Dark Horse (2015)

Margaret Thatcher fu, con alterne fortune, primo ministro inglese dal 1979 al 1990.

Sotto la sua leadership da pugno di ferro verso la classe media e guanto di velluto verso i grandi banchieri e i magnaccia della geopolitica, il regno Unito ha intrapreso una battaglia senza sosta contro il welfare socialista che aveva permesso una buona ricrescista economico-sociale dopo la devastazione della seconda guerra mondiale: tagli all’educazione e ai servizi sociali, deregolamentazioni e privatizzazioni come non ci fosse domani, e la totale sottomissione dei potenti sindacati che (grazie agli scioperi generali) riuscivano a tenere sotto controllo la politica liberista dei conservatori furono i principali terreni di scontro sui quali la ministra di ferro si incaponì come una stronza.
Durante il suo governo, famoso fu il blocco generale dell’estrazione mineraria in protesta contro la chiusura di 20 delle 174 miniere statali e il conseguente licenziamento in tronco di 20.000 lavoratori; parecchi film sono stati girati in proposito, tipo The Full Monty, Billy Elliot o Brassed Off.
Grazie alle sue politiche liberiste senza morale, l’Inghilterra (da potenza industriale) si è trasformata in paradiso fiscale europeo con una concentrazione senza precedenti di istituti finanziari e relativi miliardari nella City of London, vera e propria entità giuridico-politica separata del governo inglese con poteri speciali e una propria giurisdizione che ha permesso l’instaurarsi di molteplici multinazionali entro le sue medievali mura.
La Thatcher fu talmente un personaggio inviso alla classe media che, quando morì nel 2013 parecchie furono le marce e le manifestazioni in segno di giubilo sotto lo slogan “The Bitch is Dead” e cioè “la puttana è morta”.
Alla faccia di quelli che invece si sono pure dispiaciuti quando è morto Craxi.

Ma voi vi starete chiedendo: sì vabbè la Thatcher le privatizzazioni la politica le puttane… ma ‘sto film invece di che parla?
E io rispondo che parla proprio di tutto questo, usando un equino come cavallo di Troia (haha) per entrare nei vostri cuori pietrificati da anni di individualismo-liberista.

Dark-Horse-(2015)
bel cavallino, deregolamentami il culo

Nella cittadina gallese di Cefn Fforest c’è stato un tracollo finanziario dopo la chiusura negli anni ’90 della miniera locale attorno cui girava praticamente tutta l’economia cittadina, un tracollo a cui ha fatto naturalmente seguito la distruzione morale del tessuto sociale su cui poggiavano i piedi di questi poveri proletari cresciuti a schiaffi e fango.
Una di questi gallesi però, Jan Vokes, a un certo punto s’è rotta il cazzo e ha partorito un’idea folle: crescere un cavallo da corsa, con una colletta al bar dove lavorava nei weekend, per farlo poi competere con i purosangue dei nobili inglesi e degli sceicchi arabi.
All’inizio la cosa sembrava irrealizzabile: mettersi nella cerchia dei ricchi è sempre stata croce e delizia del povero, una fantasia che ha ispirato innumerevoli favole dalla notte dei tempi, una favola appunto; poi però uno ad uno si sono fatti avanti i soci che, con 10 sterline a settimana, hanno permesso la realizzazione di un sogno, un cavallo chiamato Dream Alliance (alleanza da sogno, appunto) che è riuscito a competere ai massimi livelli fino a vincere il Welsh Grand National del 2009.

Questo piccolo ma bellissimo documentario è stata una vera rivelazione, una perla a basso costo sulle speranze dei sottomessi con al centro un messaggio di rivalsa verso i prepotenti della terra e fierezza delle proprie origini.
Il filo di unione di una trama tuttosommato classica (quella del randagio che alla fine trionfa) qui sembra essere la “ricerca dell’identità”: l’identità di una cittadina rurale a cui hanno strappato con la forza la miniera attorno a cui avevano coltivato le loro relazioni sociali; l’identità di una donna (Jan) che, cresciuta in una società maschilista, non era mai riuscita a farsi riconoscere per quello che era essendo vissuta fino ad allora sempre in funzione di altri (figlia dei genitori, sorella del fratello e infine moglie del marito); l’identità di un cavallo senza pedigree nato in una povera stalla fatta di lamiera e legno su cui nessuno puntava mezza sterlina; e l’identità di un popolo, quello britannico, da sempre diviso tra una reverenza maniacale verso la nobiltà e una grande spinta democratica.

Veramente bello.

VOTO:
4 re decapitati

Dark-Horse-(2015)-Voto

Titolo originale: Dark Horse: The Incredible True Story of Dream Alliance
Regia: Louise Osmond
Anno: 2015
Durata: 85 minuti

I film sono visti rigorosamente in lingua originale.
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Autore: Federico Del Monte

I'm an Italian photographer, filmmaker, blogger and teacher.

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