Vampires (1998)

Un agguerritissimo drappello di giustiziatori di vampiri sponsorizzati e finanziati dal Vaticano stanno facendo una delle loro spedizioni punitive fasciste nel New Mexico quando vengono decimati da un potente Vampiro Capo il quale si rivela poi essere l’origine del tutto e cioè un prete che nel medioevo fu sottoposto ad un esorcismo che lo rese (quasi) immortale.
Ora Valek, questo il nome del maledetto ex ecclesiastico, cerca una croce sacra che servirà a completare il rito che lo renderà immune ai raggi solari e gli permetterà quindi di camminare magnificamente tra i vivi come la grande diva che cova dentro.

Di mezzo però ci si mettono James Woods, Daniel Baldwin, un giovane prete ex calciatore e una non meglio identificata prostituta vampira in fieri i quali cercheranno di stoppare i piani diabolici Valekiani per smascherare così l’ipocrisia della macchina infernale chiamata Vaticano.

Vampires (1998)

Straordinario film vampiresco che, nonostante abbia incassato bene al botteghino e possa considerarsi l’unico vero successo commerciale anni ’90 del caro Carpenter, rimane ancora sconosciuto ai più probabilmente per la sua natura ambivalente ferma al crocevia di un genere spesso bistrattato come l’horror, un umorismo nero quasi nichilista e una sana critica alla Chiesa Cattolica che non fa(rebbe) mai male.

Percorrendo una storia certamente semplice, e per l’andamento lineare e per la tematica tutto sommato popolare, l’intreccio rimane però divertente, non scontanto e soprattutto lungi dallo scadere nel manicheo.
Da questa melma fatta di sangue e merda infatti nessuno ne esce lindo e pinto: dal prete che si fa le birrette in una stanza piena di mignotte desnude sotto gli occhi dello sceriffo locale, al sistema ecclesiastico che pensa soltanto a coprire malamente tutti gli innumerevoli errori in cui cade, passando per una pietosa serie di anti-eroi dal cuor nero.
A tratti sembra, più che altro, di assistere alla corrida degli stronzi, una simpatica competizione al ribasso senza nessun vincitore morale.

VOTO:
4 vincitori morali

Vampires (1998) voto

Titolo originale: John Carpenter’s Vampires
Regia: John Carpenter
Anno: 1997
Durata: 108 minuti

Terrore nello spazio (1965)

Due astronavi di fascisti del terzo millennio ricevono un SOS dal pianeta Aura e decidono quindi di atterrare per indagare sul da farsi.
Appena arrivati però quasi tutto l’equipaggio viene posseduto da misteriose presenze che costringono gli intrepidi nazional socialisti a darsele di santa ragione fino a che, a suon di schiaffoni in bocca, alcuni di loro riprendono coscienza e controllo.
Andando a fare due passi lungo la brulla e nebbiosa superficie del pianeta misterioso, i prodi scoprono una nave spaziale naufragata lì centinaia di anni prima e qualche gigantesco scheletro alieno a testimoniare una morte improvvisa e per nulla pacifica.
Per farla breve: l’SOS era falso e Aura è popolata di spiriti indomiti alla ricerca di corpi da abitare, con o senza il permesso del proprietario.

Terrore nello spazio (1965)
fa il saluto alla romana, viva viva la Befana

Famoso filmetto di serie B italiano che pare abbia ispirato Alien e altre pellicole fantascientifiche di dubbio valore.
A me sinceramente ha fatto cacare: recitazioni al limite del ridicolo con attori e attrici cani chiaramente doppiati da benziani della Pennsylvania con velleità artistiche, ambientazioni sì interessanti ma veramente scarne e povere, effetti sonori zin zin da drive in anni ’50 e un generale senso di pomposa recita parrocchiale del quartiere per benino.

D’altra parte, de gustibus non disputandum est.

