La sua dolce Marie è crepata male e col cervello schizzato sul cruscotto prima di finire lorda e gonfia in fondo ad un fiume di merda indiana, deturpata come una vongola avariata e sbugiardata nell’animo come Mara Carfagna.
E quindi Jason Bourne, altrimenti conosciuto come Gilberto De Piento altrimenti noto come Balfurd Mehezin altrimenti scrogno come Pasepo Kailatos altrimenti lanimadelimortaccisua, piglia e parte in giro per il mondo per andare a fondo di questa losca faccenda nella quale sembrano coinvolti in ordine di pertinenza anale: la CIA, il direttore del palinsesto serale di Radio Maria e tua madre.

Spernacchiata sonnolente che purtroppo prosegue la sensazione d’insofferente monotonia già riscontrata nel precedente capitolo.
In una corsa forsennata di montaggio analogico frutto della mente perversa di un tricheco ammaestrato, si vedono tantissime telefonate con i modernissimi telefonini che evidentemente il regista non aveva mai adocchiato prima d’allora e ne siamo tutti felici, ma oggi pure no dai, pure no croccodio no.
Ma non preoccupatevi che la saga continua.
VOTO:
2 croccodio

Titolo italiano completo: The Bourne Ultimatum – Il ritorno dello sciacallo
Regia: Paul Greengrass
Durata: 1 ora e 55 minuti
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