Black Mirror: Bandersnatch (2018)

Nel lontano 1984, il 19enne Stefan Butler sta programmando Bandersnatch, un’avventura grafica a finali multipli basata sull’omonimo librone scritto dal leggendario Jerome F. Davies, uno che divenne matto durante la stesura del mattone in questione e fece a pezzi la moglie credendo fosse coinvolta in un elaborato piano per togliergli il libero arbitrio.

Contattata la Tuckersoft, una software house in forte espansione che può vantare nella sua scuderia Colin Ritman, uno dei migliori giovani game designer sul mercato, il nostro Butler ha pochi mesi per finire il codice e rendere possibile l’uscita del videogioco nella finestra vendite natalizia.
Ma messo sotto pressione dalla scadenza, dalla complessità del progetto e dalla continua sensazione che ogni sua decisione sia influenzata da un’ignota forza esterna, il giovane programmatore s’infilerà sempre più nel buco del bianconiglio rivelando uno spaventoso mondo composto di realtà parallele che s’intrecciano e dividono in un fiume di percorsi di vita.

Black Mirror: Bandersnatch (2018)

Fantastico esperimento di film interattivo per Netflix e capolavoro assoluto di scrittura (meta)cinematografica che farebbe invidia al migliore David Lynch o al più strafatto Philip Dick.

Parliamo della parte più interessante e cioè il funzionamento: lo spettatore viene presentato ogni tanto con una scelta cliccabile tra due opzioni per far sì che la storia prosegua verso questa o quell’altra strada, ricalcando quindi la natura stessa del gioco che il protagonista sta scrivendo, ed elevando immediatamente l’opera a un livello superiore sfondando con un calcio il genere meta-cinematografico (cioè il cinema che parla di se stesso) e con una spallata la metafisica dichiarando apertamente che non esiste una realtà, né tantomeno una realtà perfetta, ma solo una serie di tracciati binari che, permettendone la ripercorribilità, relativizzano il concetto stesso di esistenza e, ribaltando il sillogismo ontologico cartesiano sull’esistenza di Dio, l’imperfezione della realtà data la non esistenza della stessa.

Qui si dichiara guerra aperta all’illusione del libero arbitrio, sia per Stefan che vive teleguidato dalle decisioni di chi lo guarda e sia per le decisioni di chi lo guarda che risultano essere spesso e volentieri una falsa scelta volta unicamente a dare l’impressione che lo spettatore sia al comando (come spiega Stefan stesso a proposito del suo videogioco in uno dei finali possibili); quello che conta invece è il contributo relativo del singolo segmento al traguardo finale che si raggiunge… e però anche il traguardo finale può essere ricusato saltando a piè pari ad un bivio precedente e ricominciando con un’altra prospettiva.

I finali sono molteplici e riesce anche difficile definirne un numero con precisione perché diversi percorsi conducono alla stessa fine come pure stessi percorsi risultano in fini differenti per via di una piccola scelta presa molto prima lungo la storia e solo apparentemente slegata dal tutto.
Quello che è certo è che il finale migliore per il protagonista coincide con il peggiore per il videogioco, e viceversa, lasciando quindi sempre l’amaro in bocca per l’impossibilità di raggiungere una completezza catartica.

È importante far presente che Bandersnatch può essere visto solo se si usufruisce della piattaforma Netflix perché le scelte che lo spettatore deve fare sono controllate da un codice che la stessa compagnia fa girare alle spalle del file video; quindi niente torrent, né ora e né mai.
E se come me non avete un abbonamento, perché viva i pirati dei sette mari, potete usufruire del primo mese gratuito… ricordatevi solo di cancellare l’iscrizione prima che comincino a scalarvi 9 fottuti euri al mese.

