Nella bolla (2022)

Un gruppo d’attori col cervello d’una gallina si ritrovano a girare il sesto film di una lunga serie di stronzate cinematografiche incentrate su dinosauri assassini volanti.
E lo fanno durante la pandemia Covid-19.

Ve la ricordate la pandemia da Covid-19?
Che bella, cazzo. Che bei tempi mannaggia cristo lurido di letame.
Il lockdown, la paura, l’epurazione anagrafica. Neanche la favolosa guerra in Ucraina ci ha donato tanto amore.

Invece gli attori di Cliff Beasts 6, questo il nome del sesto blockbuster, portano avanti le loro merdose carriere tra battute maldestre e scene d’azione ignobili e la cosa “bella” è che questo scempio viene perfettamente rispecchiato dal film che sto recensendo.
Perché fa letteralmente cacare il cazzo.

Nella bolla (2022)

Energico calcio sui coglioni tuoi mentre piangi nonna morta di Covid.

Tu piangi e lui ti calcia i coglioni.
Tu piangi più forte e il film ti spreme le palle.
Sei disperato e quasi svieni dal dolore e lui ti acchiappa il cazzo, ti fa la riga verso destra, ti sputa sulla punta e ti ci pianta un pugno così forte da farti scoppiare la cappella macchiandoti le scarpe con rivoli di sangue.
Stronzo, così impari a vedere film demmerda.

Detto in altri termini: film abbastanza noioso e sconsigliato ad un pubblico minorenne.

VOTO:
2 galline

Nella bolla (2022) voto

Titolo: The Bubble
Regia: Judd Apatow
Durata: 2 ore e 6 minuti

Pam & Tommy (2022)

Negli anni ’90 è successo che Pamela Anderson, famosa per aver interpretato la puppona bionda in Baywatch,  e Tommy Lee, famoso per avere un cazzo di dimensioni intimidatorie, fecero un filmino amatoriale molto zozzo che poi finì per vie misteriose nelle mani di milioni di persone sotto forma di VHS pirata.

Qui si racconta tutto quello che (forse) c’era prima, durante e dopo quest’evento pornografico; tra drammatizzazioni inevitabili e altre meno.

Pam & Tommy (2022)

8 episodi freschi freschi su un argomento zozzarello, ma che di zozzarello hanno ben poco, se tralasciamo qualche scorcio di zinne rifatte e un cazzo-grillo parlante.

Buono il ritmo e buone le interpretazioni, con Pamela e Tommy quasi identici agli originali, e un Seth Rogan che spicca per la proverbiale naturalezza con cui sfagiola le sue battute.

Tutto molto bello e tutto molto giusto, se non fosse che la serie subisce un radicale cambio di passo verso la merda quando dal terzo episodio in poi vengono messe alternativamente alla regia 3 donne.
Da quel momento in poi ogni episodio perde d’ironia, di vivacità intellettuale e vira completamente verso una pietosa quanto banalissima apologia del femminismo da quattro soldi, o per meglio dire falso-femminismo, tipico delle donnine perbene di buona famiglia che pensano d’essere tanto progressiste quando ti dicono che esiste il patriarcato e che gli uomini fanno schifo.

A cogliere le patate dovete finire, inutili bocchinare parioline.

VOTO:
3 inutili bocchinare parioline

Pam & Tommy (2022) voto

Titolo taiwanese: 潘與湯米 (Pān yǔ tāng mǐ)
Creatore: Robert Siegel
Durata: 8 episodi da 45 minuti

Class Action Park (2020)

Documentario molto carino che ripercorre la stramba storia anni ’80 di come un imprenditore americano senza scrupoli, dopo aver depredato ignari piccoli investitori a Wall Street con tecniche di “pump and dump”, se ne sia uscito con l’idea malsana di costruire un parco di divertimenti acquatico al cui interno regnavano le regole del liberismo, ovvero che non ci sono regole e se te ne esci col collo rotto sono cazzi tuoi perché la vita è tua e io non voglio averci niente a che fare dopo che ti ho spillato 20 dollari per il biglietto d’entrata.

E tutto questo menefreghismo al limite della sociopatia lo chiamo “libertà” cosicché ti convinco a parteggiare per me che sono il tuo crudele padrone.

Coglione.

Molte riprese d’epoca e molto dolore dei familiari coinvolti fanno da contorno a quello che sembra essere un bel tutto nella realtà parallela del 1985 di Biff Tannen.

