When the Levees Broke (2006)

Il 23 agosto del 2005 un uragano di categoria 5, quella più grande e devastante, si formò nel mar delle Antille mettendosi in rotta di collisione con isole, isolotti e terraferma e portando tutta la sua potenza in aree densamente popolate, con le conseguenze che è facile immaginare.

Il 28 agosto raggiunse New Orleans, una città per la stragrande maggioranza sotto il livello del mare e quindi a rischio inondazioni ma, e qui viene il “bello”, senza un’adeguata protezione come esiste in paesi civili, vedi Olanda, che non spendono il 10% del budget annuale in armamenti ma in dighe e politiche di stampo socialista.

Anche se la città della Louisiana che ha ospitato per anni il genio incompreso chiamato Tommy Wiseau era stata in parte abbandonata dai cittadini, come le amministrazioni liberiste avevano e hanno sempre abbandonato il popolo che le foraggia, molti erano però rimasti indietro; chi perché scettico del pericolo, chi perché anziano o infermo o incapace di deambulare e chi, ancora più tristemente, perché così povero ed escluso dalla vita civile da non avere i mezzi economici per affrontare un esodo.

Un numero incalcolabile di danneggiamenti hanno fatto sprofondare ancora di più nella merda una delle città più disagiate degli Stati Uniti e e circa 700 persone sono morte; questo documentario è dedicato alla loro memoria.

When the Levees Broke (2006)

Lungo e dettagliata opera di Spike Lee che analizza punto per punto, e a volte forse si accusa questo didascalismo, il letterale disastro dell’amministrazione fascio-liberista di Bush figlio che è sempre stata pronta a fare la guerra ad un popolo di beduini all’altro capo del mondo mentre si è trovata incapace o peggio ancora disinteressata ad intervenire per salvare cittadini americani che annegavano a poche centinaia di chilometri dalla capitale.

Tantissime interviste che disegnano una costellazione di volti multi razziali, multi culturali e multi classe si affastellano senza un minuto di pausa per ben 4 ore lasciando lo spettatore senza fiato come lo è chi fugge da un uragano; una soluzione probabilmente solo accidentale, ma che alla fine, nonostante uno avrebbe qualcosa da ridire sullo stile da horror vacui caciarone caciottaro di Spike Lee, non lascia indifferenti.

Più potente nella prima parte, fino al racconto del disastro con i patetici argini di lamiera che hanno prevedibilmente ceduto, e meno coinvolgente nella seconda dove si parla del come tante persone siano morte non tanto per l’uragano in sé ma per la mancanza di cibo, acqua e cure mentre l’esercito più grande e più ricco del mondo sedeva nelle sue basi sparse in tutto il globo.

Da vedere se interessati all’argomento o molto politicizzati contro i fascio-liberali perché non è bellissimo e non trascende i confini del documentario per diventare film…

…e però anche dopo 20 anni resta toccante e indimenticabile il racconto dell’afroamericano che ha visto morire davanti ai suoi occhi l’anziana madre in carrozzina, piegata su sé stessa sotto un sole cocente, mentre aspettavano invano gli autobus governativi di trasferimento.

VOTO:
3 caciotte

When the Levees Broke (2006) voto

Titolo esteso: When the Levees Broke A Requiem in Four Acts
Regia: Spike Lee
Durata: 4 atti da 1 ora
Compralo: https://amzn.to/3hiF4Cy

I giocattoli / film della nostra infanzia (2017-2021)

Una carrellata furibonda di luci, suoni, suini, facce da pirla, facce da sberle sparata in faccia tua come un panda armato imbottito di psicofarmaci pronto per andare a vedere Roma-Verona in curva sud.

Due serie molto vivaci e spumeggianti piene di aneddoti che forse molti non conoscono, ma che probabilmente non rivestono particolare interesse al di fuori di una certa fascia d’età.

Se avete attorno ai 40 anni e avete voglia di rivedere un po’ della vostra tenera età edulcorata e ripulita dei miasmi immondi del neoliberismo tanto caro a gente disprezzabile tipo Ronald Reagan, Margaret Thatcher e Mario Draghi, allora queste due serie gemelle fanno al cosa vostro.

