Rapsodia in agosto (1991)

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La mattina del 9 agosto 1945 fu sganciata la seconda (e ultima) bomba nucleare mai usata nella storia umana durante un conflitto; dopo Hiroshima, era la volta di Nagasaki, una città portuale di circa 260 mila abitanti.
40 mila persone morirono istantaneamente nell’enorme campo di fuoco in cui la città s’era trasformata e per colpa delle radiazioni altrettante le seguirono nei successivi mesi, incalcolabili invece furono i danni genetici che ancora oggi molti giapponesi si portano dentro.

E chi fu l’artefice di questo crimine contro l’umanità?
Come chi?!
Ma gli Stati Uniti d’America ovviamente!
Sai, quelli sempre alla ricerca degli stati canaglia, dei dittatori, dei terroristi…

Ecco invece un film che rimette le cose in chiaro per chi avesse dormito durante l’ora di Storia… e lo fa con tanta poesia e un po’ di Richard Gere.

Rapsodia in Agosto (1991) - 1
Dylan, senti che rima!

Questa splendida opera del maestro Kurosawa affronta proprio questo doloroso evento e lo fa attraverso la storia di quattro giovani giapponesi in vacanza estiva dalla nonna, una sopravvissuta alla bomba nucleare di Nagasaki; assieme alla loro progressiva presa di coscienza, anche lo spettatore viene immerso in questo mare di lacrime dimenticate con il chiaro intento di far riemergere un episodio storico in parte rimosso dalla collettività ed ergerlo a baluardo di un pacifismo umanista.
Un episodio che in Giappone viene spesso ignorato e spazzato sotto al tappeto nel nome del progresso e dei rapporti commerciali con gli USA e che invece poi riaffiora nei modi più inaspettati come un vero e proprio trauma psicologico: basti pensare a Godzilla, un mostro cinematografico creato dalle radiazioni atomiche.

Rapsodia in Agosto invece, nel trattare una medesima causa, usa delle metafore meno catastrofiche ma non per questo meno efficaci: il film si apre con un ragazzo (uno dei quattro nipoti) tutto intento a riparare un organetto a pedale nonostante l’avviso di tutti a lasciar perdere e qui non ci vuole un genio per capire quanto Kurosawa volesse che le nuove generazioni fossero consapevoli dell’orrore della guerra nucleare, che non dimenticassero il passato e che esercitassero un senso critico maggiore contro un governo americano che si era macchiato di un crimine unico nella storia umana.
In contrasto a questi quattro piccoli nazional-pacifisti abbiamo infatti i loro genitori, quella generazione immediatamente successiva alla bomba che ha visto il boom economico e l’americanizzazione di un Giappone ancora ampiamente retrogrado e che ha preferito dimenticare e godere dei frutti della colonizzazione statunitense.
A chiudere il cerchio poi c’è Richard Gere, parente americano (figlio di un fratello maggiore di Kane, la vecchia superstite) e portatore di un dolore per nulla sopito o nascosto.

Ma la fiera dei simbolismi non si ferma certo all’organetto; continua infatti per tutto il film, in particolare intorno al tema centrale dell’esplosione atomica e il conseguente fungo che viene rappresentato sia da un occhio enorme che si staglia tra le montagne (diventato un vero e proprio incubo per uno dei fratelli di Kane) e sia da una splendida rosa rossa verso la quale una lunga fila di formiche è in cammino nell’inutile intento di scalarla mentre alcuni sopravvissuti intonano un canto buddista in onore dei defunti, qui simbolicamente rappresentati da questo piccolo esercito d’insetti che s’avvicinano al cielo grazie alla rosa.
Una rosa tra l’altro che riveste il ruolo di protagonista nella poesia Heidenröslein (Rosellina della landa) di Goethe, un’opera messa in musica da Schubert nel 1815 e qui riproposta sia in maniera diegetica col ragazzo che la suona mentre cerca di riparare l’organetto e sia esegetica come pezzo d’accompagnamento allo splendido e inconsciamente angosciante finale.

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Rosellina della landa che ti punge se la cogli

Molti critici hanno tirato la giacchetta a Kurosawa perché avrebbe tralasciato i crimini di guerra commessi dai Giapponesi (in Cina e Korea hanno fatto un tale casino che ancora oggi non si vedono di buon occhio), ma non si capisce bene cosa c’entri: Rapsodia in agosto è un film contro la guerra e non contro gli americani (i personaggi lo chiariscono in più di un’occasione) e ad ogni modo un crimine di guerra non ne giustifica un altro, per lo stesso motivo secondo il quale un serial killer non merita il linciaggio.

Purtroppo, con la progressiva morte degli ultimi superstiti al secondo conflitto mondiale, sembrano sempre più lontani i tempi in cui si poteva tranquillamente ripudiare la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali (come recita la nostra costituzione).
Oggi i cinema sono pieni di cacate guerrafondaie come Transformers e The Dark Knight Rises, mentre tanta è la voglia per nuovi autori che sappiano parlare al cuore e alla mente come Kurosawa sapeva fare.

VOTO:
4 Enola Gay e mezzo

Rapsodia in Agosto (1991) Voto

Titolo originale: 八月の狂詩曲 Hachigatsu no rapusodī (Hachigatsu no kyōshikyoku)
Regia: Akira Kurosawa
Anno: 1991
Durata: 98 minuti

I film sono visti rigorosamente in lingua originale.
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Autore: Federico Del Monte

I'm an Italian photographer, filmmaker, blogger and teacher.

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