VOTO:
3 Biff Tannen e mezzo

Class Action Park (2020) voto

Titolo canadese: Action Park: À vos Risques et Périls
Regia: Seth Porges, Chris Charles Scott III
Durata: 1 ora e 30 minuti

Il truffatore di Tinder (2022)

Simon Leviev è un truffatore liberal-capitalista.
Simon Leviev è un truffatore liberal-capitalista.
Simon Leviev è un truffatore liberal-capitalista.
Simon Leviev è un truffatore liberal-capitalista.
Simon Leviev è un truffatore liberal-capitalista.
Simon Leviev è un truffatore liberal-capitalista.
Simon Leviev è un truffatore liberal-capitalista.
Simon Leviev è un truffatore liberal-capitalista.
Simon Leviev è un truffatore liberal-capitalista.

Un pezzo di merda che, in una società più giusta, sarebbe processato in piazza dal tribunale del popolo per crimini contro la persona e il convivere civile e quindi, dopo un’infinita serie di calci in culo per le strade cittadine, verrebbe impiccato per i coglioni finché morte non ci separi.

E invece uno così, con gli abiti firmati e la voglia di far baldoria nei locali giusti e la guardia del corpo e le storie instagram e i ristoranti costosissimi e una cultura da cabarettista, incarna perfettamente quell’ideale liberal-capitalista che la società di merda in cui ci troviamo non fa altro che glorificare dal glory hole in cui la madre vostra tira pompe a destra e manca come non ci fosse un domani.

Il truffatore di Tinder (2022)

Interessante documentario sul personaggio Simon Leviev che, nato Shimon Yehuda Hayut da una famiglia di sporchi e insipidi religiosi che hanno indubbiamente piantato il seme della gramigna che è loro figlio, si è distinto per numerosi crimini ai danni di donne sole e con poco cervello che gli hanno prestato decine se non centinaia di migliaia di euro pensando d’aver trovato il principe azzurro e invece avevano trovato il Capitalismo.

Un film non male.

Invece voi, figli di mignotta liberali, venite qui che vi faccio un culo come una capanna.
Troie del sistema ingorde di sperma monetario, vi ci strozzo con quel boccone rancido.

VOTO:
3 troie del sistema ingorde e mezza

Il truffatore di Tinder (2022) voto

Titolo: The Tinder Swindler
Regia: Felicity Morris
Durata: 1 ora e 54 minuti
Compralo: https://amzn.to/3tEr0dx

Mondi alieni (2020)

Documentario in quattro puntate che tenta, con fortune alterne, di rappresentare possibili realtà evolutive su pianeti lontani dal nostro.
Pianeti che possono aver sviluppato forme di vita aliene non solo come semplice definizione, ma soprattutto come concezione della realtà quotidiana fatta di uova, sperma, spore e tua madre.

In questo caleidoscopio di bizzarrie più o meno accettabili troviamo balene volanti, insetti carri armati, palloni gonfiati, scimmie elastiche e super-cervelli senza spina dorsale.

Bellino, anche se mette in campo la tecnica Neil Breen di riciclare e riciclare e riciclare quei 5 minuti di filmato buono; quasi più interessanti gli inserti sul pianeta Terra.

VOTO:
2 insetti scimmia gonfiati super cervelli senza spina dorsale

Mondi alieni (2020) voto

Titolo: Alien Worlds
Durata: 4 episodi da 45 minuti

When the Levees Broke (2006)

Il 23 agosto del 2005 un uragano di categoria 5, quella più grande e devastante, si formò nel mar delle Antille mettendosi in rotta di collisione con isole, isolotti e terraferma e portando tutta la sua potenza in aree densamente popolate, con le conseguenze che è facile immaginare.

Il 28 agosto raggiunse New Orleans, una città per la stragrande maggioranza sotto il livello del mare e quindi a rischio inondazioni ma, e qui viene il “bello”, senza un’adeguata protezione come esiste in paesi civili, vedi Olanda, che non spendono il 10% del budget annuale in armamenti ma in dighe e politiche di stampo socialista.

Anche se la città della Louisiana che ha ospitato per anni il genio incompreso chiamato Tommy Wiseau era stata in parte abbandonata dai cittadini, come le amministrazioni liberiste avevano e hanno sempre abbandonato il popolo che le foraggia, molti erano però rimasti indietro; chi perché scettico del pericolo, chi perché anziano o infermo o incapace di deambulare e chi, ancora più tristemente, perché così povero ed escluso dalla vita civile da non avere i mezzi economici per affrontare un esodo.

Un numero incalcolabile di danneggiamenti hanno fatto sprofondare ancora di più nella merda una delle città più disagiate degli Stati Uniti e e circa 700 persone sono morte; questo documentario è dedicato alla loro memoria.

