Fantozzi (1975)

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Il ragioniere Ugo Fantozzi è un italiano molto piccolo borghese che lavora per una grande ditta petrolchimica parastatale, ha piccolissimi sogni da micro arrivista (la scopatina con la collega, la gita al lago, la promozione tramite leccatona di culo del mega-direttore) ed è talmente instupidito dal falso boom economico che non ne ha minimamente elevato la condizione d’ignorante proletario da non rendersi neanche conto che il suo girare come un criceto sulla ruota della gabbietta è così funzionale e imprescindibile al sistema piramidale che lo schiaccia ogni giorno in fondo al pozzo colmo di merda da smuovere perfino il divino mega direttore galattico nell’unico suo momento di consapevolezza politica.

Fantozzi (1975)

Prima trasposizione cinematografica per il famosissimo personaggio creato da Paolo Villaggio che risente inevitabilmente della natura episodica dei racconti brevi da cui il film è tratto, ma che riesce comunque a ritagliarsi una sua dimensione che si distanza anche dalle sue origine letterarie per approdare su lidi quasi surreali e cartooneschi.

Bravo Villaggio nel creare una macchietta epica e bravissimi i simpatici caratteristi che spingono Fantozzi a destra e manca tra cui ricordiamo l’indimenticabile talpa Filini, l’eterna signorina Silvani e quella canaglia del geometra Calboni che in quest’altro film tentava di sturarsi Alberto Sordi tramite il suo orifizio anale.

Ma le due cose più interessanti che ho imparato oggi sono:

1: Liù Bosisio, dopo aver interpretato i primi due film della serie, decise di allontanarsi dal personaggio di Pina per non venire identificata unicamente come la moglie di Fantozzi; tornerà sui suoi passi solo una volta per SuperFantozzi, film che segnerà anche con la sua ultima apparizione televisiva. Come doppiatrice invece Luisa ha dato vita a Marge Simpsons, Hello Spank e Doraemon!

2: il regista Luciano Salce, dopo due anni di prigionia in un campo di lavoro nazista nel quale gli verranno addirittura estratti alcuni denti d’oro che lo sfigureranno a vita, scrisse sul suo diario “1943-1945: due anni difficili”.

VOTO:
3 Salce

Fantozzi (1975) voto

Titolo: White Collar Blues
Regia: Luciano Salce
Durata: 1 ora e 48 minuti
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I film sono visti rigorosamente in lingua originale.
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Autore: un Film una Recensione

I was Born, I Live, I will Die

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