Indiana Jones e il quadrante del destino (2023)

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Verso la fine della seconda guerra mondiale il regime liberal-nazista è quasi giunto al capolinea.

Il front est, dove l’esercito nazional-liberista ha mandato più truppe per far fronte all’incessante avanzare della gloriosa armata sovietica che di lì a breve libererà svariati campi di concentramento come Auschwitz ed entrerà trionfalmente a Berlino, liberandola dal cancro fascio-nazista facendo saltare in aria le aquile naziste con tanta di quella dinamite da far venire il premio nobel per la pace a bussare a casa Stalin, è praticamente andato ed anche il fronte ovest non ride di gioia.

Ed è in questo tipo trambusto che ci sono le migliori occasioni per fare i dindini sonanti din di din, quando il sangue corre per le strade, e lo sa bene quel figlio di mignotta del dottor Indiana Jones, cane col cappello e servo dell’imperialismo americano, che in prima battuta s’intrufola tra i nazi per rubare la lancia di Longino, quella che trafisse il costato dell’ebreo mediorientale Gesù di Nazareth, ed invece finisce ad avere a che fare con il meccanismo di Antikythera che, in questa follia chiamato film, sarebbe una bussola costruita da Archimede per trovare le fratture temporali e viaggiare così nel tempo.

Indiana Jones e il quadrante del destino (2023)

Il film non è noioso, non perché non sia uno sfrangimento di coglioni, perché lo è uno sfrangimento di coglioni, ma piuttosto perché più di ogni altra cosa mette molta tristezza; un sentimento che in parte è chiaramente inciso nella sceneggiatura, tutta giocata sulla disillusione di un Indiana Jones ottantenne che non ha più alcuna gioia di vivere e si ritrova fuori dal tempo, disilluso e solo come il cane da riporto che poi in effetti è, ma che sicuramente gli autori di tale fetecchia non volevano giungesse a livelli di questo tipo.

Non è un buon film quindi, forse per alcune ragioni persino peggio del quarto ed orribile capitolo che tutti quanti considerano lo stupro a sangue del beniamino dei razziatori di tombe e colonialisti con la frusta, e quindi lo sconsiglio caldamente.

L’unica cosa divertente, se così si può dire, è il modo con cui hanno liquidato la faccenda Shia LaBeouf facendo morire il suo personaggio in guerra (probabilmente la zozza guerra di Corea con cui gli Stati Uniti hanno strappato mezzo paese ai legittimi nativi facendola diventare una succursale coloniale in Asia del loro potere dittatoriale): una foto in divisa, una bandierina piegata ben benino e lo stronzetto sbruffoncello che andava in giro durante la campagna promozionale a dire apertamente come il film non fosse di buona qualità è stato messo al suo posto.

VOTO:
2 sbruffoncelli e mezzo

Indiana Jones e il quadrante del destino (2023) voto

Titolo: Indiana Jones and the Dial of Destiny
Regia: James Mangold
Durata: 2 ore e 34 minuti
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I film sono visti rigorosamente in lingua originale.
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Autore:

I was Born, I Live, I will Die

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