VOTO:
2 zin zin

Terrore nello spazio (1965) voto

Titolo inglese: Planet of the Vampires
Regia: Mario Bava
Anno: 1965
Durata: 88 minuti

Dal tramonto all’alba (1996)

La Banda Fratelli Gecko deve passare il confine col Messico per mettersi in salvo dalla polizia americana che li ricerca per furto, omicidio e stupro; presa in ostaggio una famiglia formata da padre ex prete miscredente, figlio cinese grasso e figlia Juliette Lewis che per una volta non fa la pazza zoccola, il variegato drappello riesce a raggiungere in piena notte un locale zozzone malfamato dove la Banda Fratelli Gecko dovrà incontrare all’alba un potente mafiosetto messicano che offrirà loro protezione in cambio di una bella cifretta di quattrini sonanti dirin din din.

Purtroppo le cose non andrannò liscie come l’olio di Lorenzo che è morto paralizzato vegetale come un tappeto che magna e caca e piscia e, nel mezzo della notte nel locale zozzone malfamato, succederanno casini inimmaginabili.

Dal tramonto all'alba (1996)

Film riuscitissimo della coppia creativa Rodriguez-Tarantino, il primo alla regia e il secondo alla sceneggiatura (nonché attore nei panni di Richard Gecko), From Dusk Till Dawn si presenta come il partito comunista italiano del 1987, ovvero con due anime de li mortacci loro: una debitrice dei classici del gangster movie on the road moderno alla Bonnie and Clyde (ovviamente in salsa grottesca e Tarantinizzata), l’altra sorprendentemente horror e splatter a più non posso che vi prego fermatevi perché sto vomitando sangue e piscio dal naso.

Ricordo bene come la prima volta che vidi questo capolavoro, a notte fonda e con pochissima conoscenza dello stile Rodriguez-Tarantino, rimasi totalmente folgorato dalla carica ironica sottesa in ogni inquadratura e il forte senso di disorientamento emotivo provocato dalla giustapposizione di elementi apparentemente constrastanti tipo l’umorismo britannico e la violenza gratuita.
Oggi molti si sono abituati a questi accostamenti (accostamenti che poi erano il pane quotidiano di roba tipo gli spaghetti western), ma nel lontano 1996 ‘sta roba tirava ancora un bel piacevole calcio nei coglioni dell’adolescente che vi si avvicinava.

VOTO:
4 coglioni e mezzo

Dal tramonto all'alba (1996) Voto

Titolo originale: From Dusk Till Dawn
Regia: Robert Rodriguez
Anno: 1996
Durata: 108 minuti

A Girl Walks Home Alone at Night (2014)

Arash è un ragazzo come tanti: una madre morta, un padre eroinomane, il pusher che gli frega la macchina e una vita di merda nella terrificante cittadina iraniana di Bad City fatta di molte trivelle petrolifere e altrettante delusioni.

Destino vuole che la sua vita si incroci con quella di una misteriosa ragazza assetata di vendetta contro il sesso maschile, una vampira che gira su uno skateboard per le strade buie di Bad City con una tunica che la copre dalla testa ai piedi.

A Girl Walks Home Alone at Night (2014)

Questo A Girl Walks Home Alone at Night è uno dei film più pretenzio/hipster che mi sia mai capitato di vedere: girato in bianco e nero, con in colonna sonora i White Lies, dialoghi spolpati al minimo, donne forti contro maschi inetti e infantili e una vampira vestita come una povera donna araba oppressa dal maschilismo islamico.

Ovviamente ciò non toglie che il film sia molto bello e sicuramente un eccezionale esordio per la giovane regista irano-anglo-americana cresciuta a pane e hipsterismo, ma più si va avanti con la visione e più si ha l’impressione che sotto tutta questa immensa bravura tecnica, sotto questo perfetto citazionismo che spazia da Sergio Leone a Jim Jarmusch, non ci sia poi molto di umano.
Ed è un peccato perché ancora una volta ho la conferma di quanto spesso gli artisti moderni si concentrino troppo sull’esteriorità delle loro opere tralasciando invece la cosa più importante e cioè: che cazzo volevano dire al pubblico?

Se siete quelli/e (non sia mai che la regista mi dia del maschilista) che si gasano con le foto in bianco e nero ma non ci capiscono un cazzo di fotografia, allora questo film vi entusiasmerà.
Per gli altri, meglio Jarmusch dei bei tempi o una bella sega.