Altrimenti imbracciate il fucile e appendete al pennone più alto il vostro sporco padrone.

VOTO:
3 sporchi padroni

I giocattoli / film della nostra infanzia (2017 – 2021) voto

Titoli originali: The Toys That Made Us / The Movies That Made Us
Creatore: Brian Volk-Weiss
Durata: 12 episodi / 16 episodi da 50 minuti circa

Non siamo più vivi (2022)

Un professore liceale di biologia non ce la fa più a vedere il figlio bullizzato perché completamente inetto all’esistenza e meritevole d’essere cancellato con un colpo di spugna dopo avergli sputato in grembo e quindi si fa venire in mente un’idea assurda: iniettargli testosterone di topo a valanga per fargli salire la scimmia.

E però questa bislacca procedura tira fuori un virus capace di uccidere l’ospite e prenderne il controllo facendolo muovere come un ottantenne allupato, creando di fatto uno zombie cinematografico.

Sfuggitogli di mano l’esperimento a causa di una caponata di troppo, il professore decide di guardar bruciare Roma ovvero assiste tra il divertito e il rassegnato all’espandersi dell’infezione, dapprima tra le aule della scuola e poi nel resto della città.

Drammi in salsa coreana a seguire.

Non siamo più vivi (2022)

Vomitevole dramma adolescenziale con asiatici inespressivi per asiatici anaffettivi che tenta la carta morti viventi dopo 20 anni di recrudescenza del genere.

Noioso, banale, prevedibile e reazionario, questa serie televisiva è quanto di più becero abbia visto ultimamente e solo per questo merita un voto in più della merda nella quale sguazza come un liberale tra le sue strampalate teorie economiche senza fondamento.

VOTO:
2 liberali strampalati

Non siamo più vivi (2022) voto

 

Titolo inglese: All of Us Are Dead
Titolo coreano: 지금 우리 학교는

Creatori: Lee Jae-kyoo, Chun Sung-il, Kim Nam-su
Durata: 12 episodi da 1 ora circa

McMillions (2021)

Vi siete mai chiesti perché Monopoli è un gioco inizialmente abbastanza divertente che poi, mano a mano che i giocatori vengono eliminati, diventa un estenuante tirare a campare nell’attesa che qualcuno prevalga spazzando via la concorrenza a suon di acquisizioni e gabelle e affitti?

Il motivo è semplice quanto ampiamente ignorato, ovvero Monopoli vede i suoi oscuri natali nel 1903 per mano di Elizabeth Magie, la quale tentava di spiegare alle masse con un gioco da tavolo i pericoli di un sistema in cui dominano padroni, latifondisti e industriali e i benefici che la società ne guadagnerebbe se questi venissero tassati al punto da eliminare tutte la altre tassazioni minori che colpiscono specialmente le classi non privilegiate. Come dimostra il gioco difatti, quando si applicano le regole capitaliste, tanto care ai liberali, il gioco non solo tende all’eliminazione della pluralità favorendo l’accumulazione in poche mani di tutti i beni, ma diventa oltremodo stupido, ripetitivo e in definitiva insensato.

Ma che c’entra tutto questo con la serie in questione?
Tutto e niente allo stesso tempo.

McMillions (2021)

Mini serie accattivante e popolata da un’infiorata di personaggi tra l’assurdo e il patetico che tiene incollati alla poltrona, al divano o a quello che tieni sotto al culo mentre guardi la TV, per tutti e sei gli episodi.

Questo perché l’investigazione federale anni 2000 che nel totale mio personale disinteresse ed ignoranza ha portato a galla una rete criminale vasta e insospettabile è quanto di più lontano dal raccomandabile uno possa trovarsi tra le mani, eppure ve lo raccomando.

VOTO:
4 mani

McMillions (2021) voto

Titolo alternativo: McMillion$
Regia: James Lee Hernandez, Brian Lazarte
Durata: 6 episodi da 1 ora

The Puppet Master: caccia all’impostore (2022)

Robert Hendy-Freegard ha sempre sognato di fottere il mondo.

