Making a Murderer (2015)

Il cittadino statunitense Steven Avery fu condannato nel 1985 per un crimine che non aveva commesso: l’assalto, lo stupro e il tentato omicidio di Penny Beerntsen, una rispettabile donna residente nella stessa contea; uscito di galera nel 2003 grazie a nuovi test del DNA, Steven fece ovviamente causa allo Sceriffato locale e alla Contea per la bella sommetta di 36 milioni di dollari.

Altrettanto ovviamente lo sceriffato e la contea non la presero molto bene e quando due anni dopo si presentò loro l’occasione d’incastrarlo per un altro delitto, questa volta ancora più grave (ovvero lo stupro, la tortura, l’omicidio e l’occultamento del cadavere della giovane Teresa Halbach), non poterono resistere dal virare le investigazioni a loro favore per metterlo definitivamente in culo al povero Steven il quale, dal canto suo, voleva solo passare il resto della sua vita circondato dagli affetti che ingiustamente gli erano stati tolti per 18 anni.

Making a Murderer (2015)

Quando Netflix incontra Un giorno in pretura ecco che ti sorprendi nell’assistere all’interminabile epopea di un povero e ignorante cittadino contro il gigante statale che lo accusa di crimini verso i quali lui si dichiara innocente.

Le vicende che hanno avviluppato l’esistenza di Steven Avery, le accuse, le condanne, le prove, i fatti, i test, gli avvocati, i giudici, i testimoni, le fotografie, i pianti, le ossa, il sangue, le pallottole, le confessioni, i ritrattamenti sono un fiume in piena che è difficile da digerire in 10 episodi; nonostante la bravura dei realizzatori nel rendere avvincente una roba noiosa come i processi, non si riesce a soddisfare appieno né la sete di conoscenza su quello che è accaduto alla povera Teresa e né quella di giustizia per un processo imparziale e privo di pregiudizi, col risultato di trovarsi con qualche sbadiglio di troppo.

Making a Murderer cerca di raccontare come sia facile per una comunità d’individui omogenea piantare il dito accusatorio contro il diverso, contro la tara genetica (come sono stati definiti gli Avery), contro una famiglia di veri americani, di quelli che si sposavano tra parenti e andavano a caccia di cervi col fucile; l’America vera, quella che ha colonizzato il continente mentre l’elite bianca e puritana restava 10 passi indietro aspettando che questi esploratori pulissero il terreno per il loro arrivo e che poi sloggiassero velocemente più avanti mentre loro godevano del frutto di questo sporco lavoro.

Sfortuna volle che a un certo punto l’ovest finì quando questi brutti sporchi e cattivi americani raggiunsero l’Oceano Pacifico e non ci fu quindi più una metà verso cui spingere questa massa di poveracci contro i quali quindi cominciò lentamente a sollevarsi un polverone accusatorio che voleva addossare loro ogni colpa, come fossero una sorta di capri espiatori collettivi.

La verità invece è che l’ignoranza e la grettezza sono solo i sintomi di un male chiamato “sistema piramidale” che scarica sul più debole i problemi del più forte … e quando c’è un omicidio, i primi sospettati sono sempre i familiari stretti, perché nel 90% dei casi si viene uccisi da chi si conosce ed ama, non da un povero semi sconosciuto appena uscito di galera per un crimine mai commesso.

VOTO:
3 semi sconosciuti e mezzo

Making a Murderer (2015) voto

Titolo turco: Bir Katil Yaratmak
Regia: Laura Ricciardi, Moira Demos
Anno: 2015
Durata: 10 episodi da 45 minuti circa

The Keepers (2017)

Il 7 novembre 1969 Catherine Cesnik, una giovanissima suora che insegnava  inglese e teatro al liceo cattolico Keough in Baltimore, scompare in circostanze molto misteriose; verrà ritrovata due mesi dopo mezza nuda e con la testa fracassata sdraiata supina su una collina non troppo distante.

