La mummia (2017)

Un soldato americano di 54 anni vive la vita alla grande: salti, zompi, fughe, fighe e tesori mediorientali da derubare con la scusa della guerra.
Insomma, questo moderno lanzichenecco sembra non abbisognare di nulla se non un consistente incasso al botteghino per permettere la continuazione dell’universo cinematografico della Universal chiamato con astuzia rinascimentale Dark Universe.

A fracassargli le palle (mosce) interviene Ahmanet che, lungi dall’essere l’ultima residenza del defunto latitante Bettino Craxi, è una principessa egiziana sepolta viva per aver ucciso padre faraone, madre faraona e fratello faraoncino. Siccome però aveva appena fatto un patto con il dio Set, la giovine pluriomicida non muore ma aspetta la sua rivincita sotto forma di mummia che, lungi dall’essere un simpatico nomignolo per Tom Cruise, è un’assetata modella algerina che succhia la linfa vitale con chilometrici baci lasciando le vittime in uno stato simile a quello degli zombie.

A tentare di fermare questa trama confusionaria entra in campo anche il dottor Jekyll che gestisce un’impresa multinazionale il cui scopo sembra essere quello di fermare/contenere/debellare i mostri che popolano questa roccia alla deriva nello spazio infinito.
vabbè, mi sono rotto il cazzo.

La mummia (2017)

La critica l’ha odiato, il pubblico l’ha abbandonato.
No, non parlo di Tom Cruise, ma di questo filmetto darkettone che giunge in lievissimissimo ritardo ai nastri di partenza per la corsa agli universi cinematografici, inaugurati e dominati dalla Marvel.

Questo buco nell’acqua certamente infantile e dal sapore di minestra riscaldata non è neanche tanto male: si lascia vedere senza troppi patemi d’animo e risulta piacevole se lo si affronta dimezzando il proprio quoziente intellettivo.
Purtroppo oggigiorno uno si aspetta qualcosa di più che qualche effetto speciale e Russell Crowe che si incazza potente cattivo manone ti sfondo ti appiccico al muro mi drogo per chetare il mister Hyde che è in me.

VOTO
2 manone

La mummia (2017) voto

Titolo originale: The Mummy
Regia: Aolex Kurtzman
Anno: 2017
Durata: 110 minuti

La notte dei morti viventi (1990)

Barbara e Johnnie, sorella e fratello, vanno a trovare la madre morta in uno sperduto cimitero nei pressi di Pitsburgh, ma quello che trovano è ben più spaventoso della morte.
Si è sparso infatti una sorta di virus che fa tornare in vita i recenti deceduti i quali se ne vanno in giro barcollanti come fossero appena usciti dalla “vineria prezzi popolari” disperatamente alla ricerca di carne fresca da strappare a morsi sdentati.
Johnnie cade (letteralmente) sotto l’attacco di questi morti viventi mentre Barbara riesce a rifugiarsi in una casa di campagna solo apparentemente disabitata; ben presto a farle compagnia avrà infatti un variegato drappello di umanità appesa al filo della vita come d’autunno sugli alberi le foglie.

La notte dei morti viventi (1990)
cerca “Thomas Shipp and Abram Smith” e fatti una cultura su “Strange Fruits”

Rifacimento (quasi) passo passo del famosissimo capostipite degli zombie movies, quest’opera forse un po’ orfana di padre e idee, risplende comunque di luce propria come un ottimo esempio di film dell’orrore girato bene e senza troppo spargimento di sangue e budella.
Alcune interpretazioni sono forse un po’ caricate e/o dilettantesche (vedi la coppia di ragazzi compagnoli locali), ma a far da contraltare c’è un duo di protagonisti assolutamente eccezionali: Tony Todd (già apprezzato in Candyman) e Patricia Tallman (inconsapevolmente piaciuta come strega sotto due chili di trucco in Army of Darkness) sono infatti perfetti e pienamente credibili nei loro stravolgimenti emotivi che si susseguono lungo il teso arco narrativo dell’ora e mezza scarsa di film.

Si punta ancora sulla critica alla natura violenta dell’uomo, come nell’originale, ma con un piccolo twist finale su cui taccio.

VOTO:
3 twist e mezzo

La notte dei morti viventi (1990) voto

Titolo originale: Night of the Living Dead
Regia: Tom Savini
Anno: 1990
Durata: 92 minuti

Non aprite quel cancello (1987)

Glen, un pacato dodicenne americano con la freudiana passione per i missiletti giocattolo, si ritrova in giardino le porte dell’Inferno.
Sarà compito suo e dell’amico nerd metallaro (una combo poco sfruttata al cinema) tentare di richiudere il buco infernale dal quale cominciano ad uscire piccoli demoni mostruosi che si muovono come se fossero stati filmati a 16 frames al secondo e poi riproiettati ai canonici 24.

