Meshes of the Afternoon (1943)

Meshes of the Afternoon (1943) featured

Una donna vede un’enigmatica figura vestita di nero girare l’angolo del vialetto davanti casa; tenta un inseguimento, ma presto desiste e si china a raccogliere una rosa, poi entra in casa e si addormenta sulla poltrona.

Da questo momento riviviamo più o meno la stessa sequenza di eventi assieme ad una nuova versione della protagonista che va ad aggiungersi a quelle precedenti in un crescendo emotivo che si riflette specularmente nelle sequenze sempre più scombussolate e violente che si vanno ad affastellare.

Un cortometraggio sperimentale che è molto famoso nella ristretta cerchia dei cinefili vetusti e che sfida lo spettatore ad interrogarsi sul suo significato, se mai uno ne abbia, per tutta la sua breve durata.

Visto oggi qualcuno potrebbe ritenerlo un po’ pretenzioso, anche se alcune sequenza come quella sulle scale di casa sono tutt’ora eccezionali, ma se lo inseriamo nel suo contesto storico, ovvero gli anni ’40, beh, siamo di fronte a qualcosa di veramente interessante.
Non solo per le strambe soluzioni visive, che già esistevano dagli albori del cinema, ma per quel senso di organicità narrativa che permette il tentativo di decifrazione da parte di chi lo vede.
Una cosa non sempre scontata.

VOTO:
4 scale

Meshes of the afternoon (1943) voto

Titolo giapponese: 午後の網目
Regia: Maya Deren, Alexander Hammid
Durata: 14 minuti
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I film sono visti rigorosamente in lingua originale.
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Autore:

I was Born, I Live, I will Die

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