Chi l’ha uccisa e soprattutto perché l’ha uccisa rimangono tutt’oggi due misteri velati da mille intrighi… e però quando lo Stato non funziona, il Popolo si muove e quindi amici, parenti ed ex studenti hanno scoperto negli anni molti indizi che vanno a comporre un quadro della situazione molto più complicato e molto più losco di quanto le indagini iniziali potrebbero aver fatto pensare; una ragnatela di soprusi indicibili coperti e spesso perpetrati a livelli altissimi della Chiesa e delle autorità competenti.

The Keepers (2017)

Distribuito da Netflix (che devo ammettere mi sta regalando parecchie piacevoli serate), questo lungo documentario diviso in 7 episodi sui misteri della Baltimora del 1969 tiene incollato alla sedia chi lo guarda.

E lo fa un po’ per l’ottima realizzazione tecnica, un po’ per l’assurdità e la violenza di certi accadimenti ivi raccontati e un po’ per quel senso d’irrisolto che sicuramente continua a muovere i protagonisti di questa triste vicenda i quali non si sono mai arresi di fronte al muro di gomma che gli si parava davanti.

Se siete in vena di una lunga sessione audiovisiva sul sudiciume sudicio che si annida tra le dita dei piedi dei preti, siete ben serviti.
Agli altri invece 2 Ave Maria e 10 Pater Noster.

VOTO:
4 Pater Noster

The Keepers (2017) voto

Titolo originale: The Keepers
Regia: Ryan White
Anno: 2017
Durata: 7 episodi da 1 ora circa

Black Mirror: 3° stagione (2016)

Quello che qui ci viene proposto è uno spaventoso mondo distopico con la faccia bella sorridente nel quale convivono punteggi sociali che influenzano le tue possibilità quotidiane di sopravvivenza, videogiochi iperrealistici dove è possibile perdere la ragione, organizzazioni tecnologiche che ci tengono sotto controllo mentre ci ravaniamo, realtà virtuali nelle quali si può vivere per sempre, militari col lavaggio del cervello che sparano alla gente manco fosse la domenica delle palme e api assassine che ti s’infilano nelle cavità della testa e ti mangiano il cervello che te stai lì a urla’ come una scrofa poco prima d’entra’ al macello e ti cachi sotto merda e piscio mentre piagni lacrime amare che ti solcano il viso terrorizzato.

Povero te.

Black Mirror: 3° stagione (2016)
no quiero morirme

Prosegue una delle migliori serie televisive della storia, passando però dalla britannica e pubblica Channel 4 all’americana e privata Netflix… e la lira s’impenna!

Il budget sembra alzarsi un pochino mentre si alza pure l’asticella delle banalità; va bene uguale, sia chiaro, vista l’indubbia qualità del progetto, ma rimane il retrogusto di un qualcosa che poteva essere quasi perfetto e invece non lo è stato per poche scelte dettate chiaramente dal reparto marketing&qualunquismo.
Un esempio a tal proposito è il terzo episodio nel quale vengono punite 5 persone che hanno commesso cose riprovevoli: 4 di queste erano nel campo della sessualità con l’ultima ad andare a coprire la casella sempreverde del razzismo.

Ora, io dico: è mai possibile che non se ne esca dall’era vittoriana sesso-punitiva dove non c’è cosa peggiore di tradire tua moglie o farsi una pippa sulle foto di qualche minorenne?
Ma che davvero davvero stiamo scherzando?
E allora che gli dovresti fare a quelli che lavorano nella finanza creativa che quotidianamente affama interi continenti creando disastri economico-sociali dalle ricadute globali?

E quindi, altro che serie televisiva; la distopia con le regole morali fatte al contrario la vivo io ogni giorno quando sono costretto a respirare la stessa aria di una massa informe di cervelli pecora che non sanno la differenza tra assolto e prescritto e continuano a gettare merda a livelli mai visti prima su un governo appena nato che, se avessero mostrato la stessa vena critica con i precedenti 10 governi di gente quella sì assurda, forse oggi non stavamo con le barricate per strada.