Sicuramente una fortuita coincidenza.

Non aprite quel cancello (1987)

Filmino ricco di spaventi per i pubescenti e ricco di pubescenti per i pederasti, The Gate purtroppo soffre molto sul fianco della coesione narrativa con un evidente scollamento delle varie parti atte a tessere il consueto arco emotivo.
Gli effetti speciali invece sono molto ben riusciti e stupisce ancora oggi il grande livello di maestria ottenuto unicamente con l’uso di effetti “in camera” quali lo stop motion e la prospettiva forzata.
Un piccolo gioiello sotto questo punto di vista.

Parlando invece di pederasti, ho appena scoperto che l’imprenditore tedesco Friedrich Alfred Krupp, padrone dell’acciaieria Krupp poi confluita nell’infame ThyssenKrupp coinvolta nel 2007 in un processo per negligenza sulla sicurezza e la conseguente morte di alcuni operai nel suo stabilimento a Torino, morì suicida dopo essere stato messo all’angolo dalla sinistra italiana bacchettona moralista per i suoi soggiorni a Capri circondato da una quarantina di giovini locali.

W l’aneddotica.

VOTO:
3 giovini locali con annesso pederasta

Non aprite quel cancello (1987) voto

Titolo originale: The Gate
Regia: Tibor Takács
Anno: 1987
Durata: 85 minuti

Il giorno degli zombi (1985)

Dopo la notte e l’alba, eccoci arrivati al giorno degli zombi, ovvero quando la Terra, intesa come Stati Uniti, intesi come New England, è oramai invasa da orde di morti viventi il cui unico scopo è fottere e mangiare.
Per la verità, più mangiare che fottere.
A farci da compagno di viaggio abbiamo un drappello di umanità sgangherata fatta di soldati un po’ incazzosi, scienziati un po’ macellai e piloti d’elicottero un po’ nichilisti.

Il giorno degli zombi (1985)

Conclusione nu poco strana per la trilogia originale di Romero sugli zombi perché molto in bilico tra perla di Serie B e spisciacchione Hollywoodiano.
Gli effetti speciali del grande Savini e del giuovine Nicotero (presente anche nel piccolo cameo del soldato Johnson) che poi andrà a creare tutto l’orrore della serie TV The Walking Dead sono fantastici e splendidamente truculenti con l’apice gore raggiunto nella scena della decapitazione a mano del soldato Torrez il quale, prima d’essere definitivamente diviso in due, lancia un grido straziante con un’impennata vocale atta a sottolineare la rottura delle corde vocali.

Un bellissimo macello sudamericano insomma.

Il resto purtroppo soffre un po’: dalle recitazioni leggermente macchietistiche se giudicate secondo un metro da film serio ma perfettamente normali se immaginate in un B movie, alla sentita latitanza di un vero messaggio socio-politico che invece era ben presente nei capitoli precedenti.

VOTO:
3 Bub

Il giorno degli zombi (1985) voto

Titolo originale: Day of the Dead
Regia: George A. Romero
Anno: 1985
Durata: 96 minuti

Night of the Living Dead (1968) [Full Movie HD]

Panic spreads as the dead come back to life.
This movie follows a group of characters who barricade themselves in an old farmhouse in an attempt the remain safe from these monstrous flesh eaters.

Titolo alternativo: Night of the Flesh Eaters
Titolo italiano: La notte dei morti viventi
Regia: George A. Romero
Anno: 1968
Durata: 96 minuti

Contagious – Epidemia mortale (2015)

In un’America post-apocalisse zombie, anche se non si tratta di zombie ma di esseri umani malati di una nuova strana cosa chiamata virus necrodeambulatorio, c’è un contadino del Midwest che cerca di fare pace con l’idea che sua figlia sia stata azzannata da uno dei necroambulanti e si stia quindi lentamente trasformando in morta vivente.

Contagious - Epidemia mortale (2015)

Chiariamo subito una cosa: il film si chiama Maggie, all’anima de li mortacci vostra distributori italiani di merda dovete morire nelle fiamme dell’inferno che vi divorano il fegato passando dal culo.

E badate bene, non è un’impuntatura da stronzetto purista perché il film è un piccolo sensibile dramma familiare (con l’apocalisse zombie a far da sfondo) e non è invece la solita americanata con l’eroe che spacca il culo agli zombie a colpi di fucile come la presenza di Arnold potrebbe indurre a credere.
Per quanto mi riguarda poteva pure svolgersi durante la crisi finanziaria del ’29 e sarebbe stato uguale.
La scelta del forzuto protagonista infatti è stata una scelta voluta, un andare controcorrente per cercare quel flebile effetto straniante (non raggiunto purtroppo) che voleva elevare il film da episodio televisivo a pellicola cinematografica.

