Killer Machine (1993)

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E’ il 1993:
Will Smith fa il coglione in tv scimmiottando la cultura rapper e svilendola di fronte all’intera nazione per la delizia del pubblico bianco, mentre Microsoft ha da poco commercializzato Windows 3.0, il loro primo sistema operativo a 16bit con un’interfaccia grafica user friendly.
Ad Hollywood le geniali menti al comando fiutano le nuove mode e decidono di metterle in un gran calderone nel quale finiscono pure sessualità pre-adolescenziale e luddismo spiccio.

Siamo qui per parlare di Killer Machine.

C’e in giro un killer spietato che fa fuori le sue vittime seguendo elenchi trovati in rubriche telefoniche rubate; una non-più-giovane-madre-divorziata lascia la sua agenda in un negozio di computer mentre sta comprando un “software desktop” (che cazzo vuole dire?) e sfortuna vuole che in quel negozio lavori il killer di cui sopra.
La stessa sera il cattivo è in macchina, diretto verso casa della donna, ma un incidente clamoroso (butta giù 28 lapidi di un cimitero) lo mette KO. Trasportato in ospedale, gli fanno una risonanza magnetica e, siccome c’è un temporale e 20 anni fa l’elettricità era magica, lui finisce nella rete elettrica/telefonica/informatica.
Da questo momento, non avendo più un corpo ed avendo accesso a tutte le informazioni telematiche disponibili nel 1993 (ovvero niente), comincerà a far fuori poveri ignari americani che vogliono solo usare i loro utensili elettrici in pace.

Killer Machine (1993)

Killer Machine è un film di merda.

La cosa ironica è che proprio l’Informatica e l’Internet che vengono puntualmente demonizzati in questi film del cazzo hanno invece elevato la conoscenza media umana in brevissimo tempo e oggigiorno un film del genere farebbe ridere chiunque per le tante inesattezze tecniche e la generale confusione scientifica sparsa a neve su tutta la trama.
Perché, voglio dire: abbiamo un killer risucchiato in internet da un cavo elettrico grazie ad una risonanza magnetica…

Oggi invece anche lo sceneggiatore più coglione può andare su internet, aprire wikipedia alla voce “magnetismo” e imparare qualcosa.
E quindi: Grazie scienza, gliel’hai messo in culo all’ignoranza dopo 200 mila anni di puro terrore.

L’unica cosa fica è il titolo originale, Ghost in the Machine, un’espressione coniata dal filosofo Gilbert Ryle in riferimento al dualismo cartesiano, ovvero l’esistenza di due unità distinte chiamate mente e corpo che coesistono dentro ogni buon cristiano, insomma una legittimazione dell’anima che sopravvive alla morte fisica.
Va detto infatti che Cartesio, nonostante sia ritenuto il fondatore della filosofia e matematica moderne, era anche un religioso dalla dubbia logica; basti pensare alla sua famosa prova ontologica del divino:
“dio è perfetto, la perfezione implica l’esistenza, quindi dio esiste”

Io propongo invece:
dio porco, porco implica quel mannaggia di gesù, dio gesù porco
Fila liscio vero?

Titolo originale: Ghost in the Machine
Regia: Rachel Talalay
Anno: 1993
Durata: 95 minuti

I film sono visti rigorosamente in lingua originale.
Se ti senti offeso, clicca qui

Autore: Federico Del Monte

I’m an Italian photographer, filmmaker, blogger and teacher.

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