe molto meno unico, nonostante molta gente si sia commossa guardando un polpo morire.

In genere sono gli stessi che poi si fanno una fritturina di pesce a Fiumicino.
Coerenza portami via.

VOTO:
3 fritturine di pesce A Fiumicino

My Octopus Teacher (2020) voto

Titolo brasilero: Professor Polvo
Regia: Pippa Ehrlich, James Reed
Anno: 2020
Durata: 85 minuti

Chernobyl (2019)

All’una e mezza del 26 aprile 1986 ero lì che scopavo con mia moglie ucraina biondo cenere umile, perché devi essere umile donna ucraina del 1986 coi capelli biondo cenere, quando il nostro atto copulativo volto alla procreazione di un piccolo nuovo figlio della patria da immolare al sacro fuoco sovietico è stato interrotto da un chioppo della madonna lurida che m’ha fatto ritrarre la minchia in pancia.

Subito una telefonata dal comando dei vigili ha chiarito il mio ruolo in questa vicenda e io non ho esitato un attimo nel partire alla volta della centrale nucleare a fissione Vladimir Il’ič Lenin di Černobyl’; il mio ruolo sarebbe stato quello di spruzzare acqua copiosa sull’incendio divampato senza fare domande, perché chi fa domande è uno stronzo e merita il diniego di sepoltura.

Sembrava andasse tutto per il meglio, ma a un certo punto mi sono sentito male… e niente, alla fine della giostra mi sono ridotto così:

Chernobyl (2019)

Miniserie sul disastro di Chernobyl, molto apprezzata dal pubblico mondiale e molto ben congeniata per piacere al pubblico mondiale.

Ogni episodio, portando comunque avanti la storia delle ore, dei giorni, delle settimane e dei mesi successivi all’incidente, dà spazio a particolari singoli personaggi rappresentativi delle tante vittime: il vigile del fuoco, la moglie del vigile, il coscritto sbarbatello, il fisico nucleare a capo della squadra di contenimento si alternano con efficacia sul palcoscenico per veicolare un messaggio: l’Unione Sovietica era un posto di merda dove vigeva l’omertà, il dogmatismo, l’ottusità, la paura, l’arretratezza e la violenza.

Nonostante un’ottima impalcatura tecnica, dispiace quindi che si sia scelto di calcare fin troppo la mano con le inevitabili caricature del politico cattivissimo, i funzionari con la farina nel cervello, i soldati nichilisti ed un generale quanto inspiegabile ostracismo verso le evidenze scientifiche (del tipo che la centrale esplode e il direttore minimizza l’accaduto nonostante gli si pongano davanti prove inconfutabili), il tutto per attuare una stortura ed un’esagerazione al limite del caricaturale che dipinge a tinte assurde la pur vera severità e omertà del governo sovietico.

“Mancano solo gli orsi e le fisarmoniche” ha detto Stanislav Natanzon, un giornalista televisivo russo, e non sento di dargli totalmente torto.

VOTO:
4 orsi con le fisarmoniche

Chernobyl (2019) voto

Titolo ucraino: Чорнобиль
Regia: Johan Renck
Anno: 2019
Durata: 5 episodi da 1 ora