VOTO:
4 artisti pretenziosi

A girl walks home alone at night (2014) voto

Titolo originale: A Girl Walks Home Alone at Night
Regia: Ana Lily Amirpour
Anno: 2014
Durata: 101 minuti

Il buio si avvicina (1987)

Caleb è un burino campagnolo dell’entroterra nord-americano; una notte vede una fregna moscia mangiarsi un gelato per la strada principale del suo miserrimo paesello di burini campagnoli e decide bene di farle la corte alla maniera dei burini campagnoli dell’entroterra, cioè avvicinarsi in silenzio come un maniaco e fare un paio di allusioni sessuali da due soldi.
Normalmente tale tecnica è da evitare, ma siccome sono nell’entroterra nord-americano, lo stile funziona e lei si convince a fare un giro in macchina con lui.
Nonostante lei sia una cock teaser, tutto sembra andare per il verso giusto e il burino ci rimedia pure una paccata (con morso sul collo) prima che la sconosciuta fugga via mentre il gallo canta, manco fosse San Pietro.
Ora…indovinate un po’ qual è la sorpresina?

Il buio si avvicina (1987)

Sì, Mae, la ragazza a cui piace leccare i gelati in piena notte nell’entroterra nord-americano, è una vampira e ora anche Caleb fa parte del club.
Dopo incomprensioni varie col gruppo di vampiri stronzi amici di Mae e un giro per le strade deserte di questo entroterra di merda, Caleb si ribellerà alla sua condizione di creatura della notte e confermerà quanto l’amore, cioè quella serie di reazioni chimiche utili a far ficcare i cazzi nelle fiche, sia sempre la cosa più importante per gli sceneggiatori cani di Hollywood.
Firmato dall’ex moglie di James Cameron, famosa per aver cominciato la sua carriera comprando e vendendo case con profitto nelle periferie povere di New York anni ’70 in società con il musicista Philip Glass, questo pastrocchio senza capo né coda che cerca maldestramente di fondere western e vampiri come se non ci fosse un domani ha la colpa di essere innanzitutto noioso, che è poi la cosa peggiore in un film d’intrattenimento quale è questo.
Con interpretazioni che oscillano tra il dilettantesco (Caleb) e l’esagerato (Bill Paxton), Near Dark, nonostante un’interessantissima colonna sonora dei Tangerine Dream ed alcune bellissime inquadrature col crepuscolo, rompe i coglioni ben presto a chi come me non sopporta gli sbruffoni codardi come i vampiri del film, buoni a nulla che girovagano di paesino in paesino mettendo a ferro e fuoco (letteralmente) tutto quello che si para loro davanti.
Se c’è una cosa che è un punto chiave della narrativa vampiresca è l’intelligenza e la straordinara educazione di queste creature, ma questo film sembra coscientemente voler sputare in faccia a tutto ciò; il buon senso invece suggerisce che se uno ha vissuto 4 o 500 anni, deve pur aver avuto la possibilità di imparare qualcosa ed accrescere quindi la sua consapevolezza del mondo e delle cose.
Qui invece pare che il burino campagnolo di cui sopra sia quello con più sale in zucca e il meno egocentrico, il che è logicamente impossibile.

Mi duole dirlo, ma a questo punto sono meglio i saccenti vampiri nichilisti di Only Lovers Left Alive… e dio solo sa quanto mi ha fatto girare i coglioni quel film.

Apparentemente quello che la Bigelow non ha capito è la differenza tra Nichilismo e ignoranza: la prima è una filosofia ben strutturata che rifiuta con presa di coscienza i dogmi e le regole societarie in quanto catene da cui liberarsi per un innalzamento del genere umano tutto (e non solo dell’uomo ariano, capito ignoranti nazisti?); l’ignoranza invece è quella cosa che abbiamo tutti quando nasciamo e che pian piano ci scrolliamo di dosso ogni qual volta interagiamo con i fenomeni della natura e con le persone, cercando di capire il perché delle cose.

Certo, tutto questo risulta difficile se passi il tempo a vendere case per una manciata di pezzi di carta.

