The Backyard (2002)

The Backyard (2002) featured

La lotta corpo a corpo esiste da sempre; la spettacolarizzazione della lotta invece è venuta un po’ dopo, probabilmente un quarto d’ora dopo l’inizio della prima azzuffata con i primi ominidi radunati intorno ai due lottatori a tifare per l’uno o per l’altro in completo stato d’abbandono psicologico-emotivo.

Vedere gli altri farsi male ha infatti un potere catartico più grande della meditazione zen… e i ricchi lo sanno bene; per questo non vedrete mai un milionario su un ring darsele di santa ragione con un magnate della finanza, mentre è prassi comune per l’élite di comando godersi gli spettacoli sportivi e militari sorseggiando gin&tonic.

Perché farsi male è da poveri coglioni.

The Backyard (2002)
povero coglione poco prima di farsi male

Una volta c’erano le arene e le lotte tra gladiatori, spettacoli (a volte mortali) che coinvolgevano uomini, belve, carri, armi di ogni tipo ed effetti speciali; poi venne lo sport, che è una sublimazione in chiave agonistica della naturale propensione umana al confronto fisico e allo scontro per la dominanza del clan.
Una variante che si pone tra i due mondi poi è il wrestling professionale, quella stronzata molto americana che vede lottatori professionisti piroettare su ring ammortizzati in spettacoli altamente coreografati.
E la sottobranca folle (ed illegale) del wrestling professionale è il “backyard fighting”, e cioè menarsi con spranghe e tubi al neon, darsi fuoco e spiaccicarsi a terra sulle puntine da disegno in ring improvvisati ricavati dai cortili privati delle casette americane più miserevoli.

Questo documentario va a sbirciare proprio queste ridicole lotte per sognatori falliti e regala una sana angoscia allo spettatore che riesce a vedere il tutto sotto una chiave politica.
Perché questi poveracci e reietti della società americana, cresciuti a cereali e televisione di quart’ordine, senza un’educazione o un lavoro decente, senza assicurazione medica e con parecchi figli a carico, non sono altro che i proletari del nostro millennio.
Per la precisione sono una sotto-categoria di proletari, come i manovali, metalmeccanici, i saldatori, i lavavetri e così via.
Queste povere creature dimenticate da dio sognano di diventare qualcuno, di essere riconosciuti e apprezzati dalla società, la stessa società che non ha mai dato loro una vera valida alternativa alla silenziosa mediocrità di una vita nel deserto centr’americano.
Imitano quello che vedono in televisione perché quello è stato il loro unico modello nella fase di crescita mentre i genitori sono spesso assenti o troppo indaffarati a far quadrare i conti di casa.

Questi ragazzi dall’ignoranza abissale e da una bontà struggente ricordano tra l’altro in tutto e per tutto i ragazzi di strada che Pasolini amava incontrare (e a volte scopare).
Sono lo strato di soffice pelle cuscinetto che cresce tra i medio borghesi e quelli che invece si ribellano allo status quo, nel bene e nel male; uno strato protettivo che difende il padrone, senza saperlo.

Questo The Backyard è un film indipendente molto bello e appare interessantissimo per chi è curioso di vedere cosa si celi dietro il meccanismo perverso chiamato “scala sociale”.

PS: stesso regista del folle The Human Race.

VOTO:
3 Amici di Maria e mezzo

The Backyard (2002) Voto

Titolo originale: The Backyard
Regia: Paul Hough
Anno: 2002
Durata: 80 minuti

I film sono visti rigorosamente in lingua originale.
Se ti senti offeso, clicca qui

Autore: Federico Del Monte

I’m an Italian photographer, filmmaker, blogger and teacher.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *