Il rito (2011)

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C’è questo pretucolo in fieri americano che gli piglia il dubbio.
E se dio non esistesse? Se fosse tutta una montatura pluto-giudaica per far apparire i cattolici come idioti agli occhi del mondo logico-razionalista?

Ma ecco che a fargli cambiare idea ci pensa il suo superiore che lo minaccia di fargli causa e levargli pure le mutande in caso d’abbandono del seminario.
<<Vattene a Roma a studiare gli esorcismi>> gli dice; <<vedrai che cambierai idea… male che va ti scopi un ragazzino italiano e gli attacchi lo scolo>>.

<<Mucho gusto>>  pensa il pretucolo in fieri, <<non ho mai sodomizzato un minorenne italiano e potrebbe essere un buon viatico al sacerdozio>>.
E così il nostro Michael parte alla volta della città eterna, colmo di cioccolata per attirare i bambini nomadi ai semafori e un po’ di calze a rete per le madri più pettegole.

Purtroppo quello che troverà non saranno bei culetti imberbi, ma i diavoli cattivi, i satanassi che possiedono le puttane quattordicenni che si fanno ingravidare dal padre, i demoni dagli occhi rossi come le guance della giornalista ispanica che sta indagando su un vecchio prete esorcista dai modi bruschi e dalla borsa alla Mary Poppins colma di ranocchie e racchettoni per giocare sulla spiaggia.

Il rito (2011)
t’ho preso il nasino, piccola sgualdrina

Che dire.
Questo è un film perfettamente rappresentato dalla Fiat Multipla che il protagonista prende appena sceso a Roma.

Se non fosse per alcune cose veramente (e involontariamente) divertenti tipo i cocktail bar dove servono esclusivamente caffè espresso in tazza grande, anche alle 6 di sera; la troietta minorenne che a un certo punto sputa bianca saliva verso il cuppolone de San Pietro; o il vecchio prete in ciavatte che al giardino degli aranci prende a schiaffi una zingara di 6 anni, beh, se non fosse per queste chicche calate a pennello per i geniali figli di puttana come il sottoscritto, non ci sarebbe troppo da raccomandare.

Una pellicola banale nei contenuti e pure reazionaria nel suo rappresentare la truffa criminale degli esorcismi, roba medievale che andrebbe bandita e perseguitata per i danni che infligge ai poveri malati mentali a cui viene inflitta con la scusa della possessione demoniaca.
Gli attori fanno quello che possono con il “merderiale” a disposizione ed Antony Hopkins riesce a sfogare la sua vena istrionica in un caleidoscopio di smorfie e scoregge da far invidia a Pippo Franco, ma non va oltre il minimo sindacale.

Non lo consiglio, lo evito.

PS: da menzionare i nomi dei parrucchieri: Aniello Piscopo e Gaetano Panico.

VOTO:
2 Gaetano Panico

Il rito (2011) voto

Titolo originale: The Rite
Regia: Mikael Håfström
Anno: 2011
Durata: 114 minuti
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I film sono visti rigorosamente in lingua originale.
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Autore: un Film una Recensione

I was Born, I Live, I will Die

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