Full Metal Jacket (1987)

Stanley Kubrick non ha bisogno di presentazioni, ma noi ne facciamo comunque una, piccola piccola.
Regista di fama mondiale e intellettuale di raro spessore, newyorkese espatriato in Inghilterra per la bigotteria e l’ignoranza del pubblico e l’ingerenza degli studios, Stanley Kubrick è stato un regista eccezionale che ha diretto 13 film nell’arco di 46 anni, 10 dei quali sono dei capolavori assoluti.Oggi parliamo della sua penultima pellicola, Full Metal Jacket, uno dei film più belli mai prodotti e (quasi) un trattato psicanalitico sulla natura umana più che sulla guerra in sé (e men che meno sulla guerra in Vietnam).

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un trattato psicanalitico scritto col cazzo in mano

Il film si divide in due parti di egual durata.

La prima vede il giovane cittadino americano James T. Davis, soprannominato Joker per la sua vena istrionica, passare sotto il duro addestramento/indottrinamento del sergente istruttore Hartman a Perris Island (South Carolina) per fare poi la guerra ai vietnamiti comunisti.
Tra i commilitoni del suo reparto ci sono la recluta “Cowboy”, con cui stringerà una profonda amicizia, e la recluta Leonard Lawrence, soprannominato “Palla di lardo” dal crudele sergente, uno stupido ragazzone della provincia americana chiamato dal suo governo a far la guerra all’altra parte del mondo.

La durissima sciovinista macista disciplina inflitta alle reclute dal sergente Hartman si rivela essere oltre ogni possibile livello di sopportazione per Leonard il quale ben presto sviluppa comportamenti sociopatici e quasi schizofrenici, tipo parlare col proprio fucile sussurrandogli dolci parole.
L’intento del sergente (e di tutto l’apparato militare) è chiaramente quello di annichilire lo spirito umano con continui insulti e punizioni, il tutto condito da un generale approccio paternalistico e dispotico tale da far regredire i soldati in bambini, cioè individui senza una morale e fortemente condizionabili verso azioni riprovevoli.

I nodi vengono al pettine quando, la notte della promozione da reclute a marines (ironicamente proprio quando diventano adulti), Lawrence esce matto e nel bagno della baracca uccide il sergente Hartman per poi spararsi una fucilata in bocca.

Fade to Black.

Il film si riapre l’anno successivo con Joker in Vietnam mentre cerca di farsi fare uno sconto di 5 dollari da una puttana vietnamita.
Questa seconda parte del film percorre gli accadimenti di Joker alle prese prima col giornale militare Stelle e Strisce e poi sul duro campo di battaglia.
Dopo imboscate, giocattoli bomba e scontri a fuoco, James raggiunge il punto di non ritorno nella sua trasformazione psicologica da essere umano a killer e il momento cruciale di tale metamorfosi è quando decide di sparare in testa alla cecchina morente nel finale di film.
L’interessante quesito morale posto da Kubrick è se questo proiettile Joker l’ha esploso per pietà umana o la pietà è servita a mascherare la sua profonda repressa voglia di fare del male, di essere il primo ragazzino del vicinato a fare fuori un vietnamita, come lui stesso tra l’altro confessa ad una troupe televisiva.

Il film si conclude con un reparto di marines, tra cui si presume ci sia anche Joker, che marcia nella notte illuminata dai fuochi di guerra mentre tutti i soldati cantano la Marcia di Topolino della Disney.

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Full Metal Jacket non è un film sulla guerra in Vietnam, ma molto di più.

Kubrick aveva già fatto un film pacifista e più tradizionale nel 1957, Orizzonti di gloria con Kirk Douglas; lì si esplorava la prima guerra mondiale e l’insensatezza del sacrificio di tanti giovani per una pura egoistica voglia di supremazia dei pochi appartenenti alle élite europee.
Qui invece il Vietnam e la sua guerra decennale fanno da sfondo ad una disamina dell’animo umano: quello che Kubrick voleva approfondire non era tanto la giustezza o meno della guerra, domanda a cui aveva già ampiamente risposto con Orizzonti di gloria e Dottor Stranamore; no, qui ci si domanda quale natura si celi in ognuno di noi.
La guerra in Vietnam ha trasformato effettivamente giovani americani in macchine sanguinarie oppure ha semplicemente dato loro una patente di legalità alle loro insite voglie di crudeltà, violenza e sessualità atipica?

Non a caso il film è diviso esattamente in due parti e non a caso Joker porta in testa un elmetto su cui ha scritto “Nato per uccidere” mentre sfoggia sul petto una spilla col simbolo della pace.
Lui stesso esplicita il concetto con un suo superiore parlando di Jung e della dualità umana.
Si sa che Kubrick ha da sempre avuto una fissazione geometrica per la simmetria e il doppio: dal romanzo Doppio sogno (il cui titolo originale è Traumnovelle, ma il cui autore voleva inizialmente chiamare Doppia Novella) da cui ha tratto Eyes Wide Shut al doppio David Bowman nel finale di 2001: Odissea nello spazio, dalla doppia personalità (intellettuale e barbara) di Alex in Arancia meccanica agli specchi riflettenti i fantasmi interiori in Shining.

Stanley Kubrick è stato un intellettuale di portata eccezionale, spesso così avanti che pochi hanno colto per tempo la sua profondità e la sua acutezza analitica.
E’ stato chiamato violento, misogino, strambo, eccentrico, dispotico, pazzo, genio, lupo solitario e via dicendo; per me invece non è stato altro che un ottimo esemplare di homo sapiens sapiens il quale ha saputo riflettere sulla propria condizione di umano cercando poi di comunicare al resto della specie il suo punto di vista.
In tempi remoti sarebbe stato chiamato “profeta”, oggi lo ricordiamo come un grande “regista cinematografico”.

VOTO:
5 cervella di Palla di lardo

Full metal jacket (1987) voto

Titolo originale: Full Metal Jacket
Regia: Stanley Kubrick
Anno: 1987
Durata: 116 minuti

I film sono visti rigorosamente in lingua originale.
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Autore: Federico Del Monte

I'm an Italian photographer, filmmaker, blogger and teacher.

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