Sono i favolosi anni ’60 americani e un italiano manesco e intrallazzone e un negro con la puzza sotto al naso e frocio nel midollo formano la strana coppia che non ti aspetti: uno insegnerà all’altro a scrivere cose romantiche alla moglie per farle aprire bene le gambe e l’altro insegnerà all’uno a mangiare il pollo fritto con le mani senza sembrare autistico.
Per fare questo senza indispettire il pubblico pagante, Gianni e Pinotto dovranno intraprendere un viaggio della redenzione nel profondo sud degli Stati Uniti dando prova, se mai che ne fosse bisogno, che il paese che si fregia con orgoglio e tracotanza d’essere un baluardo mondiale per le libertà è stato in realtà l’ultimo paese sviluppato al mondo ad aver abolito la schiavitù e l’ultimo ad aver abolito la segregazione razziale.

Dal commovente regista di Tutti pazzi per Mary e Scemo e più scemo, un altro toccante (di palle) film sull’egemonia del pensiero borghese ed il pericolo della riscrittura in chiave liberal-capitalista della liberazione politico-sociale dei popoli oppressi.
Difatti, i nostri due simpatici protagonisti, in quanto composti al 50% di negritudine, sono costretti a cercare strutture alberghiere dove i bianchi non ti prendono per i capelli e ti appendono all’albero di sicomoro più alto del paese e per fare ciò seguono il “libretto verde per i negri motorizzati”, da cui il titolo del film.
Orbene, questo evidente problema di scontro di classe, tra chi detiene i mezzi di produzione e chi invece no, non viene declinato, molto furbescamente, in prima battuta come effettivamente uno scontro non razziale ma uno bensì di classe, con l’italo-americano che infatti afferma di essere più nero del nero in quanto poveraccio del Bronx.
Ma questa sacrosanta verità deve essere subito offuscata dal correttore di colpi alla botte mettendo sullo stesso piano l’insofferenza borghese del non essere né carne né pesce quando sei un biscotto Oreo, fuori nero e bianco dentro, e quando ti piace il pesce nel senso del cazzo.
Un peccato.
Bravissimo, anche se utilizzato per una narrazione un pochino assolutoria, l’attore Mahershala Ali che porca madonna suona da dio se non è stata utilizzata grafica computerizzata, mentre l’obeso Viggo Mortensen, dietro un’evidente bravura tecnica ed innata simpatia, si affatica a mettere in scena un uomo di mezz’età dall’alto dei suoi 65 anni rugosi, in faccia e di palle.
Insomma, un film che purtroppo ti fa sentire bene alla fine, smorzando quindi quella voglia di mettere a ferro e fuoco il mondo intero che dovrebbe guidare l’umanità da qui al sorgere del sol dell’avvenire.
VOTO:
3 Viggo villosi

Titolo giapponese: グリーンブック
Regia: Peter Farrelly
Durata: 2 ore e 10 minuti
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