Pane, amore e fantasia (1953)

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Girano un sacco di cose a Sagliena, piccolissimo comune burino dell’Italia centrale: gira la levatrice analfabeta che fa su e giù per i paeselli aiutando a nascere gli ultimi abitanti di comunità sull’orlo dello spopolamento post bellico; girano i carabinieri italiani col moschetto a tracolla per tenere sotto controllo un popolo, quello italico, così diverso e caotico che c’è voluta la grande omologazione televisiva per unirlo tutto sotto l’orribile ombrello del canone Rai; gira scalza la poverissima e bella Maria De Ritis (detta la Bersagliera), orfana di padre e perciò oggetto di continui e inopportuni apprezzamenti dei compaesani maschi; girano i pettegolezzi della gente che sparlotta dalla mattina alla sera di qualsiasi cosa pur di dimenticare per un solo istante la propria esistenza miserrima; e gira che ti rigira il nuovo maresciallo Antonio Carotenuto, appena trasferito nella sperduta Sagliena, uno scapolo allupatissimo con un gravissimo caso di palle gonfie che guarda, manco il marito di Alba Rohrwacher (Saverio Costanzo, figlio di Maurizio).

Pane, amore e fantasia (1953)

Girano anche un po’ le palle mie per essermi perso così a lungo questo intramontabile capolavoro popolare frutto della più pura e semplice commedia all’italiana: pieno di drammi quotidiani, di povera gente, di buoni sentimenti e di patriarcato un po’ rincoglionito.

Non mancano pure alcuni brevi e timidi commenti sociali sulla situazione italiana, al culmine di un rivolgimento epocale che l’avrebbe traghettata da terra contadina retrograda a potenza industriale retrograda.
Frasi pungenti e non scontate come quella della Bersagliera che dice “La povera gente ce sta già all’inferno… e ce resta a furia de bestemmie, de ladrocini e disperazioni de Dio.” aprono il cuore di chi dai film si aspetta un passo oltre la banale rappresentazione dell’essere, per giungere al sogno, all’ideale, all’utopia che spinge ad andare avanti proprio quelli che non hanno nulla.

E vogliamo parlare invece di quando il maresciallo piomba in casa della levatrice per pretendere spiegazioni circa il suo rifiuto (come se un uomo non potesse essere rifiutato… ‘ci tua) e si lascia poi scappare un clamoroso “Io e lei pari siamo, io voto e pure voi adesso”?

Roba da sturbo!

VOTO:
4 sturbi

Pane, amore e fantasia (1953) voto

Titolo inglese: Bread, Love and Dreams
Regia: Luigi Comencini
Anno: 1953
Durata: 93 minuti

I film sono visti rigorosamente in lingua originale.
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Autore: Federico Del Monte

I was Born, I Live, I will Die

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