VOTO:
5 pirati

Black Mirror: Bandersnatch (2018) voto

Titolo turco: Kara Ayna: Bandersnatch
Regia: David Slade
Anno: 2018
Durata: dai 40 minuti alle 6 ore

The Angry Birds Movie (2016)

Su un’isola in mezzo all’oceano vive una comunità di uccelli non volatili che sembra una comunità di recupero cristiana per tossicodipendenti: non è ammessa la negatività, canzoni e chitarre sono ben accette e un generale senso dell’ignoto cosmico ben represso nel buco del culo aleggia nell’aria cittadina.
Un bel giorno arrivano dei porcelli festaioli che si rubano tutte le uova del villaggio e spetterà all’uccello rosso sempre incazzato e sempre escluso organizzare la rivincità dei pennuti.
Godi popolo.

The Angry Birds Movie (2016)

Trasposizione cinematografica per una delle applicazioni per cellulare più famose e scaricate: Angry Birds, e cioè Ballistica del Commodore 64 aggiornato ai tempi d’oggi.
Ovviamente la trama è esile e molto bambinesca, ma secondo me già è un miracolo se sono riusciti a cavare un film decente da un giochino dove l’assurdo scopo è sparare degli uccelli con una fionda verso delle baracche di legno protette da dei maiali verdi (una velata frecciatina ai magnati della finanza?)

C’è chi si lamenta, come al solito, ma probabilmente costoro non hanno mai visto quell’incubo chiamato Super Mario Bros. The Movie.

VOTO:
3 Commodore64

The Angry Birds Movie (2016) voto

Titolo originale: The Angry Birds Movie
Regia: Clay Kaytis, Fergal Reilly
Anno: 2016
Durata: 97 minuti

Angry Videogame Nerd: The Movie (2014)

Per chi fosse stato assente da Youtube negli ultimi 10 anni, c’è un personaggio che ha spopolato e continua a spopolare nella comunità nerd (e non solo): l’Angry Videogame Nerd.

James Duncan Rolfe, un ragazzo appassionato di cinema e videogames che ha prodotto cortometraggi dal dubbio valore artistico fin da quando aveva 10 anni, ebbe nel lontano 2005 l’insana e fortunata idea di girare un video di pochi minuti con protagonista uno sfigato geek alle prese con un famosissimo quanto frustrante videogioco, Simon’s Quest per il Nintendo Entertainment System.
Il resto è storia: un numero sempre più nutrito di fedelissimi l’ha seguito e supportato in questi anni fino a farlo diventare uno dei personaggi più amati sulla rete.
Siccome però James ha sempre voluto fare film e non ha mai abbandonato l’idea di girare un lungometraggio, grazie alla sua larga base di fan affezionati è alla fine riuscito a racimolare 350mila dollari e a produrre questo piccolo miracolo.

Angry Videogame Nerd: The movie (2014)

Il film prende spunto dal famoso episodio delle cartucce di E.T. seppellite in Messico nel 1983 dalla Atari in seguito al grande tracollo che investì l’industria videoludica in quegli anni; una storia narrata di bocca in bocca prima che internet fosse diffuso nelle case americane e che ha preso pian piano negli anni un vago alone di mistero.
Il Nerd dovrà andare a scovare le cartucce che sono state seppellite nell’Area 51 (non in Messico) e fare poi una recensione del videogioco infame.
Nel mezzo dovrà combattere militari nazionalisti americani, mostri giganti alla Godzilla e morti viventi.

La campagna di marketing è stata ottima e centellinata: Angry Videogame Nerd: The Movie è stato prima proiettato in varie località in USA e Canada, facendo il sold out, e poi è stato lanciato su internet su piattaforme OnDemand.

Io l’ho visto su Vimeo:
https://vimeo.com/ondemand/avgn

Il film non è un capolavoro, ma resta un riuscitissimo esperimento di crowdfunding dal basso; un grande progetto indipendente e finanziato totalmente dagli stessi fan.
E solo per questo merita un applauso.
Poi, per chi come me è fan del soggetto in questione, l’opera assume connotati epici… ma son gusti.

Titolo originale: Angry Videogame Nerd: The Movie
Regia: Kevin Finn & James D. Rolfe
Anno: 2014
Durata: 115 minuti