E per spiegare ancora meglio l’assurdità di certe posizioni, specialmente nella sinistra (sia radicale che radical-chic) ecco un breve (e certamente parziale) riassunto politico-socio-economico degli ultimi splendenti 30 anni italiani durante i quali si sono succeduti governi di destra, di sinistra, di centro e dell’anima de li mortacci vostra, tutti accomunati dalla voglia dei soldi; i soldi che ci compri la barchetta per veleggiare in Europa ah no aspetta è un continente non un mare e allora mi ci compro una bella macchina ibrida prodotta in Corea perché io tengo all’ambiente, anche mentre voto no al fotovoltaico o all’eolico e sì al nucleare.

  • Luglio 1992: abolizione della scala mobile dei salari (governo Amato).
  • Agosto 1992: privatizzazione delle Ferrovie dello Stato (governo Amato).
  • Gennaio 1994: privatizzazione Istituto Mobiliare Italiano (governo Ciampi).
  • 1994: privatizzazione INA Istituto Nazionale Assicurazioni (governo Berlusconi).
  • 1995: privatizzazione di Eni (governo Dini).
  • Aprile 1996: l’Italia partecipa alla guerra in Kosovo (governo Dini & Prodi).
  • Aprile 1997: missione militare in Albania (governo Prodi).
  • Giugno 1997: legge Treu, introduzione del lavoro interinale e del precariato tipo il co.co.co. (governo Prodi).
  • Novembre 1997: privatizzazione della Scuola Nazionale di Cinema (governo Prodi).
  • Ottobre 1997: privatizzazione di Telecom Italia (governo Prodi).
  • Gennaio 1998: privatizzazione della Biennale di Venezia (governo Prodi).
  • Ottobre 1998: privatizzazioni di moltissimi medi e piccoli istituti culturali, fondazioni, enti e centri studi nazionali (governo Prodi).
  • Novembre 1998: privatizzazione Banca Nazionale del Lavoro (governo Prodi).
  • Marzo 1999: privatizzazione Enel (governo D’Alema).
  • 1999: privatizzazione degli Istituti regionali di mediocredito per le piccole medie imprese (governo D’Alema).
  • Ottobre 2001: l’Italia partecipa alla guerra in Afghanistan (governo Berlusconi).
  • Agosto: privatizzazione di ANAC autostrade (governo Berlusconi).
  • Febbraio 2003: legge Biagi, centralità della flessibilità sul lavoro, co.co.pro. (governo Berlusconi).
  • Marzo 2003: l’Italia partecipa alla guerra in Iraq (governo Berlusconi).
  • 2004: privatizzazione Ente Nazionale Tabacchi (governo Berlusconi).
  • Marzo 2011: l’Italia partecipa alla guerra in Libia (governo Berlusconi).
  • Dicembre 2011: riforma delle pensioni Fornero (governo Monti).
  • Marzo 2015: cancellazione Articolo 18 (governo Renzi).
  • Ottobre 2015: privatizzazione delle Poste Italiane (governo Renzi).

Traduzione: quei farabutti hanno consegnato ad oligopoli privati i beni pubblici e il futuro dei giovani E PERO’ sarebbe questo governo giallo-verde il governo più a destra della storia repubblicana.

ma va a da’ via el cu’ !!!

VOTO:
4 giallo-verde

Black Mirror: 3° stagione (2016) voto

Titolo originale: Black Mirror
Creatore: Charlie Brooker
Stagione: terza
Anno: 2016
Durata: 6 episodi da 1 ora

La casa di carta: 2° stagione (2017)

Proseguono e finiscono le avventure di 8 o 9 o 13 (a seconda dell’episodio in questione) fancazzisti patentati i quali non hanno più voglia di lavorare e quindi pensano di prendere una valanga di banconote dalla zecca di Spagna e vivere di rendita per il resto della vita loro e quella dei loro figli su un’isola sperduta nel mar dei Caraibi mentre la gente normale rimane incatenata al palo di un’esistenza fatta di 8 ore al giorno per 6 giorni a settimana per 40 anni e lo chiamano mondo libero.