When the Levees Broke (2006)

Lungo e dettagliata opera di Spike Lee che analizza punto per punto, e a volte forse si accusa questo didascalismo, il letterale disastro dell’amministrazione fascio-liberista di Bush figlio che è sempre stata pronta a fare la guerra ad un popolo di beduini all’altro capo del mondo mentre si è trovata incapace o peggio ancora disinteressata ad intervenire per salvare cittadini americani che annegavano a poche centinaia di chilometri dalla capitale.

Tantissime interviste che disegnano una costellazione di volti multi razziali, multi culturali e multi classe si affastellano senza un minuto di pausa per ben 4 ore lasciando lo spettatore senza fiato come lo è chi fugge da un uragano; una soluzione probabilmente solo accidentale, ma che alla fine, nonostante uno avrebbe qualcosa da ridire sullo stile da horror vacui caciarone caciottaro di Spike Lee, non lascia indifferenti.

Più potente nella prima parte, fino al racconto del disastro con i patetici argini di lamiera che hanno prevedibilmente ceduto, e meno coinvolgente nella seconda dove si parla del come tante persone siano morte non tanto per l’uragano in sé ma per la mancanza di cibo, acqua e cure mentre l’esercito più grande e più ricco del mondo sedeva nelle sue basi sparse in tutto il globo.

Da vedere se interessati all’argomento o molto politicizzati contro i fascio-liberali perché non è bellissimo e non trascende i confini del documentario per diventare film…

…e però anche dopo 20 anni resta toccante e indimenticabile il racconto dell’afroamericano che ha visto morire davanti ai suoi occhi l’anziana madre in carrozzina, piegata su sé stessa sotto un sole cocente, mentre aspettavano invano gli autobus governativi di trasferimento.

VOTO:
3 caciotte

When the Levees Broke (2006) voto

Titolo esteso: When the Levees Broke A Requiem in Four Acts
Regia: Spike Lee
Durata: 4 atti da 1 ora
Compralo: https://amzn.to/3hiF4Cy

I giocattoli / film della nostra infanzia (2017-2021)

Una carrellata furibonda di luci, suoni, suini, facce da pirla, facce da sberle sparata in faccia tua come un panda armato imbottito di psicofarmaci pronto per andare a vedere Roma-Verona in curva sud.

Due serie molto vivaci e spumeggianti piene di aneddoti che forse molti non conoscono, ma che probabilmente non rivestono particolare interesse al di fuori di una certa fascia d’età.

Se avete attorno ai 40 anni e avete voglia di rivedere un po’ della vostra tenera età edulcorata e ripulita dei miasmi immondi del neoliberismo tanto caro a gente disprezzabile tipo Ronald Reagan, Margaret Thatcher e Mario Draghi, allora queste due serie gemelle fanno al cosa vostro.

Altrimenti imbracciate il fucile e appendete al pennone più alto il vostro sporco padrone.

VOTO:
3 sporchi padroni

I giocattoli / film della nostra infanzia (2017 – 2021) voto

Titoli originali: The Toys That Made Us / The Movies That Made Us
Creatore: Brian Volk-Weiss
Durata: 12 episodi / 16 episodi da 50 minuti circa

Non siamo più vivi (2022)

Un professore liceale di biologia non ce la fa più a vedere il figlio bullizzato perché completamente inetto all’esistenza e meritevole d’essere cancellato con un colpo di spugna dopo avergli sputato in grembo e quindi si fa venire in mente un’idea assurda: iniettargli testosterone di topo a valanga per fargli salire la scimmia.

E però questa bislacca procedura tira fuori un virus capace di uccidere l’ospite e prenderne il controllo facendolo muovere come un ottantenne allupato, creando di fatto uno zombie cinematografico.

Sfuggitogli di mano l’esperimento a causa di una caponata di troppo, il professore decide di guardar bruciare Roma ovvero assiste tra il divertito e il rassegnato all’espandersi dell’infezione, dapprima tra le aule della scuola e poi nel resto della città.

Drammi in salsa coreana a seguire.

Non siamo più vivi (2022)

Vomitevole dramma adolescenziale con asiatici inespressivi per asiatici anaffettivi che tenta la carta morti viventi dopo 20 anni di recrudescenza del genere.

Noioso, banale, prevedibile e reazionario, questa serie televisiva è quanto di più becero abbia visto ultimamente e solo per questo merita un voto in più della merda nella quale sguazza come un liberale tra le sue strampalate teorie economiche senza fondamento.