VOTO:
2 Franco Sensi

Il buio si avvicina (1987) Voto

Titolo originale: Near Dark
Regia: Kathryn Bigelow
Anno: 1987
Durata: 94 minuti

Van Helsing – Dracula’s revenge (2004)

“vampiri nello spazio” è un’idea di merda, “vampiri nello spazio” è un’idea di merda, “vampiri nello spazio” è un’idea di merda, “vampiri nello spazio” è un’idea di merda, “vampiri nello spazio” è un’idea di merda, “vampiri nello spazio” è un’idea di merda, “vampiri nello spazio” è un’idea di merda, “vampiri nello spazio” è un’idea di merda, “vampiri nello spazio” è un’idea di merda, “vampiri nello spazio” è un’idea di merda, “vampiri nello spazio” è un’idea di merda, “vampiri nello spazio” è un’idea di merda, “vampiri nello spazio” è un’idea di merda, “vampiri nello spazio” è un’idea di merda, “vampiri nello spazio” è un’idea di merda, “vampiri nello spazio” è un’idea di merda, “vampiri nello spazio” è un’idea di merda, “vampiri nello spazio” è un’idea di merda, “vampiri nello spazio” è un’idea di merda, “vampiri nello spazio” è un’idea di merda, “vampiri nello spazio” è un’idea di merda, “vampiri nello spazio” è un’idea di merda, “vampiri nello spazio” è un’idea di merda.

"vampiri nello spazio" è un'idea di merda
“vampiri nello spazio” è un’idea di merda

Per capire la povertà totale di questo film, basta osservare con attenzione questa foto promozionale; le foto promozionali sono foto posate in studio che vengono rilasciate dai produttori in vista dell’uscita di un film e servono a veicolare un messaggio base: nel nostro film ci saranno questi attori e saranno fichissimi.
Ecco, guardate invece questa foto: i personaggi sono allineati su uno sfondo nero da 20 euro malamente steso, la parte inferiore è tutta spiegazzata e si notano macchie e segni d’usura, l’illuminazione è banale (a sandwich posteriore) e l’inquadratura taglia fuori un pezzo di testa di uno degli attori (tra l’altro l’unico che sembra crederci) mentre gli altri fanno il meno possibile per non sembrare annoiati.

Dracula 3000 (questo il nome originale) è una cacata di dimensioni colossali, una porcheria televisiva arrabattata alla meno peggio, con scenografie inesistenti, inspiegabili poster di Lenin e bandiere con falce e martello alle pareti, costumi che sembrano usciti dal 1995 e una storia assolutamente ridicola, ma così ridicola che sarebbe ottima per un film comico.
Il finale poi fa storia a sé: sembra come se una mattina uno dei produttori sia corso in studio e abbia urlato “Abbiamo finito i soldi! Cristo, dobbiamo girare il finale entro pranzo!”.
No perché è l’unica spiegazione possibile ad una conclusione affrettata e senza senso come quella qui proposta.

E fa male soprattutto pensare che il regista sia lo stesso di un film sudafricano molto bello, Yesterday, su una povera madre sieropositiva che vuole vivere unicamente per vedere la figlia andare a scuola.
Un film meraviglioso a tratti e che mi fa incazzare ancora di più se penso che Darrel Roodt l’ha girato lo stesso anno di questa emerita stronzata.

Poche volte mi sono sentito così a corto di insulti per un film, ma devo ammettere che quest’ennesima incarnazione del conte di Transilvania è riuscita a prosciugarmi totalmente.
Deficitato in profondità, cercherò quindi di rimediare in dimensione:

QUESTO FILM
E’
PURA MERDA

Titolo originale: Dracula 3000
Regia: Darrel Roodt
Anno: 2004
Durata: 86 minuti

What we do in the shadows (2014)

Viago, Vladislav, Deacon e Petyr sono 4 vampiri che dividono una villa nella periferia di Wellington, Nuova Zelanda.
Venuti tutti dalla vecchia Europa, questi esseri immortali cercano di vivere le loro vite sanguinarie senza dare troppo nell’occhio.
Purtroppo un novello vampiro, Nick, porterà scompiglio e morte nello loro immortali vite.

