Chernobyl (2019)

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All’una e mezza del 26 aprile 1986 ero lì che scopavo con mia moglie ucraina biondo cenere umile, perché devi essere umile donna ucraina del 1986 coi capelli biondo cenere, quando il nostro atto copulativo volto alla procreazione di un piccolo nuovo figlio della patria da immolare al sacro fuoco sovietico è stato interrotto da un chioppo della madonna lurida che m’ha fatto ritrarre la minchia in pancia.

Subito una telefonata dal comando dei vigili ha chiarito il mio ruolo in questa vicenda e io non ho esitato un attimo nel partire alla volta della centrale nucleare a fissione Vladimir Il’ič Lenin di Černobyl’; il mio ruolo sarebbe stato quello di spruzzare acqua copiosa sull’incendio divampato senza fare domande, perché chi fa domande è uno stronzo e merita il diniego di sepoltura.

Sembrava andasse tutto per il meglio, ma a un certo punto mi sono sentito male… e niente, alla fine della giostra mi sono ridotto così:

Chernobyl (2019)

Miniserie sul disastro di Chernobyl, molto apprezzata dal pubblico mondiale e molto ben congeniata per piacere al pubblico mondiale.

Ogni episodio, portando comunque avanti la storia delle ore, dei giorni, delle settimane e dei mesi successivi all’incidente, dà spazio a particolari singoli personaggi rappresentativi delle tante vittime: il vigile del fuoco, la moglie del vigile, il coscritto sbarbatello, il fisico nucleare a capo della squadra di contenimento si alternano con efficacia sul palcoscenico per veicolare un messaggio: l’Unione Sovietica era un posto di merda dove vigeva l’omertà, il dogmatismo, l’ottusità, la paura, l’arretratezza e la violenza.

Nonostante un’ottima impalcatura tecnica, dispiace quindi che si sia scelto di calcare fin troppo la mano con le inevitabili caricature del politico cattivissimo, i funzionari con la farina nel cervello, i soldati nichilisti ed un generale quanto inspiegabile ostracismo verso le evidenze scientifiche (del tipo che la centrale esplode e il direttore minimizza l’accaduto nonostante gli si pongano davanti prove inconfutabili), il tutto per attuare una stortura ed un’esagerazione al limite del caricaturale che dipinge a tinte assurde la pur vera severità e omertà del governo sovietico.

“Mancano solo gli orsi e le fisarmoniche” ha detto Stanislav Natanzon, un giornalista televisivo russo, e non sento di dargli totalmente torto.

VOTO:
4 orsi con le fisarmoniche

Chernobyl (2019) voto

Titolo ucraino: Чорнобиль
Regia: Johan Renck
Anno: 2019
Durata: 5 episodi da 1 ora

I film sono visti rigorosamente in lingua originale.
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Autore: un Film una Recensione

I was Born, I Live, I will Die

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