Sì, quella sensazione meravigliosa che avverti quando lo infili piano e dritto nel culo del prossimo il quale, sprovvisto delle più elementari fondamenta del pensiero critico, si è lasciato convincere ad allargare le natiche per un controllo rettale di routine, da te che non sei neanche dottore.

E questo Robert Hendy-Freegard, conosciuto anche come David Clifton a seconda della visita proctologica della giornata, lo sa bene; lo sa così bene che col tempo ha sviluppato una tecnica imbattibile per non lavorare nemmeno un giorno nella vita.

Tutto molto semplice:
1- abbordare persone con basso quoziente intellettivo e autostima (grasse adolescenti inglesi o madri single brutte sono un perfetto esempio).
2- rivelare loro che sei una spia del governo inglese (così, d’emblée).
3- convincerli che sono in grave pericolo.
4- farti pagare per il servizio protezione testimoni.
5- requisire documenti e consapevolezza del mondo esterno.
6- pisciare loro in culo.
7- ripetere.

The Puppet Master: caccia all'impostore (2022)

Storia condotta su due furiosi binari che andranno a sbattere al momento della rivelazione (che poi tanto rivelazione non è), ovvero che due gruppi di persone (pescate da una rete di sfigati molto più vasta) sono state fottute e rifottute dallo stesso individuo, il nostro Robert Hendy-Freegard.

La mini serie non è sproporzionatamente bella, ma quello che deficita in originalità lo compensa con la messa in scena di uno dei segreti di pulcinella più spaventosi che esistano: gli esseri umani si lasciano fottere con una facilità impressionante.

E se ti sei lasciato convincere che sia normale lavorare 5 giorni a settimana per 40 dei migliori anni della tua vita di merda, allora benvenuto del club dei buchi di culo espansi col forcipe.

VOTO:
3 forcipi e mezzo

The Puppet Master: caccia all'impostore (2022) voto

Titolo originale: The Puppet Master: Hunting the Ultimate Conman
Regia: Sam Benstead, Gareth Johnson
Durata: 3 episodi da 50 minuti circa

Vendetta: Guerra nell’antimafia (2021)

Vicende giudiziarie di Pino Maniaci, il personaggio siciliano finito al centro dell’attenzione mediatica per le sue personali ed agguerrite battaglie anti-mafia e anti-corruzione trasmesse attraverso la sua piccola stazione televisiva Telejato, e Silvana Saguto, potente giudice anti-mafia di Palermo finita sotto accusa prima di Pino e poi del sistema giudiziario per presunte irregolarità dei beni confiscati alla mafia, ovviamente per tornaconto personale.

Molti cani presenti, non necessariamente vivi.

Vendetta: Guerra nell'antimafia (2021)

Simpatica piccola serie televisiva che fa il suo piccolo sporco dovere ma che non entusiasma tantissimo e che certamente non esce al di fuori di un cerchiobottismo utile allo spettegolezzo popolare sulle scappatelle di Pino (che finge sì di criticare, ma che poi invece abbraccia prepotentemente) e al mantenimento di uno status quo buono a far vendere il prodotto Netflix sul mercato.

Se ve lo perdete non fate un soldo di danno; se ve lo guardate scoprirete che puoi combattere il malaffare e farti piacere la fregna allo stesso tempo, checché ne dica Travaglio.

VOTO:
3 Travaglio

Vendetta: Guerra nell'antimafia (2021) voto

Titolo inglese: Vendetta: Truth, Lies and the Mafia
Regia: Paul Berczeller, Ruggero Di Maggio, Davide Gambino
Anno: 2021
Durata: 6 episodi da 50 minuti

Strappare lungo i bordi (2021)

Particelle di vita di un fumettista romano oramai molto conosciuto e che però persiste nella sua Rebibbia vivendo una vita fuori dai riflettori e sotto l’asticella di comodità e agiatezza che il suo conto in banca gli permetterebbe di vivere.