Oltretutto Maggie è il nome della figlia malata la quale riveste il duplice ruolo di protagonista (il film può essere visto come la fine dell’adolescenza con la giovine che scruta con orrore i cambiamenti che avvengono al suo corpo) e allo stesso tempo d’oggetto catalizzatore (motore emotivo che spinge il padre ad andare avanti in un mondo altrimenti sull’orlo del collasso).

E poi smettiamola con questi titoli esplicativi che ti vogliono raccontare il film in due righe manco fossi idiota o analfabeta; qui poi si raggiunge l’apice con un falso titolo inglese (però abbastanza semplice da essere compreso da chiunque) e un sottotitolo in italiano, come se il titolo fosse quello originale e servisse quindi un’ulteriose spiegazione sotto.
La follia.

In realtà seguire gli ultimi toccanti giorni di questo rapporto padre-figlia concentrandosi sull’amore familiare in decadimento, propriamente simboleggiato da una natura appassita e letteralmente in fiamme e giustamente ambientato in un mondo alla rovina, basta e avanza per fare un film degno d’esser visto.
Purtroppo il risultato è minore della somma degli elementi e, per quanto si debba elogiare l’idea, il coraggio e alcune belle inquadrature, alla fine si rimane un po’ con la bocca asciutta.

VOTO:
3 bocche

Contagious - Epidemia mortale (2015) Voto

Titolo originale: Maggie
Regia: Henry Hobson
Anno: 2015
Durata: 95 minuti

I survived a zombie holocaust (2014)

E c’è Wesley pelato in Nuova Zelanda che vuole lavorare nel cinema e scrive sceneggiature e allora per bucio di culo becca un posto come runner per una piccola produzione indipendente che sta girando un filmetto zombie terribile con un cast di incompetenti e poi succede il casino che c’è una vera invasione zombie non si sa bene perché percome chissà perché percome per dove chissà perché e tutti corrono e poi morsi e zompi e paura e sentimenti e mani tagliate e cervelli sfracellati e pistolettate e Maori che fanno fughe per la vittoria con annessa danza All Black rugby sport 6 che poi invece c’è il finale a sorpresa che non te lo aspetti e invece te lo aspetti benissimo perché I Survived a Zombie Holocaust è un FILMERDA.

I survived a zombie holocaust (2014)

Che dire di più?
Siamo di fronte a un’operetta a basso costo che cerca di strizzare l’occhio ai classici del genere con rimandi e ammiccamenti che, per quanto non detestabili, non possono certo però reggere tutto l’impianto scenico-narrativo del film.

Se vi chiedessero mai di tagliarvi un testicolo in cambio della visione di questa cacatuzza, allora prego.
In tutti gli altri casi, potete farne a meno.

VOTO:
2 testicoli

I survived a zombie holocaust (2014) voto

Titolo originale: I survived a Zombie Holocaust
Regia: Guy Pigden
Anno: 2014
Durata: 104 minuti

L’alba dei morti dementi (2004)

Shaun non riesce ad uscire da un patetico infantilismo che lo incatena ad una vita vissuta al minimo e senza sorprese: un lavoro di merda al negozio di elettrodomestici, un amico idiota e nullafacente, un pub all’angolo come sfogo serale e una ragazza che si è stufata del suo atteggiamento remissivo.
A cambiare le carte in tavola arriva l’apocalisse zombie, e niente sarà più come prima… oppure no.

Straordinario esordio sul grande schermo per Edgar Wright che andrà poi a concludere la cosiddetta”trilogia del cornetto” con Hot Fuzz e The World’s End, questo Shaun of the dead (chiaro omaggio a Dawn of the dead di Romero e a tutta la cinematografia zombie) è una godibilissima commedia inglese in salsa horror che riesce a mischiare sapientemente generi e sentimenti contrapposti in un cocktail formidabile dal sapore dolciastro, tipo il sangue.

Girato magnificamente e ad un ritmo alle volte vertiginoso, il film è strutturato perfettamente e recitato da dio, cose alquanto rare nel genere in questione.
Molti i momenti memorabili, uno su tutti la scena con le bastonate al ritmo dei Queen, e innumerevoli i piccoli tocchi da maestro, tipo l’annuncio radio del ritorno di una sonda spaziale che fa ovviamente l’occhiolino alla spiegazione del primo film con gli zombie, l’intramontabile Night of the living dead.