La casa di carta- 2° stagione (2017)
e non fa’ il ragazzino, sono solo 10 ore che lavori!

Leggera impennata emotiva per quello che io ho già ribattezzato l’hype cinematografico più ingiustificato dell’anno e fragorosa conclusione zuppa di proiettili pim pum pam ci attaccano sbiribim catapum non ci avrete mai.

Sono spiacente per i feticisti degli sproloqui, ma non c’è molto da dire quando vieni letteralmente prosciugato delle tue energie appresso a 22 episodi di un telefilm che, partendo da un’idea interessante, ovvero quella di seguire un gruppo di rapinatori lungo la sosta forzata dentro la zecca spagnola, si declina poi in una serie di situazioni da soap opera sud coreana.

VOTO:
2 lacrime coreane e mezza

La casa di carta- 2° stagione (2017) voto

Titolo originale: La casa del papel
Creatore: Álex Pina
Stagione: seconda
Anno: 2017
Durata: 9 episodi da 45 minuti

La casa di carta: 1° stagione (2017)

Nove malandrini di diversa estrazione culturale, ma comune estrazione sociale (proletaria), mettono in piedi il colpo del secolo: armarsi di tutto punto, travestirsi da budello di Salvador Dalì travestito da pirata, entrare alla zecca di Spagna, prendere in ostaggio 66 persone e stampare 2400 milioni di euro da dividersi poi equamente una volta elusa la polizia e fatto marameo ai reali spagnoli travestiti da budello di tua madre.

Semplice, no?

La casa di carta- 1° stagione (2017)
mi si nota di più se sto seduto ad un angolo oppure al centro con una luce sparata in faccia e un gruppo di persone attorno che si atteggiano da bulli?

TremEnda con la E maiuscola serie televisiva spagnola che per motivi a cui non voglio neanche pensare ha spopolato in Italia facendo saltare sulla sedia chi evidentemente non ha visto neanche un film sul crimine organizzato negli ultimi 85 anni.

Tralasciando le numerose e irritanti parentesi da Occhi del cuore con i personaggi che parlano e straparlano di minchiate sentimentali o ricordi d’infanzia banali che io dico “mortacci vostra sceneggiatori da terzo millennio” e che però in parte possono essere un minimo giustificate dalla provenienza televisiva spagnola che non starà ai livelli di Distretto di polizia ma poco ci manca, quello che invece è veramente imperdonabile è la TOTALE incompetenza di tutte le parti in campo: criminali, ostaggi e poliziotti.

I primi mandano all’aria in più d’un occasione un piano che avevano studiato nei minimi particolari per 5 mesi (a cominciare da quando, in quello che doveva essere un lavoro pulito, aprono il fuoco sulla polizia ferendo un paio di agenti dopo neanche mezz’ora essere entrati alla Zecca); non riescono a sentire due persone complottare alle loro spalle quando sono a circa un metro di distanza nel silenzio tombale di un bagno; lasciano il fucile per terra accanto ad una ragazza ostaggio e vanno a controllare il corridoio; litigano su questioni amorose mentre la stessa ragazza prende il telefono e fa una videochiamata; si intascano 1000 euro invece di darli allo sfascia carrozze per distruggere una macchina che scotta e via così, gaffe dopo gaffe, episodio dopo episodio, facendomi salire la bile a livelli stratosferici.
Gli ostaggi invece non riescono a stare fermi: tra chi si scopa gli assalitori mentre è incinta, chi si fa scopare dagli assalitori per ingraziarseli, chi si fa mettere una lingua in bocca dalle assalitrici non si sa perché e chi fa un casino dopo l’altro mettendo a repentaglio la vita di tutti quanti, questo è probabilmente il gruppo di ostaggi meno impauriti e più casinisti della storia mondiale.
E infine i poliziotti: la capo ispettrice va continuamente al bar a bere e non è presente 24 ore su 24 in loco mentre esplode roba alla Zecca perché deve scopare uno (s)conosciuto nel bar di cui sopra mentre il vice ispettore guida in stato d’ebbrezza con la bottiglietta in mano sterzando bruscamente mentre sbrodola frasi con la voce roca manco fosse una commedia con Ben Stiller… devo aggiungere altro?