Il “fenomeno vampiri” può essere ricondotto a leggende est europee del 15° e 16° secolo passate poi di bocca in bocca nel resto del vecchio continente; un po’ come nel gioco del telefono il messaggio viene distorto ad ogni passaggio, anche queste leggende sono state via via cambiate e adattate dalle culture riceventi.
E’ così ad esempio che è nata tutta la parte riguardante i crocifissi: queste storie di non morti, essendo fondamentalmente pagane, non includevano affatto croci, preti, chiese e cimiteri; quando poi però il cristianesimo si è propagato alle masse ignoranti dell’est, molte delle quali erano pagane o musulmane o chissaccosa, la nuova religione ha imposto loro tutto il suo carico di simbolismi e leggende.
Questo fenomeno di stratificazione lo si capisce anche dai mille modi con cui è possibile fottere un vampiro; in ordine sparso: croci, aglio, luce solare, acqua santa, chiese, suolo consacrato, decapitazione con posizionamento della testa tra i piedi o tra le gambe o sul culo o in un altro luogo, impalamento, mattoni in bocca, aghi nel cuore, pezzi di ferro sugli occhi e tra le dita, argento, falci e falcetti nella bara, acqua corrente, acqua bollente, fuoco, esorcismi, affogamento, pallottole, messe funebri…
Insomma, è più facile uccidere un vampiro che un essere umano.

La verità è che fino a 150/200 anni fa, l’ignoranza regnava ancora sovrana tra la gente; pochissimi sapevano leggere e scrivere, figuriamoci quanti potevano saperne di medicina. Succedeva allora che fenomeni assolutamente normali come il decadimento corporeo dei cadaveri con la conseguente maggiore esposizione di denti e unghie, il rigonfiamento di petto e faccia per via dei gas della decomposizione, e anche alcuni erronei seppellimenti di viventi, dessero poi origine a stupide storie popolari, spiegazioni buone per fenomeni incomprensibili con i pochi strumenti scientifico-intellettuali dei contadini e popolani dell’epoca.

Fortunatamente oggi il sapere umano è molto più diffuso e accessibile rispetto alla Macedonia del 1600 e quindi possiamo ridere delle stupide superstizioni di quei poveri imbecilli.
Discorso diverso è per tutti quelli che ancora oggi (con le enciclopedie, con i documentari, i film, internet e le scuole pubbliche) ancora credono a vampiri, lupi mannari, babbi natale e uomini invisibili nel cielo che ci giudicano se scopiamo prima del matrimonio.
Per tutti questi idioti moderni non c’è giustificazione che tenga: costoro meritano di essere impalati, bruciati, sparati, annegati, decapitati, crocifissi, smembrati e seppelliti a testa in giù.
Così forse la loro bigotta ignoranza morirà con loro, finalmente.

PS: il film è un mockumentary (cioè un finto documentario) molto divertente e interpretato da bravissimi attori comici neozelandesi. I due registi, Clement e Waititi, recitano nei ruoli di Vladislav e Viago.
Un film da non perdere, ma che molto probabilmente non uscirà mai nelle sale cinematografiche italiane.

VOTO:
4 Nosferatu

What we do in the shadows (2014) voto

Titolo originale: What We Do In The Shadows
Regia: Jemain Clement, Taika Waititi
Anno: 2014
Durata: 86 minuti

Solo gli amanti sopravvivono (2013)

Fa un brutto effetto vedere un regista di rinomata bravura e raffinatezza cadere nella melma del soliloquio edonistico romantico.

Solo gli amanti sopravvivono è infatti un’accozzaglia ripugnante di cliché, un’ammiccante sbrodolatura di elementi culturali tanto di nicchia quanto sulla bocca di ogni hipster del cazzo.

A- Ehi, ma lo sai che Shakespeare non ha scritto le sue tragedie?
B- Ma dai?!
A- Sì fraté: c’era questo Marlowe, un contemporaneo, che l’ha scritte e Willie gliele ha fregate.
B- Nooo. Che storia!
A- Già.

Ecco, tanto per fare un esempio di sbrodaglia pseudo-intellettuale che Jarmush ti vuole rifilare in bocca con un cazzotto tardo ottocentesco.