Se non lo avete ancora visto, correte a colmare la lacuna; mi ringrazierete.

VOTO:
5 Freddie

L'alba dei morti dementi (2004) voto

Titolo originale: Shaun of the Dead
Regia: Edgar Wright
Anno: 2004
Durata: 99 minuti

Zombi (1978)

Sono passate 3 settimane dalla notte durante la quale i morti hanno cominciato a risorgere e gli Stati Uniti d’America hanno mobilitato esercito e guardia nazionale per arginare l’epidemia che sta rapidamente spazzando la società civile.
Due poliziotti d’assalto, un pilota d’elicotteri ed una produttrice televisiva capiscono che la guerra sta per essere persa e decidono di rubare l’elicottero della stazione TV per tentare una fuga verso zone incontaminate.
A corto di carburante e viveri, si fermano ad un centro commerciale, un luogo ideale per la concentrazione di cibo ed oggetti al suo interno; ben presto però questa sosta si rivela essere un eccellente piano di difesa all’invasione zombie e i quattro ci restano per settimane.

Sembra che tutto vada per il meglio, ma i fragili equilibri stanno per rompersi.

Zombi (1978)
When there’s no more room in hell, the dead will walk the earth

Questa volta Romero calca più la mano col sottotesto politico, tanto che la satira della società razzista e capitalista americana è più volte esplicitamente rivelata dai personaggi: all’inizio le squadre d’assalto fanno fuori decine di portoricani che vivono in condomini popolari, e successivamente uno dei protagonisti spiega che i morti tornano al centro commerciale perché è tutto quello che facevano da vivi.
Insomma, non bisogna avere una laurea in semantica dei testi per capire il nesso tra società consumista e morte cerebrale.

L’alba dei morti viventi (come dovrebbe chiamarsi vista la progressione dell’invasione, dopo La Notte e prima de Il Giorno) è un bellissimo classico del cinema americano semi-indipendente. La critica politica è ben chiara e se sembra a volte ficcata a calci in bocca è anche per lo stile volutamente ironico e buffonesco dell’opera: non si può certo passar sopra gli evidenti momenti comico-satirici con gli zombie che camminano per i negozi del centro commerciale mentre una soave musichetta li invita a far compere.

Dulcis in fundo: non tutti sanno che questo film non esisterebbe se non fosse per Dario Argento il quale non solo ha assicurato i fondi necessari alla realizzazione, ma ha anche suggerito i Goblin per la colonna sonora e ha ospitato Romero a Roma durante la fase di scrittura.
Per la serie: tutti hanno fatto qualcosa di buono nella vita.

VOTO:
4 Dario (con raccomandata) e mezzo

Zombi (1978) voto

Titolo originale: Dawn of the Dead
Regia: George A. Romero
Anno: 1978
Durata: 128 minuti – 119 minuti quella di Argento

Warm Bodies (2013)

C’era una volta un libro che parlava di due stronzetti minorenni con tanta voglia di scoparsi a vicenda contro il volere delle loro famiglie.
I loro nomi? Romeo e Giulietta.
Con un pizzico di fortuna, molta audacia e un farmacista deficiente, i due trovarono la loro unione nella morte.

Warm bodies è tutto questo, solo che è al rovescio: dalla morte si torna alla vita.

fermi tutti, sono lo Shogun

Dopo l’ennesima apocalisse zombie, R si ritrova solo, confuso e con una fame incredibile…ah, R è uno zombie ed è il nostro protagonista.
Julie invece è la figlia di un colonnello dell’esercito la cui unica missione è resistere all’invasione dietro un muro alto 10 piani, con armi e tanta violenza.

R e Julie (che coincidenza di nomi) si incontrano ed è amore a prima vista; a prima vista per lui, non certo per lei.
Col tempo e tanta premura, Julie si convince della bontà di questo zombie con sentimenti umani e capace di comunicare, e vuole presentarlo al padre, militare incallito.
Ovviamente le cose non sono così semplici.

Il fenomeno zombie è ormai giunto al suo apice; gli studios ora stanno cercando di mischiare le carte accoppiando qualunque genere allo zombie movie: abbiamo avuto quindi Comedy-Zombie, SciFi-zombie, War-Zombie e, con questo Warm Bodies, anche Commedie-Amor-Adolescenziali-Zombie.

Il barile è stato grattato a fondo, ci ha regalato tante gioie e ne siamo tutti felici; forse è ora però di inventarsi nuove cose.

Titolo originale: Warm Bodies
Regia: Jonathan Levine

Anno: 2013
Durata: 98 minuti