VOTO:
2 liberali strampalati

Non siamo più vivi (2022) voto

Titolo inglese: All of Us Are Dead
Titolo coreano: 지금 우리 학교는

Creatori: Lee Jae-kyoo, Chun Sung-il, Kim Nam-su
Durata: 12 episodi da 1 ora circa

McMillions (2021)

Vi siete mai chiesti perché Monopoli è un gioco inizialmente abbastanza divertente che poi, mano a mano che i giocatori vengono eliminati, diventa un estenuante tirare a campare nell’attesa che qualcuno prevalga spazzando via la concorrenza a suon di acquisizioni e gabelle e affitti?

Il motivo è semplice quanto ampiamente ignorato, ovvero Monopoli vede i suoi oscuri natali nel 1903 per mano di Elizabeth Magie, la quale tentava di spiegare alle masse con un gioco da tavolo i pericoli di un sistema in cui dominano padroni, latifondisti e industriali e i benefici che la società ne guadagnerebbe se questi venissero tassati al punto da eliminare tutte la altre tassazioni minori che colpiscono specialmente le classi non privilegiate. Come dimostra il gioco difatti, quando si applicano le regole capitaliste, tanto care ai liberali, il gioco non solo tende all’eliminazione della pluralità favorendo l’accumulazione in poche mani di tutti i beni, ma diventa oltremodo stupido, ripetitivo e in definitiva insensato.

Ma che c’entra tutto questo con la serie in questione?
Tutto e niente allo stesso tempo.

McMillions (2021)

Mini serie accattivante e popolata da un’infiorata di personaggi tra l’assurdo e il patetico che tiene incollati alla poltrona, al divano o a quello che tieni sotto al culo mentre guardi la TV, per tutti e sei gli episodi.

Questo perché l’investigazione federale anni 2000 che nel totale mio personale disinteresse ed ignoranza ha portato a galla una rete criminale vasta e insospettabile è quanto di più lontano dal raccomandabile uno possa trovarsi tra le mani, eppure ve lo raccomando.

VOTO:
4 mani

McMillions (2021) voto

Titolo alternativo: McMillion$
Regia: James Lee Hernandez, Brian Lazarte
Durata: 6 episodi da 1 ora

The Puppet Master: caccia all’impostore (2022)

Robert Hendy-Freegard ha sempre sognato di fottere il mondo.

Sì, quella sensazione meravigliosa che avverti quando lo infili piano e dritto nel culo del prossimo il quale, sprovvisto delle più elementari fondamenta del pensiero critico, si è lasciato convincere ad allargare le natiche per un controllo rettale di routine, da te che non sei neanche dottore.

E questo Robert Hendy-Freegard, conosciuto anche come David Clifton a seconda della visita proctologica della giornata, lo sa bene; lo sa così bene che col tempo ha sviluppato una tecnica imbattibile per non lavorare nemmeno un giorno nella vita.

Tutto molto semplice:
1- abbordare persone con basso quoziente intellettivo e autostima (grasse adolescenti inglesi o madri single brutte sono un perfetto esempio).
2- rivelare loro che sei una spia del governo inglese (così, d’emblée).
3- convincerli che sono in grave pericolo.
4- farti pagare per il servizio protezione testimoni.
5- requisire documenti e consapevolezza del mondo esterno.
6- pisciare loro in culo.
7- ripetere.

The Puppet Master: caccia all'impostore (2022)

Storia condotta su due furiosi binari che andranno a sbattere al momento della rivelazione (che poi tanto rivelazione non è), ovvero che due gruppi di persone (pescate da una rete di sfigati molto più vasta) sono state fottute e rifottute dallo stesso individuo, il nostro Robert Hendy-Freegard.

La mini serie non è sproporzionatamente bella, ma quello che deficita in originalità lo compensa con la messa in scena di uno dei segreti di pulcinella più spaventosi che esistano: gli esseri umani si lasciano fottere con una facilità impressionante.

E se ti sei lasciato convincere che sia normale lavorare 5 giorni a settimana per 40 dei migliori anni della tua vita di merda, allora benvenuto del club dei buchi di culo espansi col forcipe.

