Ed ecco un altro supereroe Marvel che viene trasposto su pellicola.
Questo qui ha una tuta che gli permette di rimpicciolire e tornare normale a piacimento e questo potere viene usato per sconfiggere il male, tanto per cambiare.
Il male in questo caso è rappresentato da un ricercatore businessman pelato pazzo che vuole vendere quest’innovativa tecnologia all’Hydra, i cattivi del mondo Marvel… se non mi sbaglio.

Originariamente scritto da Edgar Wright e poi toltogli di mano dal Marvel Studios perché ritenuto troppo strano e dissimile dalla classica formula dei supereroi targati Disney, Ant-Man mostra ancora molto di quello che avrebbe potuto essere e non è mai stato, tipo la scena della lotta nella valigetta con Siri dell’Iphone che capisce fischi per fiaschi e fa partire Disintegration dei Cure, semplicemente perfetta.
Ed è proprio su questa difficile crina che Ant-Man fatica a ritagliarsi un pubblico omogeneo tanta è la voglia di accontentare sia lo spettatore distratto-medio che quello più raffinato… d’altra parte però, se uno ci pensa bene, si arriva alla conclusione che questo tipo di blockbuster sono appositamente studiati per risucchiare dentro tutto e tutti, non certo per accontentare la critica con la tovaglia sulla mani e le mani sui coglioni.
Ad ogni modo Ant-Man resta un film molto godibile con qualche eccezionale guizzo intelligente e inaspettato, tipo il viaggio nella dimensione subatomica che aspettavo da quando ho visto il finale di Radiazioni BX: Distruzione Uomo.
Quello che non mi aspettavo invece è trovare Michael Douglas con la voce ina ina dopo che j’è preso un cancro alla gola che secondo lui gliel’ha attaccato Catherine Zeta-Jones quando lui le leccava la fica.
Non scherzo.
VOTO:
3 fiche e mezza

Titolo originale: Ant-Man
Regia: Peyton Reed
Anno: 2015
Durata: 117 minuti
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