Un maremoto, o tsunami per i puri di cuore, provoca il dislocamento dell’uovo della mostra Mothra che, vagando per l’oceano infinito, finisce spiaggiato in Giappone dove viene prontamente venduto dai pescatori locali ad un magnaccia liberale che non vede l’ora di costruire un parco giochi attorno al gigantesco oggetto misterioso e staccare quindi tanti biglietti quanti santi ci sono in cielo.
Ma le minuscole gemelle Shobijin, guardiane della dea Mothra, giungono presto in loco con l’obiettivo di portare a casa quel tondeggiante strumento sadomaso e per fare ciò si faranno aiutare da un giornalista, un fotografo e una ballerina di go go dance che non riesce a pronunciare la parola rododendro.

La voracità femminea della bestia capitalista viene qui messa alla berlina con evidente e profondo sdegno… e la cosa non può che far piacere.
Perché vedere morto schiacciato un facocero liberale mentre arraffa più banconote possibili è la giusta goduria di una critica, certamente facilona e infantile, della rampante società nipponica che stava vivendo quegli anni di profondissimo boom economico post guerra che mai più avrebbe rivisto.
Certo, le gemelline cacacazzi con la canzoncina lamentosa (apparentemente famosissima in Giappone) e la tribù di negri con l’anello al naso sono due delle tante cose che fanno un po’ tirare su col naso ad una visione contemporanea, ma chi cazzo se ne frega direi vista la maestosità della falena Mothra e delle sue larve figlie di puttana divina spara sborra.
VOTO:
3 larve spara sborra

Titolo originale: モスラ対ゴジラ
Regia: Ishiro Honda
Durata: 1 ora e 29 minuti
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