VOTO:
3 forcipi e mezzo

The Puppet Master: caccia all'impostore (2022) voto

Titolo originale: The Puppet Master: Hunting the Ultimate Conman
Regia: Sam Benstead, Gareth Johnson
Durata: 3 episodi da 50 minuti circa

Vendetta: Guerra nell’antimafia (2021)

Vicende giudiziarie di Pino Maniaci, il personaggio siciliano finito al centro dell’attenzione mediatica per le sue personali ed agguerrite battaglie anti-mafia e anti-corruzione trasmesse attraverso la sua piccola stazione televisiva Telejato, e Silvana Saguto, potente giudice anti-mafia di Palermo finita sotto accusa prima di Pino e poi del sistema giudiziario per presunte irregolarità dei beni confiscati alla mafia, ovviamente per tornaconto personale.

Molti cani presenti, non necessariamente vivi.

Vendetta: Guerra nell'antimafia (2021)

Simpatica piccola serie televisiva che fa il suo piccolo sporco dovere ma che non entusiasma tantissimo e che certamente non esce al di fuori di un cerchiobottismo utile allo spettegolezzo popolare sulle scappatelle di Pino (che finge sì di criticare, ma che poi invece abbraccia prepotentemente) e al mantenimento di uno status quo buono a far vendere il prodotto Netflix sul mercato.

Se ve lo perdete non fate un soldo di danno; se ve lo guardate scoprirete che puoi combattere il malaffare e farti piacere la fregna allo stesso tempo, checché ne dica Travaglio.

VOTO:
3 Travaglio

Vendetta: Guerra nell'antimafia (2021) voto

Titolo inglese: Vendetta: Truth, Lies and the Mafia
Regia: Paul Berczeller, Ruggero Di Maggio, Davide Gambino
Anno: 2021
Durata: 6 episodi da 50 minuti

Strappare lungo i bordi (2021)

Particelle di vita di un fumettista romano oramai molto conosciuto e che però persiste nella sua Rebibbia vivendo una vita fuori dai riflettori e sotto l’asticella di comodità e agiatezza che il suo conto in banca gli permetterebbe di vivere.

Attorno e assieme a lui vediamo e viviamo gli amici di lunga data che si barcamenano alla meno peggio sperando un giorno di uscire dal vortice liberal-capitalista che li sta inghiottendo assieme ad intere generazioni di proletari e sotto-proletari purtroppo incapaci di prendere per i capelli la classe dominante perché incapacitati dai loro stessi sfruttatori borghesi che, lividi in volto e tumefatti dal fiume di ricchezza che continua a inzepparli come tacchini, non vogliono mollare di un centimetro una guerra sociale che hanno vinto 40 anni fa.

Strappare lungo i bordi (2021)

Piccolissima prima stagione dolciamara di una serie che forse (ma forse) ne avrà una seconda, per la gioia dei fan di Zero e per il discontento dello stesso Zero che proprio non ne vuole sapere di mettersi al centro dei riflettori, forse un po’ per una nevrosi incurabile e forse perché mortacci quant’è difficile rimanere fedeli a certi ideali quando ti mettono la fica d’oro sotto al naso e tu stai lì che dici <<Ma no io sono superiore agli umori della donna e i soldi mi fanno schifo mi ci pulisco il culo. Il culo.>>.

E’ dura e qualche volta si può e si deve scendere a compromessi sui margini della pagina (tanto per rimanere spudoratamente in tema); l’importante è mantenere il centro intatto, quel cuore pulsante che dirige la baracca verso il Sol dell’avvenire.
Ma attenzione, fare compromessi al rialzo e non come quei farabutti di sinistronzi tipo Serena Dandini e compagnia cantante che dicono che sono di sinistra e poi sono amici di Walter Veltroni.

Walter Veltroni, quello che ha lasciato un debito della madonna sulle spalle dei romani, e non per costruire opere di fondamentale importanza per le classi più povere tipo le fogne o i marciapiedi o l’illuminazione pubblica, no no te pare. I debiti li ha fatti ad esempio per costruire l’auditorium dell’archistarcazzo a Roma nord per farci i concertini e i convegni e le mostre dei cinema dove ci vanno principalmente i borghesi della ZTL come lui.

Voi siete dei fottuti traditori che, volenti o nolenti, avete decretato la fine della lotta di classe passando la linea di demarcazione che divide chi in questa società piramidale sfrutta e chi viene sfruttato, chi comanda e chi viene comandato, chi se la ride e chi se la piagne, chi verrà processato in piazza dai tribunali del popolo e della democrazia diretta e chi lo giudicherà.

VOTO:
4 Zoro che se la ridono

Strappare lungo i bordi (2021) voto

Titolo: Tear along the Dotted Lines
Creatore: Zerocalcare
Anno: 2021
Stagione: 1
Durata
: 6 episodi da 20 minuti circa

Compralo: https://amzn.to/3E5qxDR