Dopo aver speso svariati quarti d’ora a mostrarci che Adam ama in ordine sparso: Nikola Tesla, Marlowe, Newton, Platone, le chitarre anni ’30, i vinili, la musica elettronico-strumentale, i divani di pelle, il fai da te casalingo, i cavi sparsi per casa, gli occhiali Rayban di notte, il sangue O positivo e le fotografie in bianco e nero appese al muro in cornici diverse e senza ordine o simmetrie…

ecco, dopo aver mostrato quanto Adam sia il perfetto prodotto della nostra era di remixes in chiave commerciale, il caro Jim fa entrare in scena Ava, la sorella di Eve, la quale invece è l’opposto del suddetto hipster: lei rappresenta l’era moderna fatta di stupidità, superficialità e voglia di divertimento a tutti i costi.

Adam e Eve…sì, avete letto bene, Adamo ed Eva, perché Jarmush è intelligente e fa riferimenti di nicchia che fanno sentire intelligenti tutti quelli che hanno la 3° media, sono due vampiri centenari che se avessero Facebook ci metterebbero “Relazione complicata”.
Lui è un depresso fichetto musicista strumentale tardo romantico con istinti suicidi; lei legge Infinite Jest…e ho detto tutto.
Si sono sposati 4 volte durante la loro lunga vita e hanno avuto i loro problemi come tutte le coppie di egocentrici menefreghisti; il film si concentra su uno dei loro supposti innumerevoli riavvicinamenti, quello del 2013.
Adam si vuole ammazzare ma chiama lei perché in realtà non si vuole ammazzare ma vuole solo tanta attenzione, attenzione che gli viene data dal regista stesso che spende 2 ore di film a mostrarci la sua vita di banale depresso. Lei da Tangeri (che colpo, pensavi Jim usasse Casablanca per rendere la parabola hipster completa) prende due voli notturni e raggiunge Detroit, dove lui vive.
…vive a Detroit
…sì
…perché, come dice Adam durante una guidata notturna per le strade desolate, quando tutti se ne sono andati, lui è rimasto.
Capito? Una frecciatina alla decadenza del capitalismo americano!
Grande Jim! Digliene quattro a quel negro di Obama che ci ha traditi dopo tutta la fiducia completamente immotivata che gli avevamo dato, fiducia immotivata non per un represso senso di colpa per la schiavitù a cui nessuno di noi ha mai partecipato e probabilmente nessuno dei nostri avi ha mai neppure visto che però fa tanto fico essere antischiavisti e se fossi donna mi farei scopare da un negro e mi farei chiamare schiava e mi farei schiaffeggiare con la scusa del senso di colpa quando invece la triste realtà è che sono solo una triste triste donna.
No no, è che Obama-Yes-We-Can!

La cosa che fa più rabbrividire però è che tutto sommato Ava è meglio di quei due radical chic di merda, meno contemporanea e meno costruita a tavolino: Adam è il tipo che comprerebbe su Etsy, Ava preferirebbe entrare in un negozio psichedelico e farsi una chiacchierata (con annessa scopata) col cassiere.

Conclusione:
Viva i semplici se i complicati si decodificano con un numero a caso di Rolling Stone.

VOTO: 3 Obama-Yes-We-Can e mezzo

Solo gli amanti sopravvivono (2013) Voto

Titolo originale: Only lovers left alive
Regia: Jim Jarmusch
Anno: 2013
Durata: 123 minuti

Cronos (1993)

Guillermo del Toro ha cominciato così, con un film totalmente fuori dagli schemi.
La storia non è niente di scandalosamente nuovo: un antico artefatto del mille e seicento dona eterna giovinezza a chi ne fa uso; l’oggetto cade per caso in mano ad un vecchio antiquario che non perde tempo nello sfruttarne i magici poteri.
Il problema è che il magico dono viene con un piccolo effetto collaterale: ti trasforma in un mostro assetato di sangue…immortale…che brucia alla luce del sole…sì, bravi, un vampiro.

Cronos (1993)
vampiro sottoproletario mentre pulisce i pavimenti del patronato

Cronos è un film godibile, divertente e sicuramente un buon debutto per il giovane Guillermo; certamente una pellicola non priva di difetti, ma pur sempre una novità nel panorama vampir-orrorifico.
Spaventa i più piccini e fa sorridere i più grandi.
Un film per famiglie insomma…e che cazzo volete di più?

Titolo: Cronos
Regia: Guillermo del Toro
Anno: 1993
Durata: 94 minuti