Attorno e assieme a lui vediamo e viviamo gli amici di lunga data che si barcamenano alla meno peggio sperando un giorno di uscire dal vortice liberal-capitalista che li sta inghiottendo assieme ad intere generazioni di proletari e sotto-proletari purtroppo incapaci di prendere per i capelli la classe dominante perché incapacitati dai loro stessi sfruttatori borghesi che, lividi in volto e tumefatti dal fiume di ricchezza che continua a inzepparli come tacchini, non vogliono mollare di un centimetro una guerra sociale che hanno vinto 40 anni fa.

Strappare lungo i bordi (2021)

Piccolissima prima stagione dolciamara di una serie che forse (ma forse) ne avrà una seconda, per la gioia dei fan di Zero e per il discontento dello stesso Zero che proprio non ne vuole sapere di mettersi al centro dei riflettori, forse un po’ per una nevrosi incurabile e forse perché mortacci quant’è difficile rimanere fedeli a certi ideali quando ti mettono la fica d’oro sotto al naso e tu stai lì che dici <<Ma no io sono superiore agli umori della donna e i soldi mi fanno schifo mi ci pulisco il culo. Il culo.>>.

E’ dura e qualche volta si può e si deve scendere a compromessi sui margini della pagina (tanto per rimanere spudoratamente in tema); l’importante è mantenere il centro intatto, quel cuore pulsante che dirige la baracca verso il Sol dell’avvenire.
Ma attenzione, fare compromessi al rialzo e non come quei farabutti di sinistronzi tipo Serena Dandini e compagnia cantante che dicono che sono di sinistra e poi sono amici di Walter Veltroni.

Walter Veltroni, quello che ha lasciato un debito della madonna sulle spalle dei romani, e non per costruire opere di fondamentale importanza per le classi più povere tipo le fogne o i marciapiedi o l’illuminazione pubblica, no no te pare. I debiti li ha fatti ad esempio per costruire l’auditorium dell’archistarcazzo a Roma nord per farci i concertini e i convegni e le mostre dei cinema dove ci vanno principalmente i borghesi della ZTL come lui.

Voi siete dei fottuti traditori che, volenti o nolenti, avete decretato la fine della lotta di classe passando la linea di demarcazione che divide chi in questa società piramidale sfrutta e chi viene sfruttato, chi comanda e chi viene comandato, chi se la ride e chi se la piagne, chi verrà processato in piazza dai tribunali del popolo e della democrazia diretta e chi lo giudicherà.

VOTO:
4 Zoro che se la ridono

Strappare lungo i bordi (2021) voto

Titolo: Tear along the Dotted Lines
Creatore: Zerocalcare
Anno: 2021
Stagione: 1
Durata
: 6 episodi da 20 minuti circa

Compralo: https://amzn.to/3E5qxDR

Midnight Mass (2021)

Una uggiosa isoletta americana chiamata Crockett sta spopolandosi dei suoi miseri abitanti e nessuno sa o vuole porci rimedio.

Un po’ perché la vita del pescatore povero non è allettante e un po’ perché qualche anno prima una petroliera ha rilasciato in mare una valanga di velenoso petrolio, gli unici isolani ad aumentare a vista d’occhio sono i gatti malefici che ti pigliano l’anima di notte mentre vai a pisciare al campo.

Ma no te preocupe amigo mio: c’è sempre la soluzione ad ogni problema e in questo caso la salvezza verrà portata da un giovine prete con la faccia di uno che si sorprende delle sue stesse scorregge.
Sfortunatamente, assieme agli eventi miracolosi e alle scorregge, capiteranno anche morte e distruzione… ma non potrebbe essere altrimenti quando parliamo di bibbia.

Semagallo bibbione!

Midnight Mass (2021)

Interessantissimo progettino dell’orrore che ad un’attenta visione si rivela essere molto di più che una semplice scusa per farti zompare dalla sedia.

Premesso che il mistero (inspiegabilmente mai esplicitato) è abbastanza telefonato, non che questo fosse l’intento dell’autore, e che alcuni passaggi emotivi siano un pochino forzati, va riconosciuta la compattezza di visione e la chiarezza narrativa dimostrate quando invece tutto avrebbe potuto sbrodolarsi in un banale rimbrotto alla religione cattolica condito di spaventi.