E vogliamo parlare del supposto sottotesto politico di una serie televisiva su un gruppo di fancazzisti patentati che inserisce senza alcun serio motivo la canzone sulla Resistenza italiana contro il nazi-fascismo Bella Ciao?
Ma resistenza de che, dio cristo!?!
Marx non ha mai detto ” ‘sti gran cazzi del lavoro, annamo alla Zecca travestiti da budello de Dalì, pijamose tutto e daje Roma”!

Il piccolo particolare che infatti sfugge al “Professore”, il geniale (si fa per dire) ideatore di questo piano machiavellico, è che se per risolvere il problema della povertà bastasse stampare carta moneta, i governi non avrebbero alcun problema di liquidità; si dà il caso invece che ogni volta che viene immesso nuovo denaro in circolazione, il mercato si riaggiusta al nuovo flusso facendo aumentare l’inflazione e la Spagna questo dovrebbe saperlo bene quando, importando l’oro delle Americhe nel sedicesimo secolo provocò un grande deprezzamento di quel metallo in tutta Europa.

Certo, non saranno i 2 miliardi e mezzo d’euro di questi irritanti scansafatiche a far saltare i conti spagnoli, ma di certo non sono soldi presi dal nulla come insiste testardamente a dire il Professore dei miei stivali.

Mortacci tua.

VOTO: 3 stivali

La casa di carta- 1° stagione (2017) voto

Titolo originale: La casa del papel
Creatore: Álex Pina
Stagione: prima
Anno: 2017
Durata: 13 episodi da 45 minuti

Black Mirror: 2° stagione (2013)

Ti è morta una persona cara, ma la tecnologia può riportare in vita una (pallida e distorta) copia di lei.
Che fai, la resusciti?

Una donna ha compiuto un crimine orribile, ma la tecnologia può punirla facendogli vivere in loop 24 di angoscia.
Che fai, la condanni?

I politici sono degli stupidi fantocci, ma la tecnologia può mettergli contro un fantoccio virtuale sboccacciato con potenzialità dittatoriali.
Che fai, lo voti?

Un uomo non vuole aprire bocca sul suo coinvolgimento in un fatto di sangue, ma la tecnologia può costringerlo a farlo con l’inganno di una vita eterna passata dentro una cabina in mezzo ai ghiacci.
Che fai, lo freghi?

Questi i temi della seconda stagione del telefilm sulle distopie più interessante di sempre.
Che fai, lo guardi ora o subito?

Black Mirror: 2° stagione (2013)
il computer ti permette di disegnare cippe di cazzo; le fai viste frontali o di profilo?

Continua la corsa inarrestabile delle buone idee messe al servizio del buon cinema con questa piccola collezione di perle audio-visive che non mancheranno d’intrattenere con intelligenza e questioni morali tutt’altro che superficiali un pubblico più attento della desolante consueta media.

I picchi qualitativi si trovano indubbiamente negli episodi estremi (il primo e l’ultimo) con lo speciale natalizio a fare da re incontrastato del gruppo grazie ad una storia originale e intrigante ed una piccola serie d’invenzioni tecnologiche assolutamente terrificanti (il cookie cerebrale è una cosa da urlo), mentre quello su Waldo è un po’ fiacchetto anche perché rispolvera la solita cantilena contro i vuoti populismi che francamente ha rotto i coglioni.

