Battle Royale (2000)

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Ma dove andremo a finire signora mia?

I giovani d’oggi non hanno più rispetto per chi ha costruito questo paese con il sudore della fronte e l’egoismo del proprio orticello; non hanno rispetto e per questo non sucano più gli alluci a chi ha corrotto il sistema, bruciato rifiuti tossici, inondato il paese di asfalto e carrozzerie; insomma, non c’è nelle loro fibre un solo filamento di quello che noi amiamo definire “amor proprio e della propria madre cagna”.

E allora noi grandi gli facciamo il BR-ACT, una legge per cui diventa legale sorteggiare una volta l’anno una classe di liceali per farli poi competere su un’isola deserta in un gioco di sopravvivenza grazie al quale ne rimarrà soltanto uno, un solo figlio o figlia di puttana che poi noi sodomizzeremo a sangue citando poemetti del Vate mentre gli cachiamo in bocca.

Battle Royale (2000)

Molto famoso per il suo contenuto un po’ violento, specialmente perché riguarda liceali minorenni, ma in realtà anche molto soap opera per adolescenti, con i personaggi che, tra un ammazzamento e l’altro, hanno il tempo d’innamorarsi e ripensare alle cotte per i corridoi della scuola, questa pellicola rende meglio nel 2000 quando sei adolescente anche tu e molto meno quando stai lì che pensi non ai dolori del giovane Werther ma ai dolori della vecchia sciatica.

La versione che vidi tanti anni fa era quella “normale”, mentre quella vista per questa recensione è la “special” che aggiunge col computer un po’ di sangue (non necessario) e tante scene e inquadrature (assolutamente non necessarie); il consiglio ovviamente è quello di vedere la prima piuttosto che la seconda.

E con quest’uso finalmente corretto dell’avverbio “piuttosto che”, vi lascio ai vostri miseri mondi fatti di sogni e polluzioni notturne.

VOTO:
3 figli di puttana

Battle Royale (2000) voto

Titolo originale: バトル・ロワイアル
Regia: Kinji Fukasaku
Durata: 1 ora e 54 minuti
Compralo: https://amzn.to/3TYkn2X

I film sono visti rigorosamente in lingua originale.
Se ti senti offeso, clicca qui

Autore: un Film una Recensione

I was Born, I Live, I will Die

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