Ed invece il rifiuto papalino c’è senza essere preponderante, mentre tutto sottende invece ad un conflitto ben più profondo nella sua semplicità: l’incomunicabilità.

Siccome nessun uomo è un’isola e rari sono i casi di felice ermetismo, gli abitanti di Crockett sono profondamente tristi perché non riescono ad entrare in contatto l’uno con l’altro: lo sceriffo e il figlio, il prete e la sua comunità, una paraplegica e il suo carnefice, il protagonista ex alcolista e il suo senso di colpa; tutti si parlano, ma nessuno ascolta veramente. Emblematico a questo proposito è il monologo dello sceriffo musulmano che se ne esce lamentando come nessuno gli abbia mai chiesto perché abbia chiesto il trasferimento in quella sperduta cittadina di merda.

E seguendo questo filone logico, la stessa storia narrata non sarebbe mai decollata (con enorme risparmi di vite) se solo ci fosse stata più comprensione.
Perché come ha giustamente detto Tommy Wiseau:
“If a lot of people love each other the world will be a better place to live !”

Amate e moltiplicatevi, pederasti.

VOTO:
4 Tommy

Midnight Mass (2021) voto

Titolo canadese: Sermons de minuit
Regia: Mike Flanagan
Anno: 2021
Durata: 7 episodi da 1 ora
Compralo: https://amzn.to/3cPHTst

Z Nation (2014-2018)

L’ennesima  frittata con gli zombie e l’apocalisse e i personaggi simpatici che tentano di cavarsela vagando per lande devastate abbandonate stuprate sodomizzate mentre fioccano come neve personaggi random più o meno interessanti più o meno strambi più o meno tirati fuori dal cilindro dopo aver pronunciato le parole magiche: “la madonna è una puttana”.

Doc, Lieutenant Warren, 10k, Murphy, Citizen Z sono alcuni dei nomi dei volti da papagno sul grugno che vi accompagneranno per tanti e tanti episodi fino a quando implorerete di farvi sventrare la pancia da 57 minorenni cambogiane armate di scopettoni del cesso.

Z Nation (2014-2018)

Ma che vi devo dire.

A me non è dispiaciuto, ha un suo perché, non si prende mai sul serio (tranne rarissimi casi) e per questo mai ti delude; le tue aspettative devono rimanere basse dall’inizio fino alla fine e vedrai che non ti verranno mal di pancia.

Fidati.

Fidati cazzo, non stare lì a guardarmi con quella faccia da stronzo di chi pensa di saperla lunga perché si è appena visto la trilogia dei colori di Kieslowski. Stronzo, vattela a prendere in culo tersta di cazzo non ti voglio vedr merda del palcoscenico.
Non sei meglio degli altri, non sei meglio di me, non se melgio di chi ti circondaa, sei putrida carne ambulante zombie e io ti farò saltare il cervello con un pugno fagocitato dal buco del culo di tuop padre in carrozzzaaaaa

Consigliato ad un pubblico maturo per alcune scene sanguigne ed un uso sconsiderato della droga.

VOTO:
3 Kieslowski e mezzo

Z Nation (2014-2018) voto

Titolo lituano: Zombiu nacija
Regia: Karl Schaefer, Craig Engler
Stagioni/Durata: 5 con episodi da 45 minuti
Compralo: https://amzn.to/3kqBWX5

Squid Game (2021)

Un poveraccio col vizietto del gioco d’azzardo ha la vita rovinata dopo i disordini in fabbrica repressi nella violenza dai cani del potere liberista e oggi si ritrova a campare di lavoretti dormendo a casa della madre zoppa.

Un dramma, ovvero la normale esistenza del sotto-proletariato urbano contemporaneo, ovvero il ragionato prodotto del sistema liberal-liberista sostenuto da gentaglia buona solo per la frattaglia tipo Carlo Calenda, quel Carlo Calenda che parla sempre come se fosse stocazzo quando invece riesce ad abbindolare solo i poveri cristi intimoriti dalla sua sicumera facilmente cancellabile con un bel papagno piantato in pieno muso.