Se siete stufi del marasma di boiate che vengono trasmesse in televisione (come al cinema) e se passate sopra le banalità quando si parla di politica che evidentemente in Gran Bretagna sono proprio incapaci di discuterne visto che stanno ancora con la regina vestita d’Arlecchino e la famiglia reale che chi se la incula, questa è sicuramente una validissima scelta.

VOTO:
4 Arlecchini e mezzo

Black Mirror 2° stagione (2013) voto

Titolo originale: Black Mirror
Creatore: Charlie Brooker
Stagione: seconda
Anno: 2013
Durata: 3 episodi da 1 ora

Stranger Things: 2° stagione (2017)

Alla fiera dell’est, per due soldi, una cacata di telefilm il pubblico idiota guardò.
E venne il mostro che s’impossessò del ragazzino che è amico del gruppetto di mocciosi che vogliono fermare il male che esce dal portale che è sito dentro il laboratorio dove è cresciuta Eleven che c’ha le turbe emotive da menarca che la rende appetibile per Mike che c’ha una sorella grissino che non sa a chi darla che al mercato guardò.

Stranger Things: 2° stagione (2017)
esco dal mio corpo e ho molta paura

Bella cacata.
No, dico: bella cacata e complimenti a quei beoti che hanno avuto pure il coraggio di elogiare ‘sta minchiata di stagione (assolutamente evitabile) a metà strada tra una telenovelas sudamericana e un clistere d’olio caldo.

Tralasciando la recitazione caricata (e conseguentemente caricaturale) e la naturale scomparsa dell’effetto nostalgia, la vicenda in questione è largamente influenzata (copiata) dalla prima stagione che a mio avviso poteva più che degnamente concludere con quegli ottimi 8 episodi l’intera storia e invece si è finito per sbrodolare tutto sulle federe nuove, come una puttana con lo scolo, per una pura questione monetaria.

VOTO:
2 personcine con lo scolo e mezza

Stranger Things: 2° stagione (2017) voto

Titolo originale: Stranger Things
Creatori: The Duff Brothers
Stagione: seconda
Anno: 2016
Durata: 9 episodi da 50 minuti
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Better Call Saul: 3° stagione (2017)

Jimmy McGill, l’avvocato senza scrupoli di Albuquerque che abbiamo imparato ad amare e commiserare in egual misura durante i passati 3 anni, si ritrova come al solito da capo a dodici quando il fratello pazzoide gli dichiara guerra aperta portandolo in tribunale e facendogli sospendere la licenza per un anno.

Trovatosi in ristrettezze economiche, Jimmy si barcamena con una serie di lavori del cazzo da sottopagato e sfruttato i quali non faranno altro se non convincerlo sempre di più dell’ipocrisia della società in cui vive la quale considera lui un poco di buono per il suo passato da truffaldino di quart’ordine mentre l’intero sistema viene assolto nonostante sia non solo più marcio di lui, ma pure della punta sporca del cazzo moscio del vescovo di Costantinopoli.

Better Call Saul: 3° stagione (2017)

Prosieguo liscio come l’olio per la serie spin off di Breaking Bad che, giunta alla terza stagione, si prende un bel respiro ricaricatore prima della discesa agli inferi che molto probabilmente ci aspetta negli anni a venire.

Nulla da dire sui bravi attori e sulla maestria tecnica dello staff; una spruzzata di dubbio invece sulla serializzazione forzata a multiple stagioni di una storia di ascesa e declino morale certamente bella ma che forse troverebbe maggior vigore se venissero tagliate un terzo delle inquadrature.

VOTO:
4 vigora

Better Call Saul: 3° stagione (2017) voto

Titolo originale: Better Call Saul
Stagione: terza

Creatori: Vince Gilligan, Peter Gould
Anno: 2017
Durata: 10 episodi da 47 minuti circa

Niente di nuovo sul fronte occidentale (1979)

E’ la prima guerra mondiale, la Prussia combatte la Francia e se senti un FIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII

hai solo 3 secondi prima che una bomba di dilani le budella e faccia di te l’ennesima casualità di un evento talmente assurdo e disumano che io dico BOH.