Seong Gi-hun, questo il nome del poveraccio disoccupato e divorziato, viene avvicinato da un’organizzazione criminale finanziata da miliardari annoiati che non pagano le dovute tasse allo stato che li ha tenuti in vita troppo a lungo e si ritrova in un gioco più grande di lui, ovvero una gigantesca competizione ad eliminazioni cruente tipo Takeshi’s Castle, ovvero una corsa di cavalli umani su cui scommettere milioni di euro.

Squid Game (2021)

Parte benino, ma finisce nell’idiozia più completa con l’occhiolino alla seconda stagione all’insegna dei capelli pinkissimi.

Io davvero non mi capacito di quanto la massa non abbia una cultura che vada al di fuori di Orietta Berti e quindi non riesca ad accorgersi, di fronte a questo Squid Game, di tutte le scopiazzature influenze che l’hanno prodotto: dal citato Takeshi’s Castle a Saw (con tanto di finale) passando per tutti i manga giapponesi tipo Battle Royale o As the Gods Will.

Simpatico, sì; un po’ di cacarella in alcuni punti, certo; ma non è il miglior sceneggiato su Netflix, tantomeno il migliore mai visto.

VOTO:
3 papagni

Squid Game (2021) voto

Titolo originale: 오징어 게임
Regia: Hwang Dong-hyuk
Anno: 2021
Durata: 9 episodi da 1 ora

Sulla scena del delitto: Il caso del Cecil Hotel (2021)

Nel febbraio 2013 una giovane canadese era in visita nella ridente e tragica cittadina di Los Angeles; un tipico viaggio giovanile carico di belle speranze per un futuro pieno di sorprese.

Purtroppo per lei, il suo futuro si sarebbe riproposto a breve e in maniera tragica, come una zuppa di cavolfiore succhiata poco prima di una cavalcata su un ciuchino zoppo, per poi cristallizzarsi in uno dei tanti falsi misteri che girano per l’internet.

Sulla scena del delitto: Il caso del Cecil Hotel (2021)

Mini serie tutta incentrata sulla “misteriosa” scomparsa di Elisa Lam all’interno del famigerato Cecil Hotel di Los Angeles, grande luogo di spaccio e prostituzione che sorge nella parte più povera e disperata della città, il cosiddetto “Skid Row” dove si trova anche l’immaginario negozio di piante di Little Shop of Horrors.

Allora: per intrattenere, intrattiene; ma non aspettatevi niente di trascendentale visto che il “mistero” lo si può intuire dopo 20 minuti.

Quello che invece non mi aspettavo è il colpo di coda finale sulle condizioni dei reietti della società, dimenticati e sommersi dall’ingiustizia di una piramide sociale fondata sulla prevaricazione del più forte sul più debole, del codardo sul generoso, del liberista sul socialista.

VOTO:
2 liberisti e mezzo

Sulla scena del delitto: Il caso del Cecil Hotel (2021) voto

Titolo originale: Crime Scene: The Vanishing at the Cecil Hotel
Regia: Joe Berlinger
Anno: 2021
Durata: 4 episodi da 1 ora circa

Ghostwatch (1992)

Una famiglia londinese vive con l’angoscia di essere un’inutile pedina sullo scacchiere di sua maestà la regina d’Inghilterra e l’unica via d’uscita sembra essere quella di dare la colpa al fantasma di un travestito impiccatosi con una corda di peli pubici nel sottoscala dove vivono i sudditi in questione.

Ecco però che una troupe televisiva della BBC verrà in aiuto mettendo in mostra il dolore loro e del travestito impiccato in cambio del classico quarto d’ora di notorietà.

Ghostwatch (1992)

Interessantissimo programma televisivo che cavalca la succulenta onda del paranormale costruendo però un castello narrativo leggermente più complesso del solito tormentone estivo facendo finta che la messa in scena sia una cosa reale e il programma sia una sorta di Telefono giallo, ma senza il liberal-conservatore Corrado Augias.

Bello, ma non troppo.

VOTO:
3 Augias

Ghostwatch (1992) voto

Titolo brasilero: Vigília Paranormal
Scritto da: Stephen Volk
Anno: 1992
Durata: 91 minuti
Compralo: https://amzn.to/3kKKngC