Niente di nuovo sul fronte occidentale (1979)

Lunghissimo film televisivo tratto dall’omonimo libro anti-militarista e pernicioso calcio in bocca per chiunque si metta di buona lena a vedere cotanta roba ammucchiata una sopra l’altra senza un chiaro senso fino a che questa montagna di cianfrusaglie non può che rovinare sui malcapitati che cercavano di metterci ordine.

La cosa che più rimane impressa e che da sola vale forse la scarpinata visiva è la scena con le francesine che mangiano golose del pessimo formaggio tenuto dentro dei germanici stivali puzzolenti.

VOTO:
2 montagne e mezza

Niente di nuovo sul fronte occidentale (1979) voto

Titolo originale: All Quiet on the Western Front
Regia: Delbert Mann
Anno: 1979
Durata: 150 minuti

Black Mirror: 1° stagione (2011)

Questa è una serie televisiva di un certo spessore e lo si capisce fin dal primo episodio: una principessa appartenente alla casa reale inglese viene rapita da un misterioso figuro e verrà uccisa se il primo ministro non si presenterà in diretta televisiva entro poche ore per scopare un maiale di 100 chili davanti a tutto il mondo “civilizzato”.
Gli altri due micro-film che compongono la prima stagione si concentrano su altri aspetti possibilmente angoscianti del futuro prossimo di cui già ora possiamo vedere le prime avvisaglie.

Uno mette in scena una realtà entro la quale ha preso piede un sistema fortemente piramidale interamente basato sull’intrattenimento fine a se stesso al solo scopo di sfruttare orde di corpi umani per il loro potere cinetico in sella a delle bici collegate ad una griglia centralizzata che sembra dare potenza, in un classico circolo vizioso artificiale messo in piedi da un’elite governativa, alla stessa giostra del divertimento il cui scopo sarebbe quello di alleviare la pena di una vita attaccati alla macina.

L’ultimo invece ruota attorno all’incapacità d’azione quando si vive la propria esistenza in una perenne rievocazione del passato oramai fuggito: nella fattispecie, un fragile marito sospetta di una relazione extraconiugale della di lui sposa con un presuntuoso fighetto pieno di sé con il quale lei ha avuto una breve storia anni prima.
Tutto questo è aiutato ed alimentato da un endemico sistema di registrazione delle memorie personali che non lascia scampo né all’immaginazione, né alle libertà individuali dei privati cittadini, privati ovviamente delle loro libertà individuali.

Black Mirror: 1° stagione (2011)

Stupefacente serie televisiva britannica (e come poteva essere altrimenti considerando che il Regno Unito è già bello che avviato verso un’involuzione aristocratica sotto la quale i sudditi di sua maestà stanno via via perendo come solitari spermatozoi lasciati al freddo su di un bianco pavimento di un cesso pubblico) che cerca di immaginare una realtà alternativa prossima futura dominata, per un verso o per l’altro, da una tecnologia per così dire moderna.

Se da un lato è sicuramente da bollare come luddista e francamente infantile il solito cantilenante memento mori verso la povera bistrattata tecnologia che, zitta zitta, ha rischiarato le terribili notti delle nostre grotte preistoriche tramite l’uso di pietre focaie e pagliericcio, ci ha vestito di caldi indumenti per farci passare i freddi inverni di una glaciazione globale, ci ha donato penne con cui scrivere poemi e formule matematiche e carta sulla quale tramandare ai posteri tutto questa nostra immensa conoscenza che altrimenti sarebbe andata persa come succede a TUTTI gli altri animali di questo misero scoglio alla deriva nell’universo, se quindi da un lato c’è da mettersi le mani nei capelli, dall’altro però possiamo facilmente spezzare una lancia in favore di una piccola raccolta di ottimi film brevi come non se ne vedeva da tempo sui nostri poveri schermi neri.

VOTO:
4 monoliti e mezzo

Black Mirror: 1° stagione (2011) voto

Titolo originale: Black Mirror
Creatore: Charlie Brooker
Stagione: prima
Anno: 2011
Durata: 3 episodi da 1 ora

The Star Wars Holiday Special (1978)

E’ il Life Day, una festa pagana dell’universo Star Wars possibilmente coincidente con il thanksgiving americano, e Chewbacca sta tornando a casa da moglie, figlio e nonno zoppo.
Ad accompagnarlo c’è l’amico di sempre, Han Solo, ma i due sono braccati dai soliti sgherri fascisti dell’Impero Galattico e quindi devono fare una o due deviazioni prima di poter fare ritorno sani e salvi al familiare focolare.

Tutto questo serve da sfondo ad una serie mortificante di siparietti musical-comici tipici della televisione americana durante le festività.

The Star Wars Holiday Special (1978)
siamo di fronte all’apoteosi del ridicolo

Questo speciale tv, andato in onda un tenebroso giorno di novembre del 1978 dalla CBS, mai più ritrasmesso e solo recentemente ricicciato fuori grazie alle registrazioni su VHS di pochi estimatori del ciarpame intergalattico riversate su digitale e telediffuse grazie al mezzo internet, è indubbiamente il punto più basso raggiunto nell’universo Star Wars.

Se i primi 15 minuti deliranti con 3 wookiee che interagiscono tra loro senza sottotitoli sembrano l’unica idea rimasta del concept partorito da George Lucas, il resto ha invece subito così tante riscritture ed è stato imbrattato da così tante mani ignoranti del materiale originario che si fa parecchia fatica a vedere del buono sotto un’apparentemente buona ricostruzione scenica in linea col canone.

Sorvolando sul vomito di una principessa Leia canterina e l’imbarazzante intermezzo di nonno wookiee che si masturba con un ologramma di Diahann Carroll, lo special è passato alla storia soprattutto per l’introduzione del personaggio molto amato di Boba Fett, sfruttato poi all’inverosimile per ragioni di marketing, soprattutto nella seconda odiatissima trilogia anni ’90.

VOTO:
2 Diahann Carroll e mezza

The Star Wars Holiday Special (1978) voto

Titolo originale: Star Wars Holiday Special
Regia: Steve Binder, David Acomba
Anno: 1978
Durata: 97 minuti

Over the Garden Wall (2014)

Wirt e Greg si sono persi in un bosco incantato e stanno cercando disperatamente la via di casa; purtroppo quello che trovano sono personaggi folli, situazioni al limite e un mostro oscuro chiamato la Bestia.

Tra animali parlanti, la triste titubanza di Wirt e la positiva spensieratezza di Greg, la compagine procede a passi incerti lungo sentieri ignoti, ma la strada è in salita: più i due giovani fratelli si impegnano in questo disperato ritorno omerico e più sembrano perdersi tra le nebbie di un cartone animato molto strano.

Ce la faranno a tornare a casa per dare due botte a Penelope che in mezzo ai Proci non è che se la spassi poi tanto?

Over the Garden Wall (2014)

Sorprendente cartone dalle tinte tenui eppure brune come l’anima de li mortacci loro che, nonostante non riesca ad elevarsi troppo oltre l’ottimo materiale di riferimento a disposizione (favole centro-europee, cinema muto, Mark Twain e chi più ne ha più ne metta), centra comunque il bersaglio col suo stile solo a prima vista semplicione e invece angosciante come la negazione della vista delle vere sembianze della Bestia.

L’episodio più bello è sicuramente il secondo: un misto tra Children of the CornThe Wicker Man.

VOTO:
4 Bestie

Over the Garden Wall (2014) voto [Carlo Gubitosa]

Titolo italiano: Avventura nella foresta dei misteri
Creatore: Patrick McHale
Anno: 2014
Durata: